Questo è uno di quei post in cui mi lamento

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Non solo, ma mi incazzo anche, divento reazionaria, bacchettona e con una lievissima tendenza vendicativa. Lo sapete, questi post vi toccano almeno una volta ogni due mesi e, dato che sto riaprendo in questi giorni dopo la pausa estiva, oggi inizio a lavorare su un nuovo film e ho tonnellate di ansia repressa da smaltire, mi sfogo sul blog.
È notizia recente che il remake di uno dei film più importanti nella mia vita sta per partorire un seguito solo per il mercato home video, presentato all’ultimo Comic con di San Diego. Parlo, ovviamente, di I Spit on your Grave. Un primo trailer del sequel è visionabile su youtube o su un qualunque sito che si occupi di horror. E no, non lo linko, perché pubblicità agli scempi non ho molta voglia di farne. E non parlo di scempi cinematografici. Il discorso che sto per fare riguarda sì il cinema, ché è di questo che ci occupiamo qui dentro, ma vorrebbe andare un pochino oltre il mero fatto che I Spit on your Grave 2009 è un film di merda, che Steven R. Monroe (il regista) un incapace, e che il seguito sarà per forza di cose un rifiuto tossico da smaltire in fretta. Sì, sto giudicando un film senza averlo visto. Sì, non me ne frega niente. E sì, non solo lo giudico senza vederlo, ma neanche ho intenzione di vederlo. Dovete sapere che questo blog ha avuto varie fonti di ispirazione. Una di esse è Day of the Woman, un blog che non solo prende il nome dall’opera di Zarchi che tanto mi ha influenzato, ma è gestito da una donna e si occupa di tutto ciò che concerne il lato femminile del cinema della paura. È una delle mie letture fisse quotidiane. Ve lo sto dicendo perché è stato un post trovato su Day of the Woman che mi ha fatto salire il sangue al cervello e mi ha spinto a scrivere la filippica che adesso voi dovete sorbirvi. L’articolo è questo e, prima di proseguire, vi conviene dargli una letta. Se siete così pigri da non cliccare sul link, agevolo comunque un passaggio interessante: l’autrice, BJ Colangelo, a proposito del remake di I Spit on your Grave, si esprime così: “The remake is a step up cinematically with it’s technical skills, but the script and heart of the original was completely lost and if I see one more comment praising the lead actress for looking “so hot” while she was nude, I will crack some skulls. She’s being raped, you fucking perverts“.
Del fatto che il film di Monroe tradisca in toto il suo predecessore, puntando tutto su un meccanismo di vendetta sterile e autocompiaciuto e non dando nessuno spazio di approfondimento al personaggio di Jennifer, ne abbiamo parlato qualche tempo fa. Qui intendo soffermarmi sui fottuti pervertiti.

