Creepshow

tumblr_mmkju18W8Q1s7ya0fo1_500Solita situazione del cavolo in cui non si trova un film decente neanche a piratarlo. E dato che non ho molta voglia di stroncare opere di esordienti soporifere, anche perché non così brutte da meritarsi improperi, ma neanche degne di tre righe in croce, riprendo i miei bei dvd coi due Creepshow (il terzo non esiste, non è mai stato girato) e me li rivedo uno dietro l’altro. Per passare una serata in allegria. E per ammorbare voi con un nuovo specialone.

Non è la prima volta che affrontiamo, anche se indirettamente, l’argomento EC Comics, colonna portante della formazione culturale di un’intera generazione di registi e scrittori. Quella degli anni ’70 – ’80, quella che ci ha dato tanta gioia e ci ha regalato tanti mostri e incubi con cui giocare da bambini e da adulti. Se a portare al cinema per la prima volta le macabre storie narrate in questi fumetti ci ha pensato la britannica Amicus, nel 1972, con i Racconti dalla Tomba, è dieci anni dopo che due ex ragazzini cresciuti a pane e loschi Guardiani della Cripta, decidono di realizzarne un adattamento più fedele, soprattutto da un punto di vista stilistico. I due ex ragazzini sono George Romero e Stephen King. Il film è Creepshow, horror a episodi dall’inventiva scatenata e sentito omaggio a una serie di fumetti che ha influenzato il cinema dell’orrore contemporaneo in maniera indelebile.

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Creepshow ha il suo punto di forza nel modo in cui si cerca di conciliare, forse per la prima volta, lo stile del fumetto con quello cinematografico. In questo senso, è quasi un film sperimentale che utilizza un’illuminazione e dei colori innaturali: di solito Gornick, il direttore della fotografia e poi regista del secondo episodio tendeva a dare a ogni episodio una dominante (verde per quello con King protagonista, blu per Something to tide you over) e a giocare con soli tre colori primari.
Per restituire il look da fumetto, si scelse di mettere nel film inserti animati, cornici intorno all’inquadratura per simulare le tavole, così da dare l’illusione di assistere a un fumetto in movimento.
Da un punto di vista narrativo, come accadeva nel Tales from the Crypt cartaceo, gli episodi che compongono il film vengono introdotti da un anfitrione e uniti tra loro da una storia che ha la funzione di prologo ed epilogo.
Un bambino (interpretato dal figlio di King) viene scoperto dal padre a leggere un fumetto dell’orrore, Creepshow, appunto. Scandalizzato per le letture non appropriate del figlio, butta nella spazzatura l’albo. Il bambino invoca la vendetta dei suoi amici mostri, che circondano la casa.
Già da questo incipit riassume, in pochissimi minuti, il significato che quei fumetti hanno avuto per quelli che, all’epoca della loro pubblicazione, erano ragazzini. La travagliata storia editoriale degli EC Comics finì con la loro chiusura, in seguito a una crociata censoria contro la violenza rappresentata nei fumetti. Genitori preoccupati perché i loro pargoli erano esposti a immagini esplicite di cadaveri usciti dalla tomba, smembramenti e decapitazioni, psichiatri infantili sul piede di guerra, associazioni indignate. Storie che andavano lette di nascosto. E nel frattempo si sviluppava un immaginario. Lo splatter, così come noi lo intendiamo oggi al cinema, nasce anche da qui. E se è vero che lo zombie dinoccolato e affamato di carne umana è invenzione quasi del tutto romeriana, non è difficile riconoscere nei ritornanti vendicativi di Tales From the Crypt o The Vault of Horror il prototipo del cadavere vivente moderno.

Il bambino protagonista del prologo, nel momento in cui il Cryptkeeper si avvicina alla sua finestra, non è spaventato. Al contrario, sorride e lo accoglie come un amico. Nella sua cameretta addobbata con poster di film dell’orrore e d’avventura e pupazzi di mostruosità assortite, sembra di rivedere anche la nostra infanzia.
Poco importa poi se i vari episodi sono altalenanti e solo un paio spaventano nel senso classico del termine. Creepshow è un prodotto che si guarda per l’atmosfera scanzonata da fiaba macabra con contrappasso allegato per i cattivi, o per gli stupidi. Un universo terribile ma, in fin dei conti, dotato di giustizia, per quanto sommaria e semplicistica. Intrattenimento per ragazzi che non nasconde, ma anzi porta alla ribalta gli orrori e le brutture dell’esistenza, ma in cui spettri, bestie e zombie sono (quasi) sempre dalla parte dei buoni.

