1968: Il Grande Inquisitore

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Regia – Michael Reeves
They swim… the mark of Satan is upon them. They must hang

Lo so, ho scelto una giornata piuttosto sciagurata per ricominciare con la rubrica che piace a grandi e piccini. Ma, dato che a inizio anno si fanno i propositi, mi sembrava giusto riprendere da dove avevamo lasciato, quasi come un monito a portare a termine quello che ho iniziato.
Forse non ho mai detto a nessuno in che modo costruisco questa piccola storia del cinema horror. Il metodo è piuttosto interessante e val la pena di spenderci sopra due parole. Per ogni anno, a meno che io non sia folgorata da un’opera di cui voglio parlare da tanto tempo (il caso di Aliens e di Scream), visiono tre o quattro film e alla fine scelgo. Il 1968 è stato complicatissimo. Non mi andava di ripiegare sui classici noti a tutti, come Rosemary’s Baby o La Notte dei Morti Viventi, anche perché in rubrica Romero e Polanski ci sono già. Volevo qualcosa di meno noto ed eclatante. E, nella ricerca, è iniziato un calvario durato mesi, fino a quando non mi sono imbattuta in un altro di quei film invisibili che piacciono tanto a me. 

Witchfinder General, uscito negli Stati Uniti col titolo di The Conqueror Worm e con una millantatissima discendenza da Poe (ma Poe non ci azzecca proprio nulla), è il quarto e ultimo film di un talento del cinema britannico, morto a soli 25 anni per overdose di barbiturici, Michael Reeves. La sua scomparsa avvenne poco tempo dopo le riprese e mentre si stava dedicando alla preproduzione di un altro horror, questa volta davvero tratto da Poe, The Oblong Box, poi affidato a Gordon Hessler.
Produceva la American International Pictures che, proprio in quegli anni, stava accumulando una fortuna  con i film ispirati a Poe e diretti da Corman. Non c’è da stupirsi quindi, se sulla locandina americana campeggia il riferimento a Poe. La AIP non ha mai badato alle sottigliezze.

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La sceneggiatura del film era tratta dal romanzo omonimo di  Ronald Basset, pubblicato nel 1966. Reeves e il suo collaboratore Tom Baker iniziano a lavorare alla stesura del copione nel 1967. Lo script passa attraverso tre revisioni: all’epoca, prima di iniziare le riprese, si sottoponeva la sceneggiatura al  British Board of Film Censors, così da non essere obbligati a tagliare troppo in seguito. Eppure, la censura boccia il film due volte, avvertendo produttori e regista che un film che seguisse fedelmente quanto c’era su carta, non sarebbe mai stato fatto uscire.
Alla fine si ammorbidiscono i toni e si riesce a partire con la produzione del film.
Reeves voleva che ci fosse Donald Pleasance nel ruolo del protagonista. Fu la AIP a imporre Vincent Price. Scelta che Reeves accettò a malincuore. Tra i due non ci fu un rapporto idilliaco sul set, con Reeves che cercava di limitare la recitazione sopra le righe di Price, preferendo un’impostazione più minimale, e Price che si sentiva oltraggiato dalla presunzione di questo ragazzino con appena tre film all’attivo.
Oggi, quella de Il Grande Inquisitore,  è a detta di chiunque una delle migliori interpretazioni nella carriera di Vincent Price.

Witchfinder General è ambientato nel 1645, durante la Guerra Civile inglese. L’inquisitore Matthew Hopkins si aggira per i villaggi di campagna, insieme al suo fedele braccio destro nonché torturatore di professione Stearne (Robert Russel), per scovare stregoneria ed eresia e dispensare la giusta punizione divina. Oltre a essere profumatamente pagato per i suoi servigi dalla magistratura locale.
Il giovane Roundhead Richard Marshall sta per sposare la nipote del parroco di un paesino, Sarah. Quando Richard parte per unirsi alle truppe di Cromwell, l’inquisitore Hopkins accusa il prete di stregoneria e lo condanna all’impiccagione. Non solo, ma dietro la falsa promessa di essere clemente con lo zio, si porta pure a letto Sarah. La poveraccia viene anche stuprata, pochi giorni dopo, dall’aiutante di Hopkins, mentre un villico si limita a osservare la scena senza intervenire.
Venuto a conoscenza dei fatti, Richard decide di vendicarsi e non avrà pace fino a quando non riuscirà a uccidere Hopkins.

