L’Assassino del Lago di Cristallo – Parte II

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Mi sono persa Halloween. Avrei tanto voluto pubblicare questo post ieri. Ma è stata una giornata di quelle che non raccomanderei neanche al mio peggior nemico e quindi ho dovuto rimandare.
Pochi giorni fa, da queste parti, si parlava di maratone horror. Io ne ho fatta una molto particolare e molto intensa: ho visto tutta la serie di film di Venerdì 13 uno dietro l’altro, senza pause. E sono anche andata un po’ in confusione. A un certo punto non sapevo più dove Jason ammazzava chi, perché davvero, lo spettacolo è tra i più ripetitivi mai realizzati. Anche se, devo ammetterlo, a parte alcune cose pietose fatte giusto per spremere la povera creatura fino all’osso, piuttosto piacevole.
L’altro ieri eravamo rimasti ai produttori che, subito dopo l’uscita di Friday the 13th, capiscono di aver trovato la gallina dalle uova d’oro e decidono di far girare all’istante un seguito. Il copione, in sede di lavorazione, era intitolato semplicemente “Jason”.
Solo che nel primo film Jason non c’è.
O meglio, c’è ma è un cadavere sin dai primi minuti di pellicola. Come se non bastasse, l’assassino, Pamela Voorhees, è irrevocabilmente morta. Decapitazione in slow motion. Difficile riportarla in vita.
All’inizio si pensò di rendere Venerdì 13 una serie di horror che non contenessero alcun riferimento al capostipite. Ma poi divenne chiaro che andava resuscitato in qualche modo Jason.
E così, si torna a Crystal Lake, per Friday the 13th Par II, uscito in italia col sottotitolo “L’assassino ti siede accanto”. E non chiedetemi perché. 
Si tratta di un film di cui abbiamo già discusso, e anche più di una volta. Superiore di parecchie spanne al suo predecessore, è uno slasher d’annata con la migliore final girl dell’intera serie, Ginny, interpretata da Amy Steel, un Jason non ancora icona (sacco in testa, niente maschera da hockey), ma già abbastanza letale, un debito grosso come un transatlantico con Reazione a Catena di Mario Bava, e un jump scare che ancora oggi non ha rivali, e che ci ricorda di fare molta attenzione quando ci troviamo con le spalle rivolte a una finestra.
E poi c’è Muffin, no dico, Muffin.
Body Count: 9
Omicidio Migliore: quello di Scott, il ragazzo in sedia a rotelle, così crudele che oggi nessun produttore sano di mente si sognerebbe di licenziare una scena del genere.
Cosa lo rende speciale: Ginny, senza alcun dubbio. Differente da tutte le altre eroine della saga, frega Jason con l’intelligenza, è combattiva, disinibita e, strano a dirsi, ha addirittura una vita sessuale con Paul. Non a caso è uno dei personaggi più amati da tutti i fan del franchise.

tumblr_lnud3fCBWL1qjw2szo1_500Gli incassi di Venerdì 13 Parte II sono altissimi, mentre la critica continua imperterrita a sparare sulla croce rossa.
Ma, per citare William Friedkin, è lo stomaco degli spettatori che recensisce il film. E Miner alla regia e Mancuso Jr. (che all’epoca aveva 22 anni) in produzione, decidono di mettere subito in cantiere un terzo capitolo. Questa volta, sfruttando anche una nuova tecnologia, che con il cinema dell’orrore sembrava andare a nozze, il 3d.
Ma se il primo film ha la sua importanza in quanto punto di partenza di un filone che avrebbe condizionato, nel bene e nel male, l’horror degli ultimi trent’anni, e il secondo è un riuscitissimo esempio di slasher girato alla grande, ecco che Venerdì 13 Parte III (1983) si rivela un mezzo passo falso.
Fiacco e noioso, anche nelle sequenze di morte, inaugura la sfilza di personaggi stereotipati e insopportabili che si spera muoiano presto e male.
Anche Miner, svogliato più che mai, subordina tutta la messa in scena al 3d. E così abbiamo una massa di oggetti lanciati verso la macchina da presa: yo-yo, frecce, portafogli, e lo stesso Jason che si rialza per la duecentesima volta a favore di obiettivo.
Body Count: 12
Omicidio migliore: il povero Andy, segato in due dal machete di Jason mentre cammina sulle mani.
Cosa lo rende speciale: è il film in cui Jason assurge al ruolo di icona, trovando la maschera che lo avrebbe caratterizzato negli anni a venire. E aggiungiamo pure che a interpretare il bamboccione c’era il compianto Richard Brooker, scomparso proprio l’8 aprile di quest’anno.

