My Little Moray Eel – 17

Copertina Moray

Sì, è passato un po’ di tempo dall’ultimo capitolo, due settimane, mi pare. Ma ho avuto difficoltà a proseguire e quindi, prima di farvi leggere, devo ringraziare i ragazzi di Moon Base che mi hanno aiutato tanto con questo capitolo che finalmente riprende le fila del discorso. Senza di loro, non sarebbe mai uscito. Quindi, grazie davvero. Ci sono anche alcune vostre idee qui dentro.
Spero di tornare a postare un capitolo a settimana e spero di portare a termine la storia.

SCHWARZE SONNE

Ilio diceva che in giro ce n’era ancora qualcuno.
Li avvistavano ogni tanto a largo, molto lontani dalla costa. Masse chiare sotto l’acqua trasparente. Vivi solo perché ci si era dimenticati di loro. O forse peggio, perché dopo averli creati e destinati a un ciclo vitale molto breve, ci si era resi conto che qualche esemplare continuava a vagare attraverso le correnti oceaniche.
A metà tra storia e leggenda, i superpredatori liberati in acqua per mettere fine alla guerra erano come spettri bianchi, estranei a tutto, senza un posto dove andare, affamati e voraci.
A volte li confondevano, da una certa distanza, con i grandi cetacei. Qualche nave dava l’allarme e si scopriva che era stato qualche marinaio troppo suggestionabile. Anche perché le autorità avevano garantito la loro completa estinzione.
Eppure Sara non ne era convinta. Certo, era quasi impossibile che arrivassero lì nel Tirreno. L’Europa si era rifiutata di usarli, considerandoli innaffidabili e troppo pericolosi.
Ma il mare aveva una capacità formidabile di legare tra le loro cose. Era un collante a cui non si sfuggiva. Sara immaginava correnti sotterranee da cui si dipanava ogni genere di essere attraverso arterie abissali comunicanti, e pensava ai superpredatori che migravano in cerca di cibo, soprattutto dopo lo sterminio delle murene.
Ilio li aveva visti in azione nel Pacifico: trenta metri di carne in movimento. I corpi a forma di siluro che scintillavano al sole quando saltavano fuori dall’acqua, le ali di una manta, i denti di uno squalo. Cieci come lombrichi. Avevano due bocche. Con una mordevano la preda, con l’altra ci si attaccavano addosso come ventose e la risucchiavano, spappolando muscoli e ossa.
Erano elastici e flessibili, capaci di sopportare qualsiasi pressione.
Avevano fatto a pezzi una murena più grande di loro e l’avevano divorata nello spazio di pochi minuti.
“Non vorrei mai più assistere a una scena del genere. Ho avuto gli incubi per settimane. Meglio i nostri droni. Saranno stati più lenti e all’inizio si sfasciavano che era una bellezza. Ma quella roba era disgustosa”.

1349591092_polet_mantaEra complicato per Sara ricostruire cose che non aveva mai vissuto. Per un periodo piuttosto lungo era rimasta fuori da tutto. Chiusa nella pancia del laboratorio di una base militare a quindici metri sott’acqua. Solo perché aveva avuto la sciagurata idea di offrirsi come volontaria per comunicare con quelli degli abissi. E qualcuno aveva invece creduto che Sara potesse essere una specie di arma psichica.
Quando era tornata, i suoi genitori erano morti, Ilio partito, e lei non poteva neanche tornare a casa sua. Si era dovuta nascondere, mentre Lui difendeva Porto Ercole dagli attacchi dei suoi simili.
Ma non erano certo quelle acque poco profonde il centro del conflitto. Il vero campo di battaglia erano gli Oceani, quella parte del mondo dove all’uomo era proibito l’accesso.
Dopo l’episodio della piattaforma petrolifera, per un paio di mesi le creature sembrarono sparite nel nulla.
All’inizio, la priorità fu di capire se quegli esseri fossero stanziati in qualche zona precisa e a che profondità. Trovare un punto verso cui indirizzare le ricerche. E stabilire se fosse o meno raggiungibile.
Il che comportava almeno un milione di problemi.
Una versione aggiornata del Deep Sea Challenger venne mandata di nuovo in acqua, nello stesso punto in cui era sceso Cameron quattro anni prima. Ma il suo viaggio si fermò a meno di cinquecento metri. Le ultime immagini delle telecamere montate all’esterno del batiscafo mostravano una massa scura che invadeva il campo all’improvviso. Anche le comunicazioni sonore si interrompevano nello stesso momento, quasi che l’equipaggio, formato da due persone, non avesse avuto tempo di urlare.
L’estate passò così, tra tentativi di ricerche infruttuosi e aspettative frustrate.
E con i gestori delle strutture turistiche nelle località di mare che protestavano per la stagione rovinata e per i milioni persi.
Perché non c’era niente da temere. Non sarebbero stati certo un paio di pesci più grossi del normale a mettere nei guai la popolazione terrestre.
In fondo non era successo quasi niente: qualche militare morto nel Mediterraneo, una piattaforma distrutta nel Mare del Nord, un batiscafo andato perduto mentre cercava di scendere nella Fossa delle Marianne.
Sara seguì l’evolversi della situazione facendo la spola tra Roma e Porto Ercole, dove però le era impedito di scendere in acqua. Molti avevano tirato in secco le barche e il porto era deserto come se fosse pieno inverno. Uscivano solo le pattuglie della Guardia Costiera, per sorvegliare la zona.

