2008: Martyrs

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Regia – Pascal Laugier
I martiri sono persone eccezionali. Sopravvivono al dolore, sopravvivono alla totale deprivazione. Portano con sè tutti i peccati della terra. Si donano. Trascendono loro stessi, vengono trasfigurati

Non so da che parte cominciare con questo film. Se mi seguite da un po’, saprete sicuramente che Martyrs per me ha un significato molto particolare. E che spesso l’ho definito, sempre che questa definizione valga qualcosa, il mio “film preferito”, giustiziando in questo modo decenni di storia del cinema.
Questo per cercare di spiegarvi quanto sia difficile buttare giù un pensiero coerente su un’opera che mi condiziona in maniera così profonda.
Perdonate dunque in anticipo l’eccessiva lunghezza dell’articolo. E state attenti agli spoiler che saranno numerosissimi e sparsi ovunque. Però credo l’abbiate visto più o meno tutti quanti il film.
Partiamo da una notizia relativamente recente: si parla da qualche anno di un remake americano del film di Laugier. I produttori dovrebbero essere quelli di Twilight. Il regista francese è ancora in trattative per la cessione dei diritti. Non ci interessa qui stabilire se l’operazione sia lecita o meno. Affronto la questione remake soltanto per riportarvi le dichiarazioni del suo probabile regista, Daniel Stamm: “[The original film] is very nihilistic. The American approach [that I’m looking at] would go through all that darkness but then give a glimmer of hope. You don’t have to shoot yourself when it’s over”.
Simpatici buontemponi americani che non capisco un cazzo di niente di ciò che vanno a filmare.

Pascal Laugier, Morjana Alaoui and Mylène Jamp...

Pascal Laugier, Morjana Alaoui and Mylène Jampanoï at Ryerson Theatre for their movie Martyrs. (Photo credit: Wikipedia)

Martyrs non lo voleva produrre nessuno. Laugier si è dovuto sbattere in lungo e in largo per trovare i finanziamenti. Alla fine, gli unici a sganciare il malloppo sono stati quelli di Canal +.
Il film è costato poco più di due milioni e mezzo di euro, neanche una cifra troppo bassa per un’opera seconda, europea e di genere, per di più.
Vi ricordate, anche vagamente, l’atmosfera che si respirava tra gli appassionati di horror intorno alla seconda metà dello scorso decennio? Era il periodo in cui la Francia sembrava essere diventata all’improvviso la nuova terra promessa. Non è durata molto, a dire la verità. Lo stesso Laugier non è che abbia fatto grandi cose, dopo Martyrs. Passato a lavorare negli Stati Uniti, ha preso una bella batosta con  The Tall Man e le sue tracce si sono perse in televisione. Ma non ha molta importanza, adesso. Ciò che conta è ricreare il senso di aspettativa costruito intorno a ogni pellicola horror di nazionalità francese. Nel caso di Martyrs, queste aspettative erano alle stelle.
Torture porn, lo chiamavano. Ne abbiamo parlato fino alla nausea, ed è anche un argomento superato. Per cui limitiamoci a dire che i francesi ci andavano giù davvero pesante. E se avevate voglia di ultraviolenza servita senza un minimo di ritegno, dovevate rivolgervi ai mangiarane. Fine della storia.
Poi è arrivato Laugier, portandosi dietro la nomea del torture porn definitivo, dello splatter insostenibile, del pubblico scandalizzato. Nessuno che, all’epoca, avesse ricordato l’esordio di Laugier, quel Saint Ange che con le secchiate di sangue e merda provenienti dalla scatenata orda francese aveva davvero poco a che spartire.

