Aspettando Pacific Rim: Hellboy

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Regia – Guillermo del Toro (2004)

Avrebbe dovuto dirigere Bade III, Guillermo. Ma la produzione gli chiese di scegliere tra il proseguimento della saga del Diurno e l’adattamento del fumetto di Mignola. Il regista scelse il secondo. Fan di vecchia data del fumetto, Del Toro rifiutò di lavorare a Harry Potter e ad Alien vs Predator per portare sullo schermo Hellboy.
Discutendo con Mignola su come affrontare la riduzione cinematografica, quando arrivò il momento di scegliere il protagonista, entrambi, regista e scrittore, dissero in coro: Ron Perlman. Ma la produzione non era convinta e Del Toro ci mise un po’ a dimostrare che Perlman era la giusta opzione. La Columbia voleva Vin Diesel.
Oggi, non riesco a immaginare un altro attore a interpretare il ruolo. Perlman è perfetto. E una parte da protagonista in un film di Del Toro è il coronamento di anni di collaborazione tra i due.
Hellboy e Del Toro: sembrano nati per incontrarsi. L’impressione è che storia e personaggi siano strutturati apposta per lo stile e le ossessioni del regista, per il suo estro visivo e la sua passione per una realtà in ogni istante a contatto con un substrato soprannaturale che a volte la invade, a volte la squarcia, a volte rimane nascosto, ma è sempre presente. 

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La sceneggiatura, firmata da Del Toro e da Peter Briggs, è ispirata in larga parte a Seeds of Destruction, ma prende spunto anche da altre storie di Hellboy, come The Right Hand of Doom. Il film è inoltre disseminato di omaggi all’universo creato da Mignola.
Il regista messicano affronta la materia con rispetto, ma anche con spirito indipendente e riuscendo a trovare un equilibrio tra la sua poetica e le esigenze narrative del testo di riferimento.
Il risultato è un film sfarzoso dal punto di vista estetico (ma mai tanto quanto il secondo capitolo, un vero tripudio), forse in alcuni punti un po’ farraginoso, ma esemplare per come miscela spettacolo, azione, effetti speciali, suggestioni lovecraftiane, introspezione dei personaggi e un velo di tenerezza che non guasta mai.

Ho sempre pensato che una delle più belle storie d’amore mai viste al cinema sia quella tra Hellboy e Liz Sherman (Selma Blair). Rendere credibile una cosa del genere con attori in carne e ossa, renderla commovente e naturale era davvero un’impresa. Ogni volta che rivedo Hellboy penso alla sindrome tutta italiana del chissidentifica, espressione coniata da Hell e illustrata varie volte in questo blog. Un mostro alto due metri con corna limate, coda e una mano di pietra e una ragazza pirocinetica, in grado di causare vere e proprie esplosioni quando è stressata o si arrabbia. Non è neanche il territorio da La Bella e la Bestia. Siamo proprio su un altro pianeta: “In caso di guai noi mostri non possiamo fare altro che aiutarci” dice Abe, l’uomo pesce (immenso Doug Jones)  a Liz.
Mostri. Emarginati. Rifiuti precipitati qui da altri mondi. E Del Toro in questa diversità così folle ci sguazza come un bambino coi suoi giocattoli preferiti.
Nel suo essere una creatura a metà, Hellboy è molto più umano di tanti uomini. E vederlo soffrire per il “papà”,  coccolare i suoi gatti, essere geloso di Liz, e scappare dalla sede del BPRD per andarla a trovare nell’ospedale psichiatrico dove si è rinchiusa di sua volontà, dimostra che se c’è un regista serio dietro un progetto, si può rendere il fantastico plausibile, anche se ciò che viene raccontato è sopra le righe e privo di qualsiasi pretesa di realtà. Come? Presentandolo come un dato di fatto e dandogli connotazioni normali. E al chissidentifica, rispondo che io mi identifico in Hellboy, in Liz, in Abe, in tutti loro. MI identifico nei miei mostri che sono qui per combattere altri mostri. E salvare il culo a chi ancora crede che la realtà sia quella che si vede.

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Quando dico che Del Toro è forse l’unico di tutta la sua generazione ad aver sviluppato una visione personale del cinema fantastico, non penso solo alle sue opere più “d’autore”, ma penso soprattutto a un prodotto come Hellboy, alle caratteristiche uniche che possiede anche all’interno di una filmografia americana tratta dai fumetti. Del Toro fa sempre le cose a modo suo, si distingue perché ha ben chiaro in mente il potere dell’immaginazione, sa come usarla e non la sfrutta per portare i gonzi in sala. Del Toro ci crede. E allora tutto diventa semplice e accettabile come se lo stessimo vivendo anche noi. Ecco chissidentifica.