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Alla fine di Venerdì 13 Parte III, lasciamo il cadavere di Jason riverso nel fienile del campeggio. Ma siamo sicuri che sia proprio un cadavere?
Mancuso Jr. aveva chiara in mente l’idea di chiudere il personaggio col botto, di realizzare un ultimo film e poi abbandonare Jason. La Paramount era d’accordo. Bisognava dare a Jason una fine memorabile.
La sceneggiatura di Friday the 13th – The Final Chapter (1984), viene affidata a Barney Coehn, mentre si toglie a  Miner il timone della saga e si chiama un giovane regista che, nel 1981 aveva diretto uno slasher molto efferato, diventato quasi subito un piccolo cult, The Prowler. Joseph Zito, dai minuscoli horror low budget, si trova catapultato a capo di uno dei prodotti di punta della Paramount.
Per Venerdì 13 parte IV, i costi di produzione lievitano: si nota già dalla prima sequenza, con elicotteri, macchine della polizia e dolly vertiginosi.
Si fa sul serio anche nello script, diverso dal precedente, molto più intelligente e calibrato, con una grande attenzione a ogni personaggio. E con l’introduzione di un carattere inedito per un prodotto di questo tipo: Tommy Jarvis (Corey Feldman), che sembra uscito dritto dalle pagine del King migliore: un bambino appassionato di trucchi ed effetti speciali, che vive con mamma e sorella maggiore in una grande casa vicino al lago.
Per il resto, solito gruppetto di vittime sacrificali (tra cui spicca un giovane Crispin Glover), ma al servizio di un horror molto solido e teso. Forse è il capitolo più punitivo tra i primi quattro, il più “puritano” da un punto di vista morale. Ed è anche il più violento.
Body Count: 14
Omicidio migliore: sono indecisa. Ma, nonostante la mannaia in faccia a Jimmy sia un pezzo di bravura di Savini, il mio cuore vola alla brutalità estrema della morte di Doug, schiacciato a mani nude da Jason contro la parete del bagno.
Cosa lo rende speciale: tutto. È, in un certo senso, lo slasher perfetto. Se proprio devo scegliere un elemento che caratterizza questo film, allora mi prendo Corey Feldman tutta la vita. O il ballo di Crispin Glover all’inizio del film, adorabile momento camp da serbare per sempre nella memoria.

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Poco tempo dopo la morte “definitiva” di Jason, si diffonde la notizia che la Paramount ha in programma di realizzare altri quattro film sull’assassino di Crystal Lake.
Il che è un bel problema. Jason non nasce come creatura soprannaturale. In realtà è solo un ragazzone con una forza fuori del comune e difficile da uccidere. Ma l’immortalità è prerogativa di altri uomini neri.
Almeno fino a quando il sacro richiamo dell’incasso sicuro non costringe Jason a tornare in vita per la quinta volta.
Però calmi e buoni: non è proprio così.
Ci hanno provato, in un certo senso, a dare una parvenza di coerenza narrativa al tutto, a lasciare almeno che Jason riposasse in pace.
Solo che non ci sono riusciti.
Con un’operazione sciagurata simile, per certi versi, a quella tentata con il terzo capitolo della saga di Halloween, Mancuso Jr. e il regista di soft porno Danny Steinmann (anche autore della sceneggiatura), cercano di mettere in scena un Venerdì 13 senza Jason.
Il quinto capitolo della saga è infatti un semplicissimo whodunit ambientato in un istituto per ragazzi con problemi mentali, dove approda un Tommy Jarvis diventato adulto.
Data la statura artistica di Steinmann, largo spazio è concesso alle abbondanti nudità delle ospiti femminili dell’istituto.
Tette e sangue a volontà. Friday the 13th part V – A New Beginning (1985), non è altro. In più è girato come un filmino pornografico amatoriale e recitato in modo imbarazzante. E ha una sceneggiatura da mettersi le mani nei capelli.
Body Count: 21
Omicidio migliore: la testa di Eddie che viene schiacciata da un laccio di cuoio legato a un albero fa un certo effetto.
Cosa lo rende speciale: oddio, più che altro che cosa si salva in questo osceno guazzabuglio. Forse i due bifolchi che perseguitano i ragazzi dell’istituto sono abbastanza divertenti. Ma più di questo, non saprei dire.

