Cinema degli Abissi: Waterworld

Waterworld Locandina

Regia – Kevin Reynolds (1995)

“Sette settimane all’inferno”. Così definì la sua breve esperienza sul set di Waterworld Joss Whedon, chiamato per rimaneggiare ancora una volta una sceneggiatura che era già passata attraverso una trentina di stesure diverse. Tra uragani tropicali che distruggevano set costati 22 milioni di dollari (l’atollo dell’inizio del film), litigi furibondi tra Reynolds e Kevin Costner che diresse personalmente il film alla fine delle riprese, dato che Reynolds se ne andò inferocito e frustrato, rischi di annegamento per gli attori, una bella embolia per lo stunt coordinator e altre amenità simili, la produzione di Waterworld fu una delle più turbolente di Hollywood.
La Universal stanziò un budget di 100 milioni di dollari, che lievitò fino a raggiungere i 175 e fece di Waterworld il film più costoso della storia, fino a quel momento. Tre anni dopo sarebbe arrivato un altro film abissale a strappargli il primato: Titanic. Solo che il povero Waterworld fu anche un fiasco colossale, in grado di far scricchiolare carriere solidissime, come quella di Costner, passato dallo status di star a quello di appestato nel giro di un quarto d’ora.
E a ben guardare le cifre, non fu poi questo insuccesso così clamoroso. Incassò una miseria (appena 20 milioni di dollari) nella prima settimana di programmazione, il che spesso è sufficiente per procurare emboli ai capoccia delle grandi case di produzione, ma alla fine riuscì a tirare su la somma considerevole di 200 e passa milioni di dollari in tutto il mondo. Ma ovviamente non poteva bastare, dato che di solito nei budget ufficiali non vengono inseriti i costi di postproduzione e distribuzione. E il lancio di Waterworld, con tutto l’armamentario di novellizzazioni, videogiochi e attrazioni acquatiche a tema, fu dispendioso quasi quanto le riprese. Non una faccenda così brutta da mandare a gambe all’aria la Universal, ma da scaricare un bel po’ di letame e ignominia sui nomi coinvolti sì. 

Waterworld

Sappiamo tutti che Waterworld si basa su un concetto di fondo altamente improbabile: la sparizione quasi totale della terra in seguito allo scioglimento delle calotte polari. E vabbè, poco ci interessa. Ci sono i pirati, chiamati Smokers, che si muovono a bordo di moto acquatiche che sembrano pezzi di ferraglia assemblati con lo sputo, aeroplani a elica arrugginiti e motoscafi che è già tanto se non cadono a pezzi. I pirati vivono su una gigantesca petroliera che solo alla fine del film si scopre essere la Exxon Valdez. Il loro capo è Dennis Hopper con la benda sull’occhio. Non che ci voglia molto altro per conquistarmi. Eppure l’elenco delle meraviglie è ancora lungo: c’è Kevin Costner mutante con le branchie, il suo spettacolare trimarano, le rovine di una città sommersa, un sacco di esplosioni e anche i mostri marini.
Aggiungete a tutto questo un’estetica davvero pazzesca, tra costumi, oggetti di scena e  giganteschi set ricostruiti (l’atollo sarà anche costato 22 milioni di dollari, ma è memorabile) in mezzo al Pacifico e avrete un film che di certo non sarà perfetto, ma si lascia amare senza neanche sforzarsi troppo.
Waterworld è un grosso, ingombrante, a volte imbarazzante luna park marino a cui perdono ogni cosa, ogni svarione della trama, ogni incongruenza e ogni caduta di stile perché vederlo è sempre una festa.
Quasi una versione acquatica di Mad Max, col respiro del grande colossal hollywoodiano. E quindi spazio alle scene di massa, ai botti mostruosi che non si capisce come facciano a sollevare un tale quantitativo di fiamme, a stunt impossibili, a riprese subacquee che ogni volta che le vedo mi prende il magone, a battaglie e inseguimenti sulla superficie dell’oceano. Una quantità di roba impressionante, frullata e compressa tutta insieme in due ore di film. quasi che avessero voluto infilare a forza in un’unica pellicola tutte e trenta le stesure della sceneggiatura, per non scontentare nessuno.
TrimaranoVero è che la storia è abbastanza sconclusionata, che la ricerca di Dryland per un tatuaggio sulla schiena di una ragazzina sembra non avere né capo né coda. Bisogna ammetterlo, senza scuse.
Eppure ci si passa sopra, non ci si fa quasi caso per come il ritmo è sempre elevatissimo,  con l’azione e lo spettacolo puri a farla da padroni. Si ha l’impressione di assistere a un film fuori dalla sua stessa epoca, profondamente ancorato al passato, ma realizzato con i mezzi più all’avanguardia per il periodo, senza badare a spese, buttando milioni e milioni solo in nome del grande, glorioso cinema d’avventura e di intrattenimento. Perché, a parte la cornice fantascientifica e post apocalittica, Waterworld resta un film d’avventura.
E Kevin Reynolds, con tutti i suoi limiti, non era l’ultimo dei cretini. Sapeva bene come gestire delle sequenze difficilissime e impegnative, come quella dell’attacco degli Smokers all’atollo, o quella dell’imboscata, sempre a opera dei pirati, che il trimarano di Mariner subisce in una stazione di scambio.
Sono sempre i dettagli quelli che rendono un film degno di essere visto: i cadaveri posizionati in maniera tale da dare l’illusione che siano ancora vivi e addirittura legati con dei fili perché possano fare cenni di saluto; le moto acquatiche legate sott’acqua che a un segnale schizzano in superficie con tripudio di spruzzi e ondate; le facce da galera di tutti i comprimari, vero esercito di caratteristi adorabili che li vorresti a fare il grugno cattivo, sporchi di grasso e emananti fetore dallo schermo ogni volta che ti siedi a vedere un film.
Dennis Hopper

