Sadici moralisti in libertà

tumblr_ms1pcwSvpO1swlbado1_500

Vi tocca una serie di post impegnativi in questi giorni. Che volete farci, gira così. Prima o poi mi tornerà la voglia di cazzeggiare. Avevo detto che nel corso dell’estate mi sarei occupata di saghe horror. E adesso che agosto è agli sgoccioli, affronto l’ultima (in ordine di tempo) franchise di grande successo commerciale partorita da mamma Hollywood.
Sì, mi rendo conto di arrivare fuori tempo massimo, che l’argomento è vecchio e superato, però credo sia importante porsi un paio di domande sul genere quando esce dalla nicchia di appassionati e si rivolge a un pubblico più ampio e variegato. Quando, insomma, sfonda il muro che rende noi appassionati dei malati sanguinari e diventa invece socialmente accettabile.
“Non mi piacciono i film dell’orrore, ma ho visto tutti i Saw”.
Quante volte avete sentito questa affermazione? Io almeno una mezza milionata.
Sarebbe interessante chiedersi cosa succede esattamente quando un prodotto passa da essere appannaggio di una ristretta cerchia di persone a fenomeno di massa.
Ci sono tanti motivi per cui una cosa del genere può verificarsi: la qualità superiore dell’opera è uno di questi. Ed è il caso di grandissime pellicole, di solito di qualche decennio fa come, esempio eclatante e banale, ma sempre valido, L’Esorcista.
Oppure, a prescindere dall’effettivo valore artistico del film in questione, il successo planetario può dipendere dalla furbizia dei produttori nel creare un marchio seriale vincente. E penso alle saghe storiche. Tutti, anche chi non è un maniaco di horror, hanno visto, almeno una volta nella vita, un episodio di Venerdì XIII.
Il caso Saw però è molto diverso, ed è specifico, direi quasi unico. Saw è un prodotto mediocre sin dal primo film, un thriller come se ne vedevano tanti, con una struttura a incastro piuttosto risaputa e una morale di fondo ambigua. La qualità, andando avanti nei vari seguiti è peggiorata in maniera esponenziale e la morale ambigua si è fatta sempre più chiara e, soprattutto, schematica. 

tumblr_ms1umjv5zN1swlbado3_500

 E se da un punto di vista narrativo la saga di Saw non ha nulla che non si sia già visto (e Fincher ne sa qualcosa), da un punto di vista strettamente cinematografico, andiamo anche peggio, perché Wan, all’epoca esordiente, di strada ne aveva ancora tanta da fare e ha confezionato un prodottino medio, un film più da piccolo che da grande schermo.  In seguito, con i film successivi messi in mano a Bousman e ad altri registi da anonimato spinto, quello a cui abbiamo assistito non è stato altro che un serial (gestito peggio di tanti serial televisivi) finito per sbaglio nelle sale cinematografiche.

E allora è lecito chiedersi perché, come abbia fatto un qualcosa di così dozzinale in ogni sua componente ad avere un impatto così forte su un pubblico che normalmente quella robaccia da malati non la vedrebbe.
Per rispondere dobbiamo capire che tipo di novità ha portato un film come Saw di James Wan al mercato cinematografico. Sì, non ho bevuto, il film aveva dalla sua un grande fattore di novità: sdoganava la tortura per il il grande pubblico. La rendeva lecita e accettabile. Alla portata di tutti.
Non mi sono mai posta la questione (me l’hanno invece posta in svariate forme, più o meno educate) se ci sia o meno in chi guarda film dell’orrore con una certa frequenza, una componente di sadismo.
Il fattore sofferenza e tortura è sempre esistito sin dagli albori del genere, anche se non poteva essere mostrato in campo.
E in fin dei conti se io mi diverto a guardare un film splatter (e credetemi, ancora mi diverto) significa che il mio concetto di intrattenimento comprende spettacoli in cui la gente muore male.
Solo che Saw è diverso.
L’identificazione principale, in uno qualsiasi dei film della saga, lo spettatore non la vive con le vittime. La vive col torturatore. Cambia del tutto la prospettiva. E se è vero che non era la prima volta che ciò avveniva, era la prima volta che questa identificazione veniva giustificata da un punto di vista moralistico.