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Gli incassi non premiano questo nuovo capitolo.
Non che il film vada male, ma di sicuro è l’episodio di minor successo dell’intera serie.
La conseguenza fu una drastica riduzione dei budget per i film successivi e, da un punto di vista narrativo, la rinascita di Jason, che indirizza il resto della saga verso territori soprannaturali. Nonostante nessuno si sia mai riferito a Jason come uno zombie, è evidente che appartenga a una specie molto simile.
Nel sesto capitolo, Friday the 13th Part VI – Jason Lives (1986), gli sceneggiatori rinunciano a ogni continuità con il film precedente. Protagonista è sempre Tommy Jarvis, interpretato però da un altro attore e senza nessuna memoria apparente della sua permanenza in un istituto, con tanto di strage allegata.
Poco convinto che Jason sia defunto sul serio, va a riesumarne il corpo e, invece di lasciarlo cadavere, lo rianima inavvertitamente con un fulmine.
Sì. Non c’è molto altro da aggiungere, se non che la scusa per far tornare Jason a sbucciare ragazzotti è risibile. Qualche trovata divertente, come quella della bambina che si trova faccia a faccia con l’uomo nero, o l’idea per i titoli di testa con Jason che si atteggia a James Bond. Ormai è ovvio che la star incontrastata del film sia lui, e che tutto il resto sia intercambiabile.
Body Count: 18
Omicidio migliore: la tripla decapitazione dei giocatori di paint ball.
Cosa lo rende speciale: l’uccisione di Jason incatenato sul fondo del lago e mutilato con l’elica di un fuoribordo è la cosa migliore del film.

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Nel frattempo, sul cinema horror si era abbattuto un nuovo fenomeno: nel 1984 era uscito Nightmare on Elm Street e Freddy stava soppiantando Jason nel cuore degli appassionati. La saga di Nightmare, saldamente in mano alla New Line, ormai capitalizzava molto di più rispetto a quella ambientata a Crystal Lake.
Anche a questo si deve la graduale metamorfosi di Venerdì 13 da slasher in horror soprannaturale.
Transizione compiuta proprio nel settimo capitolo della saga: Friday the 13th Part VII: The New Blood (1988).
A dirigere il film, il tecnico degli effetti speciali, regista e produttore John Carl Buechler.
Di tutti gli episodi della saga, il settimo è il più spettacolare, per la necessità di rendere in maniera efficace sullo schermo i poteri telecinetici della protagonista Tina, responsabile, da bambina, dell’annegamento del padre proprio a Crystal Lake, e da adolescente dell’ennesima resurrezione di Jason, riportato in vita proprio dalle sue capacità.
The New Blood è un film particolare, dalla strana atmosfera: sembra di assistere agli ultimi fasti di un’epoca morente. Qui il personaggio di Jason e l’ambientazione sparano le loro ultime cartucce.
A differenza del quinto e del sesto capitolo, The New Blood è un film serissimo, che lascia poco spazio all’ironia e al cazzeggio e ci prova sul serio a mettere paura.
Che ci riesca solo in parte, è purtroppo un dato di fatto, ma va comunque premiata la bona volontà.
Body Count: 16
Omicidio migliore: la ragazza chiusa nel suo sacco a pelo e sbattuta contro un albero.
Cosa lo rende speciale: dopo una fila di final girl anonime e senza personalità, gli sceneggiatori azzeccano il personaggio femminile di Tina, una ragazza devastata dal senso di colpa e in preda all’angoscia di non saper gestire i suoi poteri. Niente di nuovo, per carità, ma almeno Tina non sta lì a fare da spalla a Jason per un’ora e mezza.
Inoltre, in questo capitolo, per la prima volta c’è Kane Hodder a prestare la sua montagna di muscoli a Jason.

