Pain & Gain

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Regia – Michael Bay (2013)

All’inizio ho pensato fosse colpa del caldo. È seguita una nottata di profonde riflessioni. E adesso sono qui, in pubblico, costretta ad ammettere che Michael Bay ha fatto un buon film. Non è una novità assoluta (e adesso finirò crocifissa), perché Bad Boys, il primo, era una cosetta godibile e divertente. Ma Pain & Gain è diverso. Pain & Gain è una delle migliori commedie nere dell’anno. E l’ha diretta lui. A meno che non abbia chiamato un prestanome. Eppure no. Lo stile è suo ed è inconfondibile. Deve essere successo qualcosa, tipo un intervento diretto di una divinità che in quel momento si annoiava e ha pensato: dai, facciamo fare a Bay un bel film, che non capita mai.

È che al di là delle facili ironie, va ammesso che Bay il suo mestiere lo ha sempre saputo fare. Vero che tutto ciò che tocca si trasforma in merda, però da un punto di vista strettamente tecnico, sa come funziona il cinema. Ero convinta che si divertisse a giocare coi Transformers e che tutto quello che gli interessava fosse far pisciare in testa a Turturro da un robottone. Ma lui se ne esce con questa pellicola a basso budget (appena 26 milioni di dollari), quasi avesse voluto abbandonare per un po’ le sue produzioni multimilardarie e realizzare, finalmente, un’opera che gli appartenesse davvero. Sì, il mio è un eccesso di romanticismo, ma mi piace immaginare questi registi odiati in lungo e in largo dagli appassionati che a un certo punto hanno un sussulto d’orgoglio: “cinefili dei miei coglioni, sono capace anche io”. Segue risata satanica all’idea di mandrie di cvitici interdetti. Sono rimasta interdetta persino io.

PAIN AND GAIN

Pain & Gain prende spunto da fatti realmente accaduti a Miami, a metà degli anni ’90: tre culturisti rapiscono, tengono segregato e torturano per settimane il proprietario di un ristorante per obbligarlo a farsi intestare tutti i suoi beni.
Bay ci presenta i tre personaggi (interpretati da Wahlberg, The Rock e Anthony Mackie) come un mix micidiale di idiozia, arroganza e ingenuità. Nessuna pietà o simpatia nei loro confronti. Ma neanche nei confronti delle vittime, o di chiunque appaia sullo schermo per più di dieci secondi. Unica eccezione, il detective privato che indaga sul caso, uno splendido (ma non lo è sempre?) Ed Harris.
Più che fare della facile e grossolana ironia su tre bestioni tutti muscoli e niente cervello, Bay preferisce andare più a fondo e dipingere un intero contesto sociale completamente sballato, con un sistema di valori che fa accapponare la pelle, ma che è condiviso e accettato da tutti. Non c’è distinzione tra i poveracci imbottiti di steroidi che commettono un crimine strampalato e sconclusionato per avere la loro fetta di sogno americano, e le famiglie di un quartiere residenziale (villette e giardini) che non si rendono neanche conto di con chi hanno a che fare. Ed è esemplare, a tale proposito, la scena in cui un Wahlberg diventato finalmente ricco, impartisce lezioni di vita a un gruppo di bambini.
Se non ci fosse Bay dietro la macchina da presa, direi che Pain & Gain è una delle satire più spietate e feroci a cui mi sia mai capitato di assistere. Ma dato che di Bay stiamo parlando, forse è solo una sottospecie di tarantinata fuori tempo massimo, che in maniera del tutto inconsapevole, è uscita fuori sotto forma di satira.

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Però sarebbe abbastanza facile liquidare Pain & Gain in questo modo: parodia non del tutto cosciente e morta lì. È che quando a mettere in discussione l’american way of life è un regista che ci ha costruito sopra un’intera carriera, ci ha prosperato, ha sfruttato in maniera bieca e cinica ogni forma di retorica, portandola all’esasperazione e facendone una specie di bandiera, qualche domandina è lecito porsela. Non è che Bay ci ha presi per il culo tutti quanti?
Possibile.
O forse Pain & Gain è una specie di sfogo, uno sberleffo allo stesso pubblico grazie al quale Bay ha fatto i miliardi, girato sapendo perfettamente che non sarebbe stato capito. Non che sia un film difficile, per carità. Ma cogliere le sfumature di un prodotto come questo significa prendere atto di un fallimento completo. Perché tra l’imbecille Wahlberg che afferma con sicumera il suo patriottismo, l’imbecille The Rock (migliore interpretazione della carriera, senza discussioni) che ha scoperto Gesù, si è redento e vive in una chiesa dove il prete cerca di portarselo a letto, e la polizia che rifiuta di dare credito a una delle vittime perché di origini colombiane, ci troviamo di fronte a un panorama dove al disgusto si mischiano le risate amare, quelle per non prendere a capocciate il muro più vicino in lacrime.
Da un punto di vista non sociale o politico, ma cinematografico, io mi sono chiesta se questi personaggi non fossero stati tutti cresciuti a pane e film di Michael Bay. Son brutte domande da farsi. Brutte brutte.