tumblr_mrtznp02yM1sra97ao1_400

 Non si tratta di tifare per il cattivo. Tutti noi abbiamo esultato a ogni colpo di machete inferto da Jason ai ragazzotti di Crystal Lake. Ma, anche quando ci schieravamo dalla parte del mostro di turno, eravamo coscienti e consapevoli di schierarci dalla parte del male. Insomma, per quanto grossolana, la distinzione tra giusto e sbagliato non scappava di mano.
E non è neanche l’annosa questione dello stare dalla parte del mostro, percepito come diverso e quindi attirante le simpatie del pubblico.
No, quando si guarda Saw (un capitolo a caso a partire dal secondo, diciamo), si percepiscono le azioni dell’enigmista come giuste, moralmente corrette.
È come se registi, sceneggiatori, produttori vi dicessero: potete tollerare che vengano messe in scena delle morti atroci solo se gli artefici di queste morti siete voi, e se sono morti meritate, secondo un codice raffazzonato che mira a liberarsi dei rifiuti della società tramite un giochino di riabilitazione e redenzione attraverso il dolore. Dimostrare il proprio istinto di sopravvivenza a discapito della vita altrui e perché? Per essere grati di stare al mondo.
La saga di Saw non è solo un horror, ma ha una “filosofia”. Questa la giustificazione addotta dagli estimatori. Ma se devi giustificarti perché ti piace un film dell’orrore c’è qualcosa che non torna.

E andiamola a vedere questa “filosofia” tanto sbandierata, allora. Se nel primo capitolo Wan si focalizzava sulle due vittime principali del giochino e l’enigmista stesso era più che altro una figura sullo sfondo, a partire dal secondo episodio, diventa protagonista assoluto. Un processo tipico di molte saghe, a dire il vero. Niente di nuovo. Ma ciò che cambia in maniera radicale è che non si tratta di un personaggio carismatico dal carattere iconico. No, si tratta di un vecchietto (tra le altre cose, attore mediocre) che conciona un delirio pazzesco fatto di elementi confusi che vanno da un rudimentale senso di rivalsa nei confronti dell’autorità, a un accanimento nei confronti dei deboli, fino ad arrivare a una grottesca legge del contrappasso che darebbe qualche problema etico persino a un inquisitore.

saw-5-photo-1

Il tutto, badate bene perché è forse la cosa più importante, svincolato da qualsiasi assunzione di responsabilità: Jigsaw e aiutanti vari materialmente non uccidono nessuno. Lasciano che si ammazzino tra loro. Il che non è sempre vero, ma non mi va di entrare nel merito delle cervellotiche ma sciocchine assai sottotrame e degli intrighi e dei colpi bassi tra i pupilli dell’enigmista originale che si susseguono nel corso dei film.
Si arriva quindi al paradosso per cui, con l’intento di impartire una lezione a uno squalo delle assicurazioni sanitarie, vengono fatti scoppiare i polmoni a un addetto delle pulizie la cui unica colpa è quella di avere il vizio del fumo (Saw 6) o, ancora peggio, la fidanzata di un truffatore viene cotta viva in una specie di forno (Saw 7), senza aver fatto nulla di male, solo per il sollazzo del pubblico che può godersi le torture più efferate e sentirsi dalla parte della ragione. Se il pubblico è Jigsaw (sua la prospettiva, sua la “filosofia”) non commette con le proprie mani alcun omicidio, ma è allo stesso tempo artefice e carnefice distaccato.
Un bel modo per sedersi in poltrona, assistere a un’ora e mezza di atrocità assortite e sentirsi puliti e innocenti come pupi.