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Nel 1989, Jason aveva perso gran parte del suo fascino. Contemporaneamente, usciva nelle sale The Dream Child, il capitolo della saga di Freddy Krueger che ha incassato di più. Ma la Paramount aveva un contratto per realizzare ancora un altro episodio del gigante tonto di Crystal Lake.
L’idea di toglierlo dal suo ambiente naturale e trasferirlo a New York a qualcuno deve essere sembrata buona.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti i coraggiosi che hanno assistito alla noiosa farsa che risponde al titolo di Friday the 13th Part VIII – Jason Takes Manhattan.
Il tentativo disperato di svecchiare il personaggio porta a una delle vicende più demenziali mai narrate in un film dell’orrore: una crociera che da Crystal Lake arriva a New York portandosi dietro il nostro eroe.
Solo a guardare costumi e pettinature viene voglia di mettersi a urlare. Ed è meglio non ascoltare troppo i dialoghi se non si vuole rischiare di impazzire.
Come se non bastasse, questo è il film in cui Jason ritrova il bambino che è in lui.
Body Count: 19
Omicidio migliore: giusto perché fa ridere, la decapitazione del pugile.
Cosa lo rende speciale: niente. Jason Takes Manhattan è un film di cui non è possibile salvare qualcosa neanche a essere buoni e generosi.

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Il film non incassa niente e la Paramount molla il colpo: cede i diritti del personaggio alla New Line, di cui però Jason è un po’ il figlio bastardo. L’interesse principale della casa di produzione è infatti quello di far incontrare Jason e il loro prodotto di punta: Freddy Krueger.
Il problema è che nel frattempo il cinema dell’orrore non solo è cambiato, ma non riscuote più lo stesso successo di un tempo. E sembra anche che la sala non sia più adatta agli slasher con stragi di adolescenti.
Stiamo parlando della New Line della fine degli anni ’80 e dei primi anni ’90. Prima di Peter Jackson, insomma, quando era ancora famosa per i suoi film di serie B.
E così, mentre Freddy viene ucciso nell’ultimo film della sua saga, Jason viene messo in naftalina fino al 1993, quando esce, solo per il mercato home video, Jason Goes to Hell – The Final Friday.
Che non è proprio un pessimo film. Peccato che Jason c’entri poco o nulla.
Lo zombi di Crystal Lake viene ucciso in un’imboscata della polizia, ma il suo cuore continua a battere e gli permette di trasferire la sua furia omicida da un corpo all’altro.
Jason appare all’inizio e nelle sequenze finali.
Il film non è altro che una testa di ponte per preparare l’incontro con Freddy, come è visibile nell’ultima inquadratura prima dei titoli di coda.
Body Count: 23
Omicidio Migliore: La ragazza che viene prima infilzata e poi tagliata a metà mentre fa sesso in una tenda.
Cosa lo rende speciale: il guanto di Freddy afferra la maschera di Jason e la trascina sotto terra. Stop.

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Prima di rivedere Jason su uno schermo, devono passare quasi dieci anni. Jason X è infatti del 2001 e viene realizzato solo per far riprendere al pubblico familiarità con il personaggio, in vista di Freddy vs Jason che, dopo slittamenti e ritardi, è finalmente pronto per entrare in produzione.
Che alla New Line sentissero la necessità di ricordare a qualcuno l’esistenza di Jason e non quella di Freddy, dà la misura di come l’assassino di Crystal Lake si fosse svalutato nel corso del tempo.
E sì, nel 2001, la New Line non era più la scalcinata produzione indipendente che aveva turlupinato Wes Craven. Era la rispettabile major a capo dell’operazione Lord of the Rings. Quindi il nostro Jason vaga nel limbo, sembra essere spacciato e poi eccolo spuntare nel futuro, su una nave spaziale, a fare ciò che gli riesce meglio: uccidere giovani gaudenti, che anche nel venticinquesimo secolo, hanno come unico interesse il sesso promiscuo.
Jason X è uno dei film più bizzari, divertenti e senza vergogna mai realizzati. Proprio la sua spudoratezza lo rende unico. Mandare Jason nello spazio armato di machete a far fuori un intero equipaggio, vederlo combattere contro un androide, farsi l’upgrade e diventare Uber Jason, è fonte di immensa gioia. È c’è persino spazio per un nostalgico ritorno a Crystal Lake in una delle sequenze più esilaranti del film.
Body Count: 23
Omicidio migliore: l’azoto liquido. No, dico, l’azoto liquido.
Cosa lo rende speciale: da un’idea del tutto idiota, nasce un gioiellino di serie zeta da incorniciare. E poi c’è anche un cameo di Cronenberg.

