Cinema degli Abissi: Leviathan

Leviathan Poster

Regia – George P. Cosmatos (1989)

CONTIENE SPOILER

Se qualcuno mi chiedesse il titolo di un film che ha terrorizzato la mia infanzia, la prima risposta sarebbe Leviathan. Strano, vero? Con tutto l’horror che c’era al mondo, mi feci impressionare da questo carrozzone sottomarino, anche un po’ dozzinale, dove non si perdeva occasione per mostrare le grazie dell’allora splendida Amanda Pays e dove quel mostro terribile, nella mente degli sceneggiatori, si rivelava essere un bislacco incrocio tra una cernia e un’iguana, realizzato poi in maniera davvero pauperistica, nonostante Stan Winston al reparto effetti speciali, e nonostante, nello stesso anno, Cameron e il meno nobile Cunningham, avessero fatto molto, ma molto meglio, in ambito subacqueo.
Eppure, Leviathan se ne sta lì come una specie di spauracchio, da quando lo vidi per la prima volta a dodici anni. Per errore, tra le altre cose, ché mio padre lo noleggiò pensando si trattasse proprio di The Abyss, recuperato solo qualche tempo dopo. 

Non mi impressionò la creatura, e neanche la situazione claustrofobica. A me piaceva l’idea di vivere sul fondo del mare, anche per fare i minatori al servizio di una perfida compagnia impersonata dallo sguardo glaciale e disumano di Meg Foster. Mi fece paura l’ammasso di carni fuse tra loro dei cadaveri delle due prime vittime. Forse perché mi ricordavano La Cosa. E in effetti Leviathan è una specie di versione più muscolare e meno intelligente del capolavoro di Carpenter. C’è sempre, alla base, il concetto di contagio e mutazione. E il piccolo gruppo assediato dall’elemento alieno. Solo che mancano del tutto la paranoia e la sfiducia nell’altro. Forse roba troppo sottile per uno come Cosmatos, che ti individua il cattivo di turno, ti piazza i nostri eroi nei corridoi della stazione sottomarina, trasforma in armi gli attrezzi del mestiere, e si lancia in un film d’azione ed effettacci che, in tutto il suo rozzo schematismo, continua a funzionare. Almeno fino a cinque minuti dalla fine.

Leviathan 1

Porsi il problema del perché funzioni potrebbe forse essere utile a capire le difficoltà in cui versa oggi certo cinema fantastico, quindi cominciamo dai nomi coinvolti. Prima di tutto il cast: Peter Weller, Richard Crenna, Hector Helizondo, Hernie Hudson, tutte facce che all’epoca, a vederle sullo schermo, si aveva la sensazione di trovarsi a casa. Gente che eravamo abituati a riconoscere. E quasi a volergli bene. Comunque professionisti, quelli a cui puoi mettere in mano un film dall’impianto corale e lasciarli semplicemente fare. Tanto loro lo sanno come ci si muove in una situazione simile.
Alla regia c’era Cosmatos. Non sto parlando di un genio del cinema. Parlo di un fabbro. Ma è anche vero che per certe storie, un fabbro ci vuole.
E poi le musiche: Jerry Goldsmith, 250 titoli come compositore in carriera, dalla fine degli anni ’50, al 2004, anno della sua morte e un tema, quello scritto per Leviathan, che è forse anche più famoso del film stesso.
Ma diamo un’occhiata ai due nomi che ci sono dietro lo script di Leviathan: guardate cosa ha scritto nel corso della sua attività da sceneggiatore David Webb Peoples e a quali film è legata la firma di Jeb Stuart.  Credo che possiate rispondervi da soli alla domanda del perché Leviathan funziona.
Andare alla ricerca di chi ha contribuito alla realizzazione di un film è come ricomporre i tasselli di un mosaico, per poi rendersi conto che ogni cosa è al suo posto, lì dove deve essere. Che è tutto calibrato per ottenere un film che, nonostante i difetti, i passaggi grossolani e i personaggi tagliati con l’accetta, ha una sua dignità di fiero prodotto di intrattenimento. Fatto per suscitare sogni e incubi. Che è l’esatto opposto del blockbuster spegni cervello in voga oggi. Perché Leviathan, nei fondali marini in cui lavorano i minatori chiusi nei loro scafandri, nel sacco mortuario che si muove e infine rivela quell’abominio che un tempo erano due esseri umani, nella bocca dotata di zanne che si apre sul palmo della mano di una delle vittime, ancora riesce a suscitarli, i sogni e gli incubi. E in questo ha un valore che lo riscatta dal pattume.