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Comodo e rassicurante etichettare Martyrs come torture porn e passare oltre. Solo che Martyrs sta al torture porn come Dawn of the Dead di Romero sta al suo remake firmato Snyder, dove il secondo è la versione plasticosa e per famiglie del primo.
Perché il torture porn era (e, nelle sue rarissime recenti apparizioni, continua a essere), un sottogenere fatto per scandalizzare la signora del piano di sopra. Ma sotto sotto privo di qualsiasi elemento seriamente in grado di turbare, nel profondo, chicchessia. Io lo ripeto spesso, ma visto uno sbudellamento li hai visti tutti. Può creare uno shock visivo l’immagine forte in sé, ma cinque minuti dopo non solo l’hai dimenticata, ma ne vuoi ancora e ne vuoi di più.
E qui, forse, si spiega perché io abbia inserito nel post le dichiarazioni di un regista mediocre, di cui non me ne potrebbe fregar di meno, se non fosse che ha sintetizzato, senza neanche volerlo, il motivo per cui Martyrs è diverso dal torture porn (francese, americano, australiano, serbo, poco importa) e lo supera addirittura a destra. E non si tratta della mancanza di speranza o del nichilismo. Ad atteggiarsi a nichilisti son buoni tutti, son buona pure io.
Martyrs non è un film nichilista. Martyrs non è un film di torture, Martyrs non è uno splatter e non è neanche un horror in senso stretto.
È un’opera che non ha nessun bisogno di dare quel “barlume di speranza” richiesto dagli americani. E non perché non la voglia dare, o non ci sia. Ma perché ha la potenza di affidare allo spettatore la responsabilità difficile e dolorosa di fare i conti con quanto ha visto e giungere alle sue conclusioni, senza che sia il film a guidarlo. Ed è nel compiere questo gesto che Martyrs è realmente un film estremo. Una volta finito, sei solo con tutta quell’angoscia, quella paura, quella sofferenza. Solo e con un carico di sensazioni irrisolte che sta a te ricomporre.

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Non sto dicendo che Martyrs sia un film poco violento o che sia carente nel reparto disperazione. Di violenza ce n’è a pacchi, di disperazione quanta ne volete.
Parte con una bambina che fugge da un luogo di reclusione, continua in un orfanotrofio, va avanti come un brutale home invasion, passa attraverso una delle più prolungate e dure sequenze di prigionia mai viste sullo schermo e finisce in gloria in un tripudio di orrore quasi lovecraftiano.
Ma se si limitasse a questo, sarebbe solo un gran bel film horror, con tante sfumature, tanti cambi di registro, un paio di pugni allo stomaco ben assestati, nonché uno stile visivo molto personale, che passa dal barocco al minimale e tu neanche te ne accorgi per come è integrato bene nel tessuto narrativo.
Martyrs dura appena 99 minuti, eppure in quel lasso di tempo limitato, riesce a raccontarti l’infanzia delle due protagoniste, la loro amicizia, una storia d’amore non corrisposto, a dare uno spessore invidiabile a entrambi i personaggi. E tutto senza perdere mai di vista il filo conduttore principale della storia.
Laugier, anche sceneggiatore, compie il miracolo di avere una tonnellata di cose da dire, e di comprimerle in poco più di un’ora e mezza, facendo un gran lavoro sia di scrittura che nella direzione delle attrici, entrambe annullate nei loro ruoli, non semplici, nessuno dei due.
Lucie (Myléne Jampanoi) cannibalizza la prima parte del film con il suo percorso autodistruttivo e sostiene il peso di una strage le cui motivazioni sono (almeno fino alla scoperta della famosa botola incassata nel muro) costantemente messe in dubbio dalla follia, unica possibile via di fuga dal male che le è stato fatto e unica espiazione per un senso di colpa inciso nella carne da un rasoio e poi annullato nella morte.
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E poi c’è Anna (Morjana Alaoui), la martire. Anna che si va a cacciare in un incubo da cui non c’è risveglio solo per amore. Un amore non ricambiato, per di più, il cui oggetto, Lucie, appare una causa persa a chiunque tranne che a lei.
“Non posso curarti” dice Anna alla ragazza trovata nello scantinato. Due minuti dopo è già lì che comunque ci prova, a curarla. E sbaglia. Sbaglia ogni mossa, la povera Anna. Ma non può farne a meno, ché il suo amore non è solo per Lucie, il suo amore si eleva quasi a paradigma universale.
Ed è la persona adatta per un gruppo di vecchi terrorizzati dall’approssimarsi della fine della loro vita.
Ne ho lette di cose su Martyrs: c’è chi ha parlato di un clone di Hostel e scusate se cado dalla sedia e comincio a rotolarmi per terra. C’è chi lo ha visto come un film sulla religione. Ma Martyrs è un’opera profondamente laica, che di spirituale ha poco o nulla. Sicuramente parla di trascendenza, eppure è una trascendenza, se mi si passa il termine, del tutto terrena.
Il donarsi di Anna è un atto senza nessun collegamento con un’eventuale esistenza dopo la morte, è un atto spontaneo, naturale. Anzi, direi quasi che si tratta di un automatismo, un impulso irrefrenabile nei confronti del prossimo. Manca il riferimento religioso. Non sappiamo neanche se il gruppo di vecchiacci appartenga a qualche setta.
La stessa Anna non giustifica la sua dedizione cieca a Lucie con qualche precetto di natura ultraterrena. Il suo è amore assoluto e del tutto fine a se stesso.
Ed è quell’amore a essere sfruttato da Mademoiselle e dai suoi per acquisire una conoscenza che non potrebbero ottenere per altre vie: loro, di amore, ne sono del tutto privi.
Sul finale di Martyrs è stato scritto abbastanza. Molti lo hanno bollato come una facile scappatoia, quasi che Laugier, arrivato al punto di non ritorno, si fosse rifugiato nel dubbio. Aggiungerei grazie al cazzo.
Martyrs non è un film di certezze, è fatto apposta per seminare il panico e lo smarrimento nello spettatore. Cosa ha visto Anna? Non ci è dato di saperlo.
Magari, che ne so, nel remake americano ve lo spiattelleranno in faccia. Con un paio di angeli in CGI, così siete più contenti. E più glimmer of hope per tutti.
Io mi tengo quella strana forma luminosa riflessa nello sguardo di Anna. E penso a orrori cosmici e ad antichi esseri vendicativi.
E vi saluto con un po’ di musica.
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37 commenti

