Beneath

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Regia – Larry Fessenden (2013)

Dopo l’anomalo primo gennaio all’insegna di inquisizione e roghi che vi ho fatto passare su questo blog, inauguriamo ufficialmente il 2014 con il recupero di un film dell’anno scorso, su cui non sono riuscita a mettere le mani se non un paio di giorni fa. Si tratta del sesto lungometraggio di quella poliedrica e affascinante creatura che risponde al nome di Larry Fessenden, da sempre amatissimo su queste pagine, sia in veste di regista, che di produttore, che di attore.
Abituato a combattere con budget ridicoli, in questo caso ha a disposizione sei attori, una canoa e un pesce gommoso e zannuto. Firma il suo film più accessibile e, all’apparenza, più canonico: un gruppo di amici, appena diplomati, decide di farsi un giro in canoa su un lago e viene attaccato da un pesce carnivoro.
Schema molto classico, con ovvi riferimenti allo slasher, e alle pietre miliari del genere mostri degli abissi, come Jaws e il suo parente povero ma delizioso, Piranha (quello di Joe Dante, ovviamente).
Ma, ed è abbastanza scontato quando si parla di Fessenden, non è tutto qui. Procediamo con ordine e attenti che ora vi attacco il pippone.L’horror ha da sempre un ruolo piuttosto ingrato, quello di mostrarci il peggio del peggio. Spesso si occupa di avvenimenti inauditi che si scatenano su persone a cui non vorremmo venisse fatto alcun male. Sottopone i suoi personaggi (e noi spettatori) a torture di ogni tipo (fisiche o psicologiche poco importa), per far scattare in noi un processo di identificazione, basato sul: “potrebbe succedere anche a me”. Si stabiliscono quindi alleanze con i personaggi sullo schermo, ci si schiera dalla loro parte, si fa il tifo contro il deviato di turno (mostro, maniaco, alieno, quello che volete voi) e, alla fine del film, si ristabilisce lo status quo e ci si rilassa. So anche io che la questione è un filino più complessa di così ed esiste una casistica più o meno infinita di possibili modifiche allo schema. E sì, più ci si allontana dallo schema proposto, più si sceglie un atteggiamento ambiguo, più il prodotto è riuscito e originale. Ma sto attaccando un pippone, non sto scrivendo un trattato e dovete accontentarvi di qualche semplificazione.
C’è, però, un altro meccanismo identificativo, un po’ più sottile e scivoloso per lo spettatore, che può essere riassunto così: “cazzo, potrei farlo anche io”.
Uno non è migliore dell’altro, entrambi sono difficili da rendere, perché non prescindono dalla creazione di personaggi di un certo spessore. Il secondo, tuttavia, si espone molto più al rischio di rappresentare caratteri insopportabili che lo spettatore spera muoiano presto e male. Un po’ come accade nell’ 80% del cinema dell’orrore più dozzinale.

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Perché costruire personaggi sgradevoli è cosa ben diversa da costruire personaggi monodimensionali. E finalmente arriviamo a Beneath e al teatrino della crudeltà e della miseria morale messo in campo da Fessenden, uno che nei suoi film non ha mai brillato per ottimismo e fiducia nell’umanità. E che in questa ultima opera ce ne fornisce un ritratto sconfortante.
E lo fa maledettamente bene,
Senza calcare la mano, senza dare in pasto alla macchina da presa caricature o stereotipi ambulanti. Solo mettendo sei ragazzotti normali in circostanze straordinarie. E facendogli tirare fuori il peggio di loro. Come forse accadrebbe realmente in una situazione simile.
A quel punto lo spettatore si trova disorientato: non può schierarsi con nessuno, ma non può neanche mettersi lì e tifare per il mostro. Fessenden non gli dà il permesso di usare una scappatoia così facile. Piuttosto, lo forza a domandarsi cosa farebbe lui al posto dei protagonisti, e a mettersi in discussione.
In questo modo, riporta il cinema dell’orrore a quello che è forse uno dei suoi scopi più nobili (anche se, come dicevamo in apertura, ingrati): sbatterci in faccia i nostri limiti e le nostre brutture. Nonché, magari, spingerci a tentare in tutti i modi di non essere così. Ma forse sto andando troppo oltre.
Ciò che ha davvero importanza, in questa sede, è la volontà di Beneath di porre dei dilemmi morali, e di farlo attraverso una conoscenza enciclopedica di ogni elemento tipico dei B-movies.

