The Banshee Chapter

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Regia – Blair Erickson (2013)

Ci sono film sgangheratissimi, pieni zeppi di difetti, con una realizzazione approssimativa e una scrittura (a voler essere generosi) incerta, ma con un nucleo centrale così potente che alla fine gli perdoni tutti e te li ricordi persino con piacere. Se questo nucleo centrale viene dritto dritto da Lovecraft poi, fate di me ciò che volete, anche una robetta come The Banshee Chapter mi sta bene.
È un esordio con due indiscutibili punti a suo favore. Il primo è quello di consegnarci un giovane regista che forse, in futuro, potrà dire la sua nel campo della paura, dato che sembra avere le idee piuttosto chiare e il desiderio di andare a rimestare nei torbidi territori dell’orrore cosmico, dove pare non voglia andare più nessuno. Il secondo è quello di avere due o tre momenti, proprio a causa della direzione scelta da Erickson, in cui si respira paura vera.  The Banshee Chapter racconta la storia della giovane giornalista Anne (Katia Winter), che decide di indagare sulla scomparsa del suo amico scrittore James. Al ragazzo piaceva pasticciare con gli allucinogeni ed è sparito dopo aver provato il dmt – 19. Di lui resta solo un filmato che documenta l’assunzione del composto. Anche la persona che si trovava dietro la telecamera è scomparsa un paio di giorni dopo le riprese.
A partire dal filmato, Anne comincia un viaggio che la porterà a scoprire addirittura il segreto nascosto dietro gli esperimenti noti come MKUltra.
Ho appena accennato alla trama perché è parecchio ingarbugliata, nonché spesso gestita alla come capita.
The Banshee Chapter è un film molto incerto, sia da un punto di vista formale che contenutistico.
Ha una struttura a metà tra un mockumentary e un lungometraggio tradizionale. Ma non abbandona lo stile amatoriale neanche quando la narrazione passa a essere quella classica. La struttura alterna contributi di repertorio, riprese da telecamere di sicurezza, filmati ritrovati dai protagonisti, o direttamente realizzati da loro, con lunghi intermezzi dove Erickson ci racconta la sua storia senza tenere conto degli espedienti utilizzati fino a quel momento. Il che genera una grossa confusione, perché il tutto dà l’impressione che nessuno sapesse con esattezza quale direzione prendere.

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Come se non bastasse, la sceneggiatura mischia esperimenti sul controllo mentale, numbers station, controcultura, scrittori alcolizzati e mostri dell’altrove creando un bel pastrocchio. Ma attenzione, sono tutte scuse. Il nobile scopo di Erickson è quello di portare sullo schermo, ancora una volta, From Beyond.
Ma in salsa complottista, ché le mutazioni del corpo innestate da Gordon sul racconto di Lovecraft appartengono ormai a un’altra epoca.
Per questo motivo è interessante vedere come una stessa storia, a distanza di anni, venga presa e rivisitata a seconda dello spirito dei tempi.
E se nel 1986 a spalancare la porta su altri mondi era la presunzione di uno scienziato (nonché le sue inadeguatezza e impotenza, ma ne abbiamo già parlato), nel 2013 sono le inconsapevoli vittime di esperimenti governativi svolti nel corso della guerra fredda e con conseguenze a lungo termine.
Ma il famoso nucleo centrale di cui parlavamo in testa all’articolo non cambia: “we are able to be seen as well as to see”.
Frase che, declinata in modo diverso, viene ripetuta in continuazione nel corso di The Banshee Chapter, evidenziando l’anima lovecraftiana di questo film che sarebbe quasi da buttare. Ma poi, ai bordi del fotogramma (la coda dell’occhio) si materializzano ombre e contorni mostruosi, e sentiamo lo scrittore di Providence camminare di nuovo in mezzo a noi e quel terrore atavico torna a stringerci lo stomaco. Anche se solo per pochi attimi, prima che Erickson dimostri la sua inesperienza (o la sua mancanza di coraggio nel voler andare fino in fondo) e decida di ridurre il tutto al canonico balzo sulla sedia con impennata di volume.
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I personaggi di The Banshee Chapter sono tutti accomunati dall’ansia di scoprire, di vedere e superare i propri limiti. Che lo facciano per lavoro o per ritrovare un amico scomparso, per semplice curiosità, o per allargare la propria percezione come lo scrittore interpretato da Ted Levine (un residuato bellico degli anni ’70 un po’ caricaturale) finiscono tutti, volenti o nolenti, per guardare oltre la nostra realtà. E ciò che trovano è un incubo da cui non si esce mai più.
L’atto del vedere al di là è cosa comune a moltissimo cinema lovecraftiano. Pensiamo a L’Uomo dagli Occhi a Raggi X, non direttamente tratto da Lovecraft, ma la cui fonte d’ispirazione primaria è evidente. E anche nell’opera di Corman aleggia il sospetto che le cose viste dal professor Xavier possano infine arrivare ad accorgersi di lui.
E quell’essere visti, il prezzo da pagare per poter vedere, è sufficiente per salvare un film come The Banshee Chapter. Merito di Lovecraft, ovviamente, ma anche di Erickson che almeno dimostra di aver studiato l’autore da cui ha preso spunto e di volerne rispettare lo spirito.