  1. Martyrs è stato anche per me l’horror definitivo dopo anni che cercavo veramente qualche cosa di disturbante,condivido in pieno quello che hai scritto,soprattutto la parte sui torture porn,”Martyrs”non lo è assolutamente,a mio parere quel genere annoia e parecchio,e di noia in questo film proprio non ne vedo l’ombra,vorrei rivederlo,ma non ho voglia di stare male un altra volta

    1. Io credo di averlo visto almeno una ventina di volte.
      E ogni volta sto peggio, ma non posso farne a meno…

  2. Un film estremo nel senso più puro della parola, anche furbo per certi versi (capisco alcune critiche dei detrattori) ma bellissimo. Anche uno dei miei preferiti!

    1. Sì, la componente di furbizia è innegabile. Ma è così potente, il film, che ci passi sopra volentieri…

  3. Me lo aspettavo, prima o poi, da queste parti. E sei riuscita a trattarlo benissimo. 😉
    Mi hai addirittura fatto venir voglia di rivederlo, io che la parte finale non ero riuscito ad apprezzarla granché.
    A ogni modo è un gran bel film, e spero tanto che del remake americano non si faccia nulla.

    Ciao,
    Gianluca

    PS: “Simpatici buontemponi americani che non capisco un cazzo di niente di ciò che vanno a filmare.” 92 minuti di applausi!! 😀

    1. Tu pensa che per il ruolo di Anna era in lizza addirittura bellaswann :O
      orrore e raccapriccio!

      1. Giuseppe · · Rispondi

        La Stewart al posto della Alaoui, eh? In pratica la ciliegina sulla torta di totale incomprensione yankee nei confronti di un film potentemente estremo come Martyrs 😦 …che vorrebbero arrivare a farne, di grazia, uno pseudo finto horror puritano e sciapo -alla Twilight, appunto- con tanto di esplicito finale a base di beate visioni paradisiache? Perché anche il voler per forza essere espliciti alla fine, ma suggerendo magari con più coerenza orrori antidiluviani in quella forma luminosa (plausibilissima la tua interpretazione) potrebbe essere poco in linea con il “briciolo di speranza” così indispensabile per il pubblico -mioddio, il pubblico!- turbato. Turbato poi da non si sa bene cosa, visto come rischierebbero di ammorbidire il tutto…piuttosto facciano un altro film, questo non fa per loro.