Si sono versati fumi di inchiostro sulla questione se l’horror sia un genere conservatore, sovversivo, addirittura reazionario, o totalmente disimpegnato. Non è proprio questa la sede per riaprire il dibattito. Però (ed è un’idea tutta mia, non per forza condivisibile) l’horror, a prescindere dalle idee del suo autore non dovrebbe mai e poi mai essere così ipocrita.
Altrimenti non è altro se non la sollecitazione dei nostri istinti più bassi. La spinta a far emergere il nostro lato peggiore.
Caso più unico che raro nel decennio scorso, Saw ha dato la violenza estrema in pasto a un pubblico vastissimo. Adesso non se lo ricorda quasi più nessuno ed è stato soppiantato da altre forme di horror commerciale, più classiche. Sono tornate in auge le ghost story e The Conjuring fa 130 milioni.
E per quanto sia edulcorato, per quanto sia innocuo e privo di elementi che turbino lo spettatore sul serio, è mille volte meglio la storia di una famiglia assediata dai demoni con lieto fine allegato (oddio, il messaggio positivo! Ovvove!), rispetto a quella di uno psicopatico che giustifica il suo sadismo con un codice morale che spingerebbe tutti i giustizieri cinematografici a telefonare alla più vicina neuro per venirlo a prelevare con la forza.

34 commenti

  1. Ci ricolleghiamo in parte a post precedenti e, credo, in particolare con il guest post dell’altro giorno. Il Mondo non è mai stato un gran bel posto e ultimamente si stanno preoccupando di ricordarcelo con dovizia di particolari e la gente si da un gran da fare a ribadire questo concetto. Ci stiamo imbarbarendo. Avevano ragione i DEVO, solo che il loro messaggio di de-evoluzione era riferito alla società industriale e capitalista e non alla società civile! Basta sentire una qualunque chiacchiera per strada, nei bar o al supermercato (io ci lavoro ed ho un discreto polso delle pance che brontolano in giro) esiste un concetto di giustizia medioevale che mi fa paura. Se qualche sciteriato proponesse un referendum per la reintroduzione della condanna a morte, oggi come oggi sarebbe capaca di farlo passare con un quorum più alto di quel che ci piacerebbe pensare. Se poi la condanna a morte potesse interessare particolarmente extra-comunitari e Rom… Lasciamo stare. Stiamo traversando una fase conservatrice tremenda, con buona pace di Obama. Mi sembra di essere ai tempi di Ronnie Regan ma senza quella patina luccicante e vincente tipica dell’edonismo di quei tempi. Oggi abbiamo una miscela di moralismo oscurantista, razzismo, machismo e immoralità cammuffata e quindi non c’è da stupirsi se metaforici piedi sall’acceleratore schiacciano convulsamente su torture moralmente giustificare e stupri travestiti da maschio istinto dominante e protettivo.

    1. E infatti, il problema è che certi prodotti più che riflettere questo stato di cose, lo incentivano e lo giustificano.
      Alla fine io sono ancora convinta che chi fa cinema (o una qualunque forma di comunicazione) abbia una certa responsabilità.
      Arrivare a parlare con milioni di persone è una cosa bellissima, ma può anche essere pericolosa in certi casi…

      1. E pensare che in alcuni casi, abbiamo una censura che fa la voce grossa…

        1. E’ nei momenti di crisi (esistenziale, economica, politica ) che la societa’ ha bisogno di capri espiatori. Il fanatismo storicamente attecchisce quando la societa’ soffre. Hitler che tutti conoscete ando’ al potere in un momento in cui la germania viveva quello che l italia vive adesso. E ando’ al potere sfruttando l odio raziale ed il fanatismo. Scusate l intromissione, forse un po o.t., ma serviva per dare una motivazione oggettiva al progressivo imbarbarimento di cui parli.

          1. E sul quale concordo.

          2. No, non sei ot. Alla fine, sto cercando da giorni di parlare di progressivo imbarbarimento. Anche se lo faccio tramite il cinema, il discorso non cambia.

  2. Coriolano · · Rispondi

    Centro.

