I pezzenti

Sharknado

Non se ve ne siete accorti, data la quantità abnorme di temporali e giornatacce, ma in teoria è estate. Il che comporta la mia trasformazione in Zia Tibia. Mi lancio alla ricerca di filmacci di ogni risma, sia recenti che più datati, mi diverto a (ri) vederli e se mi gira li recensisco pure.
Poi, un bel giorno, la Asylum fa uscire il poster che vedete qui sopra: Sharknado, con frase di lancio sicuramente efficace, “enough said”. Già, e che altro vuoi dire? E accade che tutto il mio desiderio di cazzeggio cinematografico si vada a scontrare contro un muro di fetente pezzenteria.
No, non avevo mai visto un film della Asylum in vita mia. Non ne avevo avuto la forza, perdonatemi. E no, non sto per scrivere una recensione di Sharknado, non sto per sparare a un uomo morto, non ci sarebbe gusto. Tanto sappiamo tutti benissimo a cosa andiamo incontro quando ci avviciniamo (io consiglierei di farlo armati, non si sa mai) a un prodotto del genere. 
È che in questo caso specifico, dopo anni che sento parlare della Asylum, ho avuto la curiosità di capire cosa fanno questi nuovi alfieri del cinema di serie Z, che qualcuno addirittura paragona alla Troma.
E l’aver menzionato la Troma mi rimanda a quel modo di fare cinema (tanto poverello) con pochissimi mezzi e l’unico scopo di incassare. Un metodo che non si è inventato la Troma, ma se l’è inventato Roger Corman e, qualche tempo ancora prima di lui, Herschell Gordon Lewis.
Ora che son passati tanti anni forse si può dire che un buon 80% dei film targati Troma erano davvero spazzatura senza assoluzione. Si salva pochino e alla Troma lo sapevano. Poi ogni tanto c’era qualche guizzo, qualche scoperta di un giovane regista (Giovinazzo col suo Combat Shock, o il simpatico Gunn di Slither).

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Se uno ci riflette bene, i metodi della Asylum sono abbastanza simili a quelli della Troma: si punta su un titolo a effetto (anche se la poesia demente di una cosa come Il Vendicatore Tossico resta ineguagliata) e si costruisce il film su quello. In più  la Asylum ha il bonus di creare trappole per gonzi troppo distratti o rincoglioniti da distinguere i titoli sulle copertine dei dvd. E quindi ecco Atalantic Rim, Paranormal Entity e Hansel & Gretel. Trovata per cui è necessaria una dose di faccia come il culo che neanche alla Troma osavano avere.

Se, sulla carta, la gentaglia della Asylum può anche fare simpatia, analizzando un po’ più a fondo la questione, emerge un quadro di estrema tristezza. Ovvio che ci si ammazzi dalle risate a pensare a un film girato malissimo, da registi che non sanno neanche dove piazzare la macchina da presa, con effetti speciali purulenti, attori che neanche alla recita della seconda elementare, e una produzione che esiste e prospera solo per realizzare questo tipo di prodotti.
Poi ci si siede di fronte a un qualsiasi titolo targato Asylum e ci si rende conto che
a) non fanno ridere
b) sono lenti, privi di ritmo, con scene di raccordo inutili infilate lì solo per portare il minutaggio alla canonica ora e mezza che classifichi il film come lungometraggio
c) gli effetti che tu pensavi fossero ridicoli, in realtà sono solo miserabili.
d) la serie B contemporanea è questa. Rimpiangiamo tutti come prefiche la Troma.

