My Little Moray Eel – 18

Copertina Moray

FELL ON BLACK DAYS

“Aspetta che non trovo il telecomando. Mi dici che è successo? Mamma!! Dov’è il telecomando?”
La madre di Sara si affacciò alla porta che dal corridoio dava in salotto. Era in camicia da notte e aveva in mano una tazzina di caffè.
“Si può sapere che strilli a quest’ora?”
Sara stava frugando tra i cuscini del divano e teneva il cellulare incastrato tra la spalla e l’orecchio.
“Dice Ilio di accendere subito la TV”
Il telecomando era finito dietro lo schienale. Sara lo prese, lo puntò verso l’apparecchio e premette il pulsante di accensione.
Una nave da crociera era piegata su un fianco. La parte sinistra quasi del tutto sommersa. C’erano squarci nello scafo. Tutto intorno il mare brulicava di imbarcazioni di soccorso, scialuppe, giubbotti salvagente arancioni.
Sara fece appena in tempo a capire che era accaduto la notte precedente, da qualche parte in Egitto, quando le immagini cambiarono. Una spiaggia, Gordon Bay a Sidney, diceva una scritta sulla parte bassa del teleschermo. La telecamera inquadrava dall’alto la striscia di sabbia investita da grossi cavalloni La corrente rigettava i cadaveri a terra. L’acqua era rossa.
Stacco.
Topanga Beach, California: urla, persone in fuga, rottami di barche, pezzi di vele, sagome scure e lunghe a pattugliare il mare.
Stacco.
Porto di Danzica: fiamme, colonne di fumo, il suono lamentoso delle sirene dei pompieri, i moli in cemento crollati, le navi spezzate in due, il braccio di una gru abbattuto e finito addosso ad alcune palazzine affacciate sull’acqua.
Stacco.
Il tunnel di Chesapeake era affondato, insieme a due delle isole artificiali di ancoraggio. Su una di quelle ancora a galla, si dibatteva una murena, la pelle marrone chiaro scintillante sotto i raggi del sole. Un gruppo di elicotteri le girava intorno come insetti su una carcassa.
Sara aveva bisogno di sedersi. Ma il divano le sembrava troppo lontano. Non credeva che sarebbe riuscita a raggiungerlo. Il cellulare le cadde di mano, andando a finire sul tappeto. Sentiva in lontananza la voce di Ilio che continuava a parlare.
La televisione sbraitava un elenco infinito di luoghi. Attacchi simultanei in ogni parte del mondo. Sara non era neanche più in grado di star dietro al susseguirsi dei servizi e delle immagini. Vedeva solo mare e sangue.
“Mamma…” chiamò.
La madre era rimasta ferma sullo stipite della porta. Aveva versato il caffè a terra e fissava lo schermo, dove adesso due navi della flotta giapponese venivano fatte a pezzi da una decina di murene, che saltavano fuori dall’acqua e piombavano sui ponti di quei colossi, abbattendoli neanche fossero barchette di carta. 

Chesapeake_Bay_Bridge_2

Sara si sedette sul tappeto, cercò a tentoni il telefonino, lo prese e se lo portò all’orecchio. Ma Ilio aveva interrotto la comunicazione.
“Mamma” chiamò di nuovo.
La madre le si avvicinò, si chinò su di lei e le mise una mano sulla spalla.
In TV continuava la lista. Si erano verificate aggressioni anche sulle coste italiane.
Dopo aver colpito, le murene erano di nuovo scomparse nell’Oceano. Alcune erano state uccise e si diceva che forse, da qualche parte in Sud America, erano riusciti a catturarne una viva. Ma non era sicuro. Non si avevano notizie certe. Si sapeva solo che gli attacchi erano stati rapidi e spietati, i morti si contavano a centinaia di migliaia e nessuno aveva la più pallida idea di come reagire a un evento del genere.
Sara tolse l’audio al televisore. La canzoncina di Innsmouth riprese a suonare a tutto volume, facendola sobbalzare.
“Ilio”
“Hai visto che cazzo sta succedendo?”
“Come stai tu?”
“No, io sto bene, qui quelle bestiacce non si sono viste. Ma Santo Stefano non c’è più”
“In che senso non c’è più?”
“Distrutto. Ci stanno evacuando. Ci mandano a Orbetello. Non puoi capire che casino che c’è qui. Sto in macchina, in mezzo a una coda infernale. È arrivato l’esercito. Dicono che bisogna stare il più possibile lontano dall’acqua. Un delirio”
“Voglio venire lì”
“Tu sei scema. A parte che non ti fanno passare, ma sei proprio scema. Rimani a Roma e non fare cazzate. Ora devo attaccare. Me lo prometti che te ne stai buona?”
“Ok”.
Lo schermo era passato a mostrare jet in decollo da portaerei, sottomarini in immersione, navi da guerra che si avventuravano in mare aperto.
Sara si avvicinò alla madre e le circondò la vita con le braccia, posandole la testa sul petto, come faceva quando aveva cinque o sei anni.
“E adesso?” le chiese.

