Sinister

Sinister Locandina

Regia – Scott Derrickson (2012)

Quando valuto se vedere un film  no, è il nome del regista, di solito, a spingermi in una o nell’altra direzione. In questo caso, leggere che al timone di Sinister c’era Scott Derrickson mi aveva fatto quasi decidere di passare oltre senza starci a pensare troppo. Avrei fatto un grave errore, perché Sinister è un horror coi controcazzi.
È singolare come un film che, sulla carta, ha tutti i numeri per suicidarsi in un baratro di banalità assortite, riesca a reggersi su pochissime cose ma talmente valide e talmente potenti che ti fanno dimenticare tutto il resto.
Già, perché se ci si limita a leggere, oltre che il nome del regista, la trama di Sinister, si ha subito l’impressione di trovarsi di fronte all’ennesimo, scialbo horrorino PG13 costruito attorno alle peripezie di una famigliola (mamma, papà, due bambini) alle prese con una magione infestata. E invece Sinister riserva tante sorprese, magari non sul piano narrativo, ma su un altro livello, quello della paura. Non lo spavento citofonato con mezz’ora di anticipo, ma sulla paura vera, quella che rimane addosso anche dopo la visione, quella che ti fa esitare prima di girare un angolo buio, quella che dovrebbe essere al centro di ogni horror, ma non si trova quasi mai.
Sinister Ethan HawkeEllison (Ethan Hawke) è uno scrittore di true crime in crisi nera. Il suo primo libro è stato un best seller, mentre in quelli successivi ha commesso degli errori di valutazione che gli hanno fatto perdere credibilità. Si trasferisce con la famiglia in una casa che è stata luogo di un delitto atroce (un’intera famiglia impiccata a un albero in cortile e una bambina, unica superstite, scomparsa), nella speranza di poter scrivere un nuovo libro che gli restituisca il successo perduto. Nella soffitta della sua nuova casa trova una scatola con dei vecchi super 8, filmati di omicidi analoghi a quello su cui sta indagando, avvenuti in diversi luoghi e a distanza di molti decenni gli uni dagli altri.
Ellison fiuta la possibilità di tirare fuori dai quei filmati un caso sensazionale, ma non sa che non si tratta di semplici omicidi.
Ecco, la storia di Sinister fa venire un po’di sonno. Ma, su queste premesse, Derrickson innesta un insieme di suggestioni che fanno del suo film un ricettacolo di fobie, ossessioni, spauracchi infantili e malignità da cui non c’è difesa alcuna.
Questo avviene prima di tutto tramite un uso molto poco scontato della tecnica del found footage, sottogenere con cui Sinister flirta per tutta la sua durata, ma a cui non appartiene neanche per sbaglio. I filmati in Super 8 ritrovati da Ellison sono infatti il nucleo centrale di un’inquietudine che diventa sempre più profonda mentre il film avanza e che poi si trasforma in terrore puro.
Cinque filmati diversi, cinque famiglie massacrate e, sullo sfondo, una misteriosa figura  chiamata dai bambini Mr. Boogie.
Ecco l’Uomo Nero, incarnato dal demone Bagul che penetra nel nostro mondo attraverso le immagini. Ed è con le immagini (filmati, antiche incisioni procurategli da un professore universitario, fotogrammi estratti dal super 8 e ingranditi) che Ellison lavora e compie le sue ricerche per dipanare il mistero di tutti quegli omicidi. Sequenze di morte che vengono riproposte in continuazione, con una ripetitività ossessiva, che vengono smontate, scomposte, sgranate e zoomate allo spasimo. Immagini che Ellison proietta su un lenzuolo attaccato alla parete e che rivede quasi all’infinito sul suo computer. E che si arricchiscono di nuovi particolari, sempre più stranianti, sempre più irreali. In questo senso, Sinister è il punto d’arrivo massimo del mockumentary, senza essere un mockumentary. Il che dovrebbe far riflettere.
Sinister2Ma i motivi di interesse non finiscono qui. La crisi che attraversa il personaggio di Ellison non è solo creativa, è globale. La sua famiglia è sull’orlo della rovina finanziaria, la moglie vuole prendere i due figli e andarsene dalla sorella e Ellison sta letteralmente andando in pezzi. Pur essendo, anche questo, uno stereotipo abbastanza abusato (è da Amytiville Horror che assistiamo ai dissesti economici di famiglie medie in chiave horror), Derrickson ce lo presenta in maniera molto poco invadente, lasciando che siano un paio di dialoghi molto incisivi e niente affatto banali tra i due coniugi a darci il quadro preciso della situazione. La paura di Ellison che i suoi libri siano la sua unica eredità, l’unica cosa che dia un senso alla sua vita, permette anche di dire qualcosa di interessante sulla creatività, sulla scrittura, sul processo attraverso cui le storie (in questo caso che siano ispirate a fatti realmente accaduti è accidentale) prendono corpo e vengono alla luce.
Ellison scrive true crime perché la sua narrativa non la vuole leggere nessuno. Ha avuto i suoi quindici minuti di popolarità con un libro, ma sono passati dieci anni. Lo vediamo trascorrere le sue serate a guardare vecchie vhs di sue interviste all’epoca dell’uscita del suo unico best seller. Anche qui, torna il discorso sulle immagini riproposte in maniera maniacale. La fissazione di Ellison per il successo perduto, non la scrittura, è tutto ciò che dà un senso alla sua vita. Adesso sa di avere finalmente tra le mani un libro che potrebbe rimettere tutto a posto e allontanare da lui lo spettro del fallimento. È un uomo sconfitto e pavido, splendidamente incarnato da un Ethan Hawke che è un attore che più invecchia più diventa interessante.
sinister3Con tutti questi piccoli accorgimenti, Sinister evita la trappola in cui cadono spesso gli horror mainstream e con ambizioni adulte (mi viene in mente Intruders), ovvero di essere un polpettone soporifero condito con facili spaventi e apparizioni improvvise in cgi. Non che manchino cose capaci di irritare, o di annoiare. Il film è forse troppo lungo e alla quindicesima passeggiata di Ellison per i corridoi bui e vuoti della casa, lo sbadiglio può venire naturale. C’è un personaggio, quello dell’agente, del tutto inutile, se non a piazzare uno spiegone non richiesto a due minuti dalla fine e l’espediente dei terrori notturni del figlio maggiore è un po’ messo lì non si sa perché, dato che non ha nessuna influenza sullo sviluppo di trama e personaggi.
In compenso, Derrickson (come aveva già fatto ne L’Esorcismo di Emily Rose che però era un cesso di film che dio aiutami tu) dimostra di essere molto bravo a dirigere gli attori, di avere un gusto elegante soprattutto nella gestione dei totali e degli spazi della casa (bellissima la scena di Ellison che attraversa il soggiorno circondato da bambini “invisibili”) e di saper caratterizzare benissimo il cattivo di turno, una presenza silenziosa che trasmette un senso di minaccia costante e che il regista fa apparire pochissimo, solo quando è strettamente necessario.
Aggiungete a tutto questo la colonna sonora minimale firmata da Christopher Young e avrete uno degli horror più solidi e robusti degli ultimi anni. Un film nato apposta per far paura. Avercene, oggi.