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Matthew Hopkins è una figura storica realmente esistita (così come Stearne). Si fregiava del titolo di inquisitore generale, anche se non ebbe mai alcun incarico ufficiale dal Parlamento. A lui sono attribuite, tra il 1644 e il 1646, circa 300 esecuzioni. Se si calcola che i processi per stregoneria tra il XV e il XVIII secolo in Inghilterra portarono a circa 500 morti in tutto, si ha l’esatta misura del ruolo ricoperto da Hopkins nel corso della caccia alle streghe.
Il film si ispira a questo personaggio in maniera piuttosto blanda, ma riesce a ricreare il clima di sospetto e terrore tipici del periodo. Soprattutto, narra un’atmosfera di disfacimento morale e violenza soffocante che, ancora oggi, lo rendono un’esperienza molto dura.
Come spesso accade, venne fatto a pezzi dalla censura e osteggiato dalla critica. Solo a distanza di anni fu riscoperto e in seguito considerato non solo come uno degli horror più riusciti del periodo, ma anche come uno dei migliori film inglesi di sempre.

Storia di pregiudizi e vendetta, terribile apologo su un potere senza freni, che prospera quando i valori vengono mancare, e lo spettro della guerra abbandona gli uomini al proprio destino, Il Grande Inquisitore vanta alcune sequenze di tortura tra le più forti della sua epoca.
La recitazione di Price, nonostante i continui litigi sul set, è perfetta. Vizioso, ipocrita e opportunista, è un piccolo, viscido omuncolo che si attribuisce da solo la prerogativa di dispensare morte e sofferenza. E la usa per accanirsi contro i suoi nemici e per soddisfare le proprie tendenze sadiche, mai confessate. Al suo fianco, un essere animalesco che ammette senza problemi di godere nel far del male al prossimo e che, almeno in questo, risulta essere un minimo migliore di Hopkins.

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Eppure la vendetta consumata da Richard, in una scena di una violenza inaudita e non solo per gli standard degli anni ’60, non porta alcun sollievo e Reeves conclude il suo film con le urla disperate di Sarah, torturata e distrutta per sempre. Perché, anche se l’inquisitore è morto, il regno che ha costruito è destinato a prosperare e a mietere altre vittime innocenti.

Il Grande Inquisitore è, oggi, abbastanza introvabile, almeno qui da noi. C’è il dvd su Amazon, edizione uncut a soli 16 euro, ma non è in lingua italiana. Ne circolano varie versioni in rete, tra cui un director’s cut realizzato inserendo spezzoni ritrovati nel corso degli anni. Ma la qualità è dubbia e il film è tagliato con l’accetta.
Si tratta di uno splendido film, sontuoso nonostante il budget basso, molto diverso dai prodotti tipicamente  AIP, quasi tutti girati in interni ricostruiti in studio. A Reeves piaceva invece sfruttare i paesaggi della campagna inglese e utilizzò moltissimo gli esterni per parecchie sequenze.
Anche se il suo ricordo è un po’ appannato, è riuscito a estendere la sua influenza in molti campi, tra cui quello musicale. Il gruppo metal Witchfinder General, per esempio, deve il suo nome proprio all’opera di Reeves (e grazie a Max che me li ha segnalati).

15 commenti

  1. moretta1987 · · Rispondi

    Nonostante sia un grande fan di quel periodo del cinema Horror,del cinema inglese e di Price non sono mai riuscito ad apprezzare completamente questo film. Ne apprezzo l’ambientazione,la performance di Price e come Reeves riesce a ricreare il clima di sospetto e terrore ma ho sempre l’impressione che manchi qualcosa.