Leviathan 3

La parte di Leviathan ambientata in acqua è in realtà poca cosa. La produzione optò per dare al film un look estremamente chiuso, con il mare usato come scusa per tenere i personaggi in una situazione senza vie di fuga. Le riprese subacquee sono limitatissime e si prediligono invece gli interni della stazione mineraria, dove la nostra Amanda se ne va in giro facendo jogging in calzoncini.
Il mostro è perfetto fino a quando non lo si vede nella sua interezza e le deformazioni dei corpi entrati in contatto con l’agente di mutazione contenuto nella vodka sono ancora oggi abbastanza efficaci.
Il punto debole del film è tutto nel finale, quando i sopravvissuti riescono a tornare in superficie in maniera rocambolesca (e anche un po’ farlocca, ma va bene lo stesso) e il tutto si trasforma in uno strano teatrino con gli squali, Ernie Hudson che esclama: “che cazzo di giornata” e il pupazzone gommoso (per gli amici, cernia zannuta) che esce all’ultimo istante dall’acqua.

monster

Quello che invece rende Leviathan degno di essere visto è la sua prima mezz’ora, in cui Cosmatos si prende  il tempo necessario per costruire la vita quotidiana di un gruppo di uomini che vive a centinaia di metri sotto il mare e che con tutta calma prepara l’arrivo della creatura. La tensione sale molto lentamente, dalle prime macchie che appaiono sulla pelle, alle visite a tutti i membri dell’equipaggio (altra occasione per far spogliare Amanda), alla degenerazione dei due che hanno bevuto dalla fiaschetta ritrovata sul relitto della nave russa (Leviathan, appunto). I primi attacchi della cern…ehm dell’ibrido uomo-pesce sono fulminei, drammatici, molto violenti. Poi il film molla un po’, ma continua a essere interessante per le conversazioni via tv con il rappresentate della compagnia, che più figlia di puttana non si può.
Grande soddisfazione quando alla fine si prende un cazzotto in faccia. Quasi quasi quella scena riscatta addirittura il momentaccio a base di squali che attaccano random e di Peter Weller che gioca a canestro con la bocca del mostro.
Al di là dell’affetto che nutro per Leviathan, andrebbe rispolverato, perché se lo sono dimenticato quasi tutti e invece si meriterebbe una considerazione maggiore. Del trittico abissale che ha invaso i cinema nel 1989 è il meno riuscito. Eppure è sempre meglio di un Battleship a caso.

33 commenti

  1. Helldorado · · Rispondi

    Mi lo ricordo pochissimo, stranamente ricordo benissimo lo speaker della televisione che con voce profonda ne pubblicizzava la messa in onda::”LIVAITAN, stasera alle ore ventietrenta”. 🙂

    1. Sì! Me lo ricordo anche io! Anche perché lo passavano in tv in continuazione, quando ero giovane 😀
      però è da recuperare, se non altro per la supercenia sbronza di vodka 😀

      1. Helldorado · · Rispondi

        Sì sì, lo voglio rivedere. 🙂

  2. Oddio, che hai riesumato. Lo vidi al cinema millemilleannifa; mi hai fatto venir voglia di recuperarlo.

    1. Addirittura al cinema? Ma beata te! 😀
      E adesso, piano piano, andiamo a riesumarli tutti e tre, i film subacquei del 1989