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pezzenteria vol. 2

A un certo punto diventa necessario fare delle distinzioni. E allora, dopo aver visto Sharknado, ho messo mano a un altro film, che a molti farà storcere il naso. Battleship, di Peter Berg.
Una cazzata di proporzioni epiche, intendiamoci. Eppure, dotata di un paio di prerogative imprescindibili: ritmo e soldi.
Sì, non sono impazzita per il caldo. Sapete da queste parti come si ragiona. Il cinema di consumo, fracassone e privo di contenuti esiste, bisogna farci i conti e a volte fa maledettamente bene all’anima. Ignorarlo o guardarlo dall’alto in basso con atteggiamento supponente, magari pensando che tutti quelli che vanno al cinema e pagano per assistere a due ore di botti siano degli imbecilli privi di materia cerebrale, è una di quelle cose che mi fa infuriare come Victor Crowley. Io, per vedere Battleship al cinema ho pagato e non ho rimpianto neanche un centesimo. Aspetto con ansia il prossimo film di Emmerich sulla Casa Bianca che zompa per aria, e devo ammettere che sono anche disposta a dare una possibilità a Pain & Gain, con tutto il mio odio viscerale per Bay e il suo modo di girare.
Dando per scontato che prediligo altri tipi di film, c’è una condizione fondamentale perché io mi possa godere un prodotto realizzato con il solo obiettivo di intrattenere il pubblico: deve essere fatta al meglio delle possibilità che la tecnologia attuale fornisce. Non parlo del piccolo horror alla Hatchet e neanche dell’action indipendente girato sui pattini. Lì entriamo in un ordine di aspettative ed elementi molto più complesso, con in gioco tanti altri fattori.
Io parlo di astronavi aliene che sbucano dall’oceano e sbriciolano le portaerei. Parlo di gente come Paul W. Anderson, Simon West, Mimi Leder, Louis Leterrier e aggiungete nomi a caso che le liste non sono mai abbastanza lunghe.

fare le cose per bene

fare le cose per bene

Al che qualcuno mi accuserà di essere una sporca capitalista al servizio di Satana Hollywood che schiaccia e distrugge le piccole produzioni coi suoi robottoni e spegne il cervello ai giovani coi suoi mostri giganti.
Non proprio. O non del tutto.
Credo di avere sufficiente sale in zucca da non dipingere come il Male assoluto i prodotti più commerciali. E, allo stesso tempo, avere un occhio magari non raffinatissimo, ma abbastanza esperto da non sopportare la visione di un prodotto Asylum per più di tre minuti e mezzo.
Perché non c’è differenza di contenuti, non c’è differenza di sceneggiature che sono anche scritte peggio. E non c’è nessun divertimento a guardare uno squalo in una CGI che già nel 1986 sarebbe stata giudicata pietosa, venire fatto a pezzi da un attore fallito nel corso di una scena in cui nei primi piani c’è il sole e nei campi medi il cielo è nuvoloso.
Il tutto giustificato dal fatto che oggi il trash viene rivalutato.
Perché se qualche decennio fa c’era ancora qualcosa di eroico nelle produzioni più infime e scalcinate, un certo senso di artigianale romanticismo, dettato dai trucchi dozzinali ma comuque fatti al meglio delle proprie possibilità, oggi con la scusa della CGI si può dare un nuovo significato alla parola brutto, innalzare la bruttezza a valore estetico.
E quando leggo in giro che è preferibile Atalantic Rim a Pacific Rim perché il vil danaro e altre stronzate, capisco che il cinema è agonizzante, tirato da un lato dai radical chic che oddio gli effetti speciali sono il demonio, voglio vedere solo documentari sulla condizione degli scarabei stercorari nelle aree urbane, e dall’altro dai pezzenti che sfruttano una stramba passione per tutto ciò che fa schifo e più realizzano brutti film più sono contenti e se la ridono.
Il brutto è cool. La rumenta è cool. Ma se vai al cinema a vedere Pacific Rim e ti diverti sei un coglione che non vuole diventare adulto.
E io sapete che vi dico? Che oggi mi rivedo Battleship per la terza volta. Gloria alla Missouri.

29 commenti

  1. ma Sharknado è per caso il film definito da più parti come “il più brutto di tutti i tempi” o qualcosa del genere?
    Marketing geniale, però, che sono certa che un sacco di gente lo recupererà dicendo “ma fammi vedere se è vero!”…
    (io sono una di quelle che ha dato una possibilità a Pain & Gain. E non se ne è pentita, anzi!)