Invenzioni visive una dietro l’altra, design di tutte le creature infernali curato con precisione maniacale, scenografie, interni, macchinari, laboratori, vecchi musei e stazioni della metropolitana. Una varietà di set impressionante, per un film che spazia dal fantasy, alla commedia, al dramma, alla fiaba gotica. E si districa tra accelerazioni di ritmo vertiginose (lo scontro con il demone all’inizio del film) e attimi più riflessivi. In Hellboy si passa in un lampo dalla risata, alla lacrimuccia, all’esaltazione pura. Orrori cosmici e problemi quotidiani di un demone che ha la capoccia di un ragazzo di neanche 30 anni e la responsabilità di salvare il mondo. O di essere la causa della sua distruzione.
Poi un giorno qualcuno si renderà conto che il cinema fantastico o si fa così o è meglio che ce ne stiamo tutti a casa a dormire.

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È una concezione dell’intrattenimento in quanto arte e non una cosa sporca per spegnere il cervello un paio d’ore. Hellboy si guarda con tutti i neuroni in funzione, pronti a carpire ogni dettaglio, ogni dialogo, ogni nuova sorpresa che la creatività anarchica e furibonda di Del Toro ci regala. È cinema raffinato, sempre, anche quando fa lo spaccone. E richiede la nostra partecipazione, non che lo subiamo passivamente. Richiede un investimento emotivo e cerebrale. Altrimenti non ci si diverte.
E cosa c’è di più bello che divertirsi senza essere trattati come un branco di imbecilli?
Del Toro è un regista che il suo pubblico lo ha sempre rispettato, forse perché è cresciuto con le stesse passioni di noi che andiamo a vedere i suoi film. Ma non è sufficiente come spiegazione. Quanti registi ti fregano con la scusa del “sono uno di voi”.
Del Toro ha un’elevata concezione del cinema di genere e un’elevata opinione del pubblico che di questo genere si nutre. È un regista adulto, che offre tematiche adulte e pretende di comunicare con un pubblico di adulti. Ma ancora capaci di lasciarsi trasportare in altri mondi.
Forse la differenza tra lui e un Len Wiseman a caso è tutta qui.

17 commenti

  1. E salvare il culo a chi ancora crede che la realtà sia quella che si vede.

    e allora grazie per avermelo salvato ogni volta che vengo a leggere il tuo blog e la tua blog novel,eh!

    L’ultima parte evidenzia totalmente quello che è il mio pensiero. Cioè rispettare la probabile intelligenza delle persone che guardano un film, su cento 30 idioti patentati li trovi ,40 che si interrogano su quello che vedono ,30 come me si esaltano in modo aristocraticamente forsennato.
    Hellboy lo amo ,il secondo lo lovvo abbestia,la scena al bar tra l’uomo pesce e Hell boy,mi commuove sempre.Pura amicizia.
    Devo anche ringraziare te e il mio amico Paolo,che mi fate conoscere cose come i fumetti e altre cose…vabbè oggi son particolarmente macho mieloso e miagolo nel buio la mia voglia di cinema autorevolmente di genere.D’autore,sempre!

    1. Io non so quanto Del Toro possa essere classificato autore nel senso più “occhialuto” del termine. Sicuramente è un regista personale. Non so se a lui piacerebbe essere definito autore.
      Alla fine i suoi film sono tutti segnati da elementi in comune. E allora forse sì, forse la parola autore ci sta, perché è sempre riconoscibile.

      1. fidati di noi occhialuti va..Anche nel cinema di genere esistono sceneggiatori e registi che fanno cose personalissime o usano certa cinematografie per fare e dire altro e così via. Del Toro è un Autore,non fosse altro che per il labirinto del fauno,la spina del diavolo,e poi perchè appunto :ha le sue tematiche ecc..ecc…

        e speriamo che il ritorno refn-gosling sia pari alla loro precedente opera,non vedo l’ora di veder il loro film e te?

  2. Hellboy E’ Perlman xD
    Io ho letto il fumetto solo da poco tempo, ma sono uguali xD Non riesco a immaginarmelo diversamente.
    Gran bel film, spero in un futuro 3…:D

    1. Ehhhh…il 3 molto probabilmente non ci sarà mai. Ed è un peccato.
      Perché io credo che the golden army sia molto più bello di questo. Anzi, la butto lì, è il capolavoro di Del Toro.