  4. Io quel finale l’ho adorato. Potrebbe sembrare paraculissimo, ma spiazza come pochi altri. Non scontenta nessuno ma scontenta tutti. Chissà quale grande rivelazione mistica si aspettava la gente!

    1. è in effetti anche un po’ paraculo, ma io sinceramente non vedo un altro finale possibile.
      Ci sono rimasta.
      E va bene così. Ognuno interpreta a modo suo 😉

      1. Io mi chiedo ancora adesso se abbia visto qualcosa o meno. Magari non ha visto nulla e per questo l’anziana si uccide, perché “le è crollato un mondo fatto di idee inconsistenti addosso”. Boh, chissà…

  5. Esperienza di vita totale e totalitaria? Forse esagero,ma certo. O forse dipende dalla nostra sensibilità. Cosa ho visto io di talmente potente,terrificante e indimenticabile, ( una sanguinosa perfezione di inaudita pulcretudine) e cosa uno yankee che vuol metter glimmer of hope perchè nichilism is ugly e scio pussa via brutta bertuccia?
    I film ,almeno alcuni di essi,fanno questo: sono compagni di vita,di viaggio. Stai nello scantinato con Anna, che ami profondamente per le ragioni che hai descritto tu, con Lucie e la sua vendetta,ma non c’è la gioia stile videogame – fottine un altro- ma un terribile dolore.
    Ho dovuto vedere codesta pellicola,dopo due anni di rinvio , con un’altra persona ed è stato meglio così. Troppo e tutto compreso ,senza risparmi.
    Un film che terrorizza, commuove- mi son commosso pure qui-ma insomma:mi sbilancio? Capolaovro il film e la tua bella recensione 🙂

    1. Io ho pianto come una bambina di 6 anni.
      E tutte le volte ripiango.
      Sono due personaggi troppo belli…

  6. Tostissimo…..fin troppo ….

    1. Però c’è tanta roba…

      1. Che figata mi hai risposto in diretta :). … Tanta roba? Oh assolutamente si…e’ che e’ roba troppo forte…ho il blu ray che mi fissa ma devo sempre guardarlo a pezzi e bocconi…mi inquieta troppo nun ce la fo..

        1. è che sto qui a programmare i post per la prossima settimana 😉
          come ho già detto in un altro commento, io l’ho visto una ventina di volte e devo rivederlo almeno ogni due o tre mesi.
          poi sto male, ma è necessario

  7. Quello che resta a lungo, dopo la visione di questo film e per quanto se ne possa scrivere e parlare, è il differente modo di affrontare il dolore e la sofferenza di Anna e Lucie che ti porta, necessariamente, a chiederti molte cose su te stessa. Come reagirei io se mi facessero questo? Perché non c’è altra scappatoia per un dolore simile che è e resta, necessariamente, inconcepibile: o la pazzia o la sublimazione. Credo che non ci siano veramente strade alternative e Laugier ti pone di fronte ad una scelta morale che non vorresti mai compiere. Ed il bello è proprio che lui non ti dà una risposta. Perché ognuno di noi quella risposta ce l’ha dentro di sé. Sempre che abbia il coraggio di affrontare la domanda.

    1. Infatti io ho subito un processo di identificazione con Anna che è stato quasi totalizzante.
      E mi ha fatto un male cane.
      L’idea di sublimare il dolore forse atterrisce anche di più del percorso di Lucie, follia e vendetta.
      In ogni caso, un film pazzesco.

