My Little Moray Eel – 9

Sara Moray

SONGBIRD

“Devi farlo per forza?”
Ilio legò alla bitta la cima dell’ancora. Il gommone ballava spinto dalle onde di un motoscafo passato troppo vicino alla costa. Sara rischiò di perdere l’equilibrio mentre finiva di infilarsi il pezzo inferiore della muta.
“Questi stronzi…” disse, a bassa voce. E poi, rivolta a Ilio: “E tu devi chiedermelo ogni volta?”
“Non dovresti comunque scendere da sola”
“Mi diverto di più”
“Se ci becca Antonella io non voglio sapere niente”
“Tranquillo, le dirò che è tutta colpa mia”
“Ma perché non puoi fare come tutti gli altri?”
“Lo sai perché. Non dovresti neanche chiedermelo”
Sputò sulle lenti della maschera e se la mise intorno al collo.
“Sì, ma dopo tutto quello che è successo dovresti evitare proprio”
“Io non corro nessun pericolo”
“Sì, come no. E io che mi faccio coinvolgere”
“Hai tu il gommone. Se ti decidessi a prendere il brevetto potremmo scendere insieme”
“Non ci penso neanche”
“Sei noioso”
“Ho l’otite”
“Sì, si chiama proprio otite”
Sara provò entrambi gli erogatori, il principale e quello di riserva. Poi si lasciò cadere all’indietro dal bordo del gommone.
“Cerca di stare attenta” disse Ilio.
Sara gli fece cenno che andava tutto bene unendo il pollice e l’indice della mano destra e iniziò a scendere.
gorgonie

Si accostò alla parete di roccia. Le gorgonie rosse si muovevano come fili d’erba spinte da una lieve corrente. Sara controllò il computer che aveva al polso, buttò fuori aria e scese ancora. Dodici metri. Sotto di lei un grande scoglio a forma di cappello e poi sabbione che degradava fino a trenta metri. Piccoli gruppi di pesci attraversavano il blu che separava i due tratti di costa. Una specie di autostrada fatta d’acqua. Sara rimase per qualche secondo immobile, sospesa nella posizione di un paracadutista in caduta libera. Respirava a grandi boccate profonde e regolari e si teneva in equilibrio senza salire né scendere. Era sola, sprofondata in un silenzio liquido che la avvolgeva come un bozzolo, o come un abbraccio, un corpo vivo che la lasciava penetrare in lui, e le faceva piegare la testa sul suo cuore per sentirne ogni battito.
Era consapevole dei rischi che correva scendendo senza un compagno. Non che lo facesse sempre. Di solito andava con tutti gli altri, in gruppo. Ma c’erano dei momenti in cui aveva bisogno di quell’abbandono.
Ilio faceva solo finta di arrabbiarsi. Si preoccupava, ma avrebbe continuato ad accompagnarla col suo gommone perché era l’unico, oltre ai suoi genitori, a conoscere la piccola anomalia di Sara.
Voleva bene a Ilio perché non aveva mai preteso di capirla, perché la sua reazione quando, molti anni prima, Sara gli aveva mostrato quello che era in grado di fare, era stata: “Ok, parli coi pesci, e allora?”. E non lo aveva mai detto a nessuno.
Ma c’erano cose a cui neanche Ilio, e neanche i genitori di Sara potevano arrivare. Il controllo, ferreo e spietato, che era stata costretta a esercitare su se stessa sin da quando era piccolissima, si era esteso a ogni ambito della sua vita. Non lo aveva fatto apposta, era stato un processo naturale. A forza di tenere a bada quella voce nella sua testa, era diventata un essere rigido e solitario.
“Sara ha una scopa in culo” dicevano di lei a scuola. Lei non se la sentiva di controbattere. Era vero. Non poteva farci niente.
Da un lato le piaceva persino. Sapersi dominare aveva i suoi vantaggi. Aveva visto alcuni ragazzi che facevano i corsi con lei farsi prendere dal panico sott’acqua, mentre a Sara non era mai capitato. Aveva una capacità di concentrazione molto sviluppata, era attenta a tutto, calcolava ogni suo gesto, restava calma anche di fronte agli imprevisti e non aveva paura di niente. Quindi non era una pazza a voler scendere da sola. Sapeva quello che faceva. Ad appena 19 anni era già scuba master ed era brava.
Ma tutto quel controllo la sfiniva e, a volte, la feriva.
E quando era davvero tanto stanca, prendeva la sua attrezzatura, chiedeva a Ilio di darle un passaggio col gommone e di aspettarla a bordo e, di nascosto dai suoi a cui sarebbe preso un colpo se lo avessero saputo, si immergeva e si abbandonava alla musica dell’oceano, lasciava che deflagrasse come un maremoto e si propagasse da e verso di lei, chiamando a raccolta centinaia di creature.
Allora scivolava nel blu circondata da lepri di mare e barracuda, mentre minuscoli pesciolini le facevano il solletico sulle dita. Incontrava animali che di solito si nascondevano, o era difficilissimo trovare da quelle parti: pesci luna, razze, a volte anche qualche verdesca o nutrice, tutti attratti da lei, pronti a raccontarle le loro storie e i loro viaggi. E lei li ascoltava incantata, gli occhi scuri dietro le lenti della maschera che si dilatavano e partivano con loro. Ed era come vivere milioni di vite in una sola, come un’ipnosi collettiva, una lunga, antichissima sinfonia sommersa che Sara era l’unica a saper riprodurre, e a poter ricordare.
deep_blue_sea_by_mudukrull