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Beneath è infatti anche un raffinatissimo gioco cinematografico, in cui Fessenden riversa la sua passione per l’horror in tutte le sue forme. Se la situazione rappresentata, oltre ai titoli già citati, rimanda a Creepshow II e all’episodio The Raft, il regista non si limita a citare altre opere, ma sembra divertirsi a smontare e ricostruire molti dei vari stereotipi che hanno codificato il genere negli ultimi anni. Il modo in cui sbeffeggia il mockumentary, per esempio, tramite uno dei personaggi con una telecamera perennemente attaccata al polso, strappa gli applausi.
Si permette anche il lusso di girare un monster movie, nel 2013, senza quasi avvalersi di CGI (che ricordiamolo, costa meno rispetto agli effetti dal vero), preferendo un animatrone dal design improbabile per il suo pesce assassino. Ma, anche quello, è voluto e se qualcuno spaccherà le palle al prossimo sulla mancanza di credibilità del mostro, bisognerà fargli presente che i mostri sono sulla canoa, e non nel lago. E sono tutti estremamente credibili.

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E in tutto questo, l’orrore dov’è?
Credetemi, c’è anche quello e ce n’è a pacchi. Beneath contiene alcune delle sequenze di morte più ben gestite e realizzate che mi sia mai capitato di vedere da parecchio tempo a questa parte. Non ci sono jump scares, non c’è il pesce zannuto che salta fuori dall’acqua afferrando un malcapitato a caso e tagliandolo in due. E anzi, l’unica morte causata direttamente dal mostro del lago è quasi accidentale.
Questo non vuol dire che manchino violenza e tensione. Tutto il contrario. Fessenden punta moltissimo sulla bravura dei suoi giovani (e sconosciuti) attori e su dialoghi scritti in stato di grazia, per scatenare un balletto all’insegna di ipocrisie, piccoli soprusi, eliminazione dei più deboli e rivalse personali.
E il povero pesce non deve fare altro che aspettare che gli venga servito il suo pasto, senza neanche lo sforzo di andarselo troppo a cercare.
Ciò che rende unico un film come Beneath rispetto ai tantissimi film in cui i vari personaggi cominciano a rivoltarsi uno contro l’altro (mi viene in mente il recente e poco riuscito Sorority Row) è l’assoluta naturalezza e plausibilità con cui avviene il tutto.
Sono persone normali quelle che vediamo. Sono come noi.
E noi, in quegli stessi frangenti, come ci comporteremmo?

24 commenti

  1. Fessenden mi piace assai,sia the last winter che wendingo – ma non son sicurissimo l’abbia girato lui- li reputo due grandissime opere. E mi piacciono i film d’assedio e quelli con animali che vogliono papparsi gli umani.
    Lo cercherò senza ombra di dubbio. L’unica cosa: non sono così pessimista sulla natura umana, credo anzi che si tenga a fare gruppo in situazioni di pericolo,magari dividendosi in due gruppi.ma devo ancora vedere la pellicola e il modo in cui un tema così scivoloso viene gestito.
    Mi hai anche ricordato uno dei migliori episodi mai girati in un film horror a episodi,quello della zattera da Creepshow 2.
    ciao

    1. ma come tu sai, anche io non sono pessimista sulla natura umana. Solo che io nei film cerco sempre la coerenza e, anche se non condivido particolarmente il punto di vista, nel caso di Beneath c’è una profonda coerenza.
      E poi il cinema dell’orrore è così. Il peggio, sempre.

      1. si,certo.Infatti sono curioso di veder come spiega questa sua posizione,e poi come dici tu è coerente anche con la sua opera precedente che vidi,quel capolavoro di last winter

        ps: son talmente fiducioso nel genere umano che amo bergman ❤

  2. Una di queste sere me lo sparo. Poi ti dico come mi comporterei… 😉

    1. Sì, guardalo perché è il classico horror da intenditore raffinato 😉

      1. Lo stile di Fesseden è riconoscibilissimo. Però mi ha accontentato a metà… nel senso che se non ci fosse quel cacchio di pesciotto (magari meglio delle presenze oscure tipo The last winter) la cosa sarebbe stata sicuramente meno comica. Infatti la presenza di quella cosa non è necessaria al fine del racconto che come dici tu, è effettivamente ben costruito. Fino a tre quarti, poi si stanca e si ripete troppo nel gioco del “voto” che a lungo andare incrina pericolosamente la sceneggiatura.
        Mi è dispiaciuto un pò quel finalino sciaqquoso con il mitico Salamanca che viene poco calcato e più che prestarsi ad una interpretazione “multipla”, si resta un pelo perplessi (!)
        Rimane che Fesseden si sta dando da fare parecchio e prima o poi il lavorone vedrai che gli scappa 😉

  3. Lucia,volevo farti una domanda che non c’entra molto con il post: ma te l’hai mai letta la rivista Horror Time, rivista italiana dedicata al cinema horror? Ha chiuso dopo 4 numeri ,che io ho. In tal caso mi piacerebbe saper che ne pensi

    1. No, non l’ho mai letta. Non seguo horror.it e quindi non ho seguito neanche la rivista.

  4. claudio · · Rispondi

    ” …riporta il cinema dell’orrore a quello che è forse uno dei suoi scopi più nobili (anche se, come dicevamo in apertura, ingrati): sbatterci in faccia i nostri limiti e le nostre brutture. Nonché, magari, spingerci a tentare in tutti i modi di non essere così…”
    Perfettamente d’accordo.

