The Bay

Automatik Entertainment
Regia – Barry Levinson (2012)

Ogni tanto anche la distribuzione italiana si sveglia all’improvviso e decide di portare in sala qualche produzione degna di interesse. Di solito è nei mesi estivi che l’appassionato di horror deve tenere d’occhio i cartelloni, perché riservano qualche sorpresina, come The Bay, al cinema proprio in questi giorni, e che consiglio a tutti di andare a vedere prima che lo tolgano dalla programmazione per fare spazio al blockbusteroni di fine mese.
Se il cinema vi interessa un minimo, sapete di sicuro chi è Barry Levinson: sceneggiatore, produttore e regista di una serie di cosette da poco con scarsissima rilevanza nella storia del cinema e della tv.
Che cosa fa questo tranquillo signore di oltre 70 anni?
Gira un mockumentary horror. Immaginate, che so io, un nostro Bellocchio a mettersi in gioco in questo modo dopo una carriera rispettabile. No, non è immaginabile.
E aggiungete che, nell’affrontare un genere mai affrontato prima, con un linguaggio per lui inedito, Levinson fa il culo a strisce a tanti ragazzini armati di telecamera e baldi alfieri del found footage. 

The Bay 1

Il film si svolge nell’immaginaria cittadina di Claridge, nel Maryland, ridente località di villeggiatura situata sulle rive della baia di Chesapeake, il 4 luglio del 2009. Gli eventi vengono narrati a posteriori da una giovane reporter che si trovava lì per realizzare un servizio sulla festa del paesino. E che invece si ritrova a documentare l’insorgere e lo scatenarsi di una devastante epidemia.
Cymothoa exigua, detta anche pulce di mare. Un parassita che si attacca alle branchie dei pesci e poi gli succhia il sangue tramite la lingua. Una roba piuttosto disgustosa, anche se in fin dei conti innocua.
Ma immaginate che in una piccola città ci sia un gigantesco allevamento di polli che scarica a mare tonnellate di escrementi. E che questi crostacei siano soggetti a una mutazione, che comincino a infestare i corpi umani. Divorandoli dall’interno. Aggiungete anche che a Claridge c’è un impianto per depurare l’acqua marina dal sale. Quindi l’acqua inquinata e piena zeppa di larve viene utilizzata in ogni ambito della vita della comunità.
Se vi interessa assistere alle conseguenze di tutto questo, The Bay è il vostro film.
Se però avete qualche problema con gli insetti, statene alla larga perché fa una certa impressione.
S’, ok, tecnicamente non si tratta di insetti, ma gli assomigliano molto. E all’apparire delle prime piaghe sulla pelle delle vittime, il disgusto e il raccapriccio salgono a livello esponenziale.

L’Eco Vengeance è un sottogenere che era molto florido negli anni ’70. Tutta una serie di forze naturali scatenate dall’incuria e dalla malvagità degli esseri umani, che pagavano a caro prezzo il non aver trattato l’ambiente come meritava. Non so se qualcuno si ricorda ancora Prophecy di Frankenheimer con il suo orso gigante mezzo spellato frutto di rifiuti tossici. Ecco, siamo più o meno da quelle parti, ma senza retorica o pistolotti, che i tempi sono cambiati.
Il mockumentary ben si presta a questo tipo di atti d’accusa e Levinson lo sfrutta in tutti i modi possibili. Oltre alla telecamera della reporter protagonista, assistiamo ai fatti tramite le riprese di una coppia di sposi in vacanza, oppure vediamo il nastro rovinato dall’acqua di due adolescenti che hanno fatto una pessima fine. C’è anche una telecamera che entra all’interno della bocca di un pesce e ci mostra i parassiti allo stadio larvale. Telecamere di sicurezza, cellulari e webcam. Essendo un film essenzialmente corale, The Bay non si fa mancare niente e illustra in ogni dettaglio la degenerazione di una città che viene   annientata dall’aggressività del parassita.