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Insomma, siete avvisati. Avvicinatevi, se vi va, a The Banshee Chapter con una certa cautela, sapendo che per apprezzarlo, almeno in parte, dovrete superare un bel po’ di ostacoli.
Per una buona percentuale è una sottospecie di Paranormal Activity complottaro, dove lo spettatore è sottoposto a ogni trucco dozzinale mai inventato per scucirgli un paio di brividi. Che puntualmente non arrivano.
Ma resta quella minuscola frazione di tempo in cui il regista si ricorda cosa sta dirigendo, zittisce tutto il set, molla due ceffoni a Levine per non farlo gigioneggiare così tanto e dice alla troupe: “boni che stamo a fa’ Lovecraft”.
E riesce l’incantesimo. Saranno un paio di sequenze in tutto (il trip allucinogeno a casa dello scrittore e la parte finale ambientata nel laboratorio), ma valgono la visione.
Io ve l’ho detto. Poi fate voi.
In un momento storico, per l’horror, in cui se lanci una monetina dalla finestra becchi uno zombi in testa, un po’ di sano altrove è una boccata d’ossigeno per gli appassionati.
E anche un’indicazione da seguire per gli autori. Funziona sempre. E salva addirittura i prodotti mediocri dall’ignominia.

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18 commenti

  1. LordDunsany · · Rispondi

    A me non è dispiaciuto; ogni prodotto che sfiori l’opera del “solitario” non può che farmi piacere… 🙂 E in questi giorni Del Toro ha dichiarato riguardo Alle montagne della follia: “I’m going to try it one more time”; incrocio le dita 😀

    1. No, ma non è dispiaciuto neanche a me.
      Proprio perché ci vuole, ogni tanto, qualcuno che torni a parlare di horror soprannaturale con una certa serietà.
      e sì, speriamo bene per Alle Montagne della Follia…
      Sarebbe un colpaccio.

    2. OMG! Incrocio anche le dita dei piedi.

  2. Lo stavo visonando anch’io in questi giorni, e la tua rende ancor più interessante questo film 🙂

    1. Ha qualche suggestione interessante. Peccato che molte vadano sprecate.

  3. La tua recensione, intendevo dire, più sopra…

  4. Mmh, interessante. Di solito non ho molti problemi a passare sopra ad una sceneggiatura debole, a meno che le lacune non siano proprio mastodontiche… In ogni caso questa volta i rimandi ad HPL e la locandina dotata di stile vincono, lo guarderò 😀

    1. no, qui di lacune mastodontiche non ce ne sono. Gira solo un po’ a vuoto e non sa che direzione prendere. Più che buchi, c’è tanta confusione.

  5. Lovecraft, complottismo, Mk-Ultra… è mio!

    1. Sapevo che ti avrebbe incuriosito 😉

      1. Mi ha fatto pensare un po’ anche all’ultimo Don Coscarelli…

  6. Giuseppe · · Rispondi

    L’ho visto giusto l’altro ieri..di certo imperfetto -la tua recensione lo spiega bene nei dettagli- ma riscattato dal suo saper “modernizzare” Lovecraft accordandolo a teorie del complotto adeguate. Sì, perché Erickson mostra un buon ingegno nel collegare il progetto MKUltra all’Altrove e nel scegliere tempi e modi di mostrare i risultati di questo terribile connubio allo spettatore…in questo caso quindi si può chiudere un occhio su incertezze e difetti (tra i quali se non altro si è evitato l’eccesso del lato mockumentaristico puro) e concedergli anche più di una visione.
    P.S. Non è che io creda a certe cose, ma pensavo di aspettare qualche giorno prima di riaccendere la radio…così, per sicurezza 😉

    1. Ah, io quella perfida canzoncina me la sognerò la notte.
      😀
      Però hai ragione tu, legare Lovecraft alle teorie del complotto è davvero molto interessante.

  7. narratore74 · · Rispondi

    Appena finito di vedere…
    Devo dire che non mi è dispiaciuto. Certo, se la trama fosse un pelo più curata ci avrebbe guadagnato un sacco di punti, ma rimane molto più dignitoso di tanti altri in giro.
    Grazie per la segnalazione, senza non avrei mai saputo della sua esistenza. 😉

    1. Noi cultisti dobbiamo rimestare con attenzione tra la rumenta e prendere le suggestioni che ci vengono offerte 🙂

  8. Guardato e apprezzato. In effetti poteva essere un po’ diretto meglio, ma nell’insieme si merita la sufficienza. Grazie del consiglio.

  9. Angosciante e pauroso con forti scariche di tensione. Purtroppo come hai già detto presenta alcune lacune, una tra queste la trama con finale senza senso. Peccato! Mi ha ricordato quel capolavoro de Il Signore Del Male di Carpenter. Film comunque promosso.

  10. moretta1987 · · Rispondi

    Ho finalmente recuperato questo film e l’ho apprezzato molto perchè oltre a Lovecraft e a tutte le varie teorie sul progetto Mk Ultra cita anche lo scrittore Hunter S. Thompson ,il personaggio di Levine è praticamente lui sia fisicamente che nel modo di parlare e molto di ciò che viene detto su di lui è vero (compreso l’episodio del giornalista legato e buttato in piscina,solo che non era un giornalista ma addirittura Bill Murray che all’epoca viveva con Thompson perchè doveva interpretarlo in Where the Buffalo roam).

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