1978: Patrick

PatrickPoster
Regia – Richard Franklin
A 170 pounds of limp meat attached to a comatose brain

Ci muoviamo di bizzarria in bizzarria, nel corso degli anni ’70. C’è stato un periodo in cui i film sui poteri mentali andavano alla grande. I vari Carrie, Fury, Scanners erano tutti prodotti da ottimi incassi. In Australia poi, l’industria cinematografica stava decollando rapidamente. E così, lo sceneggiatore Everett de Roche rispolvera una sua vecchia sceneggiatura a proposito di un ragazzo in coma da tre anni dotato di poteri psicocinetici e la propone alla Australian International Film Corporation. Nasce questa piccola perla dell’exploitation australiana e non c’è da storcere troppo il naso se si pensa che proprio nel circuito della serie B ha esordito un autore come Peter Weir.
New Wave del cinema australiano ed exploitation andavano a braccetto, come spesso accadeva in un’epoca in cui, sia che si avessero ambizioni più elevate, sia che ci si accontentasse di intrattenere e lucrare su sangue, budella e nudità assortite, uno degli elementi portanti del cinema era la sperimentazione. 

Il regista di Patrick, Richard Franklin, è un personaggio estremamente interessante: appassionato di Hitchock sin da ragazzino, ebbe l’onore di essere invitato dal regista sul set di Topaz e, nel 1983, debuttò a Hollywood dirigendo nientemeno che il seguito di Psycho.
Franklin considerava Patrick il suo esordio vero e proprio, dato che i suoi due film precedenti (uno girato sotto pseudonimo) erano commedie a sfondo erotico che il regista non amava particolarmente.
Dopo questa sua prima incursione nel campo dell’horror, Franklin ha continuato per quasi tutta la sua carriera (troppo breve, purtroppo. È scomparso nel 2007) a muoversi nel circuito dell’horror indipendente e non. Alla fine, si è anche stufato di Hollywood ed è tornato in patria, dove si è preso parecchie soddisfazioni, sia al cinema che in tv. Il suo ultimo film è del 2003.

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Patrick è stato riscoperto di recente. La responsabilità è da attribuire agli sputi di Uma Thurman in Kill Bill. Pare che Tarantino sia un grande fan del film e che abbia inserito appositamente la scena in cui l’attrice sputa in un occhio all’infermiere, solo per buttare lì una citazione da Patrick.
Al che gli amanti di quello che gli intellettuali seri chiamano cinema bis si sono fiondati a pesce su questo strambissimo oggetto cinematografico. Magari non hanno trovato proprio quello che cercavano.
Perché Patrick è un film che in effetti ha ben poco di violento o di  platealmente scabroso da un punto di vista erotico. È più che altro una storia d’amore molto triste, con tocchi di morbosità parecchio disturbanti e un pizzico di disperazione che non guasta mai.