    1. Quindi mi dici che Pain & Gain vale la pena? mmmh, credo che andrò in sala a breve allora 😉

      1. Ti dirò, mi aspettavo un film tamarrissimo, (lo è, che fra Miami e anni 90 fai fatica ad esimerti), ma alla fine vira sulla black comedy che se l’avessero girato i Coen piuttosto che Bay ci sarebbe già gente che va in giro a gridare al capolavoro.
        Una cosa che non avrei mai creduto di poter affermare è che Dwayne Johnson se la cava benissimo. Tu pensa. 🙂

  2. Non ho avuto nemmeno il coraggio di guardare Atlantic Rim.

    1. Deve essere un qualcosa oltre lo schifo umanamente concepibile.

  3. Ma certo, perché da anni va di moda dire che il trash è artigianale, e quindi “sano”. Con lacrimevoli rimpianti del cinema di serie Z degli anni ’80. Solo che io certi film li ho rivisti a distanza di un ventennio e… mamma mia.
    Ecco, robe come Sharknado lo fanno apposta, a emulare certe robacce. E questa è una grandissima aggravante.

    1. Che poi non è neanche artigianale, il trash. è che la CGI permette oggi di realizzare questi prodotti pezzenti spenendo pochissimo e dandosi anche le arie.
      Emulano e emulano anche male.
      Ma preferisco mille volte Michael Bay a questo punto.

  4. giudappeso · · Rispondi

    Battleship è uno spettacolo, invece Sharknado non l’ho ancora visto ma sono curioso.
    Mi fanno tristezza e giramento di balle quelli che – in nome di chissà quale superiorità intellettuale del tutto ingiustificata – si divertono a insultare il cinema d’intrattenimento e il suo pubblico. In modo del tutto generalizzato e sciocco, poi. Lo facessero in modo critico e sensato, senza insulti ma esponendo ragionevolmente le proprie perplessità, riconducibili comunque al gusto personale. No, macché. Si sentono intelligenti? Ma per piacere.
    Il più delle volte è gente che alza la voce per godere di una tifoseria scalmanata, soggetti surreali che potrei immaginare mentre agitano striscioni con scritto “Aridatece Krzysztof Kieślowski!”
    Dai su, siamo seri. Esistono film per divertirsi che fanno alla grande il loro lavoro. Nessuno si lamenta del dessert perché non è nutriente ma fa ingrassare, tutti lo amano. Certi film sono proprio così, non resta che goderseli e trovare in loro una piacevole sorpresa, perché comunque lo zucchero fa tanto bene al cervello, ogni tanto.

    1. Il punto è che se ti va, puoi insultare Battleship fino a quando non hai più voce nei polmoni con in mano lo striscione inneggiante un regista cingalese di oscure origini.
      Ma, a parte che sei ridicolo, non devi permetterti di insultare chi questo tipo di film li va a vedere.
      Poi dipende anche dal grado di cognizione di causa con cui li si guarda, certi film. Se si sa che il cinema non è solo quello, se si capisce cosa si sta guardando e perché.
      Basta che facciano alla grande il loro lavoro, come dici tu.
      E un lavoro ben fatto va sempre premiato.

  5. “E non c’è nessun divertimento a guardare uno squalo in una CGI che già nel 1986 sarebbe stata giudicata pietosa, venire fatto a pezzi da un attore fallito nel corso di una scena in cui nei primi piani c’è il sole e nei campi medi il cielo è nuvoloso”. Sei la Lester Bangs del cinema!

    1. Oddio, magari fosse 😀

  6. gloria al popolan chic allora?
    Non saprei.Mi trovi concorde in parte per quanto riguarda il tuo sfogo. Mi spiego meglio:a me piace il cinema popolare fatto da grandi registi. Del Toro, Verhoeven, Mactiernan che con i suoi film dedicati a Mclane ha creato dei grandissimi spettacoli. Cioè roba di larghissimo consumo,fatta per soldi e incasso, ed è giusto che sia così perchè esistono maestranze di tecnici che devono portare a casa i soldi per la famiglia, ma con un grande senso del cinema.
    Questa per me è la discriminante. Poi tu mi fai un film sui robottoni,ma hai una tua poetica,un tua cifra artistica eccetera va bene. Battleship l’ho trovato grossolano e pacchiano. Ha ritmo e allora?
    Questa è la parte con cui non concordo,poi uno dietro l’altro mi metti quei nomi li.
    Si,sono radical chic e mi trovo bene

