L’Implacabile

The Running Man locandina

Regia – Paul Michael Glaser (1987)

Non c’è un film recente in giro degno di una recensione neanche a piratarlo. E allora rispolvero tutta la robaccia con cui sono cresciuta e divento nostalgica. E mi sento anziana e pochissimo al passo coi tempi. Infatti metto come soundtrack a questo articolo una canzone del tutto superata. Brutta cosa quando si invecchia e non si riesce più a capire cosa sia accaduto al cinema. Pessima cosa la nostalgia, perché poi diventa complicato apprezzare anche le cose buone che la tua contemporaneità ti propone. Ancora peggio è essere legati a una tipologia di film che ha cessato di esistere. Quando, come con The Last Stand, si cerca di riportarla in auge, avvalendosi comunque di un linguaggio e di uno stile moderni, ci si va a scontrare con l’indifferenza di un pubblico che pare aver dimenticato tutto. Non sto cercando di dimostrare che il cinema degli anni ’80 sia migliore di quello che gira oggi. Contraddirei tutto quello che ho sempre scritto su questo blog, se davvero dovessi sostenere una tesi del genere. MI limito a prendere atto che un modo di portare storie sullo schermo che ha allevato, nel vero senso del termine, un’intera generazione di appassionati, è ormai estinto. 