Underwater cave and stalagtites

Sul fondo del Tirreno, Lui se ne stava raggomitolato in una grotta, cercando di nascondersi allo sguardo dei suoi fratelli. Ma era difficile. Li sentiva, sempre più vicini, e sapeva che anche loro sentivano Lui.
E insieme ai fratelli, c’erano i padroni. E a loro era impossibile sfuggire.
Prima o poi sarebbe dovuto uscire per nutrirsi. E avrebbe dovuto trovare un altro posto dove andare. Se avesse cambiato spesso, forse non lo avrebbero trovato.
Ma ora erano nei dintorni.
Cercò di diminuire il volume del suo corpo, di rimpicciolirsi, diventare invisibile. Eppure sapeva che non era la sua grandezza, non era la sua presenza fisica a richiamarli a Lui.
Qualcosa strisciava all’imboccatura della grotta. Sfiorava le pareti e le alghe gli passavano sulla pelle spessa, viscida, ricoperta di muco.
Il muso della murena verde emerse dal buio, con la bocca spalancata. Lui si schiacciò contro la roccia e aprì la bocca, scoprendo i denti.
Rimasero per qualche secondo uno di fronte all’altro, a fissarsi nel pulviscolo vivo mosso dalla corrente.
Poi la murena verde scattò in avanti e lo morse sul muso. Lui non fece in tempo a difendersi, si ritrovò con uno squarcio profondo che dal labbro arrivava quasi fino all’occhio sinistro.
Il sangue fluttuò nell’acqua come una nuvola rossa.
La murena si allontanò nuotando all’indietro. I suoi occhi bianchi lo guardarono un’ultima volta, prima di sparire nel tunnel che portava fuori dal rifugio.
Era stato un avvertimento. Lo avevano trovato, sapevano dov’era e reclamavano la sua fedeltà.
Lui si avvolse nelle sue spire, nascondendo la testa ferita sotto la coda. Come faceva spesso tra le braccia di Sara quando era molto giovane.
Ma ora Sara non c’era. Era così distante che non avvertiva più neanche la sua presenza in superficie. E lui era rimasto solo e spezzato in due, tra il dovere nei confronti della sua razza di fare ciò per cui era stato creato, e il desiderio quasi disperato di non perderla.
Di nuovo, avrebbe voluto farsi più piccolo.
Forse sarebbe stato meglio se quel giorno fosse rimasto a morire sulla secca, cotto dal sole e poi divorato dai gabbiani.

14 commenti

  1. wow…e questo wow,vuol dire:che cazzo di grande scrittrice ho la fortuna di conoscere!
    Per me questo è il capitolo più bello. Comprendo la povera bestia,l’hai descritta bene 🙂
    bravissima!

    1. Grazie 😉

  2. Bello, molto bello.
    E’ una piccolezza, ma adoro le panoramiche apocalittiche (o pre-apocalittiche, come in questo caso), sul genere di quella che hai scritto tu. Brevi scorci di porto in porto, il terrore diffuso via TV.
    Apprezzato assai (anche tutto il resto, s’intende!)

    1. Sì, divertono moltissimo anche me. E ce ne saranno altre.
      Grazie Alex 😉

  3. giudappeso · · Rispondi

    Spettacolare! 😀 Bella la scena apocalittica e anche il modo in cui entrambi – anche se separatamente – reagiscono sentendosi smarriti e cercando conforto, mantiene viva l’idea del loro legame anche a distanza. Bravissima. 😀

    1. Sì, sono esplosa in un tripudio di pucciosità atomica 😀
      grazie ❤

  4. Stupendo! Il susseguirsi delle immagini alla TV è perfetto, così come il brano su Lui, molto toccante. Vai così! 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Grazie Gianluca ❤
      ultimamente mi sto facendo prendere dalla tenerezza a livelli diabetici 😀

  5. Giuseppe · · Rispondi

    L’attacco è a livello planetario, adesso…e la sequenza dei notiziari in TV trasmette senza mezzi termini il senso di paura e impotenza nei confronti di una catastrofe del genere (anche noi siamo -una volta di più- letteralmente lì con Sara, sua madre e Ilio), per non parlare del fatto che Quelli degli Abissi non hanno dimenticato di avere un disertore fra le loro fila (e il breve ma mirato scontro fra titani lo dimostra alla perfezione, così come altrettanto bene hai reso la solitudine e la sofferenza di Lui…tanto che vorremmo tutti fare la fila per poter accompagnare Sara all’ingresso di quella dannata grotta 😉 )…

    1. E adesso, soprattutto, vediamo che caspita mi invento che sono nei guai col proseguimento 😀
      Grazie Giuseppe!

  6. Helldorado · · Rispondi

    Che brava!!! Mi piacque moltamente!

    1. Deng iu!
      Sono contenta ❤ ❤ ❤

  7. Oddio ma lui è un amore…. <3_<3

    1. Cucciolo puccioso e tesoroso ❤ ❤ ❤

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