Carrie (1976) vs Carrie (2013)

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Nei processi produttivi alla base di certe operazioni hollywoodiane, deve esserci, a un certo punto, un meccanismo che si inceppa. Non c’è altra spiegazione per alcuni disastri a cui assistiamo da anni. Esempio preso a caso: si sceglie di girare il prequel de La Cosa, si chiama un tecnico con le palle per gli effetti speciali dal vivo, si fanno i primi screen test e di punto in bianco, si i ricopre il film di pessima CGI. Perché sì. Come se le forze del male intervenissero per rovinare tutto, all’improvviso e senza addurre motivazioni plausibili.
Un bel giorno, qualcuno deve aver detto: “rifacciamo Carrie”. Idea discutibile di per sé, ma non ripetiamo all’infinito quello che già sappiamo. Prendiamola per buona e basta. Ammettiamo che potrebbe essere anche un progetto interessante e chiudiamola qui.
Alla Screen Gems e alla MGM avvengono estenuanti riunioni di preproduzione, vanno prese decisioni importanti, due in primis: chi lo dirige e chi lo interpreta.
Chiamano alla regia Kimberly Peirce. Bravi, dico sul serio, è una scelta spiazzante e coraggiosa quella di affidare un film dalla fortissima presa commerciale a una regista di film d’autore. Un po’ come quella fatta nel caso di Warm Bodies, ma ancora più estrema, dato che la Peirce e l’horror non hanno mai avuto nulla a che spartire. 

Una volta stabilito il regista però, ecco l’intervento esterno delle forze del male che irrompono negli uffici di produzione sotto forma di spiritelli invisibili, sussurrando un nome all’orecchio del direttore di casting: “Chloë Grace Moretz…Chloë Grace Moretz deve fare Carrie…”
Adesso, in qualsiasi luogo popolato da persone sane di mente, una proposta del genere sarebbe accolta a pernacchie.
Ma no, posseduti dai demoni dell’errore, si convincono tutti che sia un’ottima idea. La Moretz, certo, ammazza come siamo geniali stamattina.
E fu così che venne creato il più clamoroso caso di miscasting della storia del cinema.

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per l’appunto

Io non ho nulla contro la Moretz, sia chiaro. La ritengo non solo una splendida ragazza, ma anche una brava attrice.
Ma certo, mettere nel ruolo dell’emarginata per eccellenza una che sta al centro delle fantasie masturbatorie di ogni nerd d’America è da cialtroni incompetenti di livello. Perché, per quanto sia vestita come una monaca di clausura, pettinata come se le avessero piazzato in testa un mocho vileda giallo usato per pulire i pavimenti di uno scannatoio, e obbligata dalla regista a camminare gobba e a sgranare gli occhioni per un’ora e mezza, la Moretz resta splendida. Basta un primo piano e lo schermo si illumina di pura bellezza. E farmi credere che quella sventola sia Carrie White è davvero una pretesa troppo grossa per la mia sospensione di incredulità, già messa a dura prova da una recitazione sopra le righe e da ambientazioni e costumi che devono essere stati tirati fuori da qualche fondo di magazzino di Una Mamma per Amica.
“Io vedo una bellissima ragazza” le dice la professoressa di ginnastica in una delle scene a più alto tasso di ridicolo involontario di tutto il film.
Sì, signorina Desjarden, è esattamente quello che vediamo tutti, una bellissima ragazza che, per quanto ci si provi in ogni modo possibile, non riesce a sembrare bruttina neanche per dieci secondi. Soprattutto se messa a paragone con le attrici anonime e prive di qualsiasi carisma scelte per interpretare le sue antagoniste.
Sì, potete dirmi che nemmeno Sissy Spacek aveva molto a che fare con la ragazzotta grassottella descritta da King.
Ma quella della Spacek è una bellezza molto particolare, sempre che di bellezza si possa parlare: il suo corpo scheletrico sotto la doccia all’inizio, i tratti affilati del viso simili a un teschio, quegli occhi che passano dalla tenerezza alla furia cieca in un istante. Sissy Spacek trasmetteva inquietudine da ogni poro della pelle. Ti faceva sì pena, ma ti respingeva anche. Era l’intruso nel gruppo, era l’animale zoppo nel branco. E allora capivi il motivo di tanto odio nei suoi confronti, lo capivi, colpiva la tua parte migliore e, a un livello molto più nascosto, tirava fuori quella peggiore. E ti portava a chiederti se non saresti stata anche tu pronta a tirarle addosso un assorbente.
Diventava anche chiara l’ambiguità morale del personaggio di Sue Snell (Gabriella Wilde nel 2013, Amy Irving nel 1976).
Mentre nel film della Peirce stai lì tutto il tempo a chiederti: ma come cazzo fa questa a non avere tutti i maschi del liceo in sbavante adorazione?