E poi Waterworld ha dalla sua un magnifico immaginario apocalittico, che sarà anche derivativo (di Mad Max abbiamo parlato) ma resta portato su pellicola con una potenza tale da restare impresso anche ad anni di distanza. Quella distesa infinita d’acqua, interrotta soltanto da cittadelle galleggianti di metallo, quei pochi vasi con le piante conservati religiosamente, quel senso di profondo smarrimento di fronte a una vastità monotona che costringe l’uomo a vivere in un ambiente non suo, con i superstiti abbarbicati a una sopravvivenza sempre più difficile. Bellissimo.
Waterworld ha una sua poetica ben precisa. Non si tratta di un film di sola caciara. Il discorso ambientalista di fondo è portato avanti con una certa coerenza, e anche in anticipo sui tempi, soprattutto per una grossa produzione americana, per un film non d’autore e non di nicchia o indipendente.
Sono tutti fattori che dovrebbero portare gli appassionati a riscoprire Waterworld e a volergli bene, non quanto gliene voglio che sono pazza, ma un pochino sì, dai.
E se proprio non riuscite a volergli bene, almeno apprezzate la colonna sonora di James Newton Howard, che dovette sostituire all’ultimo secondo Mark Isham, i cui provini furono giudicati troppo “etnici”.

38 commenti

  1. ipercult! uno dei miei preferiti. viva gli smokers 😉

    1. Viva il trimarano!
      😀

  2. lo vidi al cinema e fui uno dei pochi all’epoca che gradì e anche molto questo film, poi riscoperto anche da molti parrucconi della critica professionista che all’epoca lo ricoprirono di letame. Hai detto giusto: la versione acquatica di Mad Max e già questo basterebbe per renderlo un supercult!

    1. Infatti ha un’ambientazione davvero pazzesca e anche un’atmosfera post apocalittica resa alla perfezione.
      Poi andò male, la critica lo massacrò, il pubblico lo spernacchiò. Ma a distanza di anni si può dire che fu un errore liquidarlo così.

  3. Confesso di non averlo mai visto. Bisogna che colmi la lacuna a questo punto…

    1. Se ti piacciono l’apocalisse, il mare e le cose arrugginite, assolutamente sì 😀

  4. L’ho visto al cinema, all’età di 14 anni, poi mai più.
    Lo ricordo ovviamente poco, ma sicuramente ero uscita più che galvanizzata dalla visione e dalla bellezza di Kevin Costner che, all’epoca, era sicuramente uno dei miei “musi” ispiratori!
    Dovrei recuperarlo, in effetti.

    1. All’epoca Kevin spaccava, c’è poco da dire. Ed era ottimo come attore e come regista. Vabbè, per me lui, ogni volta che appare in un film, è una specie di papà. E poi ha un senso del cinema classico americano che pochi altri hanno.

  5. Meraviglioso, grazie per avermelo fatto ricordare, era uno dei miei film preferiti da piccolo!

    1. Vhs consumate 😀

  6. Anch’io sono molto affezionata a questo film! Nonostante tutti i suoi difetti, è suggestivo, divertente, e Dennis Hopper vale il prezzo del biglietto ^^

    1. Dennis Hopper che beve Jack Daniels e che per poco non getta un fiammifero acceso nel serbatoio del carburante è epico!

