R.I.P.D.

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Regia – Robert Schwentke (2013)

C’è sempre un lieve disappunto quando un film che possiede tutti gli ingredienti giusti per essere un prodotto di intrattenimento valido fallisce invece clamorosamente. Non è che R.I.P.D non diverta, sia chiaro. Lo guardi e passi un paio d’ore in spensieratezza. Va anche bene. Solo che dispiace tanto vedere un gran potenziale sprecato da una regia inesistente e da una sceneggiatura che, oltre a infilare un paio di trovate sfiziose qui e lì, non riesce a imbastire altro se non la solita storia del manufatto in grado di causare l’apocalisse. E che palle, scusate.
R.I.P.D è tratto da un fumetto. Dico subito, a scanso di equivoci, che non l’ho letto e non posso fare paragoni col testo di riferimento. Non li farei comunque, ma non essere a conoscenza dell’opera da cui il film proviene mi ha permesso di avvicinarmi a esso senza alcun pregiudizio, positivo o negativo.  E non so se le sceneggiature dei fumetti siano un po’ più elaborate di questa.
Di sicuro, lo sappiamo tutti, non è che si va a vedere R.I.P.D. per la trama. E neanche si pretende un’originalità particolare. Siamo in un territorio che conosciamo bene, una specie di buddy movie virato al fantasy. Nel caso specifico si mischiano elementi di Men In Black con una spuzzatina di Supernatural e persino con pesanti debiti nei confronti di Ghost.

C’è il giovane agente Nick (Ryan Reynolds) che viene ucciso dal suo collega (Kevin Bacon) e finisce nel Dipartimento Riposa in Pace, un corpo di polizia dell’aldilà con lo scopo di andare a ripescare le anime malvagie nascoste sulla terra. Lo affiancano allo sceriffo Roy (Jeff Bridges), un vecchio cowboy proveniente dal XIX secolo. Insieme scoprono una cospirazione mirante a trasferire sulla terra tutte le anime più cattive dell’inferno. Il che causerebbe la fine del mondo.

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Vediamo le cose che funzionano in R.I.P.D.
Il cast, prima di tutto. Bridges, Bacon e Mary-Louise Parker sono straordinari. Reynolds sta lì a fare da spalla e fa quasi tenerezza, perché non c’è competizione. Ma con quei tre che si divorano la scena, poveretto, fa anche il suo e non disturba più di tanto.
Il film ha un buon ritmo, non è mai noioso e passa in un lampo.
Qualche situazione davvero divertente c’è, per esempio il rapporto tra lo sceriffo Roy e il capo del dipartimento Proctor (la Parker) è raccontato in maniera ironica e persino delicata. Oppure l’idea che i due agenti appaiano al mondo dei vivi con un aspetto diverso rispetto a quello con cui li vediamo noi. Nello specifico, Reynolds è un uomo cinese di mezza età e Bridges una bionda mozzafiato.

Ecco. Le cose per cui vale la pena vedere R.I.P.D. sono tutte qui.
Poi iniziano i dolori.
Sapete tutti che io non ce l’ho a prescindere con i blockbuster o col cinema commerciale in generale.  Ma l’apprezzamento per un prodotto di questo genere, per quanto mi riguarda, non può prescindere da un fattore determinante: la personalità di chi si mette dietro la macchina da presa.
Adesso, per girare questo R.I.P.D hanno preso Schwentke dal reparto geriatrico (sì, Red non mi è mai piaciuto) e lo hanno spostato direttamente a quello dei defunti. E Schwentke non è uno che gira. No, lui è il classico tipo che risolve le cose in post.

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Intendiamoci, oggi girare un film del genere non è difficilissimo. Hai a disposizione una quantità tale di mezzi e collaboratori che ti semplificano le cose. R.I.P.D è il tipico film risistemato dopo le riprese, dove nei titoli di testa, al posto del nome del regista, dopo la dicitura “directed by” dovrebbero inserire quello del responsabile di post produzione.
Vedere R.I.P.D. è l’equivalente di leggere il manuale del perfetto regista pulitino anonimo hollywoodiano.
Bullet time? C’è.
Ralenty come se piovesse? C’è anche quello.
Panoramiche velocizzate in sede di vfx? E potevano mancare?
Zoom finti ma rapidissimi a prendere un dettaglio inserito in post? A pacchi e carrettate.
Montaggio furbetto coprimagagne? E c’è bisogno di chiederlo?
Un tempo, un film da grande incasso si sarebbe fatto dirigere a uno di quei mestieranti brutti sporchi e cattivi che piacciono a me. Un Cosmatos a caso, per dire. Oggi abbiamo l’esercito degli anonimi pulitini. Ed è un guaio grosso come una casa.