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Con queste premesse, Carrie parte già malissimo. Ma non vi preoccupate, poi peggiora.
Ho letto in giro che non bisogna chiamarlo remake, ma “A reimagining of the classic horror tale about Carrie White”. Il che starebbe a significare che la Peirce e lo sceneggiatore Roberto Aguirre-Sacasa hanno riadattato il romanzo di King senza curarsi punto del precedente di De Palma.
Scusate se rido.
Quando mi prendono per i fondelli in questo modo, o scoppio a ridere o mi scatta la violenza.
Intere inquadrature plagiate, le divise gialle della scuola identiche, la morte della signora White precisa a quella del film di De Palma. Persino la sequenza della preparazione al prom è più o meno la stessa. Per non parlare del finale che è un insulto e una putrida indecenza e che non ha altra spiegazione, se non che la Peirce deve essere stata messa sotto scacco da qualche intelligentissimo esperto di marketing, perché non è proprio da lei.
L’unica differenza riscontrabile è l’ambientazione contemporanea, per permettere alla cattiva Chris di filmare col cellulare lo scherzo della doccia e poi metterlo on line.

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E poi sì, c’è l’apocalisse in miniatura dopo il ballo, impossibile da realizzare nel 1976, sia per problemi di budget che per  limiti tecnici.
Invece oggi possiamo vedere Carrie che fa schiantare le automobili con la sola imposizione delle mani.
Kimberly Peirce, molto brava quando si tratta di girare spaccati di vita quotidiana e raccontare la chiusura e la crudeltà di una cittadina di provincia, diventa maldestra quando invece bisogna mettere in scena la vendetta di Carrie. Poco supportata da effetti speciali da baraccone, riesce a far rimpiangere l’abuso di split screen di De Palma. E se è vero che il Carrie del 1976 per alcuni versi può risultare un po’ datato (parlo soprattutto della regia di tipo sperimentale, per l’epoca, ma oggi forse superata), vedere ciò che combina la Peirce nel momento della secchiata di sangue di maiale, fa venir voglia di cavarsi gli occhi con un punteruolo arrugginito.
Nel ’76, Carrie, immobile sul palco, si limitava a girare la testa e ti faceva cagare addosso. La Moretz, povera, fa il ghigno invasato che pare abbia una paresi e agita le braccia come neanche il mago Zurlì.

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Non so se rendo

Ho sempre immaginato Carrie (romanzo e film) come una durissima fiaba su quanto la vita, qualunque cosa tu faccia, ti fotte lo stesso, su quanto sia difficile, anzi impossibile, uscire da una condizione di inferiorità ed emarginazione imposta dalle circostanze. Una volta escluso, lo sei per sempre. A nulla valgono i pochissimi attimi di felicità concessi a Carrie durante il ballo. Ad aspettarla c’è un secchio pieno di sangue e le risate dei suoi compagni di scuola. Anche se ogni volta che vedo il film spero con tutta me stessa che Sue fermi Chris in tempo e che la professoressa si renda conto di cosa sta succedendo, il secchio continua a cadere all’infinito.
Credo che esistano poche storie più crudeli di Carrie.
E non solo, è anche un racconto di donne, sulla femminilità e la sua scoperta, ma da un punto di vista di un osservatore maschile e quindi forse ancora più prezioso.
Se cercate tutto questo nel film della Peirce, non affannatevi: è andato perduto.
Certo, lo standard generale è un po’ più alto rispetto a quello a cui siamo abituati quando si parla di remake. Ci sono sempre ottimi professionisti a lavoro e qualcosa da salvare, soprattutto nella prima parte, c’è.
Solo che manca completamente l’empatia con i caratteri che si muovono sullo schermo. Mancando quella, Carrie non ha ragione di esistere. Si spezza il fragile equilibrio tra un profondo senso di pena e la repulsione dettata dalla paura che la Spacek e De Palma (nonché King alle origini del tutto) erano riusciti a imprimere a questa storia così triste e terribile.
Resta solo una splendida fanciulla con dei poteri telecinetici che fa a pezzi una città e ammazza la madre bigotta. Ed è solo un altro horror come se ne vedono tanti.

