The World’s End

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Regia – Edgar Wright (2013)

Non potevo aspettare. Sto dietro a questo film da quando apparvero le prime immagini di Simon Pegg ed Edgar Wright che facevano i buffoni davanti a una lavagnetta con su scritto il titolo.
E gli sto dietro con una scaramantica dose di sospetto, dato che Wright, dopo aver inanellato due filmoni pazzeschi uno dietro l’altro (io preferisco Hot Fuzz a Shaun of the Dead, ma di pochissimo) si era trasferito in America e mi aveva in parte deluso. Sì, certo, Scott Pilgrim vs the World non è un pessimo film, è coloratissimo ultrapop e tutto quello che volete voi. Ma non è un film di Wright. Potrebbe averlo girato davvero chiunque. E potrebbe averlo scritto chiunque.
Sapere che Wright era tornato a lavorare in patria, con i suoi soliti collaboratori, mi ha fatto sentire subito meglio.
E, dopo la visione di The World’s End, posso affermare con tranquillità che siamo al terzo filmone pazzesco. Viva l’Inghilterra e che Dio salvi la Regina.

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The World’s End è il nome di un pub, in una piccola città inglese, Newton Haven, ed è l’ultima tappa del Golden Mile, un tour di 12 pub, tentato da Garry King (Simon Pegg) e dai suoi quattro amici l’ultimo giorno di scuola delle superiori e mai portato a termine.
Vent’anni dopo, Garry riunisce il gruppo per percorrere l’intero Golden Mile e prendersi la più epica sbronza delle loro vite.
Il problema è che i nostri protagonisti non hanno fatto i conti con un’invasione aliena.
Continua quindi il percorso di Wright attraverso i vari generi e dopo l’horror e il cinema d’azione, ora tocca alla fantascienza essere sbeffeggiata con affetto. Perché, ed è bene sottolineare il concetto, virare un determinato genere a commedia, e parodizzarlo a tratti, riesce molto meglio a chi questo genere lo conosce, lo rispetta e lo ama.
A poco vale, infatti, inserire una citazione qua e là da L’Invasione degli Ultracorpi o da Ultimatum alla Terra, se mancano consapevolezza e conoscenza. Ed è la profonda differenza che passa tra le opere di Wright e i tentativi di fare horror comedy negli Stati Uniti, che spesso scivolano nella volgare ricerca della risata facile, o nel citazionismo decontestualizzato e del tutto fine a se stesso.

Wright torna così a raccontare le storie che più gli sono familiari, ma arricchito dall’esperimento americano. Soprattutto per quanto riguarda la gestione e la messa in scena delle sequenze action e il sapersi destreggiare con budget elevati ed effetti speciali di livello.  In The World’s End vedrete rocamboleschi combattimenti tra umani e alieni, robot giganti, inseguimenti in auto, esplosioni e tanta, tantissima azione. Il tutto però portato sullo schermo con l’ironia amara tipica di Wright e Pegg.

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Al di là del divertimento, delle botte, delle battute esilaranti che sembrano non esaurirsi mai, delle scene nate apposta per diventare dei cult assoluti, The World’s End è infatti un film molto malinconico e quasi feroce nel suo porre l’accento in maniera impietosa sul tempo che passa, sui fallimenti e le sconfitte, sulle aspirazioni e i sogni infranti.
A meno che non sia Il Grande Freddo, quando sento parlare di film generazionali mi viene da mettere mano alle mie riserve private di napalm. Adesso, The World’s End è un film generazionale. E quindi si porta dietro tutta una componente di rimpianto e nostalgia.
Ma è un film generazione con gli alieni che sostituiscono gli esseri umani e li trasformano in automi a cui i nostri eroi staccano teste e arti e da cui esce sangue blu.
Un film generazionale in cui viene messa in pratica la minaccia romana: “te stacco un braccio e te ce meno” e non una, ma più e più volte e sempre con modalità differenti.
Un film generazionale in cui Simon Pegg sconfigge gli alieni per un’ultima pinta di birra chiara.
Un film generazionale in cui abbiamo Martin Freeman, Paddy Considine, Nick Frost ed Eddie Marsan che si aggirano per Newton Haven ogni secondo più instupiditi dalla quantità abnorme di birre scolate.
In cui Nick Frost comincia da astemio bevendo acqua minerale e finisce per ingurgitare sei shottini in una botta sola.
In cui, a coronamento dell’affetto profondo per i fiumi di birra versati, si sente questa canzone.
Magari facessero un film così sulla mia, di generazione.
Oh no, aspettate, l’hanno appena fatto e si chiama The World’s End. Faccio parte di una generazione fortunata, da questo punto di vista.