  3. Il film subacqueo dell’infanzia. L’ho visto talmente tante volte che ricordo ancora adesso il nome “Treppalle”, ovvero se non erro quello dell’odioso bulletto che finisce male poco prima di metà film.
    Siccome ero piccola credo di avere avuto il permesso solo una volta di rimanere alzata per vedere come andava a finire (o forse nel frattempo era arrivato il videoregistratore e me l’ero poi visto con calma in cassetta) ed effettivamente il finale lo ricordo in maniera vaga ma come una tavanata galattica, deludentissimo.
    L’inizio invece col cavolo, mi terrorizzava. Anzi, il senso di claustrofobia che mi prende in ogni film di genere lo devo sicuramente a Leviathan.
    Voglia matta di recuperarlo: livello 20!

    1. Mitico Treppalle che sì, è il primo a rimetterci le penne 😀
      La prima mezz’ora di Leviathan è da annali del cinema claustrofobico sottomarino.
      Poi svacca alla grandissima però ne vale comunque la pena

  4. lo vidi ma ne ricordo poco o nulla. Una considerazione sull’essere fabbri al cinema come Cosmatos: ieri stavo rivedendo Terror Train e mi ha stupito di come nonostante Spottiswoode sia anche lui abbastanza fabbro , sia nettamente superiore come gusto e come tutto ai fabbri che circolano oggi giorno. Non ci sono più i fabbri di una volta, signora mia….:)

    1. Perché i fabbri di oggi non sono neanche più fabbri, son fighetti a cui qualcuno mette in mano una macchina da presa 😀
      Personaggi che neanche hanno una cultura cinematografica vera e propria. Quelli dell’epoca erano rocciosi e con un senso del mezzo cinema che oggi se lo sognano. Dato che il cinema quasi non si fa più.

  5. moretta1987 · · Rispondi

    Un film a cui sono particolarmente affezionato e che vidi di nascosto da mio zio,sbirciando mentre fingevo di giocare con il computer. Concordo con la tua analisi e nonostante i suoi difetti regge tutt’ora parecchio.

    1. Si fa volere bene. E Amanda e la Foster sono tutte e due bellissime.
      😉

  6. narratore74 · · Rispondi

    Ahhhhhhhh, Leviathan…
    Credo sia piaciuto a me, te e un pugno di altri coraggiosi che si sono fatti stregare dalle atmosfere di Cosmatos…
    hai ragione, non è esente da difetti, ma possiede un certo non-so-ché, che spinge a riguardarlo ogni volta che ne capita l’occasione.
    E, poi, un tema portante davvero indimenticabile!

    1. Eh sì, Goldsmith ha scritto una grandissima colonna sonora per questo film.
      E a Cosmatos siamo tutti affezionati. In fondo ci ha donato Cobra.
      E credo anche gli occhi di Meg Foster siano difficili da dimenticare

      1. narratore74 · · Rispondi

        Lei mi ha sempre creato ansia, ogni volta che la vedevo… una Cattiva, ma di quelle con C maiuscola! 😀

  7. Giuseppe · · Rispondi

    Io non me lo sono dimenticato per niente -e nel caso il mio dvd mi rinfrescherebbe la memoria in pochi secondi- e concordo in toto con la tua recensione…riguardo ai difetti davvero, rispetto a certe odierne -e autentiche- cazzate brillano di luce propria, compreso il ritorno in superficie (che in quel contesto riesce comunque a divertire a sufficienza, con quell’impagabile “mostro di merda” finale in bocca a Weller prima del botto 😀 )..