  7. questo è cinema titanico,più grande della vita e non solo a parole.Con la debita differenza e distanza Kostner e soci si sono avvicinati a un Maestro e Leggenda come Herzog, non per la pellicola,ma per l’idea di far cinema. In condizioni estreme,una sfida assoluta.
    L’ho visto al cinema e devo dire che mi aveva spaventato non poco tutta quella fottutissima acqua.Io son un drylandiano convinto eh.Si,avevo subito quello smarrimento di fronte alla minaccia di quello che le profondità nascondono,ma mi ero,anzi al presente mi sono emozionato tantissimo per la sequenza/scena più bella del film ,cioè quando Kostner e la donna scendono negli abissi e vedono le città sepolte.Qualcosa di malinconico,amaro- per la fine della vita umana e delle città- ma anche di romantico,sublime
    A me questo film piace moltissimo e infatti rivisto di recente mi ha gasato come pochi
    Hopper cattivo straordinario,Kostner eroe un po’ bastardo,ambientazione innovativa e suggestiva e perchè no,anche l’idea del tatuaggio è purissimo cinema popolare.Classico,tradizionale,nel suo essere moderno e non modernista

    ps:devo invece dire che l’uomo del giorno dopo è troppo pesantemente retorico,ma rimane guardabile

    1. L’uomo del giorno dopo mi fa impazzire ogni volta. Forse, e ti dico forse, ha anche qualcosa di meglio rispetto a Waterworld. Solo in Waterworld c’è il mare e ci sono i pirati diesel punk, quindi lo si lovva di più

      1. l’uomo del giorno dopo ha un sapore epico ,di gran respiro,di cinema classico, (oh che ci volete fare ,amo tantissimo le avanguardie,ma son pur sempre figlio di proletari che mi han inculcato un certo amore per un certo cinema),Kostner è immenso quando rende il paesaggio Protagonista,e se ci fai caso è proprio una sua capacità.
        Ad esempio Terra di Confine grande western con Duval è cinema di paesaggi e ambienti naturali che sovrastano gli esseri umani.
        Però è a mio avviso troppo,troppo,troppo in modo assurdo retorico,ma è un fatto di gusti personali e quindi morta lì

        ps.pomeriggio devo vedere Dead Snow,te l’hai visto come è?

  8. Mi hai convinto a vederlo, questo film diede una bella botta alla carriera di Costner, per quanto qualche film di rilievo dopo c’è stato, se ricordo bene a te piaceva il buon Kevin dovresti vederlo in The company men , film molto interessante.

    1. Io amo il buon Kevin. Però The Company man ancora non l’ho visto…
      recupero!

  9. Provo una profondissima antipatia per Kevin Costner.
    Al Costner post-Silverado perdono The Postman perché è basato (malamente) su un grandissimo romanzo di David Brin, e perché c’è Tom Petty che fa una parte stupida.
    Waterworld lo guardo, e non posso evitare di essere squassato da risate sgangherate.
    Perché sì, ok l’estetica, ok le branchie e il trimarano, ma poi l’accumulo di scemenze finisce col sopraffarmi.
    E mi domando se senza Costner il film non sarebbe stato meglio.
    Cosa che mi domando anche per The Postman, in effetti.

    E poi, a rovinarmi la poesia, c’è la consapevolezza che questa pellicola dalla retorica ambientalista tanto reiterata, fu responsabile di uno dei più gravi disastri ambientali dell’epoca; i set venero abbandonati dopo la lavorazione, causando una alterazione catastrofica degli ecosistemi locali. Forse solo Alla ricerca di Nemo ha fatto più danni agli ecosistemi oceanici.
    Ma per lo meno, in Nemo, non c’era Costner.

    1. Ma no, Costner è un monumento alla sfiga hollywoodiana. Ed è autore di alcuni tra i western più belli dell’epoca moderna.
      E poi la sua parabola professionale, e anche umana, è appassionante.
      Poi sì, anche durante le riprese del film dimostrò un’arroganza insostenibile che lo fece detestare più o meno da tutti.
      Ma poi è stato punito sufficientemente.
      Mi chiedo solo come la Universal sia stata così dissennata da mollare i set in mezzo al Pacifico

      1. In realtà li rimorchiarono nelle vicinanze di un paio di isole hawaiiane incontaminate e li lasciarono lì, con l’intenzione di vendere il tutto come rottami (i set di Waterworld avevano consumato tutto il metallo da costruzione delle Hawaii). Così facendo, accopparono la barriera corallina, portando livelli di cromo e metalli pesanti nell’acqua da incubo.