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Racconti crudeli, scritti da un King che come sempre dà il meglio di sé quando è obbligato a mantenersi nei confini di storie brevi e immediate, possibilmente condite da umorismo nero di grana grossa.
Ciò che ancora oggi stupisce, vedendo un film che ha più di trent’anni, è quanto siano perfidi e spietati gli episodi messi in scena. Anche se non sono tratti in maniera diretta dagli albi della EC, ne restituiscono in pieno l’essenza sardonica, quell’impressione di essere entrati in una specie di teatrino di marionette dell’orrore, con personaggi sopra le righe, il più delle volte insopportabili, che vanno incontro a un destino segnato dalle loro stesse grettezza e avidità.
La palma del segmento migliore se la contendono The Crate (con un’ Adrienne Barbeau così odiosa che strappa l’applauso) e They’re Creeping on You, che mi ha perseguitato per anni, sebbene io non abbia alcun problema con gli insetti. Ma, dopo averlo visto da piccina, me li sentivo strisciare addosso dappertutto.

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Creepshow si difende bene al botteghino, per essere un horror a episodi, una tipologia che ha sempre rischiato grosso sul fronte incassi (periodo d’oro della Amicus escluso) e si decide di metterne in cantiere un seguito. Questa volta Romero si limita al ruolo di sceneggiatore, affidando la regia a Gornick. Vengono scritti cinque episodi, ma se ne realizzano solo tre, più lunghi quindi, rispetto al primo capitolo. E purtroppo più fiacchi, perché privi della sinteticità fulminea dei loro predecessori.
Il prologo però è adorabile, con Tom Savini che interpreta il Guardiano della Cripta e un bambino perseguitato dai bulli che si prenderà la sua rivincita proprio grazie a uno strano gadget acquistato tramite l’albo a fumetti.
Lo schema è sempre lo stesso del primo film: una cornice, l’anfitrione, le immagini che diventano tavole disegnate, i raccontini che sono sberleffi macabri. Manca però la bravura di Romero dietro la macchina da presa, sebbene la regia di Gornick sia comunque professionale. Mancano anche l’esplosione di colori e lo stile fuori di testa che avevano caratterizzato Creepshow.
I tre segmenti sembrano un po’ gonfiati per rispettare il minutaggio canonico: il primo, con la statua di legno dell’indiano che si vendica su un gruppo di teppisti, è il meno interessante di tutti. Moscio oltre ogni limite e con un’idea di base già deboluccia di suo, si trascina anche troppo a lungo. Ma si ricorda per essere stata l’ultima apparizione sullo schermo di Dorothy Lamour.

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Il secondo episodio, La Zattera, è invece una bomba. Tratto da uno dei più spaventosi racconti di King (apparso nella raccolta Scheletri), racconta di una strana macchia d’olio su un lago in ottobre. E di un gruppo di amici bloccati su una zattera al centro del lago. La macchia è una specie di blob che li divora uno dopo l’altro. Questo segmento fa parte dei riti di passaggio della mia infanzia. Ho avuto incubi per settimane. Rivisto oggi, fa ancora la sua porca figura, con la giusta dose di angoscia e sano raccapriccio.
Il terzo è, da un punto di vista cinematografico, il migliore del lotto. L’autostoppista che perseguita la moglie fedifraga ci fa ripiombare in pieno nelle atmosfere dei vecchi fumetti EC Comics, con un apologo morale degno di Gaines e soci.
“Grazie del passaggio, Signora”. La battuta, ripetuta fino allo sfinimento, è rimasta nel suo piccolo nella storia e The Hitchhiker è ancora oggi un mini classico da ricordare.

Due anni dopo, sarebbe cominciata la serie della HBO Tales From the Crypt, non più un semplice omaggio ai fumetti, ma una trasposizione vera e propria, a cui parteciparono in veste di autori e registi, tantissimi nomi importanti, divertiti e anche onorati di prendere parte a un progetto del genere.
Il cinema dell’orrore americano, nella sua stagione migliore, nasce tra le pagine di quei fumetti. A loro dobbiamo gli incubi che ci hanno cullato per decenni. Non solo per quello che riguarda lo splatter, ma anche per uno stile che si svecchia dal gotico classico e proprio dai fumetti acquista dinamismo e anarchia creativa. Girare Creepshow è stato un doveroso tributo a una fonte di ispirazione senza la quale molti personaggi che hanno dato (e ricevuto) tanto al genere, non avrebbero mai pensato di mettersi a scrivere o a filmare storie cupe e sadiche con cui intrattenere, divertire e spaventare milioni di persone.

15 commenti

  1. Da ragazzino amavo leggere i fumetti horror Splatter su tutti- l’hai mai letto?Secondo me si avvicinavano un po’ ai racconti della cripta,più feroci e sanguinari,ma belli-poi Dylan Dog e avevo anche il libro che racchiudeva la storia della ec e tutti i fumetti pubblicati-

    Creepshow è bellissimo. Classico film per ragazzini,nel senso che serve per educarli allo spavento,all’orrore.