    1. “Che cazzo di giornata!”
      “Prendi questo, mostro di merda!”
      Battute epiche 😀 😀

  8. Visto e apprezzato.
    Fu uno strano anno, quello – non solo uscirono tre film sostanzialmente costruiti sullo stesso modello.
    Nello stesso anno uscì anche Grace Under Pressure, considerato da più parti il miglior scenario per Call of Cthulhu di quel decennio, che mise in luce la neonata Pagan Publishing, e che include… hmmm, base sottomarina sperimentale, minisub, abitatori del profondo, R’lieh…
    Cosa c’era, nell’aria, nell’89?

    E comunque, rispetto e simpatia per Peter Weller e Amanda Pais (che però era meglio in Max Headroom 😉 )

    1. Sembrava che a un certo punto tutti volessero andare sott’acqua. Era una bella atmosfera. Io me la ricordo così, al mare, al cinema all’aperto d’estate dove proiettavano questi film, tutti di ambientazione sottomarina. Era una pacchia.

  9. L’ho visto al cinema e ancora rimpiango i soldi del biglietto 😦

    1. Ma no! Erano soldi ben spesi, dai!

      1. A me era sembrato solo uno scimmiottamento insensato di Alien e La cosa, ma questa resta un’opinione personale

  10. Stavolta faccio un po’ il bastian contrario. Come giustamente dici, del trittico “sottomarino” composto da The Abyss, Creatura degli Abissi e, appunto, Leviathan; quest’ultimo è proprio quello che non riesco a portarmi nel cuore. Per quanto, ti concedo che c’era sicuramente più mestiere, in un sinteticissimo Leviathan che in qualunque altro anonimo blockbuster odierno.

    1. Ma infatti Leviathan è il meno riuscito. Ed è anche appunto il primo di cui ho parlato. Io mi fisso sui dettagli, lo sai, e ci sono dei dettagli in Leviathan che me lo fanno amare anche più di quanto forse oggettivamente non meriti.
      Però era un altro cinema.

      1. Il declino è iniziato negli anni ’90, in effetti…
        Per quel che mi riguarda, senza scomodare The Abyss, che è un capoalvoro a parte, attendo con ansia una tua recensione su Creatura degli Abissi, per il quale ho una simpatia sfegatata.

  11. Temo mi odierai… questo è il mio primo commento sul tuo blog (anche se lo seguo da parecchio tempo). E lo faccio off-topic, per nominarti/premiarti/punirti in questo contest tra blogger.

    http://glaucosilvestri.blogspot.com/2013/03/liebster-award.html

    Spero potrai perdonarmi…

    1. Ehi, ma grazie 😀
      Solo che mi sa che io non rientro nella faccenda perché non ho meno di 200 lettori!
      Comunque è sempre un onore ricevere premi 😀

  12. Pure nel mio caso è il primo commento, ma non posso non apprezzare chi ama Leviathan! 😉 Anch’io l’ho visto da bambino e mi è sempre piaciuto un sacco. Me lo sono pure comprato in videocassetta! Per me quello è il vero film di serie B, che nomnostante tutti is uoi difetti riesce a surclassare tante megaproduzioni.

    1. Benvenuto!
      Vedo che Leviathan è apprezzato da molta più gente di quanto non credessi!
      😉

    1. Ricambiato doppio ❤

  13. cyberluke · · Rispondi

    Uno dei miei fanta-sub-horror preferiti.
    E per più di un buon motivo, tra i quali (pesco a caso), un cast favoloso e impensabile oggi.
    Solo, non ricordo, giuro, l’apparizione della cernia zannuta sul finale.
    Fortunatamente ho il dvd e stasera me lo rivedo.

    1. L’apparizione della cernia zannuta è anche in foto nel post! Esplode dalle acque proprio quando i nostri stanno per salire in elicottero.
      Impagabile 😀

  14. Letto solo ora ma concordo al 100%, l’ho rivisto un paio di anni fa (dopo averlo adorato all’epoca della sua uscita in VHS) e a sorpresa l’ho apprezzato: è un piccolo ma onesto film, e in un periodo di filmacci ridicoli svetta come un faro 😉

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