        Sul fatto che Costner abbia fatto dei grandi western… io avevo l’impressione che avesse fatto solo western 😉

        E se vuoi farti quattro risate (e leggere un bell’articolo)
        http://www.davidbrin.com/postmanmovie.html

        1. E’ anche vero che però la produzione di Waterworld contribuì all’economia locale a livelli mai visti prima.
          Ma si sa, i grossi produttori americani sono o scemi, o criminali.
          E tu sei perfido con Costner. 😀
          Detto ciò, vado a leggere

  10. Da piccolo adoravo questo film! Non ho mai avuto occasione di rivederlo, ma mi sta tornando la curiosità. 😀

    Ciao,
    Gianluca

    1. Sì, rivedilo. Magari torni ad adorarlo 😀

  11. Helldorado · · Rispondi

    Questo non mi piace proprio…l’ho visto alcune volte ma finiva sempre in risate. 🙂

    1. Eh, lo so, siete in tanti a cui non piace 😀
      Ma che ti devo dire, io sono piena di tamarraggine gratuita inside

  12. Giuseppe · · Rispondi

    Sulla sua spettacolarità non si discute…ma devo dire che non mi ha mai preso in modo particolare. A livello di storia ho sempre avuto l’impressione che si potesse fare molto di più (a partire proprio dallo sfruttare meglio l’espediente della ricerca di Dryland), e senza i noti casini in fase di sceneggiatura quel di più credo ci sarebbe stato, perchè comunque il regista e gli attori giusti per una variante oceanica del post-apocalittico qui c’erano tutti…

    1. Sì, perché la storia ha subito tanti di quei rimaneggiamenti che sarebbe stato difficile tirare fuori qualcosa di coerente.
      Purtroppo è andata così, ma a me va più che bene. Lo prendo per ciò che è.

  13. In termini di spettacolo, ovvero sequenze d’azione e inventiva, è un buon film. Rimane azzoppato da una sceneggiatura al limite del ridicolo, a cui evidentemente le tante revisioni non hanno fatto bene. A mio giudizio Costner non era adatto a un ruolo come questo, sia per la sua fisicità che per l’oggettiva difficoltà di interpretare un personaggio postumano.

    1. A me Costner sembra efficace. Forse all’epoca era troppo identificato come un eroe positivo in tutto e per tutto e i tratti rudi del Mariner gli si addicono poco.
      Ma non saprei, forse lo guardo con troppo coinvolgimento e priva di un reale senso critico…

  14. Ma guarda, non credevo che al mondo esistesse qualcun altro che non disprezzasse questo film. Per tanto tempo ho creduto di essere solo. E niente… corro subito a gioirne.

    1. Anche io credevo di essere sola e abbandonata. E invece non siamo poi così pochi ad apprezzarlo 😉

  15. LordDunsany · · Rispondi

    Ho visto questo film al cinema, carico di speranze.. Che delusione!!! Troppo confusionario per i miei gusti e, soprattutto (non mi fustigate), non amo i film “sporchi”, alla “Mad Max”, amo il “patinato”, figurati questo che è “sporco” e per giunta sull’acqua! 😀 La cosa memorabile di questo film, per me, è Jeanne Tripplehorn, una vera sirena ammaliatrice! 🙂
    Mooooolto meglio “The postman”, che però si reggeva su un romanzo di valore di Brin 😀

    PS: Lucia, hai di nuovo posta con la versione definitiva 😀 Attendo responsi 😀 Grassie 🙂

    1. Vabbè, ma quello è un fatto di estetica, piace o non piace.
      A me i film “sporchi” tendono a piacere un po’ di più rispetto a quelli patinati, ma non disprezzo neanche la patina, se per esempio me la fa Tony Scott 😀

  16. Ups… odio questo film come pochi altri. Non faccio altri commenti. Però non ho capito il discorso dell’inquinamento legato a Nemo di Davide… ma è uno scherzo o è vero? O_o

    1. Ahahahahah!
      ma non sei solo a odiarlo 😀

  17. Se fosse uscito 10-15 anni prima sarebbe stato un successo,oramai il sipario su questi film “post atomici/apocalittici prima maniera” era calato da un bel pezzo.Forse oggi con con l’aggiunta di un paio di bimbiminkia e qualche vampirlo di mare farebbe il pieno.

    1. Immagino già il remake con Pattison al posto di Costner 😀

      1. Ecco,quel giorno spero arrivi molto…molto…molto in là 🙂

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