  3. Paolo1984 · · Rispondi

    devo dire che io la frase “non mi piace l’horror ma ho visto tutti i Saw” non l’ho mai sentita e non comprendo come si possa detestarre l’horror e amare Saw che, checchè se ne dica, è horror a tutti gli effetti
    A m piace l’horror (comprese le sue varianti più splatter e disturbanti) e ho visto solo i primi due e li ho apprezzati..il primo è come di solito accade il migliore ma anche il secondo non è male
    La morale ambigua di Jigsaw non credo sia un problema..l’ambiguità morale è una cosa che fa parte dell’umano e va raccontata.anche attraverso i film splatter
    Certamente Jigsaw è assai più “malato” e sgradevole (in tutti i sensi) di ogni altro giustiziere-vendicatore (o vendicatrice) cinematografico tanto che personalmente faccio molta fatica ad accostarlo alla figura del giustiziereanche se moralmente ambiguo..è troppo “disturbato” per l’appunto, Jiigsaw non è un serial-killer giustiziere come Dexter tanto per citare un personaggio che reputo molto più profondo e interessante. E personalmente anche guardando il secondo film dove Jiigsaw era più sviluppato non mi veniva da “tifare” per lui come invece simpatizzo per personaggi assai diversi e forse migliori come scrittura come Beatrix Kiddo, Callaghan e il già citato Dexter.
    l problema del sadismo poi non me lo pongo neanche, e rido d chi ti giudica male solo per le tue passioni cine-letterarie (penso però che i nostri lati oscuri non vadano negati ma affrontati, compresi e “gestiti” anche attraverso certa narrativa) e penso sia fuorviante: io amo il cinema, di ogni genere narrativo, e quando guardo un film mi aspetto di essere coinvolto in una storia e se la storia è scritta bene non m’importa il genere…se decido di guardare una commedia romantica so che troverò determinate cose, se decido di guardare uno splatter so che ne troverò altre..più o meno reinventate secondo la sensibilità degli autori.
    Le persone morbose lo sono a prescindere dai film che guardano

    1. Credimi, l’ho sentita centinaia di volte. Gente che non aveva mai visto un horror in vita sua, ma che si è scrioppata tutta la saga di Saw,
      Se ti fai un giro per certi forum dedicati al fenomeno, o parli con appassionati della saga, scoprirai un mondo molto strano.
      Solo cercando le immagini per spezzare questo post, ho letto su tumblr cose che io trovo agghiaccianti.
      ma infatti la morale ambigua non è un problema. è quando la morale diventa chiara e schematica che si pone il problema.

      1. Paolo1984 · · Rispondi

        io non mi fiderei troppo degli appassionati..non è affatto detto che un fan tanto più se sfegatato capisca sempre quello che vede e non per demerito dl film ma suo
        Uno che va a vedere Hostel solo perchè ci sono le torture e non ci vede altro, è nella migliore delle ipotesi un superficiale che non ha capito nulla di quel film, non ha capito lo splatter, non ha capito l’horror (e se non ne ha mai visto uno, è possibile), sospetto non abbia capito il cinema…a mio parere.
        E’ come vedere un film di Woody Allen solo per le battutine di lui, come quelli che in Kill Bill vedono solo una con la katana che uccide tutti e magari si esaltano pure ma non capiscono che in quel film c’è un senso e una intelligenza profonda a livello di sceneggiatura e messa in scena (e poi magari ti dicono che Jackie Brown è brutto quando è il più bel Tarantino di sempre).. sì che con Quentin siamo su un altro livello, più alto, rispetto a Wan Bousman.o Eli Roth (che pure mi piace).
        Quanto a Jiigsaw io lo vedevo come un “pazzo lucido” dotato di una “morale” malata quanto lui..ma il fatto che lui sia convinto di insegnare alla gente ad “apprezzare la vita” usando metodi da sadico crudele, essere o porsi come “maestro” e “mostro” insieme..forse è quella l’ambiguità che ha interessato molti che magari ritengono “banali” i serial-killer degli slasher classici e li snobbano.
        Mah..parlando di assassini seriali con un codice etico, io preferisco Dexter Morgan.e di gran lunga.

  4. claudio · · Rispondi

    Be’, parlando in termini di presidenti, ricordiamoci che non mi pare che Obama abbia smantellato Guantanamo, né intenda farlo. Prendete serie televisive come 24 e un personaggio (buono, non il villain di turno) come Jack Bauer. Il buon Bauer (amatissimo da milioni di spettatori) per “giusta causa” tortura almeno una persona a episodio, senza guardare alla razza, al sesso, al colore della pelle. Qualcosa è molto cambiato, non tanto negli esseri umani, ma nella cultura e nelle convenzioni che servivano a tenere a bada e magari a ridimensionare il lato nero che – chi più, chi meno – ci portiamo dentro.