Patrick, che nella sceneggiatura originale doveva essere un suicida buttatosi da un palazzo dopo aver scoperto sua moglie a letto con un altro, ci viene invece presentato subito come un carattere oscuro e inquietante. Uccide la madre e il suo amante folgorandoli in una vasca da bagno con delle stufe bollenti e finisce in coma per il trauma.
Resta in questo stato per tre anni, in una piccola e sgangherata clinica, dove arriva un’infermiera nuova, Kathy. La ragazza viene assegnata alla stanza 15, la stanza dove si trova Patrick, immobile e con gli occhi sempre aperti.
Il viso inespressivo di Patrick (interpretato da Robert Thompson) è una delle cose migliori del film. Ti spaventa senza compiere quasi un singolo movimento (se si escludono gli sputi) per tutta la durata della pellicola. Per una scelta precisa di Franklin, il suo personaggio non sbatte mai gli occhi, nemmeno nella prima scena del film, quando è ancora vigile e cosciente.
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Parlavamo di morbosità, che agisce a un livello più sottile rispetto al mera esposizione di tette e frattaglie. E se alcuni elementi del film sono tipici del B movie e stanno lì per fare il loro sporco lavoro di scandalizzare il pubblico e mettergli paura, altri aprono interrogativi non facili sul personaggio di Kathy: separata dal marito (che però le entra in casa di nascosto e le salta addosso) e, in parte, affascinata da un neurochirurgo “ricco da fare schifo” che la aiuta a capire cosa stia accadendo con Patrick, ha un rapporto molto problematico con gli uomini e col sesso. Il legame che sviluppa con Patrick, nonostante sia per ovvie esigenze di sceneggiatura, destinato a portarla in un mare di guai, è più ingarbugliato di quanto sembri e si porta dietro un ricco campionario di complessi, nevrosi, paure e blocchi vari.
Che poi, potrebbe essere solo una versione più approfondita del dualismo tra killer tipico degli slasher e final girl. Patrick ha ucciso sua madre  perché l’ha sentita mentre faceva sesso. E possiede molte  delle caratteristiche degli assassini puritani che avrebbero, di lì a poco, iniziato a invadere il mercato americano.
Assassini che non sarebbero mai stati portati sullo schermo, se non fosse esistito un certo Psycho. Così, tanto per chiudere il cerchio.

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La trovata, in questo caso, sta nel rendere inerme e inoffensivo il “cattivo” del film al minuto numero due e nel lasciare che resti un personaggio ambiguo fino alla fine. In fondo, più che uno spietato killer, Patrick è quasi un bambino dispettoso, come gli fa notare la stessa Kathy nella bellissima sequenza finale. E uccide una sola volta, per difendersi.
Al di là di qualche personaggio caricaturale (il medico della clinica, soprattutto), di qualche faciloneria di troppo e di un controfinale appeso e fuori luogo (ma si sa, bisognava lasciare aperte le porte a un seguito e poi il debito con Carrie andava pagato), Patrick resta un prodotto molto interessante, nonché in grado di trasmettere ancora una certa angoscia a distanza di anni.

Curiosità sparse: trattandosi di film di una cinematografia minore, all’epoca della sua distribuzione al di fuori dei confini australiani Patrick venne massacrato. Negli Stati Uniti ridoppiarono il tutto con accento americano ed effettuarono dei tagli molto pesanti.
In Italia, dove ci facciamo sempre riconoscere, l’intera colonna sonora a firma del compositore diventato poi famoso con Interceptor, venne sostituita da musiche avanzate ai soliti Goblin.

Patrick non incassò molto in patria, ma ebbe un enorme successo all’estero, e soprattutto qui da noi.

Per anni, Franklin ed Everett pensarono di lavorare a un sequel, mai realizzato. Esiste però un seguito non ufficiale, italiano, Patrick Vive Ancora, del 1980

La durata del director’s cut era di 140 minuti. Ma non ce n’è più nessuna traccia in giro.

C’è un remake del film, dello scorso anno, che ha un bel cast e un regista che mi incuriosisce.

14 commenti

  1. Molto bello,effettivamente. Io l’ho portato a casa dall’edicola perchè ero convinto fosse una sorta de il tocco della medusa e invece ho trovato questa storia scritta benissimo , questo amore malinconico e amaro.
    Mi piace che si dia importanza ai personaggi anche in campo di b movies,e appunto questi personaggi sono scritti bene
    Non ho mai visto l’italianata classica : patrick 2, tu l’hai visto? E Psycho 2 come è ?