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E torniamo quindi a parlare del Rape & Revenge, sottogenere maledetto che è responsabile, tra le altre cose, della quantità abnorme di chiavi di ricerca incentrate sulla parola con la esse che portano i suddetti fottuti pervertiti sulle pagine de Ilgiornodeglizombi.
Un sottogenere che, nel bene e nel male, ha fatto la storia del cinema di serie B. Da queste parti, alcune di quelle opere così estreme sono molto apprezzate. Dentro di me c’è un giustiziere della notte in formato tascabile che io cerco in tutti i modi di mettere a tacere. Solo che lui è più forte di me e quando io gli chiedo per favore di tenere presente il mio alto grado di civilizzazione, di solito si mette a ridere e mi intima di andare a prendere le cesoie.
I Spit on Your Grave (la sua versione del 1978) fa però caso a sé. Si tratta di uno di quei film così potenti, pur con il suo stile rozzo e molto poco evoluto, da lasciare dei segni profondi in chi lo guarda, anche a distanza di così tanti anni. Il motivo è molto semplice: Jennifer, la protagonista, passa attraverso un inferno indescrivibile, senza che abbia alcuna colpa (e torneremo su questo punto perché è importante) e Zarchi ci obbliga ad attraversare questo inferno insieme a lei, ma non solo: assistiamo alla sua ripresa, alla sua rinascita, a un’assunzione di consapevolezza e forza e, finalmente, alla vendetta.
Continuando a citare BJ Colangelo: “To put it simply, he puts audiences in the same visual seat as a rape victim, and forces us to understand the cruelty and brutality behind this dastardly action. The original was also one of the first films to showcase rape victims as anything but a victim“.
A un certo punto, il R&R è passato di moda. Esaurita la spinta propulsiva degli anni ’70 e primi ’80, quei tipi di pellicole sono diminuiti, fino a sparire quasi del tutto. Ci voleva la mania tutta hollywoodiana del remake per riportarle in auge. Solo che, rispetto a quanto accadeva nella prima ondata, le versioni 2.0 dei R&R hanno tutta una serie di caratteristiche che li distinguono per atteggiamento punitivo e colpevolizzante nei confronti delle protagoniste. Prendiamo, per esempio, la Paige di Last House on the Left del 2009. A differenza della sua amica Mari (che infatti sopravvive), Paige ci viene presentata come una zoccoletta da tre lire per ovvi motivi destinata a fare una pessima fine. Insomma, brutti e cattivi Krug e la sua famiglia, ma Paige un pochino se lo merita, se vuole andare in giro scosciata a comprare la droga da tipi poco raccomandabili, signora mia.
Per non parlare di Amy del nuovo Cane di Paglia, mostrataci mezza nuda per tutto il film mentre si aggira sotto il naso degli operai cavernicoli che le riparano la casa. La violenza che subisce (girata poi come se fosse una passeggiatina di salute, che vuoi che sia in fondo. E poi Skarsgard è anche un gran figo) appare quasi come una conseguenza naturale del suo atteggiamento.

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si vede lontano un miglio che è una ragazza cattiva

Per non parlare poi della Jennifer di I Spit on Your Grave 2009: Monroe pensa bene di indugiare su tutte le sue curve in pantaloncini aderentissimi per tre quarti di film. E di continuare a farlo per tutta la sequenza dello stupro. Il risultato sono i fottuti pervertiti che pensano che quella scena sia sexy. E non sono pochi. Nel mio piccolo, ogni santo giorno sono obbligata a leggere chiavi di ricerca come: “cane di paglia scena stupro”, “I spit on your grave 2009 Jennifer nuda”.
E Monroe ritorna sul luogo del delitto, a distanza di quattro anni in cui non ha combinato un beneamato nulla, perché lui è capace di far parlare di sé solo tramite certi argomenti, atteggiandosi a regista controverso e dannato. Ci viene così servito il seguito del remake, e sono contenta di non essere l’unica a trovare la faccenda sconcia e insultante: “This film is doing nothing more than profiting off of rape culture.  They’re using a crime that is still misunderstood and a silent epidemic as a “shock” tactic“.
Il futuro capolavoro shock di Monroe parla di una fanciulla di nome Katie che vuole fare la modella e, credendo di andare a fare un servizio fotografico, finisce rapita, torturata e violentata. Seguirà poi atroce vendetta, come da copione. Trama ad elevatissimo grado di idiozia (la modella, gesùsantissimo), ottima occasione per brutalizzare una donna per una quarantina di minuti.
Il senso dell’operazione mi sfugge. O meglio, non mi sfugge affatto. Si tratta di voler lucrare su una tragedia, in uno dei momenti storici peggiori per le donne a cui mai si sia assistito almeno da una trentina di anni a questa parte.
E se non vado in giro a spaccare crani è perché possiedo un alto grado di civilizzazione. Ma tengo sempre a portata di mano le famose cesoie.

37 commenti

  1. Buongiorno Lucia. Concordo appieno, da tenerle sempre a portata di mano le fottute cesoie… Insieme a un martello, potrei suggerire.
    E si, su questo argomento tralascerei ogni vestigia di civiltà.