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Come dicevamo all’inizio, lo stile è il solito fracassone, ipercolorato, in bilico tra ralenty infiniti e accelerazioni da mal di testa a cui Bay ci ha abituato. Ogni tanto ci butta in mezzo qualche inquadratura bella e suggestiva (tutta la parte sott’acqua con The Rock è girata benissimo). L’impressione è quella che Bay abbia volutamente esagerato il suo modo di dirigere, lo abbia portato alle estreme conseguenze, sia per quanto riguarda i movimenti di macchina e il montaggio, sia per quanto riguarda la fotografia, finta che più finta non si può, satura da far lacrimare gli occhi, a ritrarre una Miami da incubo. La narrazione procede in maniera frammentaria, a sbalzi, scossoni, microflashback, con le voci fuori campo di tutti i personaggi che si intersecano, raccontando ognuna il proprio punto di vista. E coprendosi, nessuno escluso, di ridicolo.
Ed è il senso di ridicolo a farla da padrone, anche quando Bay replica situazioni già viste in altri suoi film (camminata al rallentatore con esplosione alle spalle. Ho riso mezz’ora). Le caratteristiche tipiche del cinema muscolare americano moderno rovesciate e riproposte in forma parodistica.
Sì, Bay ci ha preso per il culo. Con Pain & Gain prende per il culo addirittura se stesso e la sua storia professionale.
E la fine del mondo è vicina. Pentitevi.

18 commenti

  1. mah…cioè dalla top five le disgrazie apocalittiche al forse stavo scherzando?
    Può darsi,eh.

    Però ecco,non credo che una rondine faccia primavera anche se rosso di sera bel tempo si spera, un film bello l’han fatto tutti. Non cambia affatto il giudizio critico sulla sua opera complessiva eh.
    Mi hai messo però curiosità e tra una decina d’anni magari lo guardo 🙂

    ps:Però Mark ed Eddie li adoro a palla con tanto di tunz tunz ,mmm…magari ci metto meno di dieci anni,ma non rivaluto un pessimo regista

    1. Ma io non sto rivalutando la carriera di Bay. Ho solo detto che ha fatto un bel film ed è un tipo molto furbo.

      1. prendiamo atto! 🙂
        Si,ma il film bello capita a tutti, anche a Snyder prima o poi. Sarebbe interessante vedere come continua dopo , quale strada intraprende

        Era inevitabile però: scott,anderson,harlin..è chiaro che finisci con bay e poi chissà dove 🙂

        ps:oggi sono acido perchè ho capito che mi son rovinato con le mie stesse mani:ma che cazzo mi è venuto in mente di recensire tutta la serie di venerdi 13. Che palle!

  2. Oh…non gli davo un soldo bucato. Ma le critiche positive stanno piovendo da tutte le parti. Urge rivalutazione e recupero..

    1. giuro che sono partita prevenutissima. e invece eccomi qui. è davvero la fine del mondo

  3. thriller87 · · Rispondi

    Ero prevenuto anch’io ed invece… Sorpresa ! (Dwayne Johnson dovrebbe pigliarsi un Oscar !)

    1. The Rock è strepitoso!
      E il film, chi l’avrebbe mai detto, pure! 😀

  4. LordDunsany · · Rispondi

    L’avevo in coda (ho molta simpatia per Wahlberg), ma visto il tuo stupefacente commento, vedrò di visionarlo entro venerdì! 😀

    PS: Lucy, qualunque sia la risposta, ti sei dimenticata della mia mail! 😀

  5. Prima di andarlo a vedere ho puntato i piedi ed ho fatto i capricci perchè proprio non ne volevo sapere di andare a vedere la solita meenchiata.

    Mai fui più in errore. Che poi un film del genere te lo godi infinitamente di più se vai in sala aspettandoti un gangstatruzzo movie alla fast and furious con una dose extra di testosterone in omaggio, e ti ritrovi davanti gli occhi la frizzante critica che questo film è.

    CItazione del giorno. “…per festeggiare ci sparammo un frullato da 3000 calorie”

    1. Infatti in sala è uno spettacolo. Poi te lo rivedi a casa e ti piace ancora di più.
      Peccato che non stia avendo poi quel gran successo.

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Da come lo descrivi tutto sembrerebbe tranne che un film di Michael Bay…sta a vedere che fino ad ora è riuscito a prendere per il culo anche me (anche se effettivamente devo ammettere che a suo tempo almeno Bad Boys e The Rock -il film- non erano proprio da buttar via) 😉

    1. Vero! Anche The Rock non era male!
      Avevo dimenticato di inserirlo tra i film riusciti di Bay

  7. Cosa ti dicevo?
    Contenta che ti sia piaciuto! 🙂

    1. Infatti grazie per avermelo consigliato 😉

  8. Eppure in giro ho letto critiche feroci al film, solo perché si tratta di Michael Bay. Purtroppo il pregiudizio è davvero una bestia nera, in tutti i campi. Pain and Gain me lo sono gustato anche io e mi è piaciuto davvero un tot. Ottimissimo The Rock in versione spiritual (on coke).
    La battuta ricordata da Lerius Alhazred Sirva ha rapito anche me…

    1. Ero partita anche io con un pregiudizio grosso come una casa. E invece sono rimasta sbalordita. Anche perché in questo film c’è una regia! :O

  9. Era da Bad Boys, cioè dall’esordio, che Bay non disponeva di un budget così basso ma quello che colpisce è che gli attori, credendoci, si sono ridotti l’ingaggio e si sono fatti pagare con percentuale degli incassi. Visto come và al cinema questo film porterà molti muscoli e poco denaro.
    In ogni caso sono dell’idea che questo film diverrà un cult, ci sono pochissimi film sul bodybulding (basta vedere che è dal ’85 che c’è gente che sbava sul documentario Pumping Iron).
    In ogni caso è un film particolare che a mio avviso và visto e rivisto a casa, per rifletterci per bene perchè una critica così profonda (a tutto dal sogno americani, al bodybuinding, ecc) non la cogli al cinema. Ci vuole tempo per digerire un boccone così amaro.

    1. Ciò che resta dopo la visione è proprio un gran senso di amarezza…
      E non credo che al pubblico che di solito va a vedere i film di Bay piaccia uscire dal cinema amareggiati…

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