      1. Atterrisce molto di più! Anche perché sono in pochi a comprendere quel tipo di reazione. L’altra è molto più comprensibile.

  8. La storia insegna che i remake americani di gioielli francesi sono le peggio cose che riescono a girare. Una versione USA di Martyrs, abbi pazienza, proprio non esiste. Non è proprio roba per loro. Filosoficamente anni luce dalla loro concezione dell’universo. Improponibile. Detto ciò, il mio é comunque un commento viziato e totalmente parziale. Sai che ho un culto tutto speciale per questo film.

  9. Il mio horror preferito, nonché uno dei pochi (se non l’unico) ad avermi vagamente impressionato. Infatti ho preso subito il bluray e prossimamente me lo riguardo di nuovo. Anche a me aveva acceso un barlume di speranza nei confronti della Francia, dopo mille pellicole edulcorate made in USA, ma direi che questo barlume si è spento dopo un altro paio di film interessanti (“A l’interieur” e “La Horde”. “Livide” non mi ha convinto). Mi chiedevo proprio in questi giorni, dopo 3-4 anni di horror mediocri, se mai uscirà qualcosa al livello di “Martyrs” (e, per questo, ti chiedo consiglio, se conosci qualcosa di altrettanto toccante). Un saluto, visito il tuo blog ogni giorno, anche se commento raramente

  10. Ciao! Capito qua un po per caso (da Poison) e trovo la tua disamina su Martyrs bellissima e molto interessante. Anch’io ho amato tantissimo Martyrs, quasi mio malgrado, perchè quando l’ho preso volevo guardare “solo” un horror estremo, invece mi son trovata di fronte ad un piccolo capolavoro. E’ quasi incredibile come Laugier, per me, sia riuscito a fare un film che è così brutale ed allo stesso tempo così delicato. A lasciarti ( a me almeno) un senso di tristezza, di desolazione infinita, di perdita assoluta di qualsiasi speranza nell’umanitá. Bellissimo e bellissimo il tuo post… 🙂 Anna.

    1. grazie e benvenuta da queste parti!
      Martyrs è un film speciale.
      credo soprattutto per il pubblico femminile.
      però io credo che il barlume di speranza ci sia, e sia tutto nel personaggio di Anna…

      1. Ad oggi sei la terza donna (me inclusa) che io sappia l’abbia visto… È comprensibile, è davvero molto crudo, molto più da un p unto di vista psicologico che fisico, ma lo è… Io non riesco a vedere speranza, solo sacrificio, ma è una delle tante cose belle di Martyrs, che ognuno può leggere ciò che crede… Passerò più spesso, mi piace molto qui…

        1. e io ti ringrazio ancora…è bello acquisire nuove lettrici. siamo poche ad apprezzare un certo tipo di cinema 😉

          1. Alzo la mano: presente…
            Altra splendida recensione, complimenti!

      2. anche io ci trovo speranza, quella che nasce dalla conoscenza e dall’accettazione dei limiti umani, in entrambi i sensi. Male e Bene, che vengano da dentro o fuori di noi, non mi importa molto. Che siano schegge di luce dalle quali si eleva la nostra essenza oppure buchi ardenti di buio che ci oltraggia. Grazie di questa recensione, molto bella.

  11. Se apprezzare Martyrs significa “giustiziare decenni di storia del cinema”, lo faccio volentieri. Mai capite le motivazioni di chi lo stronca a tutti i costi. Bah.

  12. Complimenti per il post! Su Martyrs ho letto di tutto ma credo che la tua analisi sia quella che mi ha colpito di più.
    Io guardai il film con il pensiero che fosse una boiata, invece mi ha stravolto come poche altre cose, è qualcosa di snervante ma allo stesso tempo ipnotico. Ci ho messo mesi prima di guardarlo una seconda volta ma ora ad ogni visione noto diverse sfumature.
    Il remake spero non si faccia -_-

  13. LordDunsany · · Rispondi

    Spero non ne facciano alcun remake! Bella dovrò vedermela nel remake di “1984″ e già sto male…
    Non pensavo avresti mai avuto il coraggio di recensire questa pellicola, complimenti!