  2. Prima cosa: grazie per avermi fatto scoprire Day of the Woman.
    Seconda cosa: io in un horror finirei malissimo, piuttosto in fretta e con dovizia di particolari 😉
    Terza cosa, quella “seria”: sta prendendo piede, si sta diffondendo e sta diventando popolare col pubblico femminile il cliché maschio dominante aggressivo/femmina sottomessa passiva che fino a qualche anno fa era una delle varianti possibili in un certo tipo di letteratura.
    E se è vero che continuano ad esistere i sottogeneri, questir estano dedicati a un pubblico di nicchia. La fantasia di stupro invece, è diventata mainstream.
    E sono stati così subdoli, che se leggi qualcosa come 50 Sfumature, o tutto il pattume imitativo che ha generato, ti cercheranno di far credere che ad essere quella che esce dal rapporto livida, umiliata e dolorante, dopo che lui ti ha detto “Ora ti aggiusto io, stellina!” prima di strapparti i vestiti, tu sei in qualche modo “empowered”–dopotutto, hai il potere di trasformare un uomo in uno stupratore, wow, sei veramente figa!
    E poi te lo subisci tutto, ed è l’esperienza più meravigliosa della tua vita!
    E ne vuoi ancora!
    Non so se essere più infuriata ed offesa all’idea che certe cosele scrivano delle donne, o terrorizzata al fatto che ci siano donne che cominciano a crederci.

    1. Sai che tutto questo potrebbe essere materia per un post interessantissimo? Magari un guest post, dato che l’argomento mi manda in bestia, ma non lo conosco come conosco i film di serie b e dintorni.
      Oddio, il fenomeno 50 sfumature mi è abbastanza noto, ma applicare tutto al cinema sarebbe divertente.
      Io vedo fantasie di stupro e dominazione anche in tuailait.
      E sì che sono cose scritte da donne e mirate a un pubblico femminile.
      E se ci credessero anche le autrici di cui parliamo? non sarebbe ancora più inquietante?

      1. Non ho letto 50 sfumature e quindi non saprei dire, ma Twilight sì, e confermo le tue impressioni. La nota dominante è l’idea che in quanto donna, Bella sia fragile e bisognosa di protezione maschile, quindi esiste principalmente il problema di una subordinazione e dominazione psicologica e affettiva. Nonostante le parole dell’autrice, si capisce che lei muore come una cretina dietro a lui che non fa nulla per meritare il suo affetto e tanto meno la sua stima, mostrando invece un atteggiamento possessivo condito di “belle” parole. In sostanza, lei è ingenua a livello infantile, mentre lui è un vecchio pervertito con le sembianze di un diciottenne.

        Quando alla fine arrivano al dunque è violento, anche se non mostrato né raccontato, ma il giorno dopo lei è piena di lividi, ha un paio di costole incrinate ma ne vuole ancora e ancora. Il tutto viene liquidato/giustificato con la scusa che essendo lui un vampiro ha difficoltà nel controllare la sua forza nell’impeto della passione eccetera eccetera, facendogli anche recitare la pantomima del “io non volevo ma tu hai insistito”, scaricando di nuovo la colpa su di lei.

        1. Ecco. Ed è questo che atterrisce. Lei lo tenta in tutti i modi, lui, il santo, alla fine cede, la ferisce ma la colpa è sua, se lo è meritato.
          E le ragazzine sospirano e vogliono quel tipo di “amore”.
          No, fa troppa paura.

          1. Esatto, è un modello terribile, stupido e pericoloso. Tutti minimizzano, ma è quando non ti curi dove stai male che puoi solo peggiorare.

      2. Sarebbe bello farci un post.
        Parliamone, se hai voglia.
        Twilight è chiaramente una fantasia masochistica, se non una vera e propria fantasia di stupro (ma quando finalmente si arriva al dunque, sfasciano il letto e lei è tumefatta e felice).
        Senza dimenticare che in tutte queste storie, oltre al maschio brutale, sta entrando fortissima l’idea che scopare sia peccato, che sia una colpa, e che sia decisamente “colpa della donna”.
        Per cui si arriva al rapporto sessuale come punizione.
        Ed è da ricovero.