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Perché, fino a quando hai sul set gente come Bridges e Bacon, che tanto si dirigono da soli e azzeccano da soli i toni e i tempi giusti, allora il film procede tranquillo e piacevole da vedere. Ma poi arriva il momento in cui una scena d’azione va portata a casa. Al che ci si dispera.
Aggiungete il fatto che il PG13 è diventato una piaga biblica. Con conseguenze paradossali, per cui se ti sparano in faccia non esce sangue, perché i bambini si impressionano. Ma parlare candidamente delle abitudini sessuali necrofile dei coyote fa meno scandalo.
E poi c’è la CGI su cui andrebbe aperto un capitolo a parte: ogni volta che vedo un nuovo film la mia definizione di pessima CGI deve trovare un nuovo punto di riferimento virato al brutto.
Date un’occhiata all’aspetto delle anime cattive e fatevi quattro risate.
Anche lì, credo sia una questione di PG13: non possono fare paura. Non possono inquietare, non possono disturbare. L’importante è che si rida.

Non è che io voglia maltrattare per forza R.I.P.D. C’è Jeff Bridges e non si maltrattano i film con Jeff Bridges.
Però mi dispiace, perché senza arrivare a scomodare Del Toro e i suoi robottoni, di bravi registi con personalità da vendere ce ne sono tanti. Mi viene in mente quello che ha combinato Wirkola con Hansel & Gretel.
E l’intrattenimento dovrebbe essere in mano a gente così, invece che agli Schwentke e ai Wiseman di turno.

5 commenti

  1. Wirkola forever. Bisogna ammettere che il plot però è buono e ci si divertuzza parecchio. Io le tecnicità su questi film cazzari non le guardo, però è vero che in alcuni punti cade pesantemente. Ma Bridges… più invecchia e meglio diventa. Speriamo non torni a fare tron-ate… 🙂

    1. Oddio, il plot…insomma. è un pretesto, ma va bene così.
      divertuzza pure, però è troppo, troppo anonimo.
      E davvero pensa in mano a Wirkola uno script cazzone come questo cosa diventava…

  2. Eh sì, la CGI in film come questi, pare quella di 10 anni fa o più.
    Se non fosse per Bridges e il suo personaggio (ma anche Bacon con il suo), questo film sarebbe insipido. Però continua a piacermi più di MIB.

    1. Sì, anche Bacon favoloso. MIB aveva l’effetto novità e Smith che è comunque più carismatico di Reynolds.
      La CGI mette in imbarazzo. Ma come fanno a presentare questa roba al mondo?

  3. Lo guarderò come si diceva un tempo “in cassetta”, fortunatamente ieri mi sono visto Riddick e ho goduto come un porco! Divertimento sopra le righe a tutta potenza! Film imperfetto come lo fu anche Pitch Black, ma con una sua anima, il che non è affatto poco, cosa che manca a quanto pare a questo R.I.P.D.. Tanto per andare contro corrente qualche sera fa ho dato fiducia ad Abrams e mi sono visto Star Trek Into Darkness. Film girato bene, ma privo d’anima. L’ho trovato piatto e vuoto, mi ha lasciato indifferente…non c’è cosa peggiore. Di quel film poteva farci tutto, con la trama aveva creato i presupposti a qualcosa in stile Nolan e invece non ha approfondito nulla di nulla. Vuoto pneumatico come per Super 8, Star Trek e MI3, tutti girati bene, ma che alla fine non ti lasciano niente…bisogna essere dei geni in questo. Poi arrivano film come Riddick girati con soli 30 milioni di dollari e rimango sorpreso, nonostante alcuni difetti più o meno grossolani, ma che ad un film di questa tipologia possiamo assolutamente concedere, un po’ perché sono nello stile suo e un po’ perché Riddick è uno Iena spaziale sborone!

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