  3. Hellboy è stupendo, ma anche secondo me The Golden Army è superiore al primo film. 🙂 Mi ricordo che ero rimasto stupito, perché mi aspettavo un prodotto inferiore, come la gran parte dei sequel, e invece mi aveva colpito molto di più. E già Hellboy del 2004, come giustamente fai notare nella tua recensione, è un ottimo prodotto, superarsi con il sequel è stata una cosa unica. 😀

    Ciao,
    Gianluca

    1. Sì, lo supera in tutto: in messa in scena, approfondimento dei personaggi, effetti speciali, invenzioni visive.
      Del Toro ha fatto un lavoro enorme. Ma ne parleremo 😉

  4. Quando ho letto Vin Diesel a momenti mi cappotto dalla sedia per il gran ridere, avverti prima di nominare gentaglia di questo calibro 😄 Ron Perlman E’ Hellboy e su questo non ci piove!
    Mentre Hellboy è uno dei cinecomics (ma chiamarlo così non è riduttivo, di più!!) più belli mai girati, una cosa che solo un regista con la sensibilità di Del Toro poteva tirare fuori, rendendo omaggio ad un fumetto che è pura arte retrò.
    Il secondo episodio ce l’ho ancora da recuperare, purtroppo, ma me ne hanno detto meraviglie!

    1. Ma ti immagini Vin Diesel al posto di Ron a fare Hellboy, pittato di rosso?
      Io adoro Vin Diesel, sia chiaro, ma che ci azzecca? per fortuna poi Del Toro li ha convinti 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        In effetti penso che un Vin Diesel dipinto e con le corna limate avrebbe leggermente disorientato anche il sottoscritto 😀
        Tornando a Del Toro, si vede che il fumetto lo ama e lo rispetta tanto quanto il pubblico di amici appassionati (non semplici, banali spettatori di massa) al quale si rivolge, dimostrandolo qui -e nel successivo capitolo, in crescendo- a chiare lettere…tra l’altro di Hellboy ho anche l’edizione dvd a doppio disco, con una gran quantità di extra interessanti. Certo, sarebbero davvero completi se includessero anche la tua recensione 😉

        1. Anche io ho l’edizione in dvd a doppio disco di entrambi gli Hellboy 😉
          Stanno lì che aspettano che Del Toro si decida a girarne un terzo

  5. Penso che avrebbero voluto Vin Diesel, che, sia chiari, anche io adoro solo perchè in quel periodo grazie a Riddick era un “nome” alla moda.
    Per fortuna che poi la scelta è stata Perlman: è perfetto nel ruolo!

    1. Sì, all’epoca per un certo tipo di cinema fantastico Vin Diesel lo usavano un po’ come jolly. Poi Del Toro si è imposto, e abbiamo il nostro Hellboy

  6. Helldorado · · Rispondi

    Gran film, superato solo dal meraviglioso seguito.

    1. Guillermo non sbaglia un colpo 😉

  7. Amo Mignola in modo viscerale ormai da anni, per le atmosfere crepuscolari di Hellboy (e quelle mostruoso apocalittiche di BPRD) (e te lo immagini un film sul BPRD con l’invasione di enormi costrutti alieni tecnorganici, sciami di rane antropomorfe e antichi sciamani riportati alla vita per dominare la terra con l’aiuto di scienziati filo nazisti reincarnatisi in macchine con innesti biologici? 😀 ).
    Questo è uno di quei film che avrò visto non so neppure più quante volte. E il contrasto cromatico che lo domina e cattura lo sguardo è tutto nello scorrere del sangue dell’ennesima vittima sacrificale, che riempie il simbolo perso tra le nevi, per ridare vita all’Avversario di sempre. Contrasto che si riflette nel rapporto tra il furore infernale di Hellboy e il freddo e alieno grigio della progenie tentacolata del “drago” lovecraftiano affrontato nel finale.
    Tra questo e il sequel non so quale preferisco, lo vedo un po’ come il rapporto tra Alien e Aliens. Li amo tutti incondizionatamente pur nella loro differenza 😀

    1. Io lo so a memoria…anzi, li so a memoria, primo e secondo.
      Preferisco il secondo proprio perché tutto il gioco di contrasti cromatici, in The Golden Army, è ancora più esasperato e netto rispetto al primo.
      E nel secondo ci sono alcune creature che davvero io non so come le ha create quella mente straordinaria di Guillermo…
      L’elementale, da solo, distrugge un decennio di filmografia pseudo fantasy americana.

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