Sciocco dettaglio autobiografico in chiusura: da bambina passavo i miei pomeriggi a rompere le scatole alla videoteca sotto casa. I gestori, per liberarsi dell’insopportabile piattola che ero, avevano un metodo infallibile. Gli bastava tirare fuori la custodia del VHS di Carrie e io scappavo terrorizzata.
Provate a mostrare la locandina del film in giro. Poi tornate qui e mi raccontate le risate.

43 commenti

  1. la prima carrie è sporcata di sangue e infamia,e quella scena magistrale rimane nella storia perchè appunto avverti la cattiveria,il disastro che sta arrivando. No,peggio: la stupidità umana contro la parte debole,la loro vigliaccheria. E la vendetta di Carrie è tremenda, si tifa per lei però si è anche terrorizzati dalla disumanizzazione. Perchè a un certo punto la vittima diventa carnefice e la sua rabbia è qualcosa di devastante

    Codesta è pucciata nel sangue per la collezione autunno inverno 2013-2014. Erotizzante, un’immagine cool della vendetta.
    Mi dispiace tantissimo per la Pierce,ma davvero tanto perchè il suo boys don’t cry è un film che mi colpisce sempre profondamente. Ma almeno la mia amatissima Juliane Moore se la cava bene?

    1. La Moore se la cava sempre bene, Purtroppo la fanno recitare un po’ sopra le righe, tipo che a un certo punto comincia a prendere a craniate il muro con effetti comici involontari che levati.
      Però lei è il male minore.

  2. Lo vedrò appena esce ma era telefonato a sei anni-luce di distanza… 😉
    Però i virali, quelli sì che li avevano fatti bene. Che razza di cinema è questo?

    ps: centra’n’cazzo ma hai visto per caso La grande bellezza di Sorrentino?

    1. Sì, era telefonatissimo dalla scelta della Moretz che non c’entra niente di niente…
      Sì, l’ho visto e l’ho amato tanto

      1. Dopo tanti anni (da Mediterraneo) ho visto un film a cui un bell’Oscar farebbe proprio piacere… ogni tanto ci vuole anche questo. Incrociamo le dita!

  3. Per forza mettono fighetti nei remake che pensano solo ai capelli,per me dovrebbero mettere volti medi per l’immedisimazione per non rovinare la sospensione dell’incredulità.
    Ci vorrebbe una Square-Enix nelle Major.
    Buon Anno Lucia.

    1. Andava presa una sconosciuta, come lo era la spacek all’epoca. E bisognava avere il coraggio di rischiare a non mettere la solita strafiga conciata come finta bruttina.
      buon anno a te 😉

  4. sì, altri pianeti, nemmeno lo stesso sistema solare.
    Forse a Hoollywood i baccelloni degli ultracorpi hanno sostituito registi e sceneggiatori.

  5. Sacasa=Marvel Divas. Il che spiegherebbe molte molte cose.

    1. Ecco…questa è una risposta interessante. Certa gente andrebbe interdetta dagli studios hollywoodiani. Tipo cartello dei cani: io non posso entrare

  6. non ho visto il remake ma sono pronto a sottoscrivere sin da ora quanto hai scritto perchè il tuo discorso non fa una piega. La Moretz è troppo gnocca per la parte di Carrie e poi abbasta co’sti remeics del ciufolo! un po’ di idee nuove, no? Intanto augurissimi per l’anno prossimo!

    1. Le idee nuove bisogna avere il coraggio e i soldi per proporle. E ultimamente mancano entrambi.
      E allora, va bene e famoli ‘sti remake der ciufolo, ma almeno famoli che non siano un insulto all’umana intelligenza 😀
      Tanti auguri anche a te 😉

      1. La maggior parte di chi paga il biglietto oggi non ha mai visto – nè sentito parlare – degli originali. Quindi, si prendono dei bei giovanetti e si piazzano in una storia già girata, scopiazzando anche le inquadrature, e il gioco è fatto. Diciamolo: l’operazione Pubblico di Bocca Buona è riuscita, ormai.

  7. Ricordo anche io che da adolescente non riuscivo ad entrare in un noleggio di videocassette perchè avevano vicino alla cassa la copertina del VHS di Carrie. Quello che mi faceva paura erano gli occhi della Sissy … ora sta tipa mi sembra la classica ragazzocccia emo scartata dal cast di Twilight, A dire il vero J. Moore nel ruolo della mamma esaurito-mistico-bizzoca mi intriga, ma non è certo sufficiente per reggere il confronto.