    1. Paolo1984 · · Rispondi

      io credo che serie tv come 24 (e non solo) ci aiutino a riflettere in maniera non moralistica sul ricorso alla violenza e sulla sua necessità in certe situazioni e contro certi nemici
      Se vogliamo buttarla in politica, scopro subito le carte a costo di passare per reazionario (cosa che non sono) e dico che quando l’America di Obama ha di fatto assassinato senza processo Bin Laden non ha sbagliato

      1. claudio · · Rispondi

        la mia era solo una constatazione. ma tra l’uccidere Bin Laden senza processo e abdicare al ruolo di società civile tramite la tortura legalizzata (sottolineo: la tortura legalizzata) ce ne passa.
        Per inciso, fui paracadutista e, ai tempi, fui in Libano, quindi non è che sia un liberal dal cuore sanguinante. detto ciò ritengo che vi sia differenza tra crude necessità pragmatiche di violenza (se e quando lo sono) e perversione.
        in questo senso Jack Bauer non mi scandalizza, ma nemmeno mi entusiasma. La morale che c’è dietro alla sceneggiatura vorrebbe trasmettere un messaggio di forza e determinazione, ma io vi leggo solo debolezza e paura.

        1. Paolo1984 · · Rispondi

          io dico solo che la violenza, aggrssiva, difensiva o vindice (e la tortura di Stato nella guerra al terrorismo nè è un aspetto) fa parte di noi, dell’umano e della società..e molta narrativa ce la racconta e ci riflette in maniera meno banale di quanto sembra

          1. claudio · ·

            esatto.

    2. è che questo lato nero non solo viene incentivato, ma fatto passare come lecito.
      E io non lo capisco e mi spavento

      1. claudio · · Rispondi

        e purtroppo hai ragione a spaventarti. Non voglio tenere un sermone, ma credo fermamente che violenza e sadismo facciano parte, in un mare di altre cose, della razza umana. Il male è banale, ce lo hanno insegnato, mentre il bene richiede continua applicazione. Ovvio che film come Saw rischiano di scatenare qualcosa di latente senza avvedersene. Cattivo nutrimento, lo avrebbe chiamato una mia amica.

        1. Sai qual è il problema?
          Io credo che invece se ne avvedano.
          Ed è per questo che mi spavento, perché non posso pensare che sia una cosa inconsapevole. Credo al contrario che ci sia la volontà di tirare fuori il lato peggiore del pubblico. Non per qualche strana forma di controllo mentale, mai sia.
          Solo per lucrarci sopra.

          1. claudio · ·

            Per lucrarci senza dubbio, ma non farli troppo intelligenti. Semplicemente oggi c’è meno pudore in tutto, quindi ben vengano torture, perversioni ecc se il botteghino ripaga.

  5. Madre, condivido ogni tua parola. Gran bel pezzo.

    1. Grazie Figlio ❤

  6. Premetto come già dissi in altre occasioni di essere un estimatore di Saw cosi come di Final Destination perché lo splatter cosi come la fantasia nell’applicarlo è qualcosa che trovo delizioso (ancora grazie per Hatchet).
    Saw forse è ipocrita nel suo modo di agire?
    Può darsi ma molto meno di tanti altri prodotti (anche di genere diverso) che affollano i cinema e la tv, tanto per citarne uno Aftershock (di cui si è parlato qui) con quel finale ridicolo. Aldilà di questo in Saw ho sempre apprezzato quel puzzle che era la trama nei vari film, eppoi volendo dirla tutta chi va a vedere Saw lo fa per liberarsi la testa per circa 90 minuti e allora meglio questo che un qualsiasi film dei Vanzina o Parenti con tette siliconate e comici vecchi e tristi. La responsabilità quando si crea qualcosa per il pubblico c’è sempre ma alla fine sta allo spettatore saper tirare una linea di confine tra ciò che vede e ciò che è. Detto ciò mi metto la mia tutina di Star Trek e ordino la terza e quarta stagione di TNG in BD.