  3. Sono temi molto, molto delicati, su un piano psicologico intendo dire. Mi ricordo ad esempio di essermi molto adirato dopo la visione di “Legami” di Almodovar, che, certo, col Rape&Revange non ha niente a che fare. ;a Almodovar mi ha fatto incazzare perchè ritengo (sarà per via del mestiere che faccio, cioè sono un pò in prima linea in fatto di traumi, deprivazioni ed abusi) che non si possano trattare “a fini di intrattenimento” aspetti molto fini della nostra realtà intrapsichico-emotiva. E’ infatti, penso, evidente (come indica molto bene anche il commento che ha scritto più sopra Carlo Sabatini, che qui ci troviamo nell’area del sado-masochismo, cioè zone molto primitive della mente. Occorre dunque maneggiare con cura la materia, soprattutto oggigiorno, soprattutto in Italia, patria delle varie Ruby, dei vari disgustosi bunga-bunga eccetera eccetera. Non credo che vi siate dimenticati, per dire, che Ruby era una ragazza maltrattata ospite di una comunità di adolescenti borderline. Poi ha incontrato la Minetti e altri della gang delinquenziale di Berlusconi e tutto questo è realtà, non un film. Voglio dire che il R&R è un tema molto presente e reale, sebbene edulcorato e soft, nella nostra realtà quotidiana, così come sono sempre presenti e reali le tensioni distruttive sado-masochistiche (maschili e femminili) . Fa bene dunque Lucia a sottolineare in questo post la necessità di tenere alta la guardia in tema di difesa del “femminile”. Io aggiungo del “femminile” presente anche nel “maschile”- Torniamo a guardare ad esempio “Un tranquillo week-end di paura” di John Boorman (1972), grande film che mette in scena la violenza maschile-omosessuale all’interno di un gruppo di turisti in gita in canoa sulle rapide di un fiume degli Appalachi. E lasciamo perdere le seduzioni voyeuristiche sado-maso. Quelle lasciamole a Berlusconi, che infatti ha giustamente preso 7 anni di galera (giustamente) che secondo me sono anche troppo pochi. Grazie Lucia.

    1. Riguardo al difendere il maschile ed il femminile …
      È Carlotta, non Carlo 🙂
      Sai com’è … niente organi sessuali esterni (tra le altre cose) 😉

      1. Uh scusa Carlotta! Avevo solo letto male 🙂

        1. Non è un problema … 🙂

  4. Non ho mai visto film del genere R&R e l’idea mi turba anche un po’, tuttavia sto pensando di dare una possibilità a Day of the Woman visto che ne parli così bene. Avverto un sincero disagio alla bocca dello stomaco nello scoprire che non solo c’è gente che lucra sullo stupro trasformandolo in spettacolo, ma che esistono estimatori di queste operazioni commerciali deviate. Per come la vedo io, la violenza carnale è solo incidentalmente legata al sesso, che diventa un veicolo di umiliazione, sopraffazione e menomazione psicologica (perché comunque se ne esce con veri traumi). Con un minimo di empatia e buon senso, secondo me, non si può contemplarlo diversamente. Sicuramente da qualche parte ci sarà qualcuno che dice “sono solo fantasie” eccetera eccetera. Va bene, ma esistono fantasie da sessualità vivace e fantasie da manicomio criminale, queste rientrano nella seconda categoria. Eccitarsi col dolore altrui (e non sto parlando di BDSM consensuale) non è sano, e non solo perché potrebbe essere propedeutico allo stupro – la maggior parte di questi difficilmente ci arriverà, restando fedeli a Federica (o Ludovica, se mancini) – ma perché individui del genere sostengono e diffondono un’idea sbagliata del sesso e della donna, creando un habitat socio-culturale idoneo agli stupratori, ossia gente come loro che però è passata dalle ripugnanti parole agli imperdonabili fatti.

    1. Il mio terrore più grande è che il passaggio dalle fantasie ripugnanti agli imperdonabili fatti sia molto breve, una volta che questi ripugnanti fatti vengono sdoganati e resi leciti perché che vuoi che sia.