    1. Ma sai, la Moore dove la metti sta bene. è una di quelle attrici capaci di fare qualunque ruolo e portarlo a casa con professionalità.
      Qui siamo all’interpretazione puramente alimentare. ma va anche bene.
      La dirigono anche maluccio, perché forse la Peirce pensa che l’horror sia quel genere strano dove tutti fanno faccette stralunate.

  8. moretta1987 · · Rispondi

    Però Aguirre Sacasa aveva scritto anche dei bei titoli alla Marvel tipo Four e la sua run su Spider Man,che si sia ridotto a questi livelli è proprio una brutta sorpresa.

    1. Adesso sta lavorando con Murphy al remake di The Town that dreaded sundown.
      Vedremo che combina…

  9. io voglio pensare che la Moretz fosse la sola attrice che avesse l’età adatta e sapesse recitare e avesse accettato.
    Io forse avrei scritturato Maisie Williams (la Arya del Trono di Spade) ma forse era troppo piccola quando hanno iniziato a girare il film

    1. Nel ’76 la Spacek era quasi una sconosciuta. Certo, c’era stata La rabbia giovane di mezzo, ma non la si poteva certo definire una diva.
      Bastava fare una scelta simile, prendere una giovanissima non troppo nota.
      E invece hanno voluto dare il ruolo alla divetta del momento, toppando alla grande.

      1. capisco..bisogna vedere se oggi ci sono giovanissime attrici non troppo note all’altezza della Spacek

        1. A volte, davvero, basta farsi un giro nelle scuole. quanti attori presi dalla strada si sono rivelati perfetti per certi ruoli?
          Un’esordiente, una ragazzina mai vista prima. Quella sarebbe stata una scelta coraggiosa.

          1. Giuseppe · ·

            Assolutamente vero…invece, il mettere in scena una crudele emarginazione -in quanto perno fondamentale DEVE essere sgradevole- in modo che risulti esteticamente presentabile e/o rassicurante a sufficienza è già un qualcosa capace di inficiare irrimediabilmente alla base il valore dell’intera operazione (e allora nemmeno si può pensare o tantomeno pretendere, stando così le cose, che la Peirce riesca a cavare il proverbiale sangue da una rapa). La vera Carrie non può funzionare con queste premesse…e, con tutto il dovuto rispetto (perché sì, di una brava giovane attrice comunque si parla) quando guardo Chloë la Carrie che io ricordavo non riesco a vedercela nemmeno per un solo istante. Ragion per cui non credo che il suddetto remake potrà contare sul sottoscritto come spettatore…
            P.S. 1) Eh, Tullio Kezich…ma quanto (non) era amato da Fulci, quanto 😀
            P.S. 2) Tanti auguri per un anno che sia buono davvero, dove troll, sfighe e delusioni possano finalmente diventare null’altro che lontani, lontanissimi ricordi di un mondo perduto e mai rimpianto 😉

          2. e infatti c’era da aspettarselo. Peccato perché io continuo a credere che Peirce sia molto brava.
            Scelte sconsiderate come se piovesse.
            Buon anno anche a te e speriamo sia pieno di film meravigliosi e poche trollate dalla stupida vita reale

      2. A costo di sottolineare l’ovvio e farmi dare del qualunquista, purtroppo credo che oggi si miri al 95% agli incassi, e di qui determinate scelte facili e artisticamente insensate, mentre fino a qualche anno fa c’era almeno un 40% di ricerca di un buon prodotto, innovativo, anche, se solo possibile.Si toppava ugualmente, ma non in questo modo. Oggi si è quasi smesso di “cercare”. Si fanno soldi facili e fine. Ma guai a criticare! Ti fai nemici anche tra coloro che ti stimano.

        1. Ma io credo che, anche quando si tratta di operazioni commerciali, l’obiettivo sia sempre la riuscita del film.
          Io non so quanto abbia incassato questo carrie in giro per il mondo, ma non penso sia stato questo successo clamoroso.
          e ci si giocavano anche un paio di carriere sopra.

          1. claudio · ·

            Sei ottimista, io credo che ormai si miri in primis al botteghino, e solo molto dopo – e se si può – alla riuscita del fim. Diversamente non si spiegherebbero certi harakiri. Se invece hai ragione tu, allora siamo perduti. 🙂

  10. la Carrie VERA me la ricordo benissimo (avevo 30anni) e mi fece passare una notte molto agitata
    poi arrivò Tullio Kezich a rompere lo sferisterio distinguendo tra streghe di destra e di sinistra (era il tormentone degli anni70) e decretando che quella era di sinistra (esticazzi?)
    vedrò il nuovo perché sono un masochista

    1. Ah, sì…il tormentone del “questo è di destra, questo è di sinistra” che ha massacrato il cinema italiano per una trentina d’anni e che ancora, ogni tanto, continua a mietere vittime.

