The Conjuring

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Regia – James Wan (2013)

Riapriamo dopo la pausa estiva con un horror che esce nelle nostre sale domani e ha già sbancato i botteghini statunitensi, guadagnando la cifra di 127 milioni di dollari, a fronte di un budget di appena 13.
Instancabile James Wan: due film realizzati quasi in contemporanea (questo e Insidious 2) ed è già a lavoro sul settimo capitolo di Fast & Furious. Non solo instancabile, ma anche molto intelligente. Sembra aver infatti capito esattamente cosa vuole il pubblico. E anche il modo migliore per offrirglielo.
Se vado a vedere un film di James Wan, il minimo che mi aspetto è professionalità, una bella gestione delle inquadrature, un giusto dosaggio tra spaventi a buon mercato e momenti davvero inquietanti, ottima direzione degli attori (quello sempre, sin dai tempi del primo Saw) e una conoscenza a dir poco perfetta del genere e dei suoi meccanismi. 

Ma, e il grande difetto dei suoi prodotti precedenti era proprio questo, il simpatico Wan commetteva sempre l’errore di affidare la sceneggiatura al suo amichetto scemo, Leigh Whannel, in grado, quasi con precisione millimetrica, di rovinare ogni cosa.
Questa volta, Wan si toglie Whannel dalle palle e lascia lo script ai gemelli Hayes. Non è che i due abbiano fatto chissà quali grandi cose in carriera. Ma sono meglio di Whannel. Anche un calcio in uno stinco è meglio di Whannel. Questa volta viene messo fuori gioco anche il produttore Oren Peli. E si sa, chiunque è meglio di Peli. Anche un braccio rotto è meglio di Peli.
Il risultato è presto detto: The Conjuring è il film migliore di Wan, dove (se si esclude qualche difetto che però è intrinseco al suo stile e di cui parleremo a breve), non c’è un solo momento che faccia storcere il naso, non una nota fuori posto, tutto fila liscio tra la solita regia elegantissima di Wan e una narrazione che procede spedita dall’inizio alla fine, sia per quanto riguarda le svolte della trama che la costruzione dei personaggi.

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The Conjuring (tradotto in italiano in maniera piuttosto pedestre con L’Evocazione) narra una delle tante indagini compiute dai coniugi Warren, famosi studiosi del paranormale americani e fondatori, negli anni ’50, della New England Society for Psychic ResearchNon è la prima volta che il cinema saccheggia la vita di questi due personaggi. A parte la storia arcinota  di Amityville, basta pensare al recente (e brutto che aiutami a dire quanto) The Haunting in Connecticut o, andando un po’ più indietro nel tempo, a La Casa delle Anime Perdute.
Il caso al centro del film è quello della famiglia Perron, da poco trasferita in una nuova casa. Non appena finito il trasloco, parte tutto l’armamentario dell’infestazione. E Carolyn Perron si rivolge ai Warren per liberarsi dalle presenza che perseguitano lei, il marito e le loro cinque figlie.
La struttura alla base di The Conjuring è molto classica, anche prevedibile, se si vuole. Ma a Wan non interessa più di tanto rivoluzionare il genere o raccontare qualcosa di nuovo. Come già in Insidious, a lui piace muoversi sul terreno confortevole di tematiche con cui dimostra di avere grande familiarità. E così abbiamo il campionario di manifestazioni e fenomeni strani che però, grazie alla scelta di alcune soluzioni visive e narrative, non danno la sensazione di già visto o di scontato. Ma vanno a punzecchiare paure e condivise più o meno da tutti gli spettatori. Come per esempio il terrore notturno che qualcuno ti afferri per i piedi e ti trascini giù dal letto.
I Perrono hanno tutte le caratteristiche tipiche delle vittime designate: sono una famiglia unita e felice che ispira subito simpatia. Ed è bravo Wan a costruire questo quadretto senza perdersi in preamboli troppo lunghi. Sono brave persone, tanto basta perché ci dispiaccia vedere che gli accade qualcosa di brutto.
Anche i Warren sono dipinti con empatia e il rapporto che si instaura tra loro e i Perron è molto naturale e spontaneo.

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L’intento di Wan è quello di spaventare usando espedienti abusati senza che risultino tali. E non è facile, non con un pubblico smaliziato e a conoscenza di ogni possibile meccanismo. Eppure l’operazione va in porto. Se solo non si abusasse ogni tanto del salto sulla sedia con apparizione improvvisa e impennata del volume (lo spaventacchio), The Conjuring sarebbe una ghost story perfetta.
Perché Wan i trucchi del mestiere li usa tutti, senza vergogna e in maniera spudorata. Ma lo fa talmente bene che ti lasci trasportare dalla storia e non ti annoi neanche un minuto.
Questione di stile, soprattutto, e merito di un regista capace di girare un prodotto sopra la media, di stampo certamente commerciale, ma non sciocco e con un grande rispetto per il pubblico di riferimento.