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Ma, come dicevamo prima, non tutto si riduce a questo. Perché sempre di film generazionale stiamo parlando.
E allora Wright (e con lui Pegg alla sceneggiatura) riescono anche a riflettere in maniera non banale sul processo di crescita, su che cosa significhi diventare veramente adulti e su come venire a patti con delle vite segnate molto più dal fallimento che dal successo.
I personaggi di The World’s End sono quasi tutti, chi più chi meno, ragazzi invecchiati malissimo a confronto con un passato felice che prometteva chissà quali cose e non ha mantenuto proprio niente.
E quando sentiamo Nick Frost chiedere a Simon Pegg per quale motivo neanche un’invasione aliena lo riesca a distogliere dall’ossessione di completare il Golden Mile, la sua risposta, dopo tante risate, è raggelante: “è l’unica cosa che ho”.
Non servono facili disquisizioni sui concetti di maturità e responsabilità. Bastano poche righe di dialogo, uno scambio di sguardi, i ricordi di una vita andata a puttane, anche a prescindere dalle scelte sbagliate, e The World’s End rivela il suo vero volto, quello di una commedia, certamente fantastica, su quanto sia complicato trovarsi all’improvviso faccia a faccia con ciò che siamo diventati, con quello a cui il tempo ci ha ridotto.
E pure se queste tematiche non dovessero toccarvi, potrete sempre godervi una regia stratosferica, delle sequenze da studiare fino alla nausea (la prima scazzottata tra i replicanti e i nostri eroi mi ha fatto scattare l’applauso) e 109 minuti di intrattenimento di alta classe.
Finale molto, ma molto amaro. Da groppo in gola.
Bentornato a casa, signor Wright. Non muoverti più da lì, mi raccomando.

33 commenti

  1. Sapevo già di doverlo vedere. Ora non c’è più manco l’ombra di un dubbio! Grazie, Lucia! 😀

    1. è bello in modo assurdo.
      e io mi precipito in sala a rivederlo ❤

  2. Helldorado · · Rispondi

    No che pezza…lo voglio vedere subito!!!!

    1. subitissimo…
      merita tutte le lodi più sperticate di questo mondo

  3. I compari inglesi mi hanno pregato in aramaico di andare assieme a loro al cinema a vederlo, ma non me la sono sentita. Non ho ancora quella padronanza perfetta della lingua che mi avrebbe consentito di capire al 100% tutte le battute.
    E quindi niente, aspetto il dvd rip con tanto di sottotitoli.
    Non avevo dubbi comunque sul fatto chefosse ottimo.

    1. è favoloso. Io devo rivederlo appena ci saranno dei sub decenti, perché qualcosina è andata persa.
      Ma è stratosferico 😀

  4. Ps: sono sicuro che se Scott Pilgrim l’avesse adattato e girato un altro, sarebbe uscita fuori una ciofeca. Ne sono sicuro al 100%.

    1. di quello sono sicura anche io…
      in mano a chiunque sarebbe stato un disastro assoluto.
      In mano a lui è solo al di sotto dei suoi standard

  5. Edgar Wright, Simon Pegg e Nick Frost hanno già dimostrato di conoscere, rispettare e amare i generi che sbeffeggiano con grande ironia e intelligenza (il che permette loro di trattare anche delle durezze e amarezze di una vita del cazzo, senza mai far sembrare la cosa moralistica, ridondante o fuori contesto)…quindi dal magico trio non mi sarei aspettato niente di meno pure in ambito fantascientifico. E la tua recensione entusiasta – oltre che entusiasmante 😀 – dimostra che avevo ben riposto le mie speranze…in un modo o nell’altro questo film dovrà essere mio!