    1. è l’ultima parte che non sempre è presente, purtroppo…

      1. Giuseppe · · Rispondi

        …e quando anche fosse presente, qualcuno correrebbe comunque il rischio -consapevole o meno- di non prestarvi la necessaria attenzione. Che nel caso specifico di Beneath si potrebbe tradurre nel non riflettere più di tanto (o non riflettere del tutto) sulla degenerata dinamica dei rapporti umani rappresentata dal gruppetto di giovani mostri in canoa, scegliendo invece di perder tempo dietro a questioni di lana caprina quali appunto quelle sulla credibilità animatronica del mostro lacustre…fraintendere Fessenden, in poche parole.
        P.S. Gli utenti di imdb stiano attenti, che li teniamo d’occhio 😉

        1. imdb dà dei giudizi su alcuni film che sono, a volte, incomprensibili.
          Ma questo è davvero un prodotto a forte rischio di fraintendimento.
          Certo, è ovvio che il bassissimo costo dell’operazione traspaia da ogni inquadratura.
          ma non è quello il punto. 😉

          1. Giuseppe · ·

            Esattamente…non prendiamocela più di tanto con quel povero bestione nel lago, perché i mostri reali -e la loro violenza fisica e psicologica- messi così bene in scena da Fessenden non hanno bisogno di essere accompagnati da costose scenografie e effetti speciali sopraffini. 😉
            Quello che conta è il continuo dilemma etico che il film ci pone senza tregua e senza scappatoie che lo possano rendere moralmente sostenibile. Come dici a fine post, è vero…anche se da esseri civili ci ripugna quello che vediamo cosa faremmo noi in quelle medesime condizioni? E, dato che il bravo Larry porta il tutto con mano sicura fino alle sue estreme conseguenze, noi -sempre da esseri civili, e presumibilmente sempre dotati di un’etica- che ne faremmo davvero di un nostro simile se sapessimo per certo che si è salvato eliminando spietatamente i più deboli e sfortunati?

  5. E se fosse semplice meccanica dell’orrore? Ormai distante dalle pretese di identificazione o di giustizia morale o quant’altro?

    1. Io non credo, nel caso di Fessenden, perché non fa parte della sua poetica.
      Diciamo che la meccanica c’è sempre in certi film, è una parte connaturata al genere stesso.
      ma qui, a parte la meccanica, c’è anche un forte senso etico che rende il film diverso dagli altri. Lo spavento fine a se stesso, per quanto divertente e imprescindibile negli horror, sta cominciando a stancarmi.

  6. Certo che su imdb su trova un votazzo che manco i film dell’Asylum… Una di queste sere me lo guardo anch’io 🙂

    1. Eh ma gli utenti di imdb non sempre ci azzeccano. pensa a come continuano a elogiare the walking dead 😀

  7. Ne avevo letto in giro, ma pensavo si trattasse di clamorosa vaccata.
    E invece mi hai incuriosita assai.mi toccherà recuperarlo.

    1. Sì, molto lo hanno etichettato così. Io non sono d’accordo. Si vede che è fatto con pochissimi soldi, ma le idee giuste ci sono tutte.

  8. Oh Lucy, l’episodio della zattera in Creepshow 2 è il mio preferito, che bei momenti legati all’infanzia che mi hai fatto ricordare *__*
    Mò questo film lo voglio vedere, ma se ho capito bene non ci sono i sub?

    1. No, tesoro, niente subbi per il momento.
      Però appena qualcuno li traduce, tu sarai la prima a saperlo!

  9. Wow, comincio l’anno nuovo con uno dei migliori horror dell’anno vecchio!
    Nichilismo e cattiveria a pacchi, sembra Haneke in trasferta al lago. Grazie per la segnalazione, merita davvero!

    1. Mi piace molto la definizione di Haneke in trasferta. E sono contenta che ti sia piaciuto 😉

  10. Io ho trovato il film veramente senza senso. I personaggi si muovono veramente in modo stupido. Ci sono una serie di illogicità che fanno imbarazzo. Alla fine la perla è quando si attrezzano con dei remi e poi decidono comunque di sacrificare qualcuno…caspita, non è possibile! Io non ho parole per una roba del genere. Vedere poi uno dei fratelli trasformarsi in Nicholson di Shining è demoralizzante. The Last Winter in confronto è un capolavoro assoluto! Come dice il buon Ugo Fantozzi…è una cagata pazzesca!

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