    Eh si,l’episodio della Zattera nel meno riuscito seguito è davvero un piccolo classico. L’ho rivisto di recente e mi spaventa ancora oggi .

    ps:lo non penso che king se la cavi meglio con le storie brevi: vedi It,l’ombra dello scorpione,a me piace ..è così verboso,ma così verboso… ^_^

    1. Sì, sì, leggevo splatter e poi sono cresciuta con Dylan Dog, quando ero piccina piccina.
      Appunto, è verboso. Poi sì, It e L’Ombra dello Scorpione sono due bellissimi romanzi, però ecco…io preferisco il suo modo di narrare storie brevi e concise.

      1. si a volte si perde in giro,però io che di natura sono sintetico,essenziale,mi piacciono quelli che hanno una padronanza tale del linguaggio da spendere pagine per descriverti un appartamento,è anche vero che così però togli la partecipazione del lettore,lo obblighi a pensare il personaggio e le cose come vuoi tu,invece a me piace che si dia maggior libertà

        1. ah,ecco cosa volevo chiederti: di quale prima opera parli all’inizio di questo bel post?Mi hai incuriosito….

  2. giudappeso · · Rispondi

    Non lo vedo da secoli, dovrò rimediare. Ormai ho dimenticato tutto, mi sono rimaste solo alcune immagini vaghe. Bello però, ricordo che mi divertii parecchio. 😀

    1. Una bella maratona è d’obbligo 😀
      Divertimento assicurato!

  3. Helldorado · · Rispondi

    Uno dei primissimi horror che ho visto, mi ricordo benissimo l’episodio della cassa come il più pauroso….

    Ogni tanto lo riguardo con piacere, gran film. 🙂

    1. Sì, ti diverte tantissimo e ti fa tornare indietro nel tempo 😀

  4. Splatter; Gorezone e Dylan Dog quanti bei ricordi… 🙂
    Riguardo al film sicuramente è un film diseguale con frammenti meno riusciti ma rimane ancora oggi un gran bel vedere.
    Un classico.

    1. Eh, siamo più o meno tutti passati attraverso quel tipo di formazione.
      Creepshow ne faceva parte.
      Il bambino aveva in camera i miei stessi poster!

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Anche la reazione di chi ci scovava a leggere a leggere i nostri fumetti era più o meno la stessa 😉 Il primo Creepshow l’ho rivisto non molto tempo fa e continuo a considerarlo un gran bell’horror d’annata la cui matrice fumettistica è molto ben resa filmicamente, con una rosa di solidi caratteristi come Holbrook con l’adorabile signora Barbeau, Marshall (quei fottuti scarafaggi me li sento addosso a ogni visione dell’episodio) e un Leslie Nielsen davvero bastardo…per quanto riguarda il secondo, ottimo davvero l’episodio della melmosa creatura con tanto di beffardo finale, e nemmeno l’autostoppista con la sua “insistenza” è un qualcosa che si dimentica facilmente. Del terzo insignificante capitolo, invece, non ricordo praticamente una mazza…

  5. moretta1987 · · Rispondi

    Adoro i fumetti della Ec (che insieme a Creepy della Warren sono tra i miei preferiti) e adoro i due Creepshow,quasi quasi me li rivedo entrambi 🙂

  6. Cult assoluto, anche se visto oggi alcuni episodi dimostrano tutta la loro età. E poi, maledetti scarafaggi

  7. Creepshow 1 e 2 sono due esempi di cinema.
    Si parte da un canovaccio fumettistico, si applica a delle storie contemporanee e con un sapiente lavoro di sceneggiatura e regia ne escono due film memorabili. Questo discorso si poteva applicare a The walking dead e invece nulla. Ma si potrebbe applicare a tanti film horror che vengono scritti da gente che meriterebbe di essere appesa per i pollici e obbligati a vedere i loro stessi film.
    La cosa più importante (per me) è quella capacità di divertire e “spaventare” che è essenziale nel cinema horror, il genere non deve far solo schifare ne deve dare lezioni morali , può ma non deve in modo assoluto.
    Insomma due film davvero ben costruiti, eppoi c’è Adrienne Barbeau che merita sempre.
    Se vuoi rifarti gli occhi con gli EC comics contattami 😉

    P.s.
    io continuo a sputare veleno su buona parte delle produzioni moderne, è una crociata.

  8. L’episodio con gli scarrafoni, nel primo film, è una delle cose più “PARANOIA” che il cinema horror ci abbia regalato… il secondo non l’ho visto, mi manca, e per questo vado a flagellarmi…

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