Aftershock

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Regia – Nicolàs Lopez (2012)

Comincia nel modo peggiore, questo Aftershock. Così male che verrebbe quasi da spegnere dopo pochi minuti, prendere l’areo armati di mazza chiodata e presentarsi davanti casa di Eli Roth, reo di averlo scritto e prodotto, nonché di essere anche uno dei protagonisti facce da culo per cui si pretende che lo spettatore stia in pena. E che provi dispiacere se muoiono.
Pare che Lopez, il regista, e il signor Roth si siano fatti venire l’idea per Aftershock nel corso di una telefonata, in cui Lopez raccontava all’amichetto i devastanti effetti del terremoto del 2010 in Cile. Soprattutto, il temporaneo collasso sociale avvenuto nelle ore immediatamente successive al sisma.
Adesso, io mi immagino la telefonata. Con Roth che va in brodo di giuggiole perché può tornare a parlare di rampolli americani che crepano male in varie località turistiche e dice: “tranquillo Nicolàs, te la scrivo io una sceneggiatura coi controcazzi”
Al che uno un minimo intelligente avrebbe declinato l’offerta. Lopez, sprezzante del pericolo, no.
Interviene la Dimesion Film. Da qualche parte arrivano i prezzemolini Weinstein e uno sconosciuto regista cileno si ritrova a lavorare con dieci milioni di dollari. Che sono una specie di miseria per un film americano. Ma non formalizziamoci troppo. Sempre di una signora cifra si tratta. Magari qualcuno la desse a me.

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Un terzetto di amici è in vacanza in Cile per ubriacarsi e rimorchiare. Eli Roth si chiama Gringo (sì) ed è l’unico americano. Poi c’è Pollo, ricchissimo e insopportabile, e Ariel sfigato ma sotto sotto sensibile.
Incontrano due sorelline americane accompagnate da un’amica russa.
Tutte e tre sarebbero da prendere a ceffoni dalla mattina alla sera senza neanche far la pausa pranzo per il gusto che ci si proverebbe.
Per mezzo film seguiamo le vicende appassionanti del gruppetto in giro per locali. Finalmente i nostri arrivano a Valparaiso dove pare ci sia una festa che non si può perdere per nulla al mondo: ballano, bevono, si fanno scherzi divertentissimi tipo fotografarsi le palle e twittarle alla ex dell’amico sfigato, le due adorabili sorelline litigano, perché Eli Roth in un delirio di introspezione ha deciso che le due devono avere un rapporto conflittuale e irrisolto, dato dalla zoccolaggine estrema di una e dalla morigeratezza un po’ rigida dell’altra. E mentre accadono tutte queste belle cose, arriva il terremoto.
E Lopez si scopre amante del gore. E della gente spappolata. E degli arti che volano. E dei getti di vomito in faccia allo spettatore.
La cosa, nonostante anche io come Lopez sia amante del gore (non da ieri mattina, ma da sempre), mi è risultata leggermente di cattivo gusto. Ma io sono bacchettona, voi lo sapete meglio di me.
Ma allora, per quale motivo in testa a questo post non c’è il marchio di infamia e campeggia la locandina?
Perché, dopo una quarantina di minuti da mani nei capelli e denuncia alle autorità competenti (che prima o poi dovranno rinchiuderlo a Roth), Aftershock si trasforma in una specie di survival postapocalittico tesissimo e spietato. Al netto dei protagonisti insopportabili, proseguendo nella visione, riceviamo una serie di colpi ben assestati. E Lopez e Roth riescono anche a sorprenderci con la successione delle morti, che non è quella che ci aspettavamo. Certo, di chi muore ce ne frega poco. Ma l’atmosfera di disfacimento, panico e degrado, le bande di delinquenti che fanno razzie, bruciano vive le persone, stuprano le donne e si aggirano come zombi per una città rasa al suolo, fanno il loro sporco lavoro e incollano allo schermo per una buona mezz’ora, che da sola vale la visione dell’intero baraccone messo in piedi da Roth e soci.

