Aspettando Pacific Rim: Mimic

Mimic Poster

 

Regia – Guillermo Del Toro (1997)

La prima esperienza di Del Toro negli Stati Uniti non è proprio esaltante. Continui litigi con Bob Weinstein che andava sul set dicendo a Guillermo cosa doveva o non doveva girare, una sceneggiatura molto rimaneggiata e un finale completamente stravolto, dato che quello messo in scena in origine dal regista non piacque alla produzione e si dovette realizzarne uno in fretta e furia dopo dei test non andati bene.
Mimic, tra le altre cose, pur avendo generato due seguiti per il mercato home video, non incassò neanche cifre da capogiro, riuscendo a recuperare a malapena i 25 milioni di dollari di budget stanziati dalla Miramax.
Il progetto nasceva come un cortometraggio di 30 minuti da inserire in un horror antologico. In seguito si decise di farne un film vero e proprio, distribuito in sala dalla Dimension Film. Dopo Mimic, Del Toro non ha più lavorato per i Weinstein.

Quando Del Toro si sposta a lavorare negli Stati Uniti sembra cambiare faccia. Se i suoi tre film in lingua spagnola risultano tutti contraddistinti da una poetica ben precisa e da uno stile riconoscibile, quelli diretti in territorio americano sono più complessi da identificare. Le  sue manie ci sono sempre, ovvio, e soprattutto in Mimic appaiono particolarmente evidenti: la fascinazione per gli insetti, il ruolo preponderante dei bambini, l’esplorazione di luoghi angusti e chiusi, la predilezione per le riprese in notturna.
Eppure, nel momento in cui il regista messicano mette il suo talento a disposizione del grande cinema hollywoodiano, è come se gli mancasse qualcosa. Forse la totale libertà creativa, la possibilità di esprimersi senza che venti produttori, quattrocentocinquanta supervisori alla sceneggiatura e qualche migliaio di capoccioni degli studios debbano per forza dire la loro sul suo lavoro.
Unica eccezione è quell’Hellboy – The Golden Army che risulta essere una sintesi perfetta tra esigenze commerciali e spunti d’autore e che è forse l’opera più riuscita e compiuta di Del Toro fino a questo momento.

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Ma con Mimic ci troviamo ancora agli albori della sua carriera da regista e trovarsi a passare dai due milioni e mezzo di Cronos, ai venticinque del film sugli scarafaggi mutanti deve aver comportato qualche problema gestionale. Anche ritrovarsi sul set gente del calibro di Mira Sorvino che all’epoca poteva essere considerata quasi una diva, non deve essere stato facile. Avere a che fare con la Miramax poi…mi vengono i sudori freddi al sol pensiero.
Ma Del Toro non è l’ultimo dei cretini e porta comunque a casa un ottimo film che mischia fantascienza e horror. Intrattenimento e basta, certo, e dopo quel piccolo gioiello di Cronos qualcuno avrà sicuramente storto il naso. Mimic è un film piuttosto povero di ambizioni, anche se diretto con la solita classe geometrica del buon Guillermo, uno che si prepara ogni cosa alla perfezione prima di metterla in scena. È quindi un prodotto elegante, privo delle classiche spacconate del monster movie americano, con una costruzione della vicenda lenta e graduale e con qualche trovata narrativa molto interessante, come quella del bambino che riproduce i passi degli insettoni battendo due cucchiai.

Liberamente tratto dal racconto di Donald Allen Wollheim, Mimic parla di un’epidemia infantile che rischia di decimare la popolazione di Manhattan e che è causata dagli scarafaggi. Per debellarla, l’entomologa Susan crea un superinsetto (una specie di incrocio tra le termiti e le mantidi) chiamato Judas. Judas rilascia un enzima che accelera il metabolismo degli scarafaggi e li elimina, scongiurando così la diffusione della malattia. Judas non dovrebbe riprodursi e dovrebbe sparire dalla faccia della terra nel giro di sei mesi, ma tre anni dopo la sconfitta del morbo, eccolo ritornare, evolutissimo, con la capacità mimetica di somigliare agli esseri umani e pronto a invadere il mondo a partire dalla metropolitana di Manhattan.