  14. Bè, io l’ho visto almeno 5 o 6 volte, da solo e con persone differenti, ne ho parlato a lungo, ne ho scritto a lungo, ed è un piacere vedere che tu ne scrivi ancora. Del “remake” americano non ne voglio neppure sentir parlare, e non so neanche se lo vedrò, se non per un interesse antropologico rispetto agli yankee, che peraltro rispetto (sono stato a New York, e i newyorkesi che ho conosciuto li ho trovati oltremodo simpatici e profondi). “Martyrs” è un’opera tra il filosofico e l’estetico, è un ibrido perturbante ed enigmatico divinamente ben fatto quant’altri mai. Un saluto affettuoso

  15. Come scritto su Facebook, Martyrs è uno di quei film (rarissimi) che basta vederlo una volta sola, e non lo scordi più.
    Davvero c’è gente che avrebbe voluto avere risposte “definitive” dal martirio della protagonista? Che sì, è una bastardata il fatto che lei lo sussurri al capo della Setta, e noi ciccia.
    Ma non fosse stato così, il film sarebbe crollato su sè stesso.
    Concordo sul fatto che è un film per gettare dubbi, e il suicidio della Madama, alla fine, ne è l’emblema. Non sapremo mai se l’ha fatto perchè non vedeva l’ora di provare quello che la protagonista “provava”, oppure perchè,..beh, aveva sbagliato tutto.
    Magistrale.

  16. Sottoscrivo tutto. Per quanto riconosca a ‘Hostel’ (che in sé è una simpatica cazzatella) il merito di aver riportato il gusto del sangue nell’horror americano dopo gli squallidi tardi ’90-primi ’00 di Williamson e cloni assortiti, mi ha sempre fatto girare le palle vedere assimilati alla moda ‘torture porn’ film dalla sensibilità totalmente antitetica come ‘Martyrs’ (o, restando in Francia, ‘A l’interieur’, che forse mi ha fatto ancora più male, pur non avendo la stessa forza concettuale). E ‘sta notizia del remake americano mi ha decisamente rovinato la giornata.

  17. MonsieurVerdoux · · Rispondi

    Maledetta, per colpa tua hos coperto questo film e sono in pratica due giorni che ho difficoltà a dormire e mangiare. Un film magnifico, forse in assolut il più disturbante che abbia mai visto. Appena mi riprendo dalla visione, cerco di scriverci un post. altri horror francesi da vedere assolutamente?

    1. A livello di questo no. Ma A l’interieur e Ils sono due discrete mazzate 😉

  18. Ricordo di averlo visto a rate, poi ho rimosso tutto. Solo allora ho ricominciato a dormire

  19. Eccomi qui…perchè cerco impressioni su Martyrs.Perchè lo amo.Perchè vive…continua a farlo.Epopea struggente d’Amore…..e il dolore potrebbe essere relegato con la sua potenza in un angolo nascosto seppur inevitabile.Forse è qui la punta del compasso….il cerchio non riuscito(volutamente) narra di Amore purissimo…dipinto a forza con le tinte della realtà quotidiana.Quell’orrore è tutto attorno a noi,che lo accettiamo o no.Le iperboli qui sono piccoli sottoinsiemi…quando Anna soffre durante la sua prigionia non è vittima,ma si eleva al di sopra finanche di Lucie…quelle (carnefici e vittime) sono macchiette…Anna squarcia di luce ciò che la metafora della violenza intende a parer mio rappresentare.oggi…domani…guardiamoci intorno e scorgeremo la prigione con la scala e i carnefici ovunque nel quotidiano.Si può annichilire una vita seppur non sfiorando un corpo fisico.Immenso il regista e grandi le protagoniste!Da vedere e rivedere,ritratto di un’epoca declinante…tinte fosche.Eppure….la sentenza è li.La tengo per me.Perlomeno nel mio sentore.Buona visione a tutti!

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