The Bay 2

Più che sulla cattiveria intenzionale di qualche losca compagnia, The Bay punta il dito sull’indifferenza generalizzata. A nessuno importa che l’ecosistema della baia sia danneggiato in maniera irreversibile. Il lavoro dei due ricercatori che per primi denunciano la comparsa del parassita, rimane inascoltato da tutti. Sia dal sindaco che dalle altre autorità. Non ha importanza che il livello di tossicità dell’acqua sia molto elevato, perché comunque rientra nei parametri. E il gruppo di ecologisti che va a fare un filmato nell’allevamento di polli viene trattato come se si trattasse di un paio di complottisti della domenica.
E poi, di tutta questa indifferenza, se ne paga un prezzo atroce in termini di vite umane.
L’alto rischio, in un film come The Bay, è quello della retorica spicciola. Levinson aggira l’ostacolo con classe, evitando di cadere nel trappolone di tanti registi non di genere quando si trovano alle prese con un horror. Il trappolone è di solito riassumibile nella frase: “il mio horror lo è solo nominalmente perché lo uso come mezzo per dire altro”.
Se è evidente perché spiattellato sin dall’inizio e insito nella trama stessa di The Bay, il contenuto di stampo ambientalista, per il resto The Bay è un horror puro, senza nessun tentativo di nobilitarsi attraverso un ipotetico messaggio. The Bay disgusta, spaventa, fa inorridire ed è contento così.
Sembra di trovarsi alle prese con un B movie anni ’50. Le caratteristiche ci sono tutte, dalla provincia americana, ai mostri, al sindaco cretino che fa finta di niente. Eppure dietro la macchina da presa c’è Barry Levinson. E sono impressionanti l’umiltà e la coerenza con cui si è avvicinato al cinema dell’orrore.

The Bay

The Bay sembra girato da un giovanissimo e agguerrito maniaco dell’horror. O almeno, da quello che io vorrei fosse un agguerrito e giovanissimo maniaco dell’horror. Senza risparmiare colpi bassi, senza ironia, abbondando in splatter e dettagli truculenti ma profondamente necessari all’economia della vicenda. Levinson non fa sconti e colpisce duro. In fondo, è un’apocalisse su piccola scala quella che sta mettendo in scena. E non si vergogna di dirigere un falso documentario (ma lo zampino dell’autore nelle inquadrature si vede e come), con un impianto di serie B, una patina più o meno impegnata ma molto efficace, e un risultato finale da brivido.
Magari i registi americani di genere fossero tutti come questo tranquillo signore di 70 anni suonati.

23 commenti

  1. Sconsigliatissimo ai fobici. 😄
    Roba da non dormire e da non tuffarsi più.

    È vero, anche io ho notato il parallelismo col b-movie anni ’50, la natura che si ribella dopo qualche evento che la sconvolge.

    1. Infatti anche a me per una mezz’oretta è passata la voglia di farmi il bagno 😀
      Per una mezz’oretta però.
      Ma ti immagini queste creature che ti mangiano da dentro?
      Io mi sento male…

      1. Giuseppe · · Rispondi

        I crostacei -mutati o meno- in genere li sopporto meglio degli insetti (per dire, Bug di Jeannot Szwarc riesce a farmi un certo effetto ancora oggi), quindi credo che metterò alla prova la mia resistenza 😉 Certo che se non fosse stato coinvolto Levinson credo lo avrei considerato l’ennesimo mockumentary da lasciar perdere o considerare con grandissima diffidenza, nonostante il tema interessante (di cui, per l’appunto, i suddetti ragazzini telecamerati e finto documentaristi avrebbero molto probabilmente fatto scempio) …

        1. Eh, ma questi crostacei sono davvero orrendi. Se cerchi un’immagine della pulce di mare ti prende un attacco di forte ribrezzo 😀
          Levinson è un grande.
          The Bay è consigliatissimo

  2. Prophecy me lo ricordo,eccome!Non un capolavoro,ma ne parlava King in Danse Macabre.. Per il resto credo che un grande regista sappia girare un po’ di tutto e spesso questa capacità ce l’hanno autori che non filtrano spesso con il genere e che quindi lo trattano come una materia da studiare,vedi anche i film di Zhang Yimou come Hero o La foresta dei pugni volanti o un Kingdom ad esempio.
    Levinson è un grande artigiano,ha esperienza,penso quindi che porti una dote importante:la serietà.

    ps:Bellocchio a parte il ruolo ridicolo di cavina in il regista di matrimoni,è talmente oltre che per cortesia non rischiamo eh,va bene così come è 🙂

    ciao e buon week end

    1. e poi oh…I pugni in tasca è un fottuto slasher eh ^_^

    2. Era un esempio di un regista di una certa età che cambia radicalmente genere ed è capace di mettersi in gioco con un tipo di film che non ha mai affrontato prima.
      Bisogna avere una certa apertura mentale per farlo. E per farlo nel modo giusto, bisogna essere qualcosina in più di un semplice artigiano.
      Levinson è un uomo di cinema completo, che nella sua carriera ha fatto tutto.
      E scrive da dio.