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Il fatto che molte delle riprese siano state effettuate in vere location colpite dal terremoto aggiunge un certo grado di realismo alla vicenda. E va a finire che ci si identifichi non tanto nei caratteri monodimensionali (ma davvero il riccastro stronzo che si redime dovrebbe suscitare pietà?), quanto nella situazione disperata in cui il film li inserisce. Ci si sente braccati, senza una via d’uscita, da soli, smarriti in un paese che non è il tuo a dover fare i conti non solo con una catastrofe naturale, ma anche con la violenza selvaggia di chi sa di poter agire al di fuori di qualsiasi controllo.
Tutto già visto? Sicuramente. Ma efficace. Almeno fino a quando Eli Roth, seduto alla sua bella scrivania davanti al pc non è stato colto dall’impulso irrefrenabile di rovinare ogni cosa, inserendo un twist a tre quarti di film così scemo e inverosimile che uno non se lo aspetterebbe neanche da lui.
E così come era partito, il film finisce: malissimo.
Il che ci porta a un paio di conclusioni: se Roth si limitasse a recitare e a produrre gli vorrei molto più bene. Come attore è perfetto e, da furbone quale è, si ritaglia sicuramente il ruolo migliore. Aggiungiamo anche che i momenti più angoscianti di Aftershock sono tutti per lui. Come produttore ha un certo fiuto per individuare un regista piuttosto talentuoso, che alla sua prima esperienza in campo horror se la cava benino, se si esclude una gestione un po’ confusionaria delle scene di massa.
Ma non fatelo scrivere mai più in tutta la sua vita. Eli, ti prego, fallo per me. Leva quelle manacce dai tasti del tuo portatile e limitati a sgranare gli occhioni belli nei primi piani.

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Poi ci si potrebbero fare molte domande sull’etica alla base di un’operazione cinematografica del genere. Parliamo di exploitation che sfrutta però degli eventi realmente accaduti. Ma non sta a me giudicare. E non vorrei addentrarmi in argomenti troppo spinosi. Posso solo dire che mi ha lasciato leggermente perplessa.
Per fortuna il film è breve, appena un’ora e mezza, a passa via veloce veloce. Se riuscite a sopportare i soliti cliché nella scrittura dei personaggi e la solita introduzione lunghissima e noiosa, potrete godervi una ventina di minuti di brutale delirio urbano. Altrimenti passate pure oltre che non vi perdete niente.

30 commenti

  1. Mah… un’occhio cazzoneggiante ce lo darò. Però da roth ci si può aspettare un pò di tutto purtroppo 😉

    1. Sì, un’occhiata supercazzeggiona gliela si può dare tranquillamente.
      Poi però ti fai qualche domanda e un po’ ti si smoscia anche lo spirito cazzeggione 😀

  2. passo oltre.Non sopporto l’operazione , ( si sono un vero moralista bacchettone,mi trovo bene così da oltre 36 anni e non cambio), non sopporto i personaggi stile il remake di and soon the darkness, non sopporto assolutamente Roth.
    Non credo che 30 minuti godibili possano cambiar la mia vita. E poi sai una cosa,più invecchio e più divento selettivo. E certe ammmereggganate le perdo più che volentieri

    1. Ma infatti per la maggior parte del tempo è un brutto film. E poi sì, l’operazione è di pessimo gusto. Ma ci sono scene che non posso spoilerare che secondo me valgono la visione.

      1. spoilaricchia usando il nome dei personaggi degli snorky al posto dei protagonisti…vabbè,allora lo scarico vedo le cose belle e poi cancello

        ps:Two sisters , lo devo vedere…ma è splatter in modo epico o no?

        1. No, splatter proprio per niente. Ha qualche scena un po’ forte, ma è un film di atmosfera, più un dramma che un horror vero e proprio.
          Bellissimo, comunque…

  3. Premesso che io Roth lo rinchiuderei già da mò (forse dai tempi di Cabin Fever), questo mi sembrava di parecchio cattivo gusto per le ragioni che scrivi anche tu. Però come sempre tu hai il potere di incuriosire la gente e quindi lo metto in lista comunque….

    1. Tutta la parte dedicata al terremoto in sé l’ho trovata fastidiosa, superflua, anche riprovevole, da un certo punto di vista.
      però magari io esagero.
      Poi succede che Roth si ritaglia un ruolo e una scena coi controcazzi e il film ti prende.
      Ma è comunque robetta senza molte ragioni per esistere. 😉

  4. Lo guarderò giusto per completezza, ché se si parla di robaccia grondante sangue non posso non vederlo. 🙂

    Ma parlando di Roth, hai provato a dare un occhio a quell’atrocità di Hemlock Grove? A stento sono arrivato in fondo al pilota e continuo a rimandare il secondo episodio… 😉

    1. Allora, io sono arrivata all’ottava puntata di Hemlock Grove. Il pilota è in effetti abbastanza noioso.
      Poi la serie decolla, forse perché Roth smette di dirigere gli episodi e si limita al ruolo di produttore esecutivo.
      La serie ha un momento molto interessante, mi sembra, nel terzo episodio, dove succede una roba meravigliosa.
      E poi c’è Famke che come sempre è uno spettacolo. Le darei una seconda possibilità.
      Sempre meglio di quello che sta diventando true blood nelle ultime stagioni 😉

