Paranormal Romance e Fantasie di Stupro – Guest Post

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Dato che se ne parlava qualche giorno fa e nei commenti al post sul Rape & Revenge è venuta fuori una bella discussione, ho chiesto alla mia amica Carlotta di scrivere un guest post per il mio blog, che affrontasse la spinosa questione del Paranormal Romance, legata a una rappresentazione di figure maschili e femminili molto peculiare. Lei è stata felice di contribuire e io sono davvero orgogliosa di avere qui da me il suo articolo. Buona lettura e comportatevi bene. Lascio la parola a Carlotta.

Due parole di presentazione: mi chiamo Carlotta Sabatini, e con vari pseudonimi diversi–e talvolta anonimamente–per una decina d’anni ho scritto narrativa erotica per il mercato online di lingua inglese, studiandolo professionalmente per massimizzare le vendite. Questo porta alcuni a considerarmi un’esperta, e molti altri a considerarmi una ninfomane bisessuale bondage. È nella prima di queste vesti che Lucia mi ha chiesto un pezzo sul Paranormal Romance e sulle fantasie di stupro.
E io mi son detta … pourquoi pas?

Potremmo cominciare dicendo che è sempre esistito un elemento sessuale nella narrativa orrifica.
Di solito gli esempi classici che si portano sono Carmilla, di Le Fanu, o Il Gran Dio Pan, di Machen, o l’Alraune di H.H. Ewers. Ma è impossibile ignorare gli elementi sessuali presenti nel “puritano” Lovecraft–da La Cosa sulla Soglia a L’Orrore di Dunwich, all’ovvio Arthur Jermyn.
E uno degli elementi certo più interessanti ed invecchiati meglio de Il Re in Giallo di Chambers è proprio il legame fra decadimento morale–e quindi una implicita sessualità più o meno perversa–e decadimento psicologico e ontologico. Cosa che capisce bene K.E. Wagner in A River of Dark Dreamings–che è infinitamente più esplicito, ma non necessariamente più perverso, di Chambers.
E prima ancora, ovviamente, il legame è ovvio nel gotico, popolato di seduttori bruni e malvagi (e cattolici, di solito italiani o spagnoli) e negli scollacciati Spicy Pulps (per i quali pure scrivono autori di lusso come Hugh Cave e E. Hoffman Price).
Il legame sesso-orrore è di solito spiegato sbrigativamente attraverso il legame sesso-colpa, ma esiste una seconda componente, un secondo asse perpendicolare al primo, che è altrettanto importante: il legame sesso-intimità.
Se l’orrore deve essere perturbante–se deve in altre parole presentare una lente che distorce il reale e permette al lettore di acquisire una prospettiva “altra” riguardo a ciò che considera normale, allora passando per la componente sessuale, la storia dell’orrore arriva in maniera molto rapida, molto efficiente. Colpisce più da vicino. In altre parole, la componente sessuale, implicita o esplicita, in una storia dell’orrore, non serve solo ad eccitare–scopo peraltro lecito–ma anche ad aprire canali attraverso i quali far passare … il resto.
E qui metto una noticina perché credo sia importante ribadire che non esiste una legge, da nessuna parte, che dica che l’autore di horror debba privilegiare la componente perturbante rispetto a quella sensazionalistica–per cui è ok scrivere storie in cui la vampira seminuda è lì solo per eccitare le fantasie del lettore; l’importante è che la storia sia ben scritta, e che non mi venga venduta per ciò che non è.
Perché a volte mi può anche andare, una storia piene di vampire in topless, licantropi palestrati e basta.
Le cose si complicano vagamente quando passiamo al cosiddetto Paranormal Romance. Nel Paranormal Romance, la componente orrifica è subordinata a quella sentimentale o più francamente sessuale – e molto Paranormal Romance dovrebbe piuttosto chiamarsi Porn Horror, sarebbe più onesto.
Ora, questa subordinazione dell’orrifico al sessuale non è in se il Male–francamente, sarebbe bello leggere una storia nella quale venisse capovolto il meccanismo descritto qui sopra, e l’orrore diventasse l’eccipiente del sesso, se fosse l’orrore la porta attraverso la quale far passare più forti sensazioni erotiche.
Ci ha provato la Rice–non dico ci sia sempre riuscita– c’è riuscita Tanith Lee. E l’idea era chiaramente sull’agenda di autrici come Poppy Z. Brite e Caitlin R. Kiernan. Ma se io dicessi a Caitlin Kiernan che scrive Paranormal Romance, probabilmente finirei seppellita coi suoi fossili.