    1. Anche il tocco della medusa non è affatto male!
      No, mi sono rifiutata di vedere una roba che si chiama Patrick vive ancora, proprio non ce l’ho fatta.
      A me, devo dire la verità, Psycho 2 non dispiace affatto, anzi…

      1. si,il tocco della medusa è un film che a me piace molto. Poi Lino Ventura, Richard Burton,mica due pirla che passano per caso.. Ok,continuo ad evitare brutture che in molti mi dicono di vedere perchè traaaash,ma io mi son un po’ rotto di codesta storia,vorrei film fatti seriamente,ecco.
        Scarico Psycho 2 allora! E sempre in tema australia ti consiglio un bel film : black water: coccodrillo + tre poveri cristi su un albero che devono sopravvivere,l’hai visto? A me è piaciuto assai
        ciao

      2. Giuseppe · · Rispondi

        Sia il Patrick di Franklin che il John Morlar di Gold sono individui telecineticamente poco raccomandabili, anche se il primo risulta essere niente più che un dilettante in confronto al collega 😉 In entrambi i casi comunque si è fatto un saggio uso del volto e dello sguardo del protagonista per sottolinearne il lato oscuro e terribile…l’inespressività gelida di Thompson e -all’opposto- la dolente e tragica espressività di Burton esprimono al meglio il grado di pericolosità dei loro personaggi nei rispettivi contesti.
        Con Psycho 2 (che consiglio anch’io) Franklin certamente conferma di essere un regista molto interessante, del quale ricorderei sempre negli anni ’80 pure il suo inquietante horror “primate” Link…

  2. Ecco un film che non sono mai riuscito a vedere, ora la voglia è cresciuta.

    1. va un po’ cercato…io mi sono sbattuta parecchio per beccare una versione originale, senza le musiche dei Goblin.
      Su amazon c’è il dvd, ma solo la versione italica. Mentre ho scoperto con stupore esiste il blu ray tedesco :O

  3. Patrick è uno dei miei miti fondatori per eccellenza. Lo andai a vedere in sala quando uscì: ero molto giovane. Oppure sono ormai molto vecchio? Veda lei, signora mia…:)

    1. Ma no…sei solo fortunato per averlo visto al cinema 😀
      che poi, per una curiosa coincidenza, è stato distribuito il 1 ottobre del 1978, il giorno in cui sono nata io 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Ma allora non sarai un po’ telecinetica pure tu? Che magari hai sempre scritto i post senza toccare fisicamente la tastiera, e non l’ho mai saputo? 😉

  4. LordDunsany · · Rispondi

    Possiedo il Dvd da qualche anno, non immaginavo l’avresti inserito nella tua “rubrica” 🙂 Non tra i miei prediletti, però si lascia guardare e, almeno a me, trasmette una sensazione di fastidio molto apprezzabile!

  5. Ricordo vago ma presente nel mio universo cinematografico. Ho una speciale passione per i film sui personaggi PSI e se ci hai fatto caso, avevo postato una serie di articoli sui film ispiratori de Il Settimino, romanzo che dovrebbe uscire prossimamente e che ruota proprio attorno alla figura di un ragazzo dotato di poteri paranormali. Gli australiani poi si sa, hanno quell’occhio aperto sulle vastità della loro terra e una cultura ancora intellettualmente europea, il che è un misto sempre molto stimolante.

    1. Sì, mi ricordo, tra le altre cose, il post su L’Incendiaria.
      Il cinema (e la letteratura dell’orrore) hanno spesso dato il meglio di loro con queste storie.
      Però gli australiani, hai ragione tu, hanno una specie di tocco magico.
      Ci torneremo spesso…

  6. Patrick l’ho visto al cinema un’estate. Era vietato ai 14, ma li al mare non ci facevano molto caso se eri piu’ piccolo. Credo che io e le mie amiche, siamo andate a vederlo perche’ era un horror ed eravamo in cerca di emozioni. La stessa estate ci eravamo sparate anche l’Uccello dalle piume di cristallo, perchè era un filmone, faceva paura ed era vietato. In effetri dopo il film, tornare a casa da sola, al buio, non e’ stato uno scherzo.
    DI Patrick invece ricordo benissimo la scena della vasca da bagno con annessa fulminazione e ricordo lo sguardo di lui. Ma paura no, ecco, non ci aveva fatto paura per nulla. L’Uccello dalle piume di cristallo era stato tutto un altra cosa

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