Would you Rather

would you rather poster

Regia – David Guy Levy (2012)

Capita, ogni tanto, di imbattersi casualmente in un bel prodotto, un horror low budget, quasi tutto ambientato in un’unica stanza, con attori in parte e una trama abbastanza prevedibile ma sempre sfiziosa.
La presenza del vecchio Jeffrey Combs nei panni di un sadico miliardario che invita poveri disgraziati a casa sua per sottoporli a un calvario a base di frustate, lamette negli occhi e bidoni pieni d’acqua in cui restare immersi svariati minuti, vale comunque il tempo speso a guardare Would you Rather.
E poi, trovare una come Brittany Snow (dopo la ridicola esperienza del remake di Prom Night) in un ruolo così anomalo fa un certo effetto.
La prima cosa che stupisce, in questo film, è proprio la scelta del cast. Sì, c’è anche Sasha Grey, che non si spoglia e a cui spetta la scena più dolorosa e perfida di tutte. 

Lo schema su cui si basa Would you Rather è arcinoto: gruppo di sconosciuti in un interno, obbligati a fare cose che vanno contro qualsiasi concetto di etica, umanità o semplice decenza.
Il riccone Lamprick ogni anno raccoglie un manipolo di poveracci con un disperato bisogno di soldi, li invita a cena con la scusa di una gara il cui vincitore si aggiudicherà una grossa somma e, dopo aver illustrato le regole della partita, li costringe a rimanere lì fino a quando non ne resta solo uno vivo.
La nostra Brittany è Iris, una giovane che ha perso da poco i genitori, è rimasta senza il becco di un quattrino e con un fratello malato a carico. Il suo medico la presenta al miliardario, lei accetta l’invito a cena e si ritrova invischiata in questo meccanismo al massacro che si basa su un gioco di società piuttosto famoso, quello che dà il titolo al film.
I concorrenti sono posti di fronte a un’alternativa: preferiscono, per esempio, dare la scossa a se stessi o a un altro dei presenti? E così via, mentre le scelte si fanno sempre più difficili e qualcuno non inizia a lasciarci le penne.

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Levy, qui alla sua seconda regia, è molto bravo a sbrigare in fretta i convenevoli con una breve presentazione dei personaggi principali e un brusco passaggio dall’atmosfera un po’ imbarazzante di una cena tra sconosciuti a una situazione tragica e paradossale. Invece di battere il tasto sui dilemmi morali, preferisce puntare tutto sul fattore umiliazione: il miliardario si diverte non tanto nel sottoporre i suoi ospiti a delle scelte che mettono in discussione i loro valori, quanto a fargli pesare la loro condizione di accattoni, la loro povertà e il loro bisogno di soldi. Conscio del fatto che siano disposti a tutto pur di ottenerli. E infatti il film comincia a picchiare molto duro in un momento apparentemente insignificante: Iris è vegetariana ed è costretta a mangiare una bistecca per 10.000 dollari.

Altro elemento interessante: noi non conosciamo il background di ogni personaggio. Non sappiamo perché siano lì e quali storie ce li abbiano portati. Sì, c’è un ex alcolizzato, un altro che si è messo nei guai col gioco d’azzardo e un veterano della guerra in Iraq che ha dato di matto. Ma il tutto è a malapena accennato e non c’è interesse o pietà nei confronti di nessuno. In questo modo Would you Rather parte a razzo e procede spedito, senza perdersi in mille sottotrame inutili e lasciando libero lo spettatore di schierarsi come preferisce, senza ricattarlo con storielle strappacuore. E scatta il processo di identificazione, il “cosa farei io in una situazione simile?” che ti porta a seguire con una certa partecipazione il film.
Certo, è ovvio che il carattere più approfondito sia quello di Iris e che si tenda a fare il tifo per lei. Ed è evidente che faccia parte dei “buoni”. Ma le sue decisioni non sempre saranno scontate. Stessa cosa per il personaggio interpretato dalla Grey, che per tutta la durata della pellicola assomiglia a uno stereotipo e che invece si rivela tutt’altro.