      1. certa gente, anche in gamba, si parlava addosso spesso e volentieri. Era di sinistra perchè emarginata? Profondo.

  11. narratore74 · · Rispondi

    Come ho detto in altri lidi, non voglio crederci…
    Ho letto il libro che avevo undici anni, il film è arrivato poco dopo. Vedere quel bel faccino e pensare che deve rappresentare l’emarginazione, il dolore, e tante altre brutte cose, no, proprio non riesco a pensarci.
    E sono di nuovo triste…

    1. Ho avuto il tuo stesso percorso: libro letto in tenera età e film visto a ruota. E non saprei decidere quale dei due amo di più.
      Poi è arrivata questa roba e vabbè…tristezza

      1. Hanno fatto lo stresso errore del film Tamara figlia del fuoco che ha la stessa trama di Carrie solo che li c’era la moglie di Channing Tatum, Jenna Dewan che era impossibile imbruttire visto che è una modella e ballerina.
        Ormai l’andazzo e questo film senza anima.

  12. Carrie era uno dei miei film preferiti, proprio perchè mi faceva cagare sotto solo all’idea (perdonate il francese aulico). Ed era magistralmente orchestrato, a mio avviso.
    Onestamente, sebbene continui a darmi martellate sulle nocche andandoli a vedere, non comprendo la mania dei remake.
    Un film è come una torta, non è che se hai la ricetta ti viene per forza bene. Ci vogliono la poesia, l’aria, gli ingredienti, l’amore per i dolci, il forno giusto.
    Oggi invece si scimmiotta l’originale con una quintalata di effetti speciali e si pensa di aver fatto il remake. Non ci sto. No no no.

  13. giudappeso · · Rispondi

    Io non lo rivedo da non so più quanto perché mi fa stare male ogni volta, perciò che abbiano fatto un reboot del genere mi lascia non so neanche io come. Carrie era perfetto così, riuscito al primo colpo. Invece questa cosa… no, dai, non è possibile. Poi mi domando, ma gli adolescenti se la bevono davvero? Guardano questa cosa e approvano senza capire di essere presi per i fondelli? Non ci credo, non voglio crederci.

  14. vabbè ma questo basta vedere l’immagine della Carrie “moderna” e quello della Carrie di De Palma per capire che è una boiata pazzesca

    1. Infatti con queste immagini nessuno potrà azzardarsi a dire che è un buon film

  15. LordDunsany · · Rispondi

    T’avevo anticipato che satebbe stata una brutta visione, lieto di aver letto un giudizio concordante col mio! 😀
    Comunque hai individuato perfettamente il punto: della Moretz stan cercando di fare un nuovo sex symbol, qui era proprio fuori posto… Non sarebbe stata perfetta la McCord? 😉

  16. “Io vedo una ragazza bellissima” risate da sit-com a volume massimo.
    Tralasciando che per amore delle commedie ’80 mi sarei presentato al prom con un vestito mod e in compagnia di entrambe le gemelle, Carrie13 ha l’unico pregio di avermi chiarito che ormai sono un fuori quota: al prom avrei invitato l’insegnante.

    1. Ecco, anche io lo stesso: avrei invitato l’insegnante.
      Siamo vecchi, molto vecchi, ormai.
      anche la Moretz che si guarda allo specchio con la faccia triste è da scoppio di risa da sit com

  17. Non ho ancora visto il remake, ma concordo con goni singola parola che dici sul vecchio film.

    A proposito, ho trovato dei parallelismi pazzeschi nel contenuto della recensione con quella che ha scritto Intrinseco su Filmbusterds O_o

    1. Ma non vederlo. vogliti bene 😀
      Oddio, non ho capito…abbiamo scritto le stesse cose?

      1. Sì, specialmente quando avete parlato di Sissi. Non le stesse parole (sennò qualcuno di voi avrebbe plagiato), ma a contenuti siamo lì.

        Giudica tu:

        http://filmbusterds.blogspot.it/2014/01/lo-sguardo-di-satana-carrie-di-kimberly.html

        1. vabbè ma vedendo il film per forza poi ti viene da scrivere certe cose: sono talmente palesi gli errori di questo remake di Carriera che non c’è molto altro da dire.

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