Gravity

gravity-movie-poster
Regia – Alfonso Cuarón (2013)

I was stunned, absolutely floored. I think it’s the best space photography ever done, I think it’s the best space film ever done, and it’s the movie I’ve been hungry to see for an awful long time.
Così parlò James Cameron dopo aver visto Gravity. E stupire uno come Cameron non deve essere semplicissimo. Lui, di film nello spazio non solo ne ha visto di ogni tipo. Ma ne ha realizzati di ogni tipo.
Non è neanche solito sperticarsi in lodi nei confronti dei suoi colleghi. O almeno, io delle reazioni così entusiastiche da parte sua non ne avevo mai lette. Correggetemi se sbaglio.
Con queste parole in testa, ieri sera sono entrata al cinema, ho infilato i miei begli occhialetti in treddì sulla punta del naso e ho aspettato gli ormai canonici 40 minuti di pubblicità prima che iniziasse il film.
È un bene che io oggi abbia avuto dei giretti burocratici da fare, perché non sarei riuscita ad andare a lavoro, dopo aver visto Gravity. Non senza prendere una mazza da baseball, sfasciare tutte le moviole (compresa la mia), urlando come una pazza furiosa: “ma che cazzo stiamo facendo?”
Dopo Gravity, il senso di frustrazione è così forte che, se da un lato hai gli occhi strabordanti splendore visivo e la mente e il cuore pieni di bellezza e commozione, dall’altro ti senti una merdina, ché tu una cosa del genere te la sogni tutte le notti. E non la potrai fare mai. E forse non puoi neanche immaginare di farla. Ti spezzano le gambe molto prima di cominciare solo a concepirla. 

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Fatto sta che Cuarón ci è riuscito. Il regista messicano che già aveva diretto (e scritto) uno dei migliori film distopici del decennio scorso, è tornato, a distanza di otto anni, con un’opera che si può definire solo in un modo: miracolosa.
Quattro anni di lavorazione, ottanta milioni di dollari di budget, un progetto bloccato e rimandato centinaia di volte, perché non esisteva ancora la tecnologia adatta a portarlo sullo schermo. Un film per cui ci si è dovuti inventare delle nuove tecniche, affrontare sfide enormi e che rappresenta il punto più alto raggiunto fin’ora dall’integrazione tra arte (sì, l’ho detto, giuro, non lo faccio più) e tecnologia applicate alla macchina cinema.

E tutto per star dietro alla visione di un pazzo messicano che voleva girare un film nello spazio e far sentire lo spettatore come se si trovasse, anche lui, a gravità zero, un pazzo che voleva a tutti i costi raccontare una storia su quanto noi esseri umani siamo delle piccole, insignificanti e fragili creaturine tignose, in grado di metterci persino di traverso all’immensità dell’universo pur di sopravvivere.
E c’è stato qualcuno che questo pazzo l’ha finanziato, qualcuno che ci ha creduto, che gli ha detto: “Ehi, Alfonso, prendi un po’ questa ottantina di milioni di dollari e facci il cazzo che ti pare”.
E Cuarón ci ha fatto esattamente il cazzo che gli pareva.
Girando un qualcosa mai visto prima, restituendo al cinema la sua forma più pura, quella di esperienza totale, coinvolgente sotto tutti gli aspetti, visivo, cerebrale, emotivo. Guardare Gravity vuol dire smarrire noi stessi per due ore e fluttuare, anche noi, insieme alla dottoressa Stone (Sandra Bullock) e all’astronauta Kowalski (George Clooney).
Mai come in questo caso, i collaboratori del regista svolgono un ruolo fondamentale, a partire dal direttore della fotografia Emmanuel Lubezki, che secondo me dopo le riprese è stato ricoverato in clinica psichiatrica. Soprattutto dopo essere stato costretto a illuminare il piano sequenza iniziale di quasi 20 minuti (sì, ci sono gli stacchi, prima che arrivino i precisetti vari a dirmelo, sono invisibili, ma ci sono, ma resta comunque una scena enorme e non rompetemi le palle). Altri matti furiosi sono i realizzatori degli effetti visivi. Perché la parte ambientata nello spazio di Gravity (e quindi un simpatico 70% del minutaggio complessivo) è interamente ricostruita in CGI.
Con la macchina da presa di Cuarón che non ci pensa neanche a stare ferma un secondo e si lancia in soggettive da infarto, passa per squarci di visione dell’immensità buia dell’universo, ci mostra un’alba sulla terra (vista da centinaia di migliaia di chilometri di distanza) che io ancora sto piangendo e ho la pelle d’oca in ogni parte del corpo se solo ci ripenso.
No, ma davvero. Pensate al lavoro dietro a tutto questo.
Sandra-Bullock-in-Gravity-2013-Movie-Image