    Invece concordo tantissimo con questa storia del trash che veramente mi ha stancato e tantissimo ,certo a questo punto cogliendo lo spirito del tuo post posso dire che preferisco vedermi una cazzata minimamente professionale, che queste vaccate allucinanti nulle sotto tutti i punti di vista,offensive per chi cerca di fare cinema,perchè scredita il lavoro,l’impegno,fa passare una pessima barzelletta come qualcosa di fico
    E qui secondo me manca un pezzo al tuo post,che è ottimo così è solo una parte che per me è importante,magari per te no. La democratizzazione dell’opinione che diventa la radice di una recensione,il dimenticare quello che è senso critico e di giudizio,per cui si intellettualizza la merda. Con gente che definisce geniale dracula di argento,ma un po’ di pietà per il senso estetico del cinema?
    Comunque la tua critica è parzialmente condivisibile,per il resto ..che vuoi farci sono un radical chic senza salotto buono,casomai se ne liberasse uno dimmelo.In cambio ti offro la mia stupefacente vita proletaria in pessimi e reazionari salotti,ma amano Driven,fico ^_^

    Si,sono acido domani invecchio di un anno.Non sono giovanissimo come te!

    ciao e buona serata

    1. Io non so neanche cosa sia un popolan chic 😀
      no, in realtà io quello che chiedo per prima cosa a un film è la professionalità, ovviamente in rapporto ai mezzi con cui il film è stato realizzato.
      Se guardo un esordio a basso costo, non posso pretendere di vedere cose che invece pretendo in un film da centinaia di milioni di dollari.
      ogni film ha il suo obiettivo, ci sono film grossolani e pacchiani che funzionano, altri grossolani e pacchiani che non funzionano affatto.
      Io chiedo solo di non fermarsi alla superficie e porsi qualche domanda in più, invece di mettersi a sparare a zero su cose che hanno il solo difetto di essere costate tanto e di aver incassato tanto.

      1. ah,alla seconda volta ho compreso cosa intendevi! 🙂
        è proprio l’età. Ma certo le cose devono sempre essere valutate bene, ci sono tanti fattori che si mettono in moto quando si fa cinema.
        Però io alcuni nomi….è come te con goyar e nolan 🙂

        Si allora concordo e diciamolo:abbasso l’esaltazione alla cazzo del trash. Professionali sempre ^_^

  7. Ecco sì, lo confesso: anch’io non ho mai visto un film dell’Asylum.
    Per il resto, a parte che non ho visto Battleship – non ancora almeno, come non darti ragione?

    1. Io Sharknado ho voluto vederlo (a parte la mia passione atavica per gli squali e tutte le bestie marine) perché volevo rendermi conto. Senti tanto parlare dei film idioti e dei rip off della Asylum e prima o poi dovevo toccare con mano.
      Ed è stato traumatico.

      1. Ahahah, allora grazie per esserti sacrificata in nome (anche) nostro 😀
        Io non so quando me la sentirò, non sono ancora pronto.

  8. Giuseppe · · Rispondi

    Purtroppo siamo ancora oggi costretti a spiegare che apprezzare l’onesto, robusto, divertente e professionale cinema di consumo non ha mai precluso in nessuno la conoscenza del cinema tout court (oltre che la capacità di sviluppare un buon livello personale di gusto, preferenza, passione e analisi critica)…davvero, basta, perché di fronte a questa semplice e stringente logica solo un presuntuoso coglione -radical chic- che non vuole diventare adulto potrebbe pensare il contrario. Lo stesso coglione che paradossalmente rischia pure di divertirsi con le zozzerie targate Asylum…così, magari solo per sentirsi nel giusto perculando la generica “bruttura” alla quale si sente tanto superiore. 😦

    1. Perché la bruttura voluta ti giustifica: “tanto è fatto apposta”. Ma per me il fatto che sia fatto apposta è un’aggravante e non una nota di merito.
      Invece la quantità di investimenti (non solo economici, ma anche professionali) per realizzare un “onesto film di consumo” è sconosciuta a tutti questi signori.