Sì, The Conjuring è, in fin dei conti, rassicurante e consolatorio. Ci dice quello che vogliamo sentirci dire, ci lascia belli tranquilli e soddisfatti come dopo un giro sulle giostre. Per chi ci crede, il fatto che sia ispirato ad avvenimenti realmente accaduti, potrebbe anche essere fonte di una certa inquietudine. Ma il film, in sé, è fatto per offrire una serie di spaventi per 112 minuti, senza che questo ci tolga neanche una notte di sonno.
Se però tutto ciò viene confezionato come Wan confeziona The Conjuring, tanto di cappello. Almeno non viene cancellato dalla memoria una volta finito di vedere e rimane qualche spunto, qualche suggestione, il ricordo di un movimento di macchina, il gusto nel ricostruire gli anni ’70, il modo di girare moderno che però rimanda in alcuni momenti ai mezzi tipici dell’epoca (lo zoom sull’albero in giardino).

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Ed è bello, ogni tanto, godersi un giro in un luna park dell’orrore così raffinato.
Se solo Wan la smettesse di smanettare coi volumi potrebbe essere un robusto e solido professionista del genere. E di quelli non ne abbiamo mai abbastanza.
Ultima menzione per un brano a cui sono tanto affezionata. Ritrovarlo all’interno del film è stato come ricevere un bellissimo regalo.
Musica.

37 commenti

  1. Se devo fare il cattivo, c’è una scena che non mi è andata giù e si riferisce…

    *spoiler*

    …al momento in cui lo spettro fa cadere i quadri appesi lungo la scala, facendo un casino della madonna. Questo e la madre che urla “Chi cè?” per tutta la casa mi porta a ritenere che sia impossibile che le figlie continuino a dormire beate.

    Ok, a parte questo, credo sia il film horror più efficace visto da dieci anni a questa parte, pur essendo classico nello svolgimento. Perde un po’ sul finale, ché sulle possessioni L’Esorcista ha messo la parola fine. ^^

    1. claudio · · Rispondi

      tappi nelle orecchie?

    2. Sì, quella scena ha un po’ storto anche me 😀
      Succede un casino indescrivibile e nessuno tranne la madre se ne accorge.
      Sì, in quanto a pura efficacia del meccanismo funziona alla grande

  2. No, io non ce la faccio. Cioè, meglio questo di prodotti brutti e girati male, ma accontentarsi è come scrivere un epitaffio sulla tomba di altri registi che non si caga nessuno, i vari West, McKee e compagnia cantante.

    1. Io non è che mi accontento. Io conosco e apprezzo lavori migliori di registi più in gamba, però sull’horror commerciale Wan ha pochi rivali. Almeno in quanto a professionalità.

  3. claudio · · Rispondi

    Finale all’altezza?

    1. No, purtroppo il finale è un po’ deludente. Ma non voglio spoilerare

      1. claudio · · Rispondi

        Paradossalmente, il finale è molto spesso un bel problema se il film parte con le giuste premesse.

  4. A me fa già paura la locandina. Sicuramente, se uscirà, andrò a vederlo. In questo periodo però sono stata disattenta, credevo che i film uscissero al giovedì invece questo rischia di eliminarmi dal multisala Kickass 2, su cui volevo fiondarmi domani sera. Incrociamo le dita…

    1. Dovrebbe uscire domani.
      Possibile che Kick Ass 2 resista in sala così poco?

      1. Dalle mie parti è già tanto che l’abbiano messo in programmazione XD
        Confidavo che i film nuovi uscissero giovedì… ç__ç

  5. Concordo. Siamo più o meno sulla stessa linea, come ho scritto nella mia recensione, di là 🙂

    1. Sì, ho letto.
      Non è una cosa per cui gridare al miracolo, però è un buon prodotto, di quelli che ti rivedi volentieri…

  6. Madò Lucia… saranno millant’anni che non sono d’accordo con te 🙂
    Io trovo Wan un furbo che nel genere horror sta facendo gli stessi casini di Bay nella fantascienza. Il film può essere anche confezionato bene, non dico di no, ma non basta.
    Il termine “telefonato” prende pieno significato con questo film.
    La presupponenza che i demoni si presentino solo ai cristiani andava bene negli anni ’70, ma nel 2013!?
    E non parliamo del presupposto assolutamente fuori luogo: “Il paranormale esiste. Punto.”. Quindi farsi qualche questione sullo scetticismo no, eh!? E se i Warren fossero dei bei millantatori?
    Ok, sono dubbi che lasciano il tempo che trovano (e ne avrei altri settordici) ma la sensazione di essere preso per i fondelli è forte.
    Tu non sai che razza di sganasciate mi sono fatto guardando sto film.