Ma se fosse solo questo, Gravity non sarebbe altro che un (meraviglioso) esercizio stilistico di un genietto.
Invece Gravity è un’epopea che si avvinghia allo stomaco dello spettatore, lo esalta, lo commuove, lo fa sperare e tremare di paura.
È la messa in scena epica di una lotta per la sopravvivenza, della rinascita di un essere umano (una donna, da sola, persa nello spazio) messo di fronte alla sua piccolezza. Ma ugualmente capace di sfidare delle condizioni estreme, un ambiente ostile e indifferente, e di combattere con ogni mezzo a sua disposizione fino all’ultimo istante.
Con una tenacia e un attaccamento alla vita che non hanno altra giustificazione se non quella di essere prerogative tipicamente umane. La dottoressa Stone non ha nessuno che la aspetti a casa. E anzi, ha perso tutto quello a cui teneva. Cuarón evita il trappolone della fede, creando un personaggio che ne è del tutto sprovvisto. Se la Stone vuole sopravvivere, lo vuole solo ed esclusivamente per se stessa.
Ed è un concetto così importante da trasmettere, eppure così sottile, che non smetterò mai di ringraziare Cuarón per averci costruito un film sopra.
Perché è molto facile – e io ormai questo discorso lo affronto un giorno sì e l’altro pure – raccontarci del nostro peggio, consegnare al cinema un ritratto dell’umanità virato al negativo. Difficilissimo è invece incaponirsi a voler raccontare il meglio di noi. E a non far sì che tutto ciò risulti stucchevole, o retorico.
Gravity è un inno all’umanità, nella sua essenza più profonda.
Ed è Cinema, all’apice della sua forza creativa.
Sandra-Bullock-in-Gravity-2013-Movie-Image (1) - Copia

Aggiungo due postille:
1) Chi pensa che Sandra Bullock non  sia una grande attrice sottovalutata e bistrattata non si sa per quale oscuro motivo a me ignoto, è bene che impari a tacere, e  per sempre: dopo un film in cui è sempre (e dico sempre) in campo, si carica l’intera vicenda sulle spalle, si sottopone a un lavoro fisico e mentale, anche quello, da ricovero immediato, e ci regala il più bel personaggio femminile degli ultimi quindici o vent’anni, io non so più cos’altro deve fare per essere finalmente ritenuta credibile.

2) se piratate questo film e non lo vedete in sala e in 3d (ora ho capito a cosa serve il 3d) siete degli stronzi, senza se e senza ma. Piuttosto non vedetelo. Alcune opere vanno apprezzate così come sono state immaginate dal loro creatore. E su questo non esistono scuse.