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La storia di Jason, per il momento, termina qui.
Appare un’altra volta in Freddy vs Jason, uscito nel 2003. Se mi conoscete bene, sapete che io adoro Ronny Yu e adoro anche il modo in cui sono riusciti a far incontrare i due personaggi, infischiandosene di qualsiasi forma di coerenza narrativa, o logica elementare.
Solo che il film è molto sbilanciato dalla parte di Krueger, con Jason che sta lì solo per avere il suo nome nel titolo. Il mattatore incontrastato di Freddy vs Jason è Robert Englund e le sequenze migliori sono quelle dedicate agli incubi. Jason fa il braccio armato, ammazzando a casaccio.
Ed è comunque un film che appartiene già a un’altra mentalità e a un’altra epoca, in cui forse l’uomo dei sogni si sente molto più a suo agio, rispetto all’assassino con maschera da hockey.
Del remake del 2009, a firma di Marcus Nispel, non voglio parlare. È un insulto e basta.
Sono anni che Sean Cunningham parla di resuscitare la serie con un reboot. E pare che le riprese siano previste per la primavera del 2014. È in arrivo, forse, anche una serie televisiva, dal titolo Friday The 13th: Crystal Lake Chronicles, che nelle parole dello stesso Cunningham, dovrebbe essere una sorta di Smallville con Jason al posto di Clark Kent. E ci sarà da ridere.
Non so a quanto serva tentare ancora una volta di riportare in vita un personaggio che è profondamente radicato in un certo periodo storico e in un certo modo di intendere l’horror.
Forse sarebbe il caso di lasciarlo finalmente riposare sul fondo di Crystal Lake.
Musica.

9 commenti

  1. moretta1987 · · Rispondi

    Ottimo articolo Lucia e soprattutto hai avuto molto fegato a spararti l’intera serie in un unico week end. Su Venerdi 13 non erano male i fumetti della Wildstorm,degli slasheroni abbastanza rozzi ma che funzionavano proprio per questo (e con la spiegazione migliore su come faccia Jason a tornare sempre in vita).

    1. Ma sai che io i fumetti non li ho mai letti?
      E ora sono curiosissima di sapere la motivazione delle continue resurrezioni del nostro Giasone 😉

  2. Alla fine salverei proprio Jason X. Un film.che nonostante tutto funziona col.valore aggiunto della presenza di Lexa Doig e Lisa Ryder.

  3. Freddy Vs. Jason sarà sbilanciato, ma se non ricordo male alla fine (SPOILER!) il vincitore è decisamente l’hockeysta: anzi, dall’ultima inquadratura l’uomo col maglione-a-strisce esce… ridimensionato a dir poco.

    1. Sì, ma nell’ultima inquadratura, Freddy è ancora vivo e fa l’occhiolino al pubblico.
      Io la vedo come una vittoria, ma forse solo perché ho sempre fatto il tifo per lui

  4. Giuseppe · · Rispondi

    E con il tuo post di oggi è come se -di riflesso- la Jason-maratona me la fossi sparata di seguito anch’io. E sì, Jason X è divertentissimo e nella mia cineteca non poteva certo mancare 😉
    Quanto al riportare Jason in auge di questi tempi con un’eventuale serie tv, la cosa mi lascia piuttosto perplesso…il tutto avrebbe avuto più senso all’epoca, magari seguendo la scia di una serie come Freddy’s Nightmares. Fatte salve le ovvie differenze fra le due icone horror, credo fosse quello il contesto più adatto per tentare l’approccio televisivo…se non altro a fine ’80-primi ’90 il ragazzone con la maschera da hockey lo vedevo un po’ più radicato nell’immaginario collettivo di quanto lo sia ora, il che poteva giustificare i rischi di un’operazione del genere. Ma oggi come oggi di quale Jason -che quello di Nispel NON E’ Jason- potrebbe parlare Cunningham? E a quale pubblico? Francamente, io faccio fatica ad immaginarmelo…dubbi che mi vengono anche per quanto riguarda il reboot cinematografico.

    1. No, sinceramente non ce lo vedo neanche io un reboot adesso, e tantomeno una serie televisiva alla smallville…
      chissà cosa ne uscirà fuori.
      Sicuramente i fan ci sono ancora, pronti ad accorrere al cinema

  5. Mi ero convinta già alla terza riga ma dopo aver letto tutto il post sono più che mai decisa a guardarmi i sequel, almeno fino al IV. Anzi, comincio subito la caccia.

    1. in alcuni casi inorridirai. in altri ti divertirai da matti.
      😉

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