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Le creature, ideate da Rob Bottin, sono spettacolari, sia quando le si intravede a stento, sia quando Del Toro decide di mostrarcele in azione a tutto campo. L’idea di farle somigliare a un maniaco in impermeabile, con un’estetica che ricorda quella degli slasher, è forse la cosa migliore del film. Anche gli effetti visivi, rapportati all’epoca in cui sono stati realizzati, non sono affatto male e la regia è attentissima a dosare le apparizioni, così da mantenere sempre un forte senso di realtà. Se a qualcuno scarafaggi e affini fanno impressione, di sicuro avrà qualche piccolo momento di nausea guardando Mimic.
Del Toro non lesina in dettagli disgustosi, dalla dissezione dell’esemplare trovato nei condotti di depurazione, al doversi spalmare addosso pezzi di ghiandole odorifere di insetti morti per non farsi attaccare.
Non mancano neanche crudeltà assortite, per esempio la pessima fine che fanno due ragazzini che si inoltrano nei tunnel della metro per cercare le uova.

Il cast fa il suo sporco lavoro di caratteri stereotipati e senza troppo approfondimento, ché l’attenzione è tutta sulla lotta per la sopravvivenza uomini contro scarafaggioni figli di puttana. Oltre alla già citata Sorvino, abbiamo anche il nostro Giannini, F. Murray Abraham in una partecipazione straordinaria, Norman Reedus in un piccolo ruolo e, per non farsi mancare niente, c’è anche l’onnipresente nei film di Del Toro Doug Jones, nella parte dello scarafaggio mutante.
Ancora non abbiamo in tutti i reparti i collaboratori fissi di Guillermo, anche se c’è Beltrami alle musiche che avrebbe poi firmato quasi tutte le sue produzioni americane. Manca invece Navarro alla fotografia (e si vede) e al montaggio abbiamo un duo composto da Lussier (sempre una garanzia) e dal suo assistente Peter Devaney Flanagan, che per la prima volta si trovava a fare il salto a montatore (scusate la divagazione professionale).

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In seguito, Del Toro, assumendo anche il ruolo di produttore, avrebbe avuto un maggior controllo della situazione e sarebbe rimasto meno in ombra rispetto a questa sua prima incursione nel cinema fantastico americano.
Di Mimic esiste anche una versione Director’s cut, uscita in dvd e blu ray l’anno scorso, ma non sono riuscita a visionarla, quindi il mio giudizio si limita all’edizione voluta dai Weinstein e dalla Miramax. Nonostante si tratti sicuramente di un minore nella filmografia di Del Toro, resta un fanta-horror validissimo e con un’atmosfera, quella sì, tipica del nostro Guillermo, che riesce a distinguerlo da altri film dello stesso tipo.
La prossima settimana ci divertiamo di più con La Spina del Diavolo.

19 commenti

  1. Devo vederlo, anche se gli insetti mi fanno schifo D:
    (Recensirai anche i due Hellboy? *O* )
    😀

    1. Li recensisco tutti 😀
      Piano piano, uno per uno, arriviamo fino a Pacific Rim!

  2. quando parlo di questo film ,e ne parlo bene, vengo spesso coperto da pernacchione clamorose ai miei danni. Come scrivi anche te,non sarà un capolavoro ,ma è un gran film horror. Solido,robusto.Poi Giannini vale sempre la visione.
    Mira Sorvino che fine ha fatto?Non era male,la rammento nella Dea dell’amore ,bellissima commedia di allen, e anche in quella fracassonata divertente con il mio idolo Cho Yun Fat

    ps:non c’entra nulla,ma sarei curioso di sapere cosa ne pensi di Zoey Deschanel. Ottima in guida galattica per autostoppisti,ma poi non ho visto niente di ella,te che ne pensi?

    1. ps:dimenticavo..La spina del diavolo e il labirinto del fauno,ti dico subito di prepararti alla mia totale e completa esaltazione e lezione politica…^_^

      1. Lezione politica? Non ne vedo l’ora, caspita! 😛

    2. Allora, Mira Sorvino ha un paio di progetti in pre-produzione. Si è un po’ persa per strada ed è un peccato perché è un’ottima attrice in grado di interpretare più o meno qualsiasi tipo di film. Davvero un peccato.
      La Deschaniel è un’attrice da commedia. O almeno la usano soprattutto per quel tipo di film. Ora sta spopolando con una serie televisiva.

  3. Cacchio a me piacette un sacco. E poi l’insettone umanoide in metropolitana voltato di “spalle” è una figura davvero inquietante e mi fece perdere qualche ora di sonno. Magari se lo rivedo adesso fa cilecca, ma non credo!