Detto questo, precipitatevi che secondo me non dura molto.
Sto pensando di chiedere la cittadinanza messicana. Hai visto mai…

22 commenti

  1. narratore74 · · Rispondi

    Avevo speranze su questo film, ma tu mi hai aperto un mondo di gloria e goduria!
    Ora scappo, anzi, non sono nemmeno qui, sto acquistando il biglietto del cinema… 😉

    1. Precipitati!!!
      corri, vola!!!!
      ❤ ❤ ❤

  2. Non so che dire, sono d’accordo dalla prima all’ultima riga.

    Posso solo affermare che per me è stata l’esperienza cinematografica più bella e forte di sempre. L’ho visto ormai 10 giorni fa (grazie ad una mia amica – non finirò mai di ringraziarla – sono riuscito a vedere l’anteprima in lingua originale) e sono ancora là, a 400 chilometri dalla terra. Una volta stati lì con Cuaròn e la Bullock, il desiderio di tornarci è totale. E infatti tornerò a vederlo 🙂

    Questo film è stato così potente che la mattina dopo (ripensando durante la doccia ai suoi ultimi 10 o 15 minuti) mi sono commosso. Di nuovo.

    Infine sulla Bullock, io ero uno di quelli che non l’hanno mai amata – forse anche perché non sono un grande amante del genere commedia. Come ho già fatto in altre sedi, mi cospargo il capo di cenere e le chiedo umilmente scusa.

    1. Infatti è un’esperienza unica.
      IO non credo che sia mai stato neanche tentato nulla di simile.
      Un film emotivamente sconvolgente, visivamente maestoso e con un nucleo concettuale per nulla banale o scontato.
      Forse è il film dell’anno, in una stagione cinematografica che già ci ha dato delle opere importantissime.

      1. Altra cosa notevole è come io e il mio amico che avevo di fianco non siamo riusciti a stare fermi sulla poltrona nemmeno per un secondo (la tensione!!), mentre la mia amica è stata per tutto il tempo raggomitolata con le gambe appoggiate al petto 😀

        1. io ho fatto venire il mal di mare a tutta la mia fila perché non sono riuscita a fermarmi un solo istante.
          una tensione quasi insopportabile.

          1. Un film veramente pazzesco. E negli ultimi 10 giorni a pensare e a parlare di sto film mi sono sentito molto solo (molto appropriato direi, ma i miei amici di Facebook eccetera chissà cos’hanno pensato)… Ora sono un po’ meno solo!

  3. claudio · · Rispondi

    tornerò al cinema.

    1. Sì, per questo film sì.
      E se te ne dovessi pentire, sei autorizzato a non rivolgermi mai più la parola 😀

  4. LordDunsany · · Rispondi

    Mmmm, avevo visto in sala il trailer (che precedeva la visione di “The Grandmaster”) e non mi era parso un granché; amo la fantascienza, vero, ma temo che questa rientri nel ramo tanto caro ad Arthur C. Clarke (che io non apprezzo molto); però il tuo commento è talmente “enorme” (rarissimamente ti ho letto più entusiasta) che non posso esimermi.. Ho convinto due amici e stasaera me lo vedrò al cinema. Tornerò per un commentino 😀

  5. Dovrei andare in settimana.Sono davvero curiosissima.
    Recensione assolutamente strepitosa (come al solito).

  6. Sai che avevo paura? Trailer mozzafiato, grandi aspettative, un soggetto da incubo per mantenerne un prodotto spendibile senza ammazzare gli spettatori… temevo lo scivolone.
    Mi hai rincuorato!

  7. Giuseppe · · Rispondi

    Ma guarda che quando il termine “arte” non è fuori luogo mica devi farti problemi ad usarlo 😀 , e fuori luogo proprio non mi sembra per nulla se Cuarón è riuscito a ottenere i risultati che leggo nella tua potente rece…adesso però ho paura che tu ti trasferisca in pianta stabile in Messico per collaborare con il bravo Alfonso e mi pianti qui, da solo come la Bullock nell’immensità del cosmo… 😉

  8. Grande rece Lucia!

    Film immenso, uno di quelli che in piccolo fanno la storia di questa magnifica arte.
    Gli ho dato 9 perchè ci sono 2,3 situazioni che mi hanno fatto storcere il naso ma l’esperienza rimane grandiosa.
    Curioso, anche io, non ricordo se direttamente in rece o su fb, ho dato dello stronzo a chi scaricherà questo gioiello.
    Non proveranno mai quello che abbiamo provato noi in sala.

