The Call

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Regia – Brad Anderson (2013)

QUALCHE SPOILER SPARSO

Il cinema è malvagio. Lo sanno tutti. Soltanto fino a un paio di anni fa, la notizia di un nuovo film di Brad Anderson avrebbe suscitato grandi entusiasmi. Oggi, al massimo si spera che non combini disastri epocali. Perché dopo Transsiberian e, soprattutto Vanishing on 7th Street, Anderson è passato dalla parte dei cattivi.
A me piace ricordarlo come il regista di Session 9, un film che rivela la presenza di un talento indiscutibile. Ma a un certo punto è lecito pensare che questo talento sia evaporato, o che si sia trattato di un paio di episodi fortunati. Perché The Call, il suo ritorno su grande schermo dopo un periodo passato a dirigere serie televisive, conferma in maniera piuttosto tragica che Anderson si è perso per strada. E che non si sa se ci farà mai la grazia di tornare.
Jordan (Halle Berry, anche lei in caduta libera) fa la centralinista al 911. Il suo lavoro consiste nel prendere le chiamate, tenere buono l’interlocutore dall’altra parte del telefono in attesa che arrivino i soccorsi e mandare sul posto polizia, vigili del fuoco o personale medico. Una notte riceve una chiamata d’emergenza da una ragazzina rimasta sola a casa: un uomo sta cercando di introdursi nell’appartamento. La nostra Jordan commette un errore marchiano e la ragazza ci rimette la pelle.
Passano sei mesi, Jordan molla il posto al centralino e si mette a fare l’insegnante per i novizi del mestiere.
Fino a quando un’altra ragazza  viene rapita e rinchiusa nel bagagliaio di una macchina, armata solo di cellulare con cui tenersi in contatto costante col 911.

Call
Mi sono annoiata tantissimo a scrivere questa trama. E come sempre ho fatto la stupidaggine di non andarmi a leggere prima i nomi degli sceneggiatori, quando ho scelto di vedere questo film. Perché la gente coinvolta in un progetto è importante. Non so come sia saltato in mente ad Anderson di collaborare con chi ha scritto il copione de I Tredici Spettri e di Perfect Stranger.
E sì che il suo film migliore se lo era scritto da solo. Mi piacerebbe, certe volte, conoscere i meccanismi che si celano dietro il sistema produttivo del cinema americano, perché è incredibile come si possa rovinare la carriera di un autore interessante mettendolo a dirigere un prodotto che è già anonimo e scontato prima ancora che inizino le riprese.
Il problema di The Call infatti è che non si può neanche definire brutto. Sarebbe già qualcosa. The Call è scialbo e non ha senso di esistere. Una storia e delle dinamiche che potevano andare bene una quindicina di anni fa, magari per un thriller televisivo da mandare in prima serata su canale cinque. Il livello, più o meno, è quello.
E ad Anderson bisogna dare atto che, sia nei suoi lavori più riusciti che nei fiaschi colossali, ha sempre cercato di essere originale, di proporre delle idee di partenza affascinanti. Per esempio, Vanishing on 7th Street ha uno spunto eccellente e poi si perde.
The Call nemmeno un guizzo, una svolta, una sorpresa. Ogni istante è prevedibile dall’inizio alla fine.

C’è la protagonista che deve superare un trauma causato da un attimo di distrazione, il killer rapitore fuori di testa che, guarda caso, si rivelerà essere lo stesso uomo che si era introdotto in casa della prima ragazzina uccidendola, abbiamo la solita scena del tizio non tanto intelligente che si insospettisce vedendo l’auto dell’assassino che perde vernice e, ovviamente, fa una pessima fine. Che altro…ah sì, c’è pure il momento virago di Halle Barry, trasformata da pavida centralinista in donna di gran menare in un battito di ciglia.
Plagi sparsi da Il Silenzio degli Innocenti (l’ingresso di Jordan nel covo del killer) e da Maniac (lo scalpo delle vittime e i manichini).
Soprattutto mettersi a citare Maniac con quel mezzo capolavoro del remake in circolazione è da mentecatti senza scuse.

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Neanche si riesce a insultarlo pesantemente, The Call, tanta è la desolazione che ti prende quando cominciano a scorrere i titoli di coda. Desolazione per un regista che forse avrebbe meritato un destino migliore rispetto a quello di girare filmacci insipidi su commissione.
Certo, in The Call è tutto professionale, dal cast, alla regia pulita, alla fotografia, alle musichette che sottolineano i punti giusti, così noi sappiamo in anticipo quando (secondo Anderson e soci) dobbiamo stare in ansia. E ringraziamo per la cortesia, così possiamo addormentarci senza temere di perderci nulla, ché mantenere desta l’attenzione per un’ora e mezza è un’impresa titanica, in un film dove già al minuto numero tre si sa già cosa accadrà per filo e per segno. E gli sviluppi della trama te li citofonano con tre quarti d’ora di anticipo.

Aggiungete che il film, forse per motivi di censura, è anche piuttosto timido nel mostrare violenza e morbosità, almeno fino ai minuti finali quando, con un cambio di registro ingiustificato e che poco ci azzecca, Anderson decide di fare propria la prospettiva dell’assassino, fornendoci soporiferi spiegoni sulla sua mente danneggiata da un passato difficile. Lì si parte per la tangente e pare di assistere a un clone del già citato Maniac, ma privo della forza sia narrativa che di messa in scena del modello di riferimento.
E noi, impegnati a seguire le vicende della vittima chiusa nel bagagliaio, veniamo improvvisamente forzati a cercare un’empatia nei confronti di un killer fino a quel momento dipinto come un mero mezzo per veicolare una tensione inesistente. Come se ci fosse un conflitto tra una sceneggiatura intenzionata a confezionare un prodotto di puro intrattenimento e una regia che invece vorrebbe scavare più a fondo nei personaggi.