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Perché il Paranormal Romance, di solito, è molto meno dignitoso, e molto meno complicato: lui è un mostro, lei è una giovane fragile e piena di tentennamenti, scopano duro e a lei piace da morire.
Fine, passiamo al prossimo…
Anche qui, attenzione, nulla di nuovo sotto il sole–la differenza rispetto a Cime Tempestose della Bronte è che in Cime Tempestore, Heatcliff è un bel tenebroso, e Cathy è una stronza fiammeggiante (lo so, ho appena giustiziato due secoli di critica letteraria–vado di fretta, ok?).
E il vero problema è proprio qui–che il lavoro di Emily Bronte, pubblicato nel 1847, è più moderno e più “sovversivo” (e quindi interessante), nel delineare un conflitto di personalità sotteso da una forte attrazione sessuale, di gran parte del Paranormal Romance oggi nelle librerie.

Il Paranormal Romance usa un modello “romantico” affine a quello del gotico, opportunamente filtrato dalla formula del romance stabilita da editori come Mills & Boon e Harlequin: femmina verginale in balia di un maschio brutale, ma poi finisce bene. L’estraneità, che nel gotico era rappresentata da fattori culturali (“è italiano”, “è cattolico”), diventa prima di tipo sociale nel Romance (“è ricco”, “è nobile”) e poi, col Paranormal, di tipo sovrannaturale (“è un vampiro”, “è un licantropo”, “è morto”). Il bieco nobilastro spagnolo di Walpole diventa l’esotico e brutale sceicco della Harlequin, e poi il vampiro del Paranormal Romance.
Ma si tratta di un elemento, quello sovrannaturale, che raramente viene esplorato o utilizzato narrativamente in maniera coerente–il Paranormal Romance utilizza di routine creature iconiche del genere horror (alta riconoscibilità, facile scrittura), buttando però a mare tutta la mitologia: i vampiri non temono la luce del sole, l’acquasanta o i crocefissi. “Vampiro” è solo un modo per dire “diverso”, implicitamente “meglio”, e per dargli qualcosa per cui essere bello e tenebroso, un motivo per essere membro di una elite desiderabile (immortale, sempre giovane, bello bello bello …)

In sintesi, abbiamo quindi un modello antiquato e semplificato, progressivamente sempre più codificato, con una crescente de-enfatizzazione dell’elemento orrifico o estraniante, che diventa “di maniera”, a favore di una crescente enfasi sull’aspetto sentimentale; quest’ultimo sempre più frequentemente equiparato o sostituito dall’elemento sessuale e “muscolare”.
Scopano, quindi si amano–e non viceversa.
Secondo una certa critica femminista, lo shift dall’elemento romantico a quello meramente fisico sarebbe un risultato (a seconda delle scuole di pensiero, positivo o negativo) del movimento di liberazione della donna–dal diritto all’orgasmo, al primato dell’orgasmo, se volete.

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Ma è tutto qui?
È per questo che Anita Blake, l’eroina di Laurel K. Hamilton, dopo un esordio in fondo dignitoso, sprofonda un romanzo dopo l’altro in trame sempre più cervellotiche e vuote, costellate da un numero crescente di scene sempre più estese di sesso “creativo” e con una forte componente sadomasochista?
O manca ancora un ingrediente?
Io credo ne manchino due. Il primo–lo prendo da Colin Wilson, che ne La Filosofia degli Assassini equipara pornografia e omicidi seriali–è la contrazione degli utili: ad ogni nuova offerta, devo rendere il mio prodotto un po’ più spinto perché piaccia.
Altrimenti, sa di già visto.
Cominciamo con una vaga e peccaminosissima idea di sesso nel gotico, e in capo a un secolo arriviamo alle mutandine strappate con entusiasmo dal Fabio di turno in un genere che si chiama, non a caso “bodice ripper”.
Da lì in poi, l’unico modo per mantenere vivo l’interesse di un pubblico che si distrae facilmente, è premere l’acceleratore sul kinky–giocando sulla sempre popolare (e narrativamente facile) accoppiata sesso-colpa e sul sesso “insolito”.
Accoppiando (…) sesso sempre più bizzarro ed “estremo” e “sofferto” con la formula “rosa” del maschio dominante e della femmina passiva, non possiamo che arrivare a delle complicate fantasie di stupro intrise di maceramenti e sensi di colpa “romantici” da parte dell’elemento passivo.
Torniamo al classico, orrido ideale della vittima di stupro che è colpevole della violenza subita.
Di più–colpevole, consapevole, complice e istigatrice, entusiasta estimatrice. Sarebbe forse sleale a questo punto citare la scopata mistica che rappresenta il coronamento del “sogno romantico” di Bella Swann in Twilight–che la lascia tumefatta e fratturata in un letto distrutto, ma tanto felice (e morta, ma quello, bé…)
Ed è già negli anni ’70 che una autrice di Romance della Mills & Boon dichiara in una intervista che il protagonista maschile ideale delle sue storie deve essere “un potenziale violentatore”.
Ed è fatta.
Il meccanismo vuole infinite repliche, vendute a basso costo con cadenza mensile. Ben presto il mercato è invaso di fantasie di stupro. Tanto che–non lo dico io, lo dicono studi svolti da strizzacervelli professionisti–esiste una correlazione fra la diffusione del romance da edicola e l’incidenza di quella che viene definita “cattiva salute sentimentale”.
In due parole: donne che si convincono che l’uomo sbagliato sia quello giusto. Le conseguenze vanno dalla semplice infelicità, all’occasionale occhio nero, alla violenza domestica continuata, all’abuso, fisico e psicologico, continuato e reiterato.
Alla morte.
Tutto perché sono passati i memi sbagliati.