    1. è un film un po’ particolare…ed è anche tanto diverso dal classico cinema horror inglese dell’epoca. Io lo trovo un po’ più dinamico rispetto ai suoi omologhi e più di ampio respiro. Però concordo che sia strambo

  2. Questo è uno dei miei film preferiti e son contento che porti il vessillo del 68. Perchè siamo ben oltre il genere, non si sfrutta un fatto e un contesto storico per spettacolarizzare scene di violenza fine a sè stesse. Io lo avvicino, pur con tutti i distinguo del caso a opere totali e totalitarie come Martyrs e I Saw The Devil, cioè l’apoteosi della violenza come sistema sociale,politico,umano.
    E non c’è verso di liberazione. Non c’è il discorso, mo arriva il buono e lo corca del legnate ,poi se ne va con la bella.
    Un opera devastante, che sorpassa il confine con la finzione e daje daje daje te le suona di santa ragione. Quando l’ho visto la prima volta a me ha dato profondo disturbo la parte finale e le urla della povera ragazza. Ma tanto.
    Complimenti ottima scelta e magnifico inizio di anno!

    Peccato sia morto così giovane,pensa un po’ cosa avrebbe potuto dare al genere horror e non solo il povero Micheal Reeves

    1. Quando Richard uccide Hopkins ad accettate e poi si incazza pure perché i suoi commilitoni gli sparano e la povera ragazza continua a strillare, ti viene un magone che non se ne va più via.
      Bellissimo

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Già, il violento e per nulla liberatorio finale di un ingiustamente misconosciuto nonché particolare horror britannico, segnato dall’incomprensione fra due grandi (con un esasperato Price che, facendo notare di aver già un’ottantina circa di film all’attivo all’epoca, chiedeva a Reeves quanti ne avesse fatti e Reeves -se non ricordo male- gli rispondeva di averne fatti tre, ma fatti bene). Sì, perché Reeves si può definire senza nessuna esagerazione un giovane grande talento prematuramente stroncato (penso anche alla validità del suo precedente The Sorcerers con Karloff) e mi fa piacere che tu l’abbia ricordato proprio nella prima recensione dell’anno nuovo…

  3. Helldorado · · Rispondi

    Gran film e bella recensione! 😀

    p.s. grazie per la citazione 😉

    1. Grazie a te per la chicca cinefilo-musicale 😉

  4. visto tanto tempo fa ma mi ricordo che è uno dei pochi film sul tema che non mi hanno fatto arricciare i capelli per lo schifo. Credo proprio che lo rivedrò. Grazie per averlo segnalato.

    1. Maleficarum lo conosci? E’ stato – giustamente – massacrato per la terribile recitazione di una delle due protagoniste, ma è uno dei pochi che presenta l’orrore dell’inquisizione senza concessioni. Secondo me chi l’ha criticato per la lunghezza delle sequenze di tortura non ha capito che l’intento era proprio quello di non fare sconti allo spettatore sul dolore immenso che provavano quelle donne. Se ti capiterà mai di vederlo mi farà piacere sapere cosa ne pensi.

      1. Mi manca completamente. Provo a procurarmelo!

    2. Perché di solito i film sulla caccia alle streghe, soprattutto in ambito horror, puntano tutto sul sensazionalismo e l’exploitation. Qui c’era un regista molto sensibile e i risultati si vedono

      1. Mi stupisce sempre la mancanza di buone pellicole sul tema delle streghe, e sì che è un argomento vasto e interessante, che potrebbe offrire spunti per film strepitosi. Invece nella maggior parte è come dici tu: ricerca dell’effettaccio e, aggiungo, conoscenza MOLTO superficiale dell’argomento. Stranamente uno dei film migliori è una produzione italiana (Gostanza da Libbiano).

        1. Gostanza da Libbiano è stratosferico!
          solo che non so se avrei la forza di rivederlo.
          pensa che lo vidi quasi per caso, mentre stavo preparando una monografia per l’esame di storia moderna all’università che era proprio sulla caccia alle streghe in Europa.
          non l’ho più dimenticato.

  5. LordDunsany · · Rispondi

    Film tetro e violento, ottima scelta! Effettivamente in quell’anno c’è pochissima roba che non sia nota, forse solo “Un tranquillo posto di campagna” di Petri avrebbe potuto esser preso in considerazione oltre a questo… 🙂

  6. I Cathedral hanno fatto una canzone intitolata Hopkins, con un video infarcito di spezzoni del film. A Londra anni fa avevo visto il dvd del film con il clip dei Cathedral tra gli extra ^^

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