      1. certo Levinson appartiene alla categoria di artgiani di lusso,cioè autori certo. che amo profondamente. Ha girato un po’ di tutto e sempre con massima attenzione e sopratutto ambizione, non è uno che :cià ti giro sto filmetto,è simpatico e ciao.
        Merita davvero il massimo della nostra attenzione. Come sempre devo trovare qualcuno che venga al cine con me,che voglio vederlo cavolo ^_^

        ciao

        ps: se pubblicheranno il mio racconto,facciamo fifty fifty sul guadagno eh..visto che si ispira al tuo post sui cicilsti.

  3. L’ho visto ieri sera e ti ho proprio pensata 😄 Poveri sommozzatori!
    Gran bel film, comunque. Di solito i found footage non mi piacciono per niente, ma questo è confezionato davvero bene.
    Chapeau al regista!

    1. Cavolo, la scena dei due sommozzatori mi ha dato un certo fastidio 😀
      Che poi neanche a me piacciono i mockumentary, anzi, di solito li sfondo 😀

  4. Helldorado · · Rispondi

    Stima per un signore che si mette in gioco alla sua età…lo metto in lista anche se il found footage non mi piace moltissimo. 🙂

    1. Sai che io e il found footage non ci amiamo per niente.
      Ma questo è davvero un’altra storia. Di classe 😉

  5. Ciao Lucia,veramente niente male The Bay,incredibile che sia lo stesso regista di Bugsy e Rayman.E riuscito persino a farmi saltare dalla sedia in un paio di occasioni..(spoiler)La mini story-line dei due poliziotti e la casa mi è rimasta impressa,il potere dell’immaginazione… a proposito di paesini infestati da orrende e schifose creature un giorno vedrò una recensione di Blob sul tuo fantastico Blog?

    1. Ah mioddio, i due poliziotti e la casa. E in quella scena non si vede nulla. Una botta alle coronarie micidiale!
      Di Blob ho il dvd originale. Lo so praticamente a memoria 😀
      Ci faccio un pensierino 😉

  6. Visto oggi pomeriggio, sono rimasto colpito, io odio il mockumentary eppure arriva il “giovane” regista e mi fa capire che il genere è indicativo, quello che fa la differenza è la mano che c’è dietro. Bel film, ne parlerò a breve.

    1. Ma guarda, il mockumentary è un genere che di solito io sopporto a stento, a parte rare eccezioni (Rec, soprattutto), ma questo schizza in cima alla lista dei migliori mai realizzati.

  7. Levinson manda tutti a casa. E poi gli si vuole bene perchè ha declinato in chiave trucida l’assunto di base del film dei Simpson 🙂

    1. ahahahahahah!
      è vero. Trucidissima!

  8. Nemmeno io impazzisco per i foud footage, peró questo THE BAY mi ha convinto alla grande.

    1. Ed è un miracolo che sia arrivato da noi, anche se con qualche mese di ritardo.

  9. ti giuro mi hai fatto piegare dal ridere a pensare a un Bellocchio con quella puzza sotto il naso talmente grande che fa provincia che si mette a fare un horror di questo tipo…comunque The Bay è stato una bella sorpresa..l’ho gradito molto

  10. L’ho visto proprio ieri eeeehhhhmmmmmboh! Non ho un vero motivo per sostenere che fosse brutto, però di fatto non m’è piaciuto. Più che altro l’ho trovato insipido e privo di mordente. Poi ho avuto come la sensazione che in certi momenti provasse a spiegare ciò che in realtà era più che evidente fin dall’inizio e questo è un atteggiamento che tende a indispormi. Però, ripeto, non saprei… ci devo pensare ancora per qualche giorno. A ben vedere raramente riesco ad esser sicuro di un giudizio a poche ore (la maggior parte delle quali trascorse nel sonno) dalla visione.

  11. Concordo completamente con la tua recensione. Film davvero sorprendente e inquietante con quelle schifosissime larve che vivono all’interno dei poveri pesci mangiando la loro lingua! Terrificante suggestione che muove paure molto primitive, ataviche, nello spettatore. Una vera pietra miliare del genere horror contemporaneo, a mio avviso. Un abbraccio 🙂

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