      1. Sì, quella è la ragione principale per cui una certa mentalità è pericolosa anche quando resta solo nella teoria.

  5. Giuseppe · · Rispondi

    In pratica si dimostra di aver pesantemente e ignobilmente frainteso il senso del Rape & Revenge originale in toto…che con il tema trattato è il peggio che potesse capitare, e non c’è proprio niente di reazionario o bacchettone nel sottollinearlo, anzi. 😦

    1. A volte mi sembra di star sviluppando, mano mano che invecchio, delle tendenze un po’ censorie 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Ma no, dai, in fondo tiri solo sacrosante mazzate a chi se le merita 😀

  6. Il tema di questo “genere” (sia letterario che cinematografico) ha degli aspetti che mi disturbano profondamente, lo metto sullo stesso piano di tutto quello che è relato alla pedofilia. Sappiamo tutti benissimo quanto siano criminali e totalmente inaccettabili siano queste cose, eppure si assiste a dei veri e propri tentativi di sdoganare/banalizzare/solleticare il pubblico, quasi dovesse passare il concetto di doversi per forza intrattenere con il peggio della mente umana.
    Tu avrai anche il tuo giustiziere tascabile, io non ho neppure quella scusa. In presenza di depravati del genere, per me del tutto incurabili, c’è solo la soluzione cinese: una pallottola nella nuca e il costo addebitato alla famiglia. E gli spettatori? Quella platea silenziosa ma comunque impegnata tramite rete a cercare “soddisfazione”? Per come la vedo io, delle due l’una;prima ipotesi, si tratta di minus habens che non riescono ad andare oltre al fatto che l’attrice X sia una bella donna (cosa di cui devono avere carenza), il che ne fa dei mentecatti. Seconda ipotesi, sono una platea di frustrati che vorrebbero avere il “coraggio” di essere violenti; che fare in questi frangenti? Once again, chinese style?

    1. Il R&R è un genere strano. Diciamo che il 90% delle produzioni è ripugnante, perché fa esattamente quello che dici tu: spettacolarizza e al contempo banalizza una cosa che andrebbe trattata in ben altri modi (chiense style, of course. Oppure no, anche a mani nude che non hai neanche il costo della pallottola. e ariecco il giustiziere tascabile). Però c’è un 10%, e il film di Zarchi ne fa parte, che esiste appositamente per farti percepire quanto sia ripugnante. Dipende sempre dal punto di vista che si adotta. A me pare che spesso si adotti quello del mentecatto degenerato di turno. E allora la cosa diventa davvero grave.

  7. Un virus. Certe operazioni hanno l’uitlità di un virus che infetta un corpo che già non è molto in forma. La tendenza di trasformare l’horror in un genere che esalta pornograficamente alcuni aspetti della società attuale ma senza l’aspetto introspettivo e critico che dovrebbe farne uno strumento di meditazione( anche attraverso lo spavento e il pugno nello stomaco) è paradigmatico della fase di contro-riforma che stiamo attraversando. Svolte misogine, reazionarie e anche volgarmente perbeniste non possono che nausearmi e instillarmi l’ennesima dose di pessimismo verso il mondo. Detto da un uomo che troppe volte si ritrova a vergognarsi di essere tale, causa la cronaca!

    1. Infatti è come una malattia. Questa roba, alcuni torture porn che ancora si continua a far passare per roba trasgressiva quando invece è solo merda exploitativa. Io credo che a un certo punto sia lecito porsi dei limiti anche nella rappresentazione. Altrimenti si uniforma tutto. E tutto viene percepito come lecito.

      1. Francamente, più che un limite sento l’esigenza di una maggior correttezza d’esposizione. Morituris ad esempio è un’autentica mazzata e le scene di stupro sono tra le più impressionanti che abbia mai visto ma c’è l’onestà di fondo, che non viene colta, di mostrare una cosa per quel che è e non come un’espediente pruriginoso.