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Ottima anche l’idea di portare il gioco alle estreme conseguenze, evitando interventi esterni in salvataggio della dolce Brittany. E, se sarà fatto un tentativo, vedrete che finirà malissimo e la protagonista dovrà per forza sporcarsi le mani, non uscirne pulita, ma con un’ombra gigante a pesare sulla propria coscienza.

Se l’impostazione generale del film è di stampo teatrale (una stanza, personaggi seduti a un tavolo, unità di tempo, luogo e azione), la regia di Levy  sa essere dinamica, senza tuttavia ostentare virtuosismi. E non era semplice creare movimento e non annoiare mai con una decina di persone in un interno. Ogni tanto si concede qualche scappatoia, soprattutto utilizzando i flashback della Snow, che però non procurano fastidi eccessivi. Il ritmo è comunque dilatato, mai frenetico. Ed è giusto così, perché la crudeltà va assaporata e Would you Rather è volutamente crudele, pur non mostrando alcun compiacimento nella rappresentazione delle torture.

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Peccato per un finale che poteva davvero celebrare il trionfo della cattiveria e che invece risulta solo punitivo, quasi che Levy non avesse avuto il coraggio di andare davvero fino in fondo e all’ultimo istante avesse sentito il bisogno di dispensare condanne per prendere le distanze dai suoi stessi personaggi.
E la cosa è spiacevole perché c’è la velleità di colpire lo spettatore facendogli male, mentre proprio negli ultimi minuti, dopo che il film aveva retto alla perfezione per un’ora e mezza, scatta lo sbadiglio e Would you Rather diventa innocuo.
Innocuo perché ci riporta nel recinto dell’apologo morale, che sembrava evitato fino a quel momento.
Innocuo perché non c’è bisogno che arrivi Levy a impartirci la lezione per cui se uno fa cose brutte poi ripaga il tutto con gli interessi.
Innocuo perché comunque prevedibile.
Ma a parte questo, Would you Rather è film dignitoso, ben diretto, ben recitato e con un paio di momenti che ti mettono davvero a disagio. Trattasi non di film di torture, ma di horror psicologico. E, fino a quando Levy non decide di ergersi a giudice morale, funziona benissimo.
Segnalo anche la recensione di Hell

8 commenti

  1. Ottimo! Per me la fine del genere horror è quando gioca con lo spettatore,strizzatine d’occhio,ironia.Non devi farmi ridere,oh..mi devi bastonare.Per farlo bene la violenza fisica deve essere di base per le mazzate psicologiche.
    Lo metto in lista,poi ti dico.

    ps:l’hai visto Loved Ones?Un film australiano,davvero sconvolgente Te lo consiglio eh ^_^

  2. Sai che invece a me, nonostante l’ottima idea di non rappresentare le torture in primo piano non ha convinto tantissimo?Mi è parso che fin dall’inizio Levy ci dica come si concluderà il tutto, chi sarà ad uscirne vincitore. Comunque Combs è bravissimo.

  3. Lo vedrò sicuramente, già mi aveva convinto Hell, la tua recensione aumenta l’interesse ancora di più. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

  4. narratore74 · · Rispondi

    Ottimo, cercavo proprio un bel horror da guardare e questo mi pare faccia proprio al caso giusto.
    Grazie Lucia, ottima recensione. 😉

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Recensione stuzzicante (quindi, altro recupero)…poi, Jeffrey Combs è una garanzia sia per lovecraftiani che per trekkies 😉 Sembra proprio un horror psicologico di livello, al quale forse è stato imposto di rassicurare moraleggiando in dirittura d’arrivo (ipotizzando che Levy non sia stato completamente libero di condurre i giochi fino in fondo…perché in effetti cambiare registro in quel modo è molto poco -o per nulla- coerente con l’impostazione complessiva del film)…

  6. Recensione molto interessante. Film da vedere, dunque, assolutamente. Ciao, Lucia, a presto.

  7. Ciao Lucia,Bel film non c’è che dire.Non è esime da difetti,però diverte e fa riflette,e il milionario Lamprick è il suo maggiordomo sono due bad ass niente male.

    1. Ciao!
      Sì, è un filmetto gradevole per passare un paio d’ore in allegria e spensieratezza.
      Il miliardario vale da solo il film 😉

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