    1. Ma Wan è un furbo. 😀
      I danni grossi li ha fatti con Saw, però lui è solo parzialmente responsabile perché ha diretto solo il primo.
      Sulla presupponenza: il film è ambientato negli anni ’70, quindi ci sta. E poi I Perron non sono propriamente cristiani praticanti, non a caso il prete fa storie per fornire l’autorizzazione all’esorcismo perché non frequentano la chiesa.
      Poi è ovvio, essendo narrato dal punto di vista dei Warren, il soprannaturale esiste e punto. Ma è un assunto abbastanza comune a moltissime ghost stories, o storie di possessione che dir si voglia.
      Non è un’indagine sulla veridicità dei fatti, dà i fatti per acquisiti.
      Poi può non piacere questa impostazione, ma a me non dispiace perché è un horror.

      1. A dire il vero, viene detto chiaramente che non sono cristiani. E che nessuna delle figlie è battezzata.

        1. @Germano: questo è vero ma viene chiaramente ribadito più volte che solo grazie alla fede si può debellare il demone che chiaramente va a rompere le palle agli “infedeli”…

      2. Oddio non sono d’ accordo con Eddy! Non ci posso credere. Comunque io Wan lo trovo esteticamente conturbante. Non ne vedo la furberia di cui si dice, a parte, certo “Saw”, che per l’epoca in cui usci fu peraltro un film interessante e innovativo, massacrato poi dai tremendissimi sequel maledetti. “Insidious” possiede una sua solidità costruttiva e narrativa spiraliforme ben congegnata e un finale molto visionario. Poi Wan secondo me ė uno sperimentatore di chimica d’atmosfere: Sto arrivando! Far parlare il cigolio di una porta nel buio: non ė da tutti, non trovi, Eddy? Soprattutto oggigiorno, con tutta questa inflazione di zombie, vampiri, quelli si molto furbacchioni. Ciao.

        1. @psiche: ogni tanto… 😉
          L’estetica di wan può piacere, ed ho detto nel commento che ci sta. Pensa che io considero saw un gran film, padre e precursore di un filone che ho amato.
          Lo spavento telefonato, l’apparizione furbetta, il rumore, il cigolìo e la risatina sono punti fissi della GS, ma qui si porta tutto in un circo comico a cui io (e sottolineo IO) non riesco proprio a dare un senso.

      3. Dunque… io non parlo di ambientazione ma di anno di produzione. Nell’Esorcista poteva pure starci ma nel 2013 bisogna cambiare prospettiva, no?
        Il punto di vista del film è quello di Wan, non dei Warren, io non ho sentito “voci narranti”. L’assunto del “soprannaturale esiste e punto” è comune in film poco corretti eticamente. Tornando all’Esorcista, prima dell’esorcismo ne passa di acqua sotto i ponti! Qui si parte che è soprannaturale e basta. A me questa roba non turba ma fa sghignazzare 🙂
        Un horror secondo me non deve spaventare per partito preso, ma deve turbare. Una impostazione di questo tipo è furba e figlia dei tempi

        1. Dipende se vuoi girare un film che sia aderente al periodo di ambientazione o no. E soprattutto, io credo che quando si racconta una storia si scelga un punto di vista. Wan ha scelto quello dei Warren, per cui il soprannaturale è scontato. Loraine ha fatto da consulente nel corso delle riprese e quindi è ovvio che non ci sia spazio per scetticismi di sorta, ma che la presenza demoniaca venga data per scontata.
          è solo una questione di impostazione. Altrimenti faceva un documentario sui Warren e sulla veridicità delle loro affermazioni.

        2. claudio · · Rispondi

          ciao, l’ultima parte del tuo intervento è molto interessante. La poso eventualmente citare per un articoletto su un sito horror?

          1. Ho visto il commento in cosa, fai come ti pare, i miei commenti non c’hanno il copyright 😉
            Però mi piacerebbe sapere cosa ti ha colpito così gonfio un pò il mio ego… XD

          2. Non “cosa” ma “coda“… 🙂

        3. claudio · · Rispondi

          la domanda è rivolta è Eddy, scusate.