  8. A proposito di limiti rappresentazionali, un film che per esempio io mi sono rifiutato di vedere è “The Bunny Game” di Adam Rehmeier (2010). Ho visto il trailer e mi è bastato, e pensare che ho uno stomaco solidissimo, usualmente. Questa è la storia di una prostituta cocainomane rapita da un camionista sulle strade polverose degli Stati Uniti, e poi torturata e seviziata attraverso modalità inenarrabili. Bè, dopo circa trent’anni di horror di ogni genere e sottogenere da me visionato, visto, rivisto e recensito, il mio preconscio mi ha detto: “basta, questo non lo vedi”. Anch’io, come Fabri nel commento più sopra, ritengo che siamo ad una svolta antropologica, anche in certo cinema, che vuoi solo generare quelle che in psicoanalisi si chiamano “introiezioni estrattive”, termine barocco per dire “sdoganare” dall’inconscio dello spettatore gli aspetti più primitivi e inumani, facendogli credere che sono “normali”. Io penso che l’obiettivo più profondo e subdolo di questa operazione sia l’uccisione del pensiero, cioè una tendenza a farci accettare quelle istanze totalitarie, dispotiche, distruttive e psicotiche che pensavamo di aver tolto di mezzo dopo il nazismo. Tali istanze invece sono sempre lì che non aspettano altro che essere alimentate, e certe scelte “culturali” e “cinematografiche” vanno esattamente in quella direzione. Molto interessante questo dibattito, che dovrebbe essere megafonizzato ovunque e tra i più 🙂

    1. Sì, anche io ho visto il trailer e qualcosa mi ha fermato dal visionarlo tutto. Non ce l’ho fatta e basta.
      Solo che un film come The Bunny Game è comunque appannaggio di una nicchia ristrettissima.
      Il vero dramma, secondo me, è quando questo tipo di cose vengono sdoganate a livello commerciale e per il grande pubblico.
      Per esempio, la saga di Saw che dà anche al tutto una patina da apologo morale per cui gli elementi considerati “deboli” o si reintegrano attraverso un’ordalia, oppure muoiono in maniera atroce.

  9. Tutto questo ribadisce una mia costante sensazione e cioè che il nazismo sia un demone multiforme e protoplasmico che non è stato sconfitto. Sottilmente, inconsciamente, scava e corrompe, anche attraverso questi segnali.

  10. Cara Lucia, ti invito sommessamente a leggere il mio ultimo post, dove ti ho citata 🙂

  11. Paolo1984 · · Rispondi

    preciso di non aver visto i film citati, mi limito a dire che se uno spettatore guardando una scena di stupro pensa che lei sia colpevole perchè ha certi vestiti o ha coprato droga..il problema non è nel film o nella regia ma nella testa dello spettatore e solo lì.
    Sul torture: ho visto i primi due Saw e i due Hostel..li ho trovati dei buoni film da ogni punto di vista. Sono splatter perchè il genere è quello (e può piacere o meno così come il Rape & Revenge) ma non c’è banalizzazione della violenza.
    Sul discorso dei limiti, non sono d’accordo: tutto si può raccontare, anche le cose più violente e insopportabili se si sa come.

    1. Vedi, il senso del post era proprio nel sapere come mettere in scena le cose più insopportabili.

      1. Paolo1984 · · Rispondi

        Capito. Ci tenevo a dire che certe cose a volte sono più nella testa degli spettatori (testa bacata nel caso specifico, perchè una può vestirsi o svestirsi come vuole, in nessun caso si può dire che va “a cercarsi” lo stupro) che nel film.
        Comunque sia, anche a me piacciono i Rape & Revenge..c’è un piccolo giustiziere anche in me.