Ma ho parlato di due ingredienti–ed il secondo è il progressivo decadimento della qualità della scrittura, che scivola con inquietante facilità, quando si parla di erotismo, verso la pornografia.
Scrivere pornografia è facile.
Un sacco di autrici e autori che credono di scrivere erotica, di fatto scrivono gradazioni variabili di porno.
Ricordate cosa dicevamo in apertura–che è ok se quando lo compro so cosa sto comprando?
Innestiamo autori mediocri su un pubblico sempre meno raffinato, con un editore interessato agli incassi a breve termine e non a costruire qualcosa di durevole, ed abbiamo un mercato nel quale la contrazione degli utili porterà ben presto all’estremizzazione dell’offerta, e ad un pubblico che trova questa estremizzazione “normale”.

Ed eccoci così arrivate alla situazione in cui abbiamo donne che scrivono storie che ledono la dignità della donna, per donne così felici di abbracciare tale mentalità, da arrivare a postare sui propri profili facebook immagini come quella qui sotto. Che rappresentano, per quel che mi concerne, la fine di una civiltà.

bruises

19 commenti

  1. claudio · · Rispondi

    Notevole. Brava Lucia a “ospitare”, brava Carlotta a spiegare. Magari fa ridere, ma ho le idee più chiare.

    1. Ti ringrazio, anche da parte di Carlotta che sarà offline fino a mezzogiorno e poi potrà rispondere ai commenti.
      E perché mai dovrebbe far ridere?

      1. claudio · · Rispondi

        E’ che avevo in mente il genere e l’argomento in termini esageratamente generici, ed è stata una tua fortunata iniziativa a togliermi dal vago e a schiarirmi le idee. Ancora brave entrambe.

    2. Grazie, Claudio 🙂
      È un argomento vastissimo, se ne potrebbe scrivere per mesi.

      1. claudio · · Rispondi

        grazie a te (e a Lucia). A me il tuo intervento è stato molto utile e piacevole.

  2. Chiara, concisa e dannatamente intelligente. Lucia, grazie per aver dato spazio a Carlotta.

  3. Magnifico articolo, è la prova che i post lunghi, se scritti bene, sono un piacere da leggere.

    E’ preoccupante come stiamo scendendo sempre più velocemente verso il basso, nessuno ha più ritegno. Chi scrive questa roba, chi la legge, chi la premia…e non capisco come tutto ciò possa venire accettato.
    Come le lettrici di questi romanzi accettino questo modello, come chi le scrive accetti questo modello, come chi li premia accetta la scrittura semplicemente oscena.
    Bah.

    1. claudio · · Rispondi

      discorso lungo e delicato, mi sa.

  4. moretta1987 · · Rispondi

    Complimenti a entrambe ottima analisi!

  5. Analisi molto interessante, complimenti per l’articolo!

  6. Purtroppo si riconosce il vero in queste parole. La lettura ha una fortissima influenza sulla psiche del lettore, come forma ottime menti può formare cose del genere. L’idea che i nuovi “Soft Porn”, (soft?) creino ragazze disposte a mettere da parte la loro dignità e farsi trattare in una maniera del genere è terrificante.

    1. claudio · · Rispondi

      ragazze e ragazzi mi sa, perchè nemmeno la controparte maschile ci fa una gran figura.

  7. Grazie a tutti!

  8. Paolo1984 · · Rispondi

    e poi anche nella realtà non sempre l’uomo “sbagliato” (inteso come quello che ti picchia e ti maltratta) ha l’aspetto del “bel tenebroso”

  9. STEFANIA · · Rispondi

    Grazie di cuore per questo articolo e per la biografia di riferimento che è stata citata.

  10. Interessante e dettagliata analisi, oltre che dannatamente e tristemente veritiera!

    1. Grazie!
      e bentornato!
      Passate belle vacanze? 😉

      1. Sì, mi ci voleva proprio qualche giorno di montagna lontano dalla merdosa afa milanese! Ovviamente sentivo la mancanza dei tuoi post, che ora andrò subito a recuperare 😉

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