Non è una lamentazione funebre. Va bene così. Faremo a meno dei film d’azione e della fantascienza di serie B.
Oddio, anche quella di serie A non se la passa poi così bene. Ma ci sono ancora tante cose belle da vedere. Magari passano inosservate o non vengono del tutto comprese, come Cloud Atlas. L’impressione è quella che il cinema più commerciale stia ancora cercando di ricostruirsi una nuova identità e noi non possiamo fare altro che metterci qui seduti ad aspettare che lo faccia.
E pure in fretta, se non vuole scomparire, risucchiato per sempre dal blockbuster adolescenziale.
Tutto questo cosa ha a che vedere con L’Implacabile?
Se esiste un film che rispecchia alla perfezione tutti i canoni del cinema di genere degli anni ’80, neanche fosse una specie di modello di riferimento, questo è The Running Man.
I'll be backTratto da un romanzo di King (scritto però con lo pseudonimo di Bachmann), L’Implacabile  lo spoglia di molte delle sue caratteristiche cupe e disperate e ne fa un prodotto di pura azione, sulla base di una trama fantascientifica.
Il film è ambientato nel 2017, un futuro che all’epoca era ancora abbastanza lontano. Il quadro è sempre quello di un regime dittatoriale, che governa tramite un gigantesco network televisivo e che tiene a bada le masse con un gioco sadico e violento: The Running Man. In questo, romanzo di riferimento e film si somigliano.
King/Bachmann descrive la cornice in maniera più approfondita, e ci mette al centro il suo solito protagonista: un uomo abbastanza comune, che si trova a vivere una situazione senza vie d’uscita ed è obbligato a offrirsi volontario per trovare i soldi necessari a curare sua figlia. Nel libro, il gioco si svolge su tutto il territorio nazionale e Ben Richards fugge attraverso un’America povera, inquinata, a lui ostile quando non indifferente, inseguito da assassini professionisti e denunciato dalla stessa popolazione, per arrivare a un finale di un pessimismo che non lascia scampo. L’Uomo in Fuga (questo il titolo italiano del romanzo) è fantascienza distopica dai toni quasi apocalittici, un po’ come La Lunga Marcia.
Passano cinque anni dall’uscita del romanzo e si decide di trarne un film. Solo che, pur mantenendo per sommi capi il quadro di una società da incubo, si preferisce fare di Ben Richards (Arnold Schwarzenegger) un eroe tipico della filmografia del periodo: accusato ingiustamente di una strage che non ha commesso, Richards fugge di prigione e viene arrestato di nuovo, solo per finire a essere il protagonista di una nuova puntata del gioco.
Gioco che si svolge, questa volta, in un ambiente circoscritto e il cui meccanismo di fondo è molto diverso da quello ideato da King nel suo romanzo. Ed è anche il vero colpo di genio del film. Schwarzenegger viene braccato da un gruppo di cacciatori caratterizzati benissimo, ognuno con le sue prerogative e le sue specialità, e che hanno generato, nel pubblico, un sistema divistico simile a quello delle star del cinema.
the+running+manAbbiamo quindi i vari Fireball, Subzero, il mitico Dynamo e lo spaventoso Buzzsaw. E tutti finiscono immancabilmente per essere presi a calci nel culo da Arnie, in una serie di morti violentissime e spettacolari. Un sistema di body count che sembra quello di uno slasher dalla prospettiva rovesciata e dove la caccia all’uomo si rivolta contro gli aggressori e, soprattutto, contro chi l’ha organizzata.
E qui arriva il perfido Killian (Richard Dawson, scomparso da poco), volto e mente diabolica del potere, un personaggio che sarà ripreso pari pari, con risultati imbarazzanti, nel recente Hunger Games, che tantissimo ha scopiazzato proprio da L’Implacabile.
Killian è il network, ed è tutto ciò che il film sceglie di mostrarci delle feroce dittatura che opprime questo mondo futuristico. Lo vediamo parlare al telefono con i capi del regime, ma è lui che impartisce gli ordini, è lui che comanda sul serio, perché a lui la gente crede e sa come tenerli tutti buoni.
Tutti buoni, tranne Ben Richards, anzi, tutti buoni tranne Arnold che prima gli ammazza i suoi divi uno a uno e poi gli usurpa la simpatia del pubblico. E si prende anche il lusso di mandarlo al diavolo in una delle scene più esilaranti del film.
Se quindi salta l’impostazione seriosa del romanzo, rimane comunque in piedi l’idea di fondo di un paese intero ipnotizzato da un programma televisivo e da una figura carismatica che lo ha ideato e lo presenta. Solo che a questa figura carismatica si oppone un personaggio che è dotato di altrettanto carisma e in più possiede un tipo di eroismo smargiasso e strafottente, che viene messo in contrapposizione ironica all’atteggiamento tutto d’un pezzo di uno dei cacciatori, Captain Freedom, interpretato da Jesse Ventura.
KIllianIronia, azione, violenza, Arnold in tutina gialla, Dynamo con le lucine sull’armatura, la motosega che taglia in due Buzzsaw, le battute di Killian, lo scenario da videogioco in cui avvengono i combattimenti, i siparietti danzanti e i finti spot pubblicitari. Un amico ha definito questo modo di raccontare una storia cazzeggio creativo. Ed è una definizione bellissima, a mio parere, che racchiude l’essenza del cinema di genere degli anni ’80.
Perché c’era creatività e c’era la volontà di fare le cose seriamente, ma senza nessuna pretesa di impartire lezioni al pubblico. In questo senso, L’Implacabile è un film che sfiora la perfezione: c’è una dittatura cattiva, c’è Arnold che la sconfigge a suon di mazzate, c’è la vendetta finale, anche quella estremamente ironica, e il trionfo di un individuo che agisce prima di tutto per salvarsi la pelle, e solo in seconda battuta per cambiare il mondo.
Se il romanzo di King viene stravolto in senso positivo, non per questo viene edulcorato. In The Running Man non muoiono solo i cattivi, tutt’altro. E ogni uccisione viene mostrata in campo senza risparmiare niente.
Anche la definizione, per quanto superficiale e schematica, della società in cui si svolge la storia non viene addolcita: esterni cupi e lividi, povertà, gente che assiste in scenari urbani degradati al gioco su dei maxischermi, mentre i ricconi se ne stanno chiusi nei loro palazzi. Non esiste nessuna patina rassicurante, ne L’Implacabile. La bruttezza è bruttezza, e non la si nasconde agli occhi dello spettatore. Questo è quello che fanno Killian e soci.
Questo è ciò che fa il cinema di oggi.
Recensione di Hell