E poi c’era Lui, della cui esistenza non aveva mai detto niente a nessuno, Lui che la aspettava in una grotta sotto Punta Finestra, che era cresciuto, aveva perso la colorazione marrone di quando era un cucciolo e si era trasformato in un serpente azzurro, col mantello punteggiato di chiazze gialle, di oltre dieci metri di lunghezza. E non aveva intenzione di smettere di crescere.
Quando Sara si affacciava all’ingresso della grotta e lo chiamava, Lui sporgeva prima il muso cercando le sue carezze, poi usciva e le si avvolgeva intorno, circondandole tutto il corpo. La pinna dorsale, morbida e flessibile, le sfiorava le guance e lei gli prendeva la testa tra le braccia e, ricambiando la sua stretta, chiudeva gli occhi e si abbandonava a Lui come dentro a una culla.
Perché lì sotto, dove i colori sparivano, gli uomini non respiravano, e i pensieri si trasformavano in immagini sconnesse e intermittenti, andava tutto bene. Con Lui andava tutto bene.
Poteva rimanere sempre poco. Calcolando i tempi di risalita e la decompressione, aveva sì e no una decina di minuti per stare insieme a Lui.
Scese fino all’imboccatura della grotta, accompagnata da una scorta di polpi e meduse che, quando Lui uscì, si allontanarono spaventati.
La murena la strinse nel suo abbraccio. Sara lo guardò negli occhi gialli. Nella sua testa si formò l’immagine di un peschereccio che colava a picco, stritolato da esseri simili a Lui. Trasmise l’immagine alla sua murena e, nel loro linguaggio muto, che Sara identificava in maniera approssimativa col pulsare del sangue nelle vene, gli fece una domanda: “Sei stato tu?”

L’illustrazione in testa al capitolo è di una persona molto importante. La ringrazio per aver disegnato Sara e la sua piccola murena.

Altri capitoli qui.

 

14 commenti

  1. Mi piace come hai reso il rapporto con Ilio, usando solo battute di dialogo, mi ripeto, brava!

    1. Grazie! 🙂
      E’ un rapporto strano, perché vorrei evitare qualsiasi tentazione di love story e i dialoghi mi sembravano il metodo migliore.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        E continui a lavorare bene con i dialoghi anche quando questi sono affidati alle immagini mentali e alle sensazioni fisiche che restituiscono il linguaggio non verbale tra Sara e Lui (oltre che con tutto il resto della fauna marittima)…è come se ce l’avessi proprio di fronte, quel muso con i suoi occhietti gialli 😉

        1. Questo dipende da tanto tempo passato a girovagare sott’acqua 😀
          Ne ho guardate parecchie di simpaticissime murene negli occhietti.

  2. Concordo, i dialoghi sono stati una scelta azzeccata per rendere il rapporto con Ilio. E poi diamine, che chiusura, ora voglio sapereeee! 😀

    Ciao,
    Gianluca

    1. Non lo so neanche io 😀 😀 😀
      Grazie Gianluca *O*

  3. lepre di mare?Non ne ho mai sentito parlare,ma io son montanaro eh ^_^
    Lovvo abbestia la domenica perchè so che arriva un nuovo capitolo del tuo blog novel !
    ciao,buona serata

    1. Sono delle specie di lumachine con le ali, molto graziose e morbide come velluto, che si lasciano accarezzare e ti nuotano vicino.
      Adorabili…

      1. bellissime,grazie Lucia Piera Angela ^_^

  4. Hai ripreso il filo del mistero, lasciandoci ancora in sospeso…brava!
    Belli, i pesci che raccontano a Sara dei loro viaggi: chissà che storie…
    E il disegno in bianco e nero: essenziale, poetico. Alla prossima puntata 🙂

    1. Prima o poi dovrà succedere qualcosa in questa diavolo di blog novel in cui non succede mai niente! 😀
      Il disegno in bianco e nero, quando mi è stato consegnato, mi ha commossa tanto.
      E’ stato un regalo splendido

  5. “Sei stato tu?” …chissà che combina la “piccola” murena.
    Complimenti all’illustratore: Sara “da grande” la immaginavo più o meno così.

    1. Bello il disegno, eh?
      *__*
      La piccola murena è tenerosissima. E anche se fosse stato Lui, vabbè, che importanza ha? 😀

      1. No ma infatti…ha fatto bene 😀 sicuramente

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