    1. No, io non dico che sia ipocrita il protagonista della serie. è ipocrita la struttura stessa della serie.
      Saw lo guardi per le trappole. La struttura a incastro è abbastanza banale e sempre identica a se stessa in ogni film. Si parte in un modo, segui la storia credendo di star vedendo una certa cosa e poi alla fine ti mostrano com’è veramente andata con un meccanismo di flashback-spiegone che non sta in piedi neanche se lo puntelli coi piloni di cemento armato.
      e vabbè, può anche essere divertente, ma il vero interesse sono le trappole e quindi le morti atroci. Considera che parliamo di un prodotto mainstream. Allora Final Destination è molto più onesto e diretto. Su un altro pianeta.

      1. Quindi essendo mainstream dovrebbe avere una morale?
        E perché?
        E’ rischioso fare questo discorso perché rigirando la frittata si può applicare la censura in modo indiscriminato, tanto per dirne una “La bottega dei suicidi” che ho visto liberamente nei cinema francesi e in Italia solo in dvd, causa una distribuzione assente. Ma d’altronde anche a livello di struttura, Nightmare, Venerdi 13, Hatchet e quant’altro che trame avevano? Poi non parliamo dei vari ESP, Paranormal Activity etc etc li siamo al nulla ripetuto più e più volte. Questi film sono come le pizze, nel menù ce ne sono 50, ma si ordina sempre quella che piace e si conosce.

        1. No, nessuna censura, solo fare attenzione al messaggio che si veicola attraverso la rappresentazione della violenza.
          Se FD o Hatchet sono giochini, e lo sappiamo tutti quanti, con Saw il discorso è da approfondire.
          E spesso una trama semplice e diretta fa meno danni di una volutamente arzigogolata.
          Si guarda Hatchet per gli omicidi, Saw per le trappole.
          Ma mentre quando guardi Hatchet lo sai che esiste solo per quello, quando guardi Saw il giochino si fa ipocrita e ambiguo.

          1. Giuseppe · ·

            Ma, infatti, per me le posticce motivazioni traumatico/esistenziali di Jigsaw e la conseguente contorta “morale” del suo agire -o della sua allieva Amanda/Shawnee Smith – si sciolgono come neve al sole nello stesso istante in cui si ammette anche solo la possibilità che una vittima innocente possa lasciarci la pelle, in questo processo di efferate punizioni/redenzioni (perché è vero, citando gli esempi da te ricordati, che l’addetto delle pulizie e la fidanzata del truffatore NON possono essere considerati colpevoli…eppure sappiamo come va a finire)…ragion per cui l’anomalo estimatore snob del solo Saw e non del cinema horror non può che trovarsi di fronte a una presunta filosofia valida meno di un soldo bucato, tolta la quale rimangono trappole e incastri con cui si sfida la resistenza dello spettatore (in tutti i sensi, compreso il riuscire ad arrivare fino in fondo alla saga). E lo si porta ad odiare sempre più il personaggio di Tobin Bell…

  7. Il tema del corpo, delle sue trasformazioni, del suo interno “sanguinoso”, dei suoi traumi inferti dalla realtà (esterna ed interna), della sua eccitabilità/eccitazione sessuali, fanno parte del Cinema Perturbante, a partire dal “Nosferatu” di F.W. Murnau (1922). Per non parlare dei vari Licantropi, delle varie “Carrie”, dei vari “My Bloody Valentine” di Mihalka (1981), dello slasher che ha percorso tutti gli anni ’80, fino poi al Carpenter de “La Cosa”, con quei corpi straziati e deformati dal sadismo dell’Altro/Alieno, fino ad arrivare al “Martyrs” di Laugier. Il problema non è Wan, che con “Saw” ha solo estremizzato (per l’epoca) un tema (quello della corporeità perturbante intrecciandola col sadismo in quanto perversione mostrata come “pura”). Il problema è il momento storico, la Cultura del tempo, lo Zeitgeist. Fino ad un certo periodo il Cinema Horror è stato sovversivo rispetto alla cultura vigente, anche, e soprattutto, evidenziando il ruolo metaforico del discorso del corpo, rimosso da certa cultura borghese-cattolica al potere in quel periodo. Sembrerebbe che adesso quella stessa cultura travestita da postmoderno-tecnologico-tecnocratico abbia preso in mano il genere usandolo come arma di asservimento delle coscienze (cioè il contrario di ogni sovversione e di ogni senso critico). Il corpo è usato per sdoganare le pulsioni più basse, per generare addiction, tossicomania voyeuristica, non per denunciare repressione. Siamo oggi all’opposto degli anni ’80 per quanto riguarda certo cinema. E sono quindi d’accordo con Lucia che ben venga il ritorno delle “fiabe horror” in cui contano più le atmosfere, gli scricchiolii che i liquami e gli escreti di un corpo spremuto e frantumato, come metafora speculare di una ancor più desiderata frammentazione del pensiero.