22 commenti

  1. Helldorado · · Rispondi

    Un film che non rivedo da troppo tempo, bisogna rimediare!!! Ricordo quando realizzai che lo aveva girato “Dave Starsky”! 😀

    1. Che poi ha un qualcosa come una ventina di titoli in carriera da regista *O*.
      Hai capito Starsky! 😀

  2. Bel post, Lucy! *O*

    1. Grazie Gianluca ❤

  3. Vabbé, che dire… Killian mi ricorda sempre la d’Urso. 😄
    aahahahahhaha 😄

    Poi nei confronti di questo film sono peggio dei peggiori fanboys, quindi taccio. ❤

    1. Ma anche io sono fangirl nei confronti de L’Implacabile. Non si tocca e basta. Lo difenderò da chiunque osi criticarlo U__U

  4. Lucy però Arnold con la tutina di lycra gialla è un duro basso….

    1. Io adoro quella tutina *O*

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Con le tutine c’è chi può e chi non può. Arnold può. 😉
        Comunque sì, mi manca quel cazzeggio creativo -bella definizione- che mi portava al cinema così spesso in quegli anni…dato di fatto, direi, più che nostalgia fine a sè stessa (come è un dato di fatto che di roba buona ce ne sia anche oggi, chiaro). Ecco, magari non sarei nemmeno così nostalgico se oggi -per rimanere in argomento con il post- a pretendere di trattare le tematiche de l’Implacabile non ci fosse proprio Hunger Games 😦

        1. Ma purtroppo il cinema di genere è diventato sempre più una cosa per adolescenti, quindi un cinema action o horror adulto sta sparendo.
          Dato che la fantascienza adolescenziale è anche più difficile, di fantascienza se ne fa sempre meno. Sempre che Upside Down non sia considerato uno sci-fi per ragazzine.
          E allora stiamo messi anche peggio.

  5. correggi sopra volevo scrivere “è un colpo basso”

  6. Quando sento parlare di nostalgia mi sento naturalmente interessato (sto ascoltando il soundtrack dei Blues Brothers e a breve vedrò “La Cosa” di Carpenter in blu ray) d’altronde mediamente i film di cui parlo hanno dai 40 ai 70 anni.
    Finito l’effetto flashback torniamo al presente (nostalgico) , il cinema degli anni 80 è morto ed è tristemente vero, se ne è andato insieme ai soldi e ai capelli, ma cosi come The Last Stand non riesce a riportare in vita quel cinema, è anche vero non c’è più un pubblico capace di sopportare quel cinema; oggi ci sono i Twilight , c’è il Signore degli anelli ed è duro ammetterlo c’è anche Harry Potter, che spazio avrebbero film come L’implacabile, Predator o Commando, persino Rambo non ha più un senso per le nuove generazioni (che intuiscono che è successo qualcosa in Vietnam perché le madri ascoltano Morandi che canta C’era un ragazzo…) , ma pensa Lucy, le battute sessiste,omofobe e razziste dei primi due Arma Letale (da quanto non li vedi in prima serata in qualche tv ? ) mentre Riggs si fumava (orrore orrore) l’ennesima sigaretta?
    No forse non è il cinema anni 80 che è finito, siamo noi che ci giriamo troppo spesso indietro (You! Get out of here! You’re obsolete!) ma è umano e alla fine “Patience, Lewis. We’re only human.” .
    Ti lovvo con forte nostalgia.

    1. E ti lovvo anche io…
      io non voglio essere nostalgica, però devo dire che un certo tipo di cinema mi manca. E mi si spezza il cuore al pensiero che sia sparito.
      Insisto col dire che le cose belle non mancano, anche in ambito action o horror (con la fantascienza il discorso è più complicato).
      Però è vero che è il pubblico a non volere più certe cose e che quindi dobbiamo rassegnarci alla loro sparizione.