    1. No, non è proprio un’esperienza che si può affrontare con un file a bassa qualità e un audio di merda.
      Ho letto la tua rece 😉
      dobbiamo difendere questo gioiello, tutti insieme

      1. ma io vado anche oltre. Io poi che odio il 3d e la tecnologia. Forse nemmeno il dvd basta, questo va visto in sala, punto. E ci sono 2,3 settimane per farlo, poi quest’esperienza sarà passata e non più ritrovabile.

  9. Film pazzesco! Grande film, oltre ogni mia aspettativa! Ero un po’ timoroso perché avevo paura di assistere ad un film in stile Buried o Abbandonati nello spazio (entrambi grandi film sia chiaro) dove due astronauti erano alla deriva nello spazio senza un briciolo di azione….invece si è rivelato un tripudio di adrenalina e azione. Condivido in pieno l’articolo. La Bullock mi è sempre piaciuta come attrice e questa volta ha dato grande prova delle sue doti, Clooney grandioso come sempre. Quello che mi ha colpito profondamente insieme alla fotografia è stata la colonna sonora di Steven Price…un capolavoro! Queste musiche tra melodia e suono che mettono un’angoscia impressionante e che danno il senso del vuoto spaziale. Colonne sonore così azzeccate per film similari sono state quelle di Sunshine.
    Il 3D mi ha colpito in alcune scene, ma poi purtroppo l’occhio ci fa l’abitudine e dopo poco non ci si fa più tanto caso, ma è un problema di tutte le pellicole. Io a casa ho il 3D, ma sinceramente non lo trovo così accattivante, vedere Avatar in 2D o in 3D non cambia niente, come per tutti gli altri film.
    Chi scarica i film da cam in uscita al cinema non capisce una emerita cippa di cinema e per questo sarebbe bene che nel purgatorio si sorbiscano la visione perpetua di Vacanze di Natale con Boldi e De Sica!!!!

  10. un film che non è un film. In questo risiede il motivo del suo successo. Forse, al di là di fiumi di parole, di azzardati paralleli con altre pellicole sul tema, qui siamo alla provocazione dei sentimenti dello spettatore (amplificati dal 3D) in una dimensione non usuale. E’ questo quello che affascina: un processo (difficile) di immedesimazione (che il cinema per statuto sollecita) in una condizione eccezionale, e lontana dalle comuni esperienze. Poco altro. La battuta maligna? “un film costato un cazzo: tutto girato in interni, e Il budger per il casting è stato ridottissimo”. la battuta migliore (forse la chiave del film) quella di Cloney rivolta alla Bullock “…lascia andare”.

  11. Film davvero molto bello, come ho scritto da me. Non me l’aspettavo, devo dire, di rimanere così colpito da questa pellicola, visivamente impressionante e girata benissima. E finalmente, per la prima volta, il 3d è funzionale alla storia e ben fatto.

    1. Il 3d è indispensabile per vedere Gravity.
      Oserei dire che il 3d è stato inventato per Gravity 😉

  12. jackwalters81 · · Rispondi

    Visto questo martedì sera: ansia alle stelle e tanta, ma proprio tanta, soddisfazione di aver impiegato bene i miei soldi per un film che è un’opera d’arte! Per il resto concordo con la tua recensione: non so, ma mi pare di aver notato qualche incogruenza fisico-scientifica in alcune scene…magari se ne parla in un articolo appositamente. Non saprei se ne varrà la pena, ma credo che il prossimo ridotto al cinema lo impiegherò per vedere “Dark Skies: oscure presenze” (la mia fame di Fantastico è così profonda negli ultimi tempi, che vedrei qualsiasi cosa!): che ne pensate?

  13. Condivido tutto quello che hai scritto dalla prima all’ultima lettera. Nessun film mi ha emozionato così tanto. Mai visto niente del genere! E vedi gente che lo trova sopravvalutato! Ma come fanno?? Finalmente il 3d é indispensabile.

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