      1. Scusate se intervengo, ma ho lo stesso problema del corà. Non ho il coraggio di prendere il secondo ep. Però se dici così magari ci sta, anche.
        Però mi hai fatto tremare le vibrisse in fondo: ma quanto c’è di TB in HG? Spero poco o mollo tutto che mi occupa banda… 😉

        1. pochissimo, quasi niente.
          La componente dedicata alle love story è poca cosa. C’è tanto sesso, questo sì. Però non è esatto dire che Hemlock Grove è una specie di True Blood coi licantropi.
          Sono molto diverse.
          Per me Hemlock Grove potrebbe essere più assimilabile a The Gates, se The Gates fosse stata una serie televisiva e non una merdata senza precedenti, ecco.

  5. Helldorado · · Rispondi

    Questo non credo che lo metterò in lista…. 🙂

    1. No, no, depenna subito 😀

  6. Domanda: ma il film si prende sul serio o tende a cazzeggiare di tanto in tanto?

    1. Cazzeggia per tutta la prima parte. Poi si prende tremendamente sul serio (e lì mi è piaciuto) e poi torna a cazzeggiare sul finale che però fa ridere solo Roth e qualche amichetto del suo giardino condominiale 😀

      1. Visto un paio di giorni fa, ne farò una recensione a breve. Ma la vedo brutta, ma brutta brutta, non tanto per il film ma per un insofferenza verso il genere, che amo, e proprio per questo sto diventando intollerante.

        1. Sì, sta capitando la stessa cosa anche a me. Forse ne abbiamo visti semplicemente troppi…

          1. Il lato critico supera il lato ludico, capita quando una passione diventa un “lavoro” ? Boh… eppure ieri sera con l’ultimo Die Hard per circa 10 minuti mi sono divertito…

  7. L’unica cosa che non perdono a Roth è l’aver prodotto quella fetenzia de L’ultimo esorcismo, ma non condivido quando sostieni di non farlo scrivere più: ritengo Cabin Fever e i due Hostel tra i pochi film degli ultimi anni ad essere caratterizzati da tanti picchi di originalità e follia. Sicuramente l’horror odierno sarebbe più povero senza il suo recente e consistente contributo 😉

    1. Sai che io non riesco a vedere questa innovazione nella filmografia di Roth?
      Un giorno dovrò cercare di rivedere tutto e provare ad analizzarlo, perché a parte il secondo Hostel che mi piace parecchio tutto il resto mi irrita non poco.

  8. Brava Lucia come sempre!Appena visionato,e sarà anche per la recente delusione di Evil Dead ma devo dire che avevo proprio bisogno di un film cosi.Tralasciando la prima parte in cui facciamo la conoscenza di quei cazzoni dei protagonisti,il film spacca e da forti emozioni.Sa essere inaspettato nel suo svolgimento e spietato con i suoi protagonisti,che seppur cazzoni recitano veramente bene(Altro che i figuranti di Evil Dead,sic!)Mi trovi d’accordo anche sul finale super prevedibile e banale.

    1. Io ancora devo vederlo il nuovo Evil Dead.
      Ci vado domani.
      E hai ragione su Aftershock: la parte centrale non te la aspetti a salva il film dal disastro.

  9. Giuseppe · · Rispondi

    Mmh, non so…mi sembra ci sia in effetti un bel po’ di squilibrio fra cazzeggio e parte seria, anche se a beneficio d’inventario una guardata gliela potrei dare comunque…

    1. Magari usando l’avanti veloce 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Mi sa che seguirò il consiglio 😀

  10. Pensa che ieri ero lì, lì per vederlo: ho letto la trama, visto il trailer, cercato qualche notizia in rete e siccome non mi pareva entusiasmante, ho virato sull’indonesiano “Dead mine” 🙂
    Grazie per il commento, magari un’occhiata gliela butto..

    PS: non ricordo chi l’ha scritto sopra; per me “Cabin fever” è una boiata, mentre “L’ultimo esorcismo” è sorprendentemente (in positivo) macheniano 😉

  11. mi hai convinto perchè di ‘sta roba qualche volta se ne sente il bisogno, roba a neuroni zero…ultimamente ne sento sempre più il bisogno…che stia invecchiando? 😉

    1. No, ma sto invecchiando anche io, perché ci ho trovato qualcosa di buono, quindi non sono più la fiera intellettuale di una volta 😀

  12. […] quella telefonata e in generale stila una recensione perfetta del film nel suo blog ilgiornodeglizombi: io mi limito a brevi considerazioni zinefile… Presentato al canadese Toronto International […]

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