  7. Un film che non vedo da troppo tempo, forse 20 anni, da ragazzino non lo amavo più di tanto per via della “tutina” adamitica (di cui sopra) di Schwarzy e l’aspetto cheap in generale. Inoltre lo paragonavo con gli altri film dell’attore e ne usciva sempre con le ossa rotte, ora che posso definirmi un nostalgico senza speranza, potrei avere un’opinione diversa e cogliere aspetti che all’epoca ignoravo.

    1. Da bambina questo era il mio Schwartzy preferito, forse anche più di Predator. Ma no, non di Terminator, a Terminator volevo più bene.
      Mi affascinava l’ambientazione e mi piaceva l’idea del gioco televisivo che teneva buone le masse.
      E poi c’era Dynamo ❤

  8. Film che fa parte anche del mio bagaglio adolescenziale: sempre piaciuto tantissimo per l’ironia e per i personaggi indimenticabili. Sono un pò meno contenta di te Lucy per quanto riguarda la filmografia che c’è in giro e mi vedo “costretta”a trovare rifugio nelle serie tv.
    Se non le avessi viste ti consiglio Les revenants e in the flesh: per le tematiche trattate e per come sono trattate, credo potrebbero piacerti. Sei sempre fonte di arricchimento cinematografico, per una volta spero di darti una dritta io. 🙂

    Leti

    1. Les Revenants l’ho vista e apprezzata. Era da un po’ che volevo farci un post sopra e prima o poi arriverà, perché affronta il tema dei ritornanti in maniera molto originale, però prima volevo rivedere il film da cui è tratta.
      per quanto riguarda In the flesh, ne ho sentito parlare e devo assolutamente dargli un’occhiata!
      Grazie per la dritta 😉

  9. Dicendo che questo film racchiude e riassume il senso dei film di genere degli anni ’80 hai detto praticamente tutto ciò che c’era da dire.
    E’ forse il mio Schwarzy-film preferito. Differentissimo dal libro (che però è altrettanto apprezzabile), rimane un cult che rivedo ogni volta con piacere.

    Una nota finale sulle date: 2017, futuro distopico, crisi energetica, masse di manifestanti represse con eccessi di violenza, l’opinione pubblica tenuta mansueta da giochi televisivi “al massacro” (gli eccessi del Running Man non sono tanto lontani)… solo io sono inquieto? Mi sa di no O_o

    1. No, non sei il solo a essere inquieto. Infatti il film è sciocco solo apparentemente.
      Ha comunque una radice letteraria abbastanza profetica e di quella realtà così orribile non nasconde niente.
      E poi c’è Schwartzy in tutina 😀

  10. C’è Mick Fleetwood che fa il capo della resistenza – e questo mi basta.
    E che dice la mitica frase “A lei i comandi, signor Spock!”, e il ragazzino al computer lo guarda e gli chiede “Chi è il signor Spock?”, e Mick guarda in camera con aria sconsolata.
    [nella traduzione italiana, la battuta se la son fumata, ma è normale, ahimé]
    E poi sì, c’è uno dei cattivi più viscidi e orrendi della storia del cinema – anche se forse il vero mostro è il pubblico, che prima inneggia a Killian, salvo poi cambiare bandiera per saltare sul carro del vincitore.
    Un film meno scemo di quello che si potrebbe pensare dalla locandina.
    E poi c’è Mick Fleetwood…

    1. Pensa che quando ho visto il film in lingua originale non riuscivo a crederci, a quella battuta. Ho addirittura rimandato indietro per sentirla ancora.
      Infatti mi chiedo spesso: è peggio Killian o la vecchietta?

  11. cyberluke · · Rispondi

    Il tuo ultimo interrogativo, in effetti, è agghiacciante.
    Killian, in definitiva, genera e alimenta un pubblico di mostri.
    Un po’ come certa nostra televisione.
    E comunque, sto ancora aspettando questo film in blu-ray.

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