        1. Paolo1984 · · Rispondi

          e fermo restando che come ovunque ci sono opere più o meno riuscite..credo che questi film e più in generale gli splatter possano essere e siano nient’affatto che banalizzanti o pruriginosi riguardo alla violenza.
          Parlando genericamente, se il regista ritiene di dover mostrare certe cose per la trama, per le atmosfere del film è giusto le mostri.
          Mi viene in mente un regista che adoro, che è Quentin Tarantino, un maestro nel rielaborare in maniera sempre originale e personale i B-movies compresi i generi di cui parliamo qui: viene sempre accusato di essere “troppo violento” nessuno si accorge che la violenza che Tarantino mette (magistralmente, a mio avviso) fuori campo è pari almeno alla violenza che mostra altrettanto bene.
          Banalmente parlando, un regista bravo sa sempre come, cosa e quando mostrare ciò che decide di mostrare

    2. Paolo1984 · · Rispondi

      e aggiungo che se uno commenta una scena di stupro con cose tipo “quant’è bona l’attrice” il problema è ancora una volta lui non il film

  12. Paolo1984 · · Rispondi

    Su Cane di paglia..vidi l’originale di Peckinpah che già all’epoca si attirò critiche anche per la scena dello stupro (e in generale tutto il film venne accusato di fascismo)..ora Cane di paglia non è il suo capolavoro ma secondo me non si volle capire che Peckinpah stava esprimendo la una visione fortemente pessimistica (e non per forza condivisibile) dei rapporti umani.
    il remake non l’ho visto ma non stento a credere che sia peggiore

    1. Paolo1984 · · Rispondi

      aggiungo una postilla, il fatto di rappresentare lo stupratore come “un gran figo” non è di per sè banalizzante. Il fatto che lo stupratore sia di bell’aspetto non rende la violenza sessuale meno grave così se non agli occhi delle teste bacate di cui sopra, ma il problema è nelle teste non nel film.

  13. Comunque non credo che il film di Zarchi (che a me piace molto eh) sia compltamente privo di un’ottica per così dire pervertita. E in verità non trovo nulla di male nei film che trattano la materia da quel punto di vista (che comunque non è propriamente il caso di I Spit On Your Grave originale). Così come non trovo nulla di male nel genere lolicon partorito dalla cultura nipponica (tanto per fare un esempio di materia altrettanto discussa) che pure spesso è trattato in maniera mica tanto sottile. Sempre di mera rappresentazione parliamo, in fin dei conti. Poi magari questo fa di me un pervertito e allora pace a tutti. Ad ogni modo, un bel rape e revenge vecchio stile, realizzato in tempi abbastanza recenti è I’ll Never Die Alone (che m’è parso un po’ meno intenso di I Spit On Your Grave e un pizzico più pervert). Pochi giorni fa invece ho visto The Seasoning House, che alcuni definiscono un R&R, ma che secondo me tanto R&R non è (o almeno non nel senso più tradizionale del genere). Però niente, a me è piaciuto. Curiosità: hai mica visto Jack Ketchum’s The Girl Next Door del 2007? Più che un R&R è un Rape e basta, ma sarei curioso di sapre che effetto ti ha fatto.

    1. Io credo che argomenti del genere vadano trattati in un certo modo. Io non posso accettare che una faccenda come lo stupro sia affrontata con la delicatezza e la sensibilità di un panzer.
      Zarchi non fu delicato, ma fu molto sensibile nel farti sentire assolutamente indifeso, impotente e vittima. Ed è per questo che è un’esperienza diversa rispetto ad altri R&R.
      The seasoning house ancora non l’ho visto, ma è in rampa di lancio.
      Mentre The Girl NExt Door mi ha fatto sentire di merda, ma è un capolavoro.

      1. Paolo1984 · · Rispondi

        scusate se insisto ma io continuo a pensare che la perversione stia eventualmente nei crani di alcuni spettatori e non nei film.
        Se guardando una scena di stupro pensi solo a quant’è bona l’attrice sei tu che sei insensibile e idiota, non è colpa del film che non fa che raccontare una storia in maniera più o meno riuscita.
        Io ho letto il romanzo di Ketchum (ispirato a un fatto di cronaca) e sì è un capolavoro. Il film me lo devo procurare.

  14. visto ieri i spit on your grave 2..forse piu completo del primo riguardo la storia,piu dettagliata rispetto al primo..bel film..ma preferisco il primo!

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