Jordan Turner (Halle Berry) in TriStar Pictures thriller THE CALL.

Perché Anderson deve averci provato, a metterci del suo, ma il materiale a disposizione era davvero troppo debole.
E allora, a parte qualche piccola invenzione interessante nella parte del film ambientata nel sotterraneo dove l’assassino tiene prigioniere le sue vittime, la macchina da presa di Anderson si addormenta, anche lei, e si limita a portare a casa un film confezionato in maniera elegante, ma senza nulla che valga la pena ricordare.
The Call nasce come serie televisiva. Si è deciso solo in seguito di portarlo su grande schermo. In America è andato molto bene, e anche la critica lo ha promosso.
Forse allora il problema è tutto mio.

16 commenti

  1. Si,mi sa che farà la fine di Dario Argento eh.
    Ho amato moltissimo session 9 e l’uomo senza sonno,poi ho visto del buono,buonissimo nel suo episodio di master of horror, (l’uomo con il super udito),ma il mio amore è evaporato per quel filmaccio da denuncia che è Trans -siberian,con la sua rozza russofobia,anzi c’è anche lo spagnolo cattivo,tranne chiaramente gli americani eh .
    Mo devo vedere vanashing per amor di patria,vedremo..Fa male quando un autore che ami , (perchè il cinema è anche questione d’amore) finisce male. Come perdere una parte di noi stessi, come la fine di una relazione.

    ps: invece fammi questo favore, fidati una volta di un mio giudizio eh? Cerca e guardati Memories of Assassins uno splendido amarissimo crudele noir coreano di Boong Jon Ho,quello di The Host. Guarda due ore e undici minuti di goduria e bellezza assicurata

    1. Hai anche qualche horror indiano o cingalese da consigliarci? Tanto per stare in tema con la recensione…

      1. è un ps in cui mi son preso il permesso di citare un bellissimo film come consiglio a lucia,se a lei la cosa dovesse dar fastidio non avrebbe difficoltà a dirmelo e io sicuramente non ripeterei più la cosa,lei però dovrebbe dirmelo.
        Comunque ora controllo e poi ti faccio sapere se ci sono ottimi film di quelle zone, eh ^_^

        1. Beh, vediamo il lato positivo: almeno nel tuo PS non c’erano i soliti deliri sul bolscevismo.

          1. oh,cazz….li ho dimenticati!
            Grazie per avermeli ricordati,li metterò allora su hatchet III

            ciao e buona giornata ^_^

  2. Lo leggo dopo visione così posso commentare in maniera più incisiva 🙂

  3. mai visto ma a quanto pare non mi sono perso nulla. Dalla trama mi sembra di aver già visto cose simili (tizi al telefono durante tutto il film) ma a memoria migliori

  4. Helldorado · · Rispondi

    Ma quanti film brutti ha fatto Halle Berry? 😀

    1. Ormai è abbonata alle brutture, povera donna.
      Qui le hanno anche messo un panettone in testa.
      la congiura dei parrucchieri 😀

      1. Helldorado · · Rispondi

        Ahahahhaha!!!

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Una trama noiosa e risaputa, davvero (oltre al fatto che il titolo può richiamare alla mente orrori telefonici di ben altro -soprannaturale- livello)…no, di sicuro questa è la strada sbagliata per tornare non dico al livello di Session 9, ma almeno a quello delle buone idee pure quando non siano poi sviluppate come si deve (che è il mio più grande rammarico, specialmente se si parla di Vanishing on 7th Street). Se non altro sarebbe meglio rispetto a questa caduta libera (e senza paracadute, mi sa)… 😦

    1. Io credo che Anderson lo abbiamo definitivamente perso…
      Ed è un vero peccato perché ha girato due piccole perle…

  6. LordDunsany · · Rispondi

    Ce l’avrei lì pronto da vedere, però il titolo mi ispirava 0, la trama anche meno, poi tu ne parli in toni tanto lusinghieri che mi sa che non mi sono perso molto.. 🙂 Credo che virerò su uno tra “Sadako 3D” e “Zombie Lake” 😀

    1. Qualsiasi cosa meglio di questo. Anche una trashata clamorosa, almeno fa ridere

  7. Altra occasione sprecata e dire che si poteva tirar fuori un buon film, cosi come Perfect Stranger l’idea non era male, ma sono riusciti a renderlo ridicolo.

  8. Emanuele · · Rispondi

    Beh diciamo che non e’ niente di eccezionale…Halle Berry e’ pero in parte…e’ credibile e sa tenere alta la tensione i primi venti minuti…interessante e documentaristico il modo di lavorare del 911….magari anche noi in Italia avessimo operatori cosi’ ben addestrati…soprattutto al 118…Sembra una puntata di 24…ma li’ il confine tra telefilm e film e’ veramente minimo….la regia e’ semplice…un prodotto per il grande pubblico e’ un film che ad Anderson serve per un ritorno di pubblico e per poi regalarci magari qualche perla…Come al solito il finale puo’ lasciare interdetti…ma non e’ neanche quello che ci si aspetterebbe da questo film per famiglie!!!

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