  9. Come ti ho anticipato su FB, ce l’ho lì. Che mi guarda. E io lo guardo di rimando, tentennante e con le dita che già fremono sulla tastiera, le goloselle, perché il binomio tornado + squali è una roba così trash e di cattivo gusto che al confronto lo One Eyed Monster sarà di sicuro un esempio di neorealismo italiano. Sarebbe peccato non recensirlo!
    Sorvolo su Battleship, che non ho guardato per mille motivi, non ultimo il mio estremo senso di noia davanti a film catastrofici di quel genere, ma a Pain & Gain dicono tutti di dare una chance perché merita… mah! Hai visto mai che trovo il mio nuovo Expendables? 😛

    1. Allora fai così: guarda la prima scena, poi manda avanti fino a che non si scatena lo squaluragano vero e proprio, che il resto sono tutte scene di raccordo da far accapponare la pelle e morire di noia 😀
      Su Pain & Gain, a breve sarà mio!

  10. Vado un po’ fuori tema,ma tu Lucia non pensi che tra i pezzenti si possa annoverare anche Allevi con la sua sparata sulla mancanza di ritmo di beethoven che è meglio Jovanotti? Te che pensi?
    perdona l’ot 🙂

  11. film di una bruttezza incredibile, ma a me ha divertito un sacco!

  12. Non ho visto Battleship, ma ho visto Pacific Rim è mi è piaciuto un sacco.
    Mai criticato il sano film commerciale ed un pò tamarro, anzi, sono d’accordo con te quando dici che, se fatto in un certo modo, un film del genere è un toccasana per l’anima.
    Intorno a Sharknado ci giro da un pò ma non ho ancora trovato il “coraggio” di vederlo.
    Che minchia è Atlantic Rim???

  13. Battleship e’ una figata!!! 😊😊😊

  14. Sharknado miglior film Asylum. Anzi, diciamo l’unico film Asylum a non avermi fatto passare la voglia di vivere. L’ho adorato.

  15. Dimenticavo… Battleship mi ha lasciato abbastanza indifferente, ma quasi quasi mi hai fatto venir voglia di rivederlo.

  16. Questo blog è una manna dal cielo (nonché l’ennesima tacca sul fucile dell’autore di Malpertuis, che di recente l’ha segnalato facendomelo scoprire), e scusa se commento su un post vecchio, ma tra questo e quello su The Walking Dead non ne potevo proprio fare a meno: finalmente qualcuno che concorda con me su due questioni horror-related che mi stanno a cuore – TWD, appunto, una serie ampiamente sopravvalutata, anche slegandosi da luoghi comuni antidiluviani del tipo “la carta stampata è sempre meglio”, e questa Asylum, nota a molti di noi sbarbatelli 2.0 grazie a youtuber e portali di genere che ormai parlano di “so bad it’s so good” a casaccio, quasi fossero ansiosi di trovare per forza il capolavoro trash del mese in mezzo a tanti filmacci inguardabili.

    Per scendere nel dettaglio: Sharknado non l’ho visto; l’unica possibilità alla Asylum la concessi un paio di anni fa guardando quel Mega Shark vs. Giant Octopus che in qualche modo – dicono – rappresenta la summa del cinema di questa banda di CGIfili. E fu, ovviamente, una delle ore e mezza più lente della mia vita, in seguito alla quale decisi che non avrei sprecato altro tempo con i loro film. Ora al massimo mi faccio due risate guardando i trailer e li posto ai miei amici su Facebook, e parallelamente cerco di convincerli che in qualche modo alcuni prodotti Troma sono molto più godibili, pur scaturendo dalla stessa fonte di acqua putrida.