  7. Errata corrige: quel ” Sto arrivando!” e’ una errata correzione automatica del mio iPad, scusate. La frase esatta sarebbe:” Sa far parlare il cigolio”.

  8. moretta1987 · · Rispondi

    Sono d’accordo con le tue conclusioni Lucia The Conjuring è senz’altro uno dei miglior Horror commerciali degli ultimi anni e il miglior film di wan che in precedenza con il soprannaturale non aveva ottenuto risultati buoni. Personalmente il taglio classico della storia e il poter empatizzare con i personaggi sono due elementi del film che ho apprezzato molto,in più da appassionato di ghost stories “vere” iriferimenti ai Warren e alle loro attività mi son piaciuti.

  9. Giuseppe · · Rispondi

    In effetti il titolo (o meglio la sua facilona traduzione italica) mi aveva fatto pensare di primo acchito all’ennesima e non troppo originale storia di spiriti e relative possessioni…ma se a gestire il tutto c’è Wan senza Whannel l’incompreso allora va già meglio (e dalla tua recensione vedo che essersi tolto Leigh di torno gli ha fatto solo bene) per cui appena mi è possibile cercherò di vederlo…

    1. Sì, magari vallo a vedere in sala perché qualche bel colpo ben assestato riesce a darlo 😉
      Di sicuro ti diverti

      1. Giuseppe · · Rispondi

        E’ che una piccola pausa estiva sto per prendermela io, e non so se al mio ritorno sarà ancora in sala (dopotutto, sempre nella lungimirante Italia stiamo) 😉

  10. Questo me lo segno. Insidious non mi era affatto spiaciuto pur non avendomi esaltata. Ti dirò, mi fa un po’ rabbia, a lungo andare, una professionalità che non riesce a diventare qualcosa di più, ma è probabile che Wan, prima o poi, possa trovare l’idea giusta che gli permetta di fare il salto di qualità, del resto Saw, a modo suo, ha messo un punto nella storia del genere, niente di fondamentale ma ha contribuito a sdoganare e rendere accettabili al grande pubblico elementi come le torture, precedentemente relegate alla nicchia degli appassionati.

    1. E ci sarebbe effettivamente da discutere sullo sdoganamento della tortura per il grande pubblico. Che poi è il motivo per cui Saw mi fa incazzare a morte, perché non si limita a sdoganare, ma deve trovarle una giustificazione moralista. Vero è che questo accade nei seguiti, ma è già presente in partenza nello script originale.

      1. Purtroppo (e concordo assolutamente con te!) per far accettare qualsiasi cosa al grande pubblico, da che mondo e mondo, si usa sempre la giustificazione moralistica. E’ sempre lo stesso annoso problema di sottovalutare l’intelligenza della gente quando la si considera massa (che poi, per carità, in certi casi è pure vero…). E’ più facile semplificare e fare di tutta l’erba un fascio che sforzarsi di comprendere la complessità delle sfumature.

      2. claudio · · Rispondi

        Pare che sia un brivido /creepy/erotico che a molti spettatori intriga. D’altro canto c’è chi gode guardando veri o presunti snuff. L’esperimento di Milgram forse non ci ha detto tutta la verità; forse le conclusioni a cui arrivò non sono così limpide. Forse a molti il brivido erotico della tortura piace e basta. Pensiamo a Martyrs, ottimo film per certi versi, ma non so quanto giustificabile.

  11. Visto giusto ieri sera, non devo anche scriverci una recensione appena avrò le idee più chiare, è carino senza dubbio per quanto per me Insidious tutt’ora è un ottimo esempio del genere. Questo è molto leggero, vive di atmosfere il grosso lo tira fuori alla fine e anche li ci va leggero. Comunque ho l’impressione che questo sarà il primo titolo di una lunga serie.

  12. Secondo me hai colto in maniera impeccabile l’essenza del Wan regista: un “furbo”, che sa cosa vuole il pubblico (e cioè come vuole essere terrorizzato) e che sa come accontentarlo. I suoi film non dicono nulla di nuovo, nè spaventano lo spettatore in maniera particolarmente originale: però sono ben fatti (The Conjuring poi secondo me si fa apprezzare per la messa in scena un pò retrò e un pò vintage) e lo spavento coglie lo spetattore sempre al momento giusto, regalando qualche sano bazlo sulla sedia. Mi è piaciuto di meno Insidious, una più banale storia di fantasmi sin troppo esaltata oltre i suoi meriti.

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