    1. Ma infatti Mimic è un film divertentissimo. E l’insettone mutante fa paura. Io mi ricordo che mi spaventai anche quando entra nel laboratorio della Sorvino per rubare la blatta “cucciola”.
      Del Toro non è abbia mai sbagliato un film..

  4. Bellissimo, condivido la passione per i mostri giganti come ben sai, ma anche insetti medium size mi gustano parecchio. Mi era piaciuto molto anche il rapporto tra padre – bambino – mimic e l’instaurarsi di un tentativo di comunicazione tra questi.
    Se riesco magari lo recupero in BlueRay o comunque ad alta definizione, per godermi gli scenari underground.

    1. Sì, quella è un’idea molto interessante, peccato che è appena accennata e poco approfondita.
      Magari nel famoso director’s cut c’è qualche scena aggiunta che la sviluppa meglio.
      In BlueRay c’è sicuramente il versione voluta da Del Toro che ha anche, suppongo, il finale diverso che aveva girato lui e gli hanno fatto rigirare.
      W gli insettoni e W i mostri giganti

  5. Mimic l’ho rivalutato nel tempo, nel senso che a una prima visione non mi aveva entusiasmato e recuperandolo anni dopo mi piacque molto di più. Un giorno qualcuno di molto bravo riuscirà a farmi capire come mai la Miramax abbia sprecato tante occasioni e come sia possibile essere così capaci di cogliere nuovi talenti e al tempo stesso così ansiosi di limitarne l’espressione.

    1. La Miramax infatti ha questa gestione dittatoriale dei registi. Poi, da un punto di vista commerciale, spesso ha avuto ragione. Ma ha davvero buttato all’aria una quantità enorme di talenti.
      I Weinstein sono tremendi. Davvero.

  6. Helldorado · · Rispondi

    Lo guardo sempre con piacere, ovviamente poteva essere molto di più, come ben scrivi non è affatto un brutto film. 🙂

    1. Sì, anche io lo guardo sempre con gioia. Gli scarafaggioni mi piacciono tanto tanto 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Eh sì, altro che una certa mantide vista di recente! 😀
        Mimic mi piacque a pelle già alla prima visione, e trovo che -pur tenendo conto delle scelte imposte a Del Toro- regga comunque bene con il passare degli anni…buona storia, tensione, buoni personaggi e interpreti con mostri di pregevole fattura (Bottin, dove sei finito?), capaci di creare profonda inquietudine al di là della semplice -seppur ottimamente resa- ripugnanza corporea. Si veda il loro astuto mascheramento umano corredato di quei dettagli/atteggiamenti adatti ad ingannare meglio la preda e qui penso alla sequenza della pseudo-faccia, oltre alla tattica del “tipo in impermeabile” che ti fa capire tardi con che cosa hai davvero a che fare…tra l’altro molto più veloce di te, come ha modo di verificare anche Mira Sorvino alla stazione del metrò.
        Insomma abbiamo un nemico altamente organizzato, evoluto e intelligente oltre che feroce…per fare paura, penso possa avere tutte le carte in regola. Carte che Guillermo ha dimostrato di sapersi giocare bene.

  7. Un bel film, claustrofobico e notturno quanto basta, con qualche trovata che lo pone di sopra ai survival horror marcatamente di serie b, fatti più o meno con lo stampino.
    La sola costruzione del film, con l’invasione di scarafaggi iniziale, e la trovata “geniale” per sconfiggerla, danno un’impostazione abbastanza originale.
    Insomma, godibile, altroché! 🙂

    1. Infatti ha comunque uno sviluppo originale e si vede la mano di Del Toro dietro a una trama convenzionale ma vista con una prospettiva un po’ diversa dal solito.
      Del Toro è sempre e comunque un regista da tenerci stretto

  8. Avere avuto a che fare con Weinstein non deve averlo aiutato molto, devo dire. Il film è godibile, e ho apprezzato l’uso delle musiche volutamente “hitchcockiane” e rimandandanti a un certo cinema di genere che poi è stato la scuola di cinema di Del Toro. Però il film è abbastanza convenzionale, privo di quel tocco personale e fantasy che caratterizza sia La spina del diavolo che Il labirinto del fauno. E pure i mostri, onestamente, non sono granchè.

    1. I mostri sono belli, dai…sono realizzati alla grande e l’idea dell’imitazione delle fattezze umane è abbastanza intrigante.
      Poi sì, non è sicuramente il miglior Del Toro, ma come prima esperienza hollywoodiana ci può stare

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