    Riguardo al cinema hollywoodiano confesso invece che di recente l’ho schifato parecchio, fino a pochi anni fa mi sorbivo un blockbuster al cinema ogni fine settimana e ora sono in fase di rigetto; mi sono visto solo l’obbligatorio Pacific Rim (che prenderò a mo’ di esempio) e pochi altri. E questo, unito al fatto che amo il cinema asiatico (non necessariamente oscuro, ma l’etichetta ha ancora un che di alternativo, e non si sfugge), probabilmente tende a spostarmi verso il polo della gentaglia ridicola e intellettualoide che denigra il cinema americano a priori, la quale mi pare di capire non sia particolarmente gradita da queste parti. Non so, magari avete ragione tu e i commentatori, per quanto mi sforzi non riesco a percepirlo obiettivamente e il mio silenzioso giudicare gli zilioni di persone che apportano dobloni alle tasche di un Bay o di un Emmerich fa di me un povero mentecatto arrogante e altezzoso (anche se il mio verdetto non è che questa gente non vuole crescere, eh, ma solo che inneggia a film mediocri). A me, comunque, piace pensare che cerco di distinguere tra capolavori e vaccate senza farmi condizionare dal Paese di produzione, e con questo cerco di portare a termine questo prolisso commento: Pacific Rim mi ha lasciato indifferente. Certo, per mezzi e qualità cinematografica è una spanna sopra a un prodotto Asylum, sempre meglio l’indifferenza che il disagio fisico che ti infondono certi film orrendi. Ma da qui al capolavoro, la strada è lunga: sarò anche un a brutta persona che ci ha visto solo giocattoloni da otaku senza cogliere la vera poetica di del Toro e quello che volete, ma non ho saputo farci niente. Il Battleship di cui parli tu non l’ho visto, ma in tutta onestà non mi aspetto nulla di diverso da quello che fanno quasi tutti i registi di (o da poco giunti a) Hollywood quando il budget permette loro di agire in una zona di conforto fatta di effetti speciali uberfighi e sceneggiature banali. E a me gli occhioni a palla ormai vengono con altro tipo di film.

    In somma sintesi: il trash rimane tale, ma per quanto mi riguarda contribuisce al degrado del medium quanto la carenza di idee originali. Magari qualcuno condivide almeno in parte ciò che ho scritto, semplicemente sa godersi meglio di me un blockbuster di quelli ignoranti a condizione di non sentirsi incolpato della morte del cinema, e io lo incoraggio a non cambiare abitudini: postulo solo che in questo periodo io provo più guilt che pleasure nel farlo.

    Se in fin dei conti il commento risulta sgradito, preciso che non volevo predicare alcuna verità assoluta o infastidire nessuno, anzi mi scuso e continuo a leggere in silenzio e di nascosto. Però c’ho perso un’ora che avrei dovuto dedicare allo studio, dai, non l’avrei fatto per molti altri blog 🙂

    1. Ma figurati se il commento è sgradito, ci mancherebbe. Anzi, è molto argomentato ed è sempre un piacere discutere in modo civile.
      Il problema riguardo ai blockbuster è che bisogna imparare a distinguere.
      Io tendo a preferire un altro tipo di film. E se hai fatto un giro per il blog, avrai anche capito quali.
      Ma il blockbuster non lo identifico neanche come guilty pleasure.
      Dipende dal film, è ovvio. E dipende, soprattutto, dal regista.
      Bay non mi piace, se si esclude qualcosina agli esordi e il suo ultimo Pain & Gain che è sorprendente.
      Non mi piace il suo stile, non mi piace il suo modo di mettere in scena. Come detesto a più non posso Snyder. Per me certi personaggi rappresentano la morte del cinema.
      Discorso un po’ diverso per Emmerich, che è invece molto classico e pulito nella messa in scena e che quindi sopporto molto meglio.
      Al netto del fatto che le sceneggiature dei blockbuster sono sempre molto simili tra loro, ciò che guardo è il modo in cui il regista realizza il tutto. Battleship è un esempio di realizzazione (sempre a mio parere) molto professionale e molto pulita.
      E se ti vai a vedere il curriculum del regista, scoprirai cosine insospettabili.
      Ecco, per me il nome del tizio dietro la mdp è fondamentale. Dopo arriva tutto il resto. Perché, nonostante i blockbuster siano sempre e comunque una faccenda di proprietà delle produzioni, chi dirige comunque condiziona la riuscita finale.
      E qui si entra in zona Del Toro e Pacific Rim.
      Che non è un capolavoro (il capolavoro di Del Toro è un altro), ma è uno splendido giocattolone come non se ne vedevano da anni. Il cinema fantastico commerciale esiste. Esistono i blockbuster. preso atto di questo, mi piacerebbe fossero tutti realizzati in un certo modo.
      E secondo me Pacific Rim è la maniera giusta

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