    1. Io sicuramente lo devo rivedere. Non so se andare in sala, perché ho paura del doppiaggio. Però sono tentata dal grande schermo.
      è un bel dilemma

      1. Già…questo è di sicuro uno di quei casi in cui doppiaggio e adattamento dialoghi rischiano seriamente di far perdere molto del senso originale, pure nell’eventualità che il tutto venga gestito da professionisti seri. E ammetto che, almeno per il momento, la cosa frena un tantino anche me dall’andare in sala così, allo sbaraglio…

  6. Recensione stupenda, brava!
    Ovviamente lo attendevo, e lo vedrò sicuramente. 😀

    Ciao,
    Gianluca

    1. Grazie Gianluca *O*

    1. Io temo molto i doppiatori italioti 😀

  7. Non leggo niente, bastarda infame! 🙂
    Non so se ti è piaciuto oppure no ma non voglio sapere niente 😛

    1. Mi è piaciuto da morire 😀
      Ma non ho spoilerato nulla, giuro!!

  8. (io preferisco Hot Fuzz a Shaun of the Dead, ma di pochissimo)

    In effetti anch’io. Per il resto non mi addentro nella lettura della recensione prima di averlo guardato anch’io. Siccome però non lo trovo, mi toccherà attendere ancora un po’, speriamo non troppo.

    1. Si trova con i sottotitoli in coreano impressi sopra.
      Ma è anche in sala, proprio in questi giorni.
      Io sono molto dubbiosa sul da farsi.

      1. In effetti il mio coreano è un po’ arrugginito.

        1. aahahha
          no, è che possono dare fastidio…anche se non sono poi cos’ invadenti.
          Il problema di vederlo al cinema è tutto sul doppiaggio…
          l’avranno massacrato, sicuramente

  9. Bella recensione Lucia,in questo blog gira sempre la roba bella 🙂 L’uscita di un nuovo film della premiata ditta mi rende euforico come un bambino il giorno di natale,non vedo l’ora di vederlo!!

    1. Grazie 😉
      cerco di selezionare il meglio tra le tonnellate di spazzatura che vedo ogni giorno…
      e ne vedo tanta 😀

  10. E’ proprio la fine del mondo :;
    Splendida recensione, as usual!
    ma come fai ad essere così brava [invidia]
    smack!

    1. No, no, ma che invidia…
      Non sono così brava 😉
      grazie davvero

  11. narratore74 · · Rispondi

    Sai che ahi fatto salire l’asticella del mio hype a livelli assurdi?
    Sii felice di questo! 😀

    1. Deve salire oltre il livello di guardia. Questo è un superifilmone della madonna 😀

  12. Ero a Londra quando è uscito ma nonostante la bava alla bocca l’idea di perdere tante, troppe sfumature dei dialoghi mi ha a malincuore tenuto fuori dai cinema… Non che vederlo doppiato mi attiri di più, magari aspetto ancora un po’ per i subbi. 🙂

  13. nocturniano · · Rispondi

    Beh, insomma un film che riunisce Pegg, Wright e Frost è per forza di cose un capolavoro.
    Mi sa che aspetterò il Dvd (sperando che lo facciano…)
    E comunque si, W l’ Inghilterra e Dio salvi la Regina.
    Nick Parisi

    1. Oh Nick!
      E’ una vita…
      come stai?

  14. Dunque, mi è piaciuto eh, nulla da dire. Però devo ammettere di averlo trovato un po’ meno ispirato rispetto a Shaun Of The Dead e Hot Fuzz. Il finale non l’ho trovato poi così amaro, anzi. A cosa ti riferisci?

    1. Mi riferisco (non voglio spoilerare) all’ultimissima sequenza del film.
      Per quanto si concluda con un sorriso, l’ho trovata comunque molto triste e rassegnata…

  15. allerta · · Rispondi

    ero gia’ passato da queste parti? ehm, forse si. Ti ho (ri)trovat cercando qualche rece su warm bodies (cacchio, non era male come “pregiudiziavo”) e ora vedo quella di questo film per cui sto sbavando gia’, indeciso come sono se godermelo al cinema da solo o in qualche altro modo.
    Il discorso sulla crescita viene gia’ affrontato in Shaun, ma quasi di striscio; leggendo la trama di questo ultimo credo che sia uno dei temi piu’ forti e la rivisitazione del genere quasi un pretesto, ben realizzato e devoto quanto vuoi, per far ridere e riflettere. Quello che mi stupisce e’ da come dici che ci sia un finale amaro: Wright ci ha abituato – una delle poche concessioni verso il film di cassetta – all’happy end piacione e temo gia’ di uscire dalla sala un po’ scosso per queste pippe (in sensoo buono) generazionali.

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