    1. Paolo1984 · · Rispondi

      io sarò naif ma continuo a sperare che ci sia posto tanto per gli splatteroni quanto per le fiabe horror

    2. Però a me non pare che il tema principale di una roba come Saw sia quello del corpo.
      In Martyrs di Laugier esiste questo discorso. In Saw il corpo è mero strumento per tirare fuori la parte più oscura del pubblico.
      E lucrarci sopra.
      Jigsaw non è presentato come sadico. Io ci tengo molto a fare questa distinzione. Jigsaw è quasi un maestro di vita.
      Allora forse è solo nell’horror fiabesco che si può andare a ricercare quell’elemento sovversivo che dovrebbe essere proprio dell’horror.
      Forse oggi meno mostri più sei rivoluzionario.

      1. Si, sono d’accordo, senza dubbio. “Saw” e’ quasi certamente il prototipo di quel cambiamento di paradigma di cui parlavo nel mio ommento precedente, paradigma in cui corpo e’ strumento di estrazione seduttiva delle parti sado-masochistiche e voyeuristiche insite in ogni spettatore, per poi sdoganare bellamente tutto ciò che di distruttivo e sadico e’ insito nel sistema di potere vigente. E’ un po’ lo stesso metodo fascista usato da Berlusconi quando costruisce i dossier giornalistici su i vari Boffo, in modo da far passare il messaggio che sono tutti perversi (come lui) e quindi lui non e’ perverso. E’ una metodologia appunto fascista, basata sulla nient’altro del conflitto, della diversità, dell’altro in quanto tale, generando un’atmosfera culturale omologata come una notte in cui “tutte le vacche sono grigie” ( ne hanno parlato in molti, si veda ad esempio Erich Fromm in “Anatomia della distruttivita’ umana”, e più recentemente Christopher Bollas nel suo libro ‘Cracking up. Il lavoro dell’inconscio’). Non so fino a che punto il Wan del primo “Saw” fosse consapevole di tale mira del suo film, fatto sta che sembrerebbe che si sia comunque allontanato da tale macelleria per arrivare a tonalità più ” disneiane”, come direbbe Elvezio Sciallis, più intimiste e perturbanti, direbbe il sottoscritto.

  8. Il tuo post mi ha fatto pensare all’agghiacciante Giustizia Privata (Law Abiding Citizen, 2009) che propina un codice morale non diversissimo… Complimenti per il blog!

    1. Oddio che filmaccio quello!
      Hai ragione, più o meno siamo lì…
      grazie 😉

  9. uhm, io adoro l’horror e ho visto tutti i Saw, e mi son piaciuti tutti, però posso capire che alla lunga possano stancare, effettivamente sono tutti uguali, però sinceramente trovo azzardato dire che il primo sia un film mediocre, per me è un filmone, ok è vero che alcune cose erano gia viste, ma quel finale ancora mi mette i brividi, inoltre nel primo c’è cmq una storia dietro non è solo torture e sangue come i sequel (che cmq mi piacciono).
    Personalmente credo che Wan abbia esordito col botto per poi scendere un pochetto, dopo Saw il suo altro gran film x me è Death Sentence, il resto, ovvero tutti queli coi fantasmi, si li ho visti volentieri (soprattutto conjuring che cmq lo stanno sopravvalutando a bestia) ma sinceramente non mi hanno lasciato il sengo, cioè non sono film che rivedrei, per me gia solo il finale di Saw o la scena IMMENSA dell inseguimento nel palazzo in Death Sentence valgono tutto Conjuring o Insidious.

    Scusa la lunghezza 🙂

  10. Concordo totalmente con l’articolista. Saw è liquame tossico.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: