American Horror Story: Coven

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Si è conclusa anche la terza stagione di quella che ritengo essere la miglior serie horror mai realizzata. Sì, non sto scherzando. E il mio articolo dell’anno scorso a proposito di Asylum spiega i motivi di questa presa di posizione.
Coven la aspettavamo tutti al varco, dopo i fuochi d’artificio di Asylum. E i rischi di incappare in un passo falso erano elevati, data la natura di American Horror Story, un prodotto che procede per accumulo, che spesso sfiora la farsa, sconfina nel grottesco e inserisce in ogni stagione una quantità tale di linee narrative da far venire il mal di testa. Ciò che stupiva nella seconda stagione era proprio la coerenza narrativa che Brad Falchuk e Ryan Murphy erano riusciti a imprimere al tutto. Il miracolo non si è ripetuto con Coven, diciamolo subito a scanso di equivoci. Non siamo a quei livelli e non credo ci torneremo mai.
Coven è un ottimo prodotto televisivo di intrattenimento, con picchi di eccellenza in alcuni episodi e brusche cadute di stile in altri. Gira spesso a vuoto, affastella temi, situazioni, personaggi e avvenimenti, ma non è in grado di dargli una visione d’insieme. Frammentario, spesso inconcludente, con qualche puntata riempitivo di troppo.
Eppure, anche così, riesce a stracciare gli altri timidi tentativi di fare televisione horror senza nemmeno compiere sforzi eccessivi.
Perché, nonostante qualcosa nella scrittura sia scricchiolante, American Horror Story: Coven ha dalla sua una realizzazione tecnica, dei personaggi, delle trovate e degli attori che ti fanno dimenticare i difetti e ti coinvolgono in un balletto sadico e frastornante, ancora più estremo, ancora più sfrenato rispetto ad Asylum, se è possibile. Forse anche troppo.

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Devo ammetterlo, io sono spudoratamente di parte se in una serie non solo utilizzi come colonna sonora fissa i Fleetwood Mac, ma inviti anche per un paio di episodi Stevie Nicks in persona e la metti al pianoforte a cantare Rhiannon in presa diretta.
Come se non bastasse, il personaggio interpretato dalla mia adorata Lily Rabe si presenta così e voi capirete che non mi hanno lasciato scampo. Mai ho assistito a una tale dichiarazione d’amore nei confronti di un’artista come è accaduto con Stevie Nicks in Coven. Murphy e Falchuk devono venerarla quasi quanto me. Tuttavia cercherò di essere il più possibile obiettiva e di non tirare fuori la fan girl che alberga in me, altrimenti mi ridurrei in stato tardoadolescenziale a mettere cuoricini ovunque. E ho una dignità da difendere. Ma era mio dovere premettere una certa propensione a perdere parte del mio senso critico. Ora che lo sapete, possiamo azzardare un’analisi più o meno seria di Coven.
Se non avete visto la serie, non procedete oltre, perché ci saranno tonnellate di spoiler.
La struttura di American Horror Story la conoscete tutti: serie antologica, dove a ogni stagione si cambia tutto, lasciando invariata solo parte del cast che comunque interpreta nuovi personaggi.
La continuità tra una stagione e l’altra è data non solo però dalla presenza degli stessi attori, ma anche dalla scelta di una sostanziale unità di luogo per narrare gli avvenimenti. Casa stregata la prima volta, manicomio la seconda, scuola per “ragazze speciali” la terza.
E così, al centro della scena c’è una congrega di streghe che sta affrontando un periodo di decadenza. Un po’ perché le streghe sono sempre più difficili da individuare, un po’ perché la strega suprema (Jessica Lange, in forma smagliante) è un’irresponsabile egocentrica figlia di puttana a cui interessa poco o nulla di gestire la sua congrega, affidata per anni alla figlia (Sarah Paulson). Ma la signora sta invecchiando e questo invecchiamento segna l’avvento di una nuova suprema destinata a prendere il suo posto. Urge quindi, per la perfida Fiona, trovare il prima possibile il segreto per l’immortalità, forse custodito dalla Regina del voodoo (Angela Basset), oppure far fuori tutte le ragazze della congrega per evitare inconvenienti spiacevoli, come morire, per esempio.
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All’inizio, Coven sembra quasi una versione sboccata e splatter di Harry Potter, con la scuola di magia e delle ragazze che devono imparare a gestire i propri poteri. C’è persino il treno che porta Zoe (Taissa Farmiga) a New Orleans, sede della congrega.
Dopo un paio di episodi di assestamento, in cui a farla da padrone è la componente più teen, la serie impazzisce e ci offre, nell’ordine:
Atroci torture perpetrate da una Kathy Bates, ancora più spietata che in Misery, ai danni dei suoi schiavi neri nel XIX secolo.
Gente divorata dai coccodrilli.
Evan Peters prima fatto a pezzettini e poi ricomposto con parti di altri cadaveri per creare il “ragazzo perfetto”.
Assedi di morti viventi capaci di polverizzare in dieci minuti quattro stagioni di The Walking Dead.
Assassini seriali armati d’ascia.
Incesto.
Un minotauro che fa chic, non impegna e non passa mai di moda.
Sparatorie che nemmeno un Tarantino strafatto di anfetamine te le gira così.
Sbudellamenti, scannamenti, teste spappolate, roghi, occhi strappati, decapitazioni, efferatezze di ogni tipo, forma e maniera.
Cattiveria gratuita dispensata a piene mani, senza riguardo nei confronti di nessuno, dimostrando che il mezzo televisivo può non avere limiti.
Il tutto costantemente sopra le righe, in una corsa all’eccesso che è forse meno sincera rispetto ad Asylum, a volte anche un po’ fine a se stessa, ma ancora più folle e anarchica.
Certo, lo abbiamo detto prima, Coven paga il prezzo della sua sfrenatezza con una storia che non possiede lo stesso impatto e la stessa forza della stagione precedente. E soprattutto, sembra rifiutare di affrontare tematiche più profonde nascondendosi dietro lo sberleffo. E se in Asylum c’era quel famoso sottotesto femminista appena sussurrato, qui si è voluto portarlo alla luce azzerando quasi del tutto la componente maschile e lasciando il campo libero a un mostruoso matriarcato, dove gli uomini sono ridotti, quando gli dice bene, ad automi o giocattoli sessuali.
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Coven è una serie al femminile nella sua totalità. Ma la potenza con cui Asylum ci parlava della condizione delle donne nel corso degli anni ’60 qui non la troverete, perché Coven, soprattutto grazie alle possibilità metaforiche offerte dalla figura della strega, avrebbe potuto essere uno splendido affresco, e invece rimane solo un divertissement di lusso.
Certo, i personaggi femminili della serie, negativi (la maggior parte) o positivi che siano, sono il punto di forza dell’intero prodotto. Ogni donna apparsa in Coven è intensa, forte e indipendente. Il processo di crescita e acquisizione di consapevolezza da parte delle giovani adepte è ben raccontato, e a volte Coven si spoglia della patina farsesca per aprire squarci di improvvisa poesia, il che capita soprattutto quando è in campo Queenie, interpretata da Gabourey Sidibe. Peccato che si torni, pochi fotogrammi dopo, a cazzeggiare, con classe ed eleganza, per carità. Ma sempre di cazzeggio si tratta.
È una scelta ben precisa, quella di rimanere sempre in superficie, di prediligere il divertimento alla riflessione. Eppure un pizzico di delusione, per come si era riusciti a conciliare le due cose alla perfezione in Asylum, ti resta.
Anche perché il livello tecnico della serie è addirittura superiore, la regia di ogni episodio un piccolo capolavoro e il cast impressionante. Quasi avevo dimenticato di menzionare Emma Roberts. Non avrei immaginato fosse così brava e dotata di una tale gamma espressiva.
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C’è da aggiungere però la straordinaria capacità di Murphy e Falchuk, pur mantenendosi sempre all’interno di uno schema di puro intrattenimento disimpegnato, di far comunque passare una visione del mondo priva di pregiudizi, bigottismi e dove anche i comportamenti più spregevoli vengono narrati con una comprensione e un’umanità davvero rare.
Dove persino alla schiavista e torturatrice Madame LaLaurie viene offerta una possibilità di riscatto. E il fatto che non la colga è forse ancora più significativo rispetto a un’eventuale redenzione.
E allora, anche in tutta la sua confusione fracassona, bastano brevi lampi (l’abbraccio finale tra Jessica Lange e Sarah Paulson, le lacrime della LaLaurie di fronte a questo canto, la terribile morte di Misty Day) per rendersi conto di essere di fronte a un prodotto di livello superiore. E speriamo che vada avanti a prosperi negli anni a venire.
Musica.
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25 commenti

  1. che bello il canto gospel!!!
    Io purtroppo non ho amato la seconda serie,ma è talmente piaciuta a mio padre che mi ha chiesto se continuava- “tipo lost” si anche lui è intrippato con l’isola ormai- scaricherò per egli anche questa stagione va.
    Che comunque vedrò perchè la Lange è “maturata” benissimo. Davvero ottima anche nella seconda e son curioso di vederla in azione qui
    ciao!

    1. Io sono sempre più convinta che quello dai veri gusti raffinati in casa, sia il tuo papà 😀

  2. Visto il mio attuale periodaccio, ho visto solo il primo episodio e mi tengo la serie per vederla tutta di fila. Ma non immaginavo un buon lavoro anche stavolta. Bene a sapersi!

    1. Sì, un lavoro ottimo, a mio parere. ad altri è piaciuta di meno. Comunque inferiore ad Asylum.
      Periodaccio? Tutto bene?

  3. sono con te!
    stagione eccessiva e sconclusionata, nel complesso un po’ deludente, ma comunque con dentro tante cose goduriose e il livello del tutto è sempre superiore. anzi, supreme

    1. E non esiste niente che possa competere con AHS in campo horror. Tutte le altre serie perdono in partenza. Adesso vediamo come sarà questa Penny Dreadful, AHS ha sfondato tutte le barriere possibili.

  4. Finora ho visto solo le prime due stagioni quindi non posso giudicare però sarà il mio prossimo desiderato acquisto.

    1. Spero che ti piaccia 😉

  5. moretta1987 · · Rispondi

    Nonostante nel finale cali un pò di livello e concluda frettolosamente alcune sottotrame (tipo i cacciatori di streghe) rimane uno bello spettacolo da guardare soprattutto per la bravura del cast di attrici coinvolte che offre alcune performance veramente intense (Lange,Bassett e Bates su tutte).

    1. vero, i cacciatori di streghe hanno una chiusura molto affrettata, anche se goduriosa 😀

  6. Sarò lunga e confusa.
    Non ho molto da aggiungere a quello che hai scritto di Coven come prodotto televisivo.
    Sono daccordo che sia una serie tutt’altro che perfetta, che manchi la coerenza narrativa di Asylum, che in alcuni punti si è persa per strada e non si è più ritrovata, che alcuni personaggi sono riusciti e altri meno, così come non tutte le puntate sono all’altezza. Ma concordo anche che Coven sia un gioello nel suo genere e che ha momenti di grande innovazione e originalità che non ho mai visto in altre serie.
    Detto questo, ammetto che a me della storia non è importato nulla. L’ho seguita, certo, ma quando mi perdevo per strada non mi interessava tornare indietro e cercare di capire cosa mi ero persa, e non mi importava una mazza di chi fosse la nuova Suprema o se Delia avrebbe avuto un figlio o no. La storia è stata secondaria, pure meno. Per me Coven è stato un meraviglioso, caleidoscopico, eccessivo, coloratissimo trip pittorico dove il tema delle streghe e della stregoneria è stato trattato, finalmente, con dignità e intelligenza. Che visto il panorama deprimente in ambito cinema/tv su questo argomento è già molto di più di quanto osassi sperare.
    C’è stata una grande ricerca, e si vede da grandi e piccole cose. Gli autori hanno saputo dosare storia e mito, si sono documentati sui rituali e sull’oggettistica, sono stati bravissimi ad eliminare quella fastidiosa linea di confine fra bene e male che in molti si ostinano a tracciare e che invece, quando si parla di stregoneria e magia, non esiste affatto, hanno riscattato le streghe dal ruolo di vittime perenni delle discriminazioni e le hanno elevate ad avere uno status sociale tutto loro che le pone sì su un piano diverso da quello dei comuni mortali, ma è un piano assai superiore. E mi inchino anche al sapiente utilizzo dei due mondi magici per eccellenza (paganesimo precristiano di matrice europea e voodoo africano).
    Insomma, quando si dedica una serie ad un tema ben preciso il minimo che si si aspetti è che questo tema venga trattato al meglio e con competenza, e visto che l’argomento Streghe è inesauribile e ricchissimo di sfaccettature, sono contenta di come M&F hanno scelto e collocato tutti gli elementi che sono andati a formare il mosaico.
    Da stregologa posso dirmi parecchio soddisfatta.
    Ho apprezzato anche il lavoro sui personaggi principali. Tolti Zoe e Kyle, di cui mi sfugge il senso, gli altri mi sono piaciuti tutti. Nonostante qualche scivolata nel cliché (Madison e Marie Laveu) hanno tutti uno loro spessore e delle motivazioni, e creano empatia.
    Madame LaLaurie è una dei villain meglio rappresentati di sermpre e non è un caso che il personaggio più crudele NON sia una strega…
    Sui comprimari (Spalding, madre e figlio Ramsay) ho dei punti interrogativi grandi come rinoceronti.
    Myrtle, Misty Day e Nan dovrebbero avere uno spin-off tutto loro ❤
    E prima di concludere questo infinito commento vorrei dire che, visto che la magia basa tutto sulla suggestione (visiva e della parola), Coven non sarebbe stato nulla di tutto ciò che di magico è stato senza il contributo di una fotografia, una scenografia e dei costumi che hanno confezionato un involucro prezioso fatto di colori ipersaturi, costrasti netti, luci taglienti e simmetrie geomeriche, che hanno creato l'impressione di essere dentro una grande allucinazione.
    Balenciagaaaaaaa

    1. Ma non sei stata né lunga, né confusa 😉
      sono d’accordo sul fatto che dietro la serie ci sia stato un gran lavoro di ricerca e che il tema sia stato finalmente trattato in maniera degna.
      niente da dire anche sulle suggestioni visive di cui AHS è piena, anzi, da cui AHS è interamente ricoperta e formata. Proprio per questo, ho avvertito maggiormente una mancanza di sostanza, di un nucleo centrale forte.
      Però, come sai, l’ho adorata anche io, dall’inizio alla fine

  7. Mi sono arenato a due episodi dalla fine: a parte l’omaggio a Stevie Nicks (per me momento terribile in cui il gioco grottesco e cazzone è venuto davvero male e interminabile), concordo su tutto quello che dici, ma è anche vero che mi sono annoiato davvero tanto nelle ultime 2-3 puntate viste (spero ci sia un finale adeguato, almeno, lo vedrò nei prossimi giorni). Troppi bassi e pochi alti, sparati soprattutto nelle prime 5-6 puntate, un vulcano di idee e follie che quasi quasi poteva gareggiare con Asylum…

    1. Ma perché non ti piace Stevie Nicks o proprio perché non apprezzi il modo in cui hanno gestito la comparsata?

      1. No no, proprio per la puntata in sé, perché bellissima l’idea di distruggere la tipica impostazione episodica con due canzoni che tra una cosa e l’altra occupano metà episodio, ma terribile per la gestione appunto della comparsata, per come viene presentata e per l’assenza di boh qualsiasi cosa durante questo tempo.

  8. Giuseppe · · Rispondi

    Ma guarda che hai dimostrato lo stesso un ottimo senso critico nel tuo post, anche se avevi paura che Stevie Nicks te lo facesse parzialmente perdere e ti posso capire, eh
    Un po’ di stanchezza può essere giustificabile in un prodotto seriale -anche con l’inventiva e l’originalità di American Horror Story- ma. dato il livello molto alto delle due serie precedenti, credo che pur trovandosi a quanto scrivi un passo indietro nei loro confronti, Coven varrà comunque la visione (e un cast femminile di tale calibro non può lasciare indifferenti)…tra l’altro su Deejay Tv, dopo aver già trasmesso e replicato la prima stagione, stanno per ripartire con Asylum. Non penso di riuscire ad aspettare anche la programmazione di Coven su questo canale ma, a prescindere dal fatto che me la sarò gia vista prima con altri mezzi, sarebbe lo stesso gradito se seguisse a ruota dopo la seconda stagione…come dimostrazione di buona volontà e interesse nei riguardi di questo capolavoro orrorifico.

    1. Coven vale tutto il tempo speso a guardarla. Io sono ancora convinta che AHS sia la cosa migliore capitata all’horror negli ultimi 10 anni e che è da lì che anche il cinema dovrebbe prendere esempio.
      è inferiore, sicuramente, ad Asylum e un po’ dispiace. Ma avercene di serie tv così.
      Ma è doppiata bene la versione italiana?

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Ti dirò, c’è chi non è rimasto granché soddisfatto ma personalmente il doppiaggio io l’ho trovato di buon livello (certo adattamenti e traduzioni qualcosina qua e là rischiano di penalizzare comunque, purtroppo)…ad esempio, Micaela Esdra per dar voce alla Lange mi è sembrata una scelta particolarmente azzeccata (e non è l’unica). Se ti capita, prova a darci un’occhiata

  9. Amen Sorella!

    PS Quando misty muori non ti nascondo che mi è scesa la lacrimuccia!

    1. la morte di Misty è una cosa per cui sono ancora in lutto!

  10. Giginho1983 · · Rispondi

    Bel finale e classica magistrale interpretazione di Jessica Lange, che si conferma una delle attrici più brave degli ultimi 30 anni. Spero in un quarto capitolo, la mia stagione preferita rimane la seconda.

  11. Pepote Luvazza · · Rispondi

    La serie è stata così così, rovinata sopratutto dal finale…ottima regia ed interpretazioni, ma nel complesso contenuto molto superficiale, una spanna sotto ad Asylum, peccato perché dopo le prime puntate mi aveva fatto ben sperare date le grandissime potenzialità…e poi diciamolo, se non sei un fan dei FM dopo pochi minuti non puoi non ammettere che le parti dove la Nicks canta se le poteva anche risparmiare, un cameo ci stava ma tutti quei pezzi…IMO ovviamente! 🙂 Speriamo bene per CIRCUS…

  12. Arrivo a leggere dopo aver preparato la mia recensione che andrà in onda non so bene quando.
    Lucia…
    “Assedi di morti viventi capaci di polverizzare in dieci minuti quattro stagioni di The Walking Dead.”
    92 minuti di applausi per te!

    1. 😀 😀
      Il sequenzone con gli zombi, quello sì, è da 92 minuti di applausi!

  13. Ti ringrazio della”soffiata” non vedo l’ora di vederlo.

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