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Lui si era nascosto chissà dove. Se Sara passeggiava lungo il braccio del porto, o se si arrampicava, rischiando di rompersi l’osso del collo, sulla scogliera che divideva Porto Ercole da Cala Galera, riusciva a sentirlo, ogni tanto. Nuotava da solo, adesso. Rimaneva lontano dalla superficie. E si spingeva molto a largo, così tanto che Sara aveva paura che un giorno se ne sarebbe andato per non tornare più.
La stava aspettando. Ma lei non sapeva quanto sarebbe stata lunga questa attesa.
Le mancavano le immersioni, le mancavano l’acqua sulla pelle e il bruciore del sale negli occhi. Le mancava persino morire di caldo con la muta addosso in attesa di poter scendere. Soprattutto le mancava accarezzare Lui, toccargli il muso e appoggiarci la testa sopra. E essere trasportata attraverso l’alternarsi di correnti calde e fredde.
Verso la fine di agosto, stava cominciando a pensare che si fosse trattato davvero di episodi isolati.
Era ancora mezza addormentata la mattina del 27. Si trovava a Roma. Il sole entrava attraverso le persiane socchiuse della sua camera. Faceva già caldo, anche se era molto presto.
Il cellulare sul comodino iniziò a squillare. Sara pensò che doveva decidersi a togliere la canzoncina natalizia di Innsmouth come suoneria. O almeno ricordarsi di tenere spento il telefono di notte. Le aveva fatto prendere un colpo.
Allungò la mano con gli occhi chiusi. Prese il cellulare e sbagliò a premere il tasto. Invece di rispondere, aveva attaccato in faccia a Ilio.
Si alzò a sedere sul letto e controllò l’ora: le sette e mezza.
Ma che cazzo…
“IT’S BEGINNING TO LOOK A LOT LIKE FISHMEN”, ricominciò la suoneria, a un volume insopportabile.
“Pronto, che vuoi, ma porca puttana, stavo dormendo”
“Non rompere le palle e accendi la tv. Subito”

Altri capitoli qui

 

11 commenti

  1. blocco dello scrittore?Una cosa normale,dai!
    ben tornata a te,Sara,il bel mostro subacqueo e Illio che mi piace come nome e come personaggio.

    good,hot,nasty stuff from Chtulu’s sister 🙂

    1. No, più che blocco, incasinamento 😀

      1. pensa me che son partito in quarta con due blog novel,entrambe fieramente passate inosservate come si “addice “a noi intellettuali,un romanzo post atomico femminista e in più dovrei scrivere pura la recensione di Kalifornia…che me la scrivi te e poi io ci metto la firma!
        Ok,spero sia finito l’incanisamento e il periodo infernale. Ciauz! (come dicono i giovani)

  2. Bene, bene! Lieto che sia uscito il nuovo capitolo. 😀

    Ciao,
    Gianluca

    1. Sì, ce l’abbiamo fatta. Adesso vediamo se riesco a partorire i prossimi 😀

  3. giudappeso · · Rispondi

    Credevo di essermeli persi io, infatti ero pronto a leggere gli arretrati! 😀 Poco male, sei tornata in formissima. 🙂

    1. No, no, sono io che ero entrata in fase di pigrizia. Adesso sono di nuovo agguerrita 😀
      Grazie ❤

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Stavo cominciando a preoccuparmi, ma con l’arrivo dei superpredatori devo dire che mi hai fatto sentire già molto meglio 😀 E ti dirò…ogni volta di più che leggo un nuovo capitolo, il fumettomane che è in me pensa quanto la tua blog novel potrebbe funzionare bene anche come graphic novel (e-book + fumetto, accoppiata vincente) 😉

        1. E magari qualcuno mi facesse la grazia di illustrarlo 😀

  4. Uhhhhhh accendi la TV…che accade??
    Ricorda comunque che c’è sempre Inishmaan (http://en.wikipedia.org/wiki/Inishmaan) l’isola senza alberi 😀 Lo so è na cazzata ma ogni volta che la nomini Innimounth mi viene in mente quest’isola

    1. Che accade, alla prossima puntata!
      Innsmouth in effetti un po’ ci simoglia al Inishmaan :O

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