34 commenti

  1. A me non è piaciuto, come ho avuto modo di scrivere a suo tempo. L’ho trovato legnoso e noiosissimo, a parte la lunga sequenza finale, molto interessante, ma non sufficiente a risollevare le sorti del girato precedente.

    1. Legnoso addirittura? Forse un po’ lento, questo sì, ma a me è parso un buon tentativo di girare un horror di serie A. E se penso ad altri tentativi analoghi, tipo Don’t be afraid of the dark, Sinister ne esce vincitore.
      Magari è un po’ ripetitivo, questo sì, ma anche quello è voluto.

  2. Non l’ho ancora visto, lo ammetto. 😉
    Dici che ne vale la pena?

    1. Secondo me sì. Si tratta sempre di un horror mainstream, quindi gli manca la ruvidezza e il coraggio delle produzioni indipendenti. Però può essere un modo intelligente di realizzare horror cinematografici, mentre sembra che ultimamente esistano solo quelli direct to dvd. Questo esce in sala, incassa anche bene. Non ha la brillantezza di un Cabin in the Woods, questo proprio no. Ma vale la pena 😉

  3. Ok, gli do una possibilità! 🙂

    1. E vedrai che non te ne pentirai!

      1. Visto, e non me ne sono pentito! 😀

  4. Anche a me piaciuto assai, cosa abbastanza incredibile pensando a chi è il regista, già. 🙂

    1. E quel dialogo, di cui parli tu nella tua rece, in camera da letto è pazzesco. Io stentavo a crederci.

  5. bradipo · · Rispondi

    io l’ho triturato abbastanza perchè mi sembra sempre la solita solfa senza alcun barlume di originalità: vogliamo parlare del demone che sembra un black metaller con il face painting? oppure della scena in cui Ethan Hawke è nel corridoio e tutti i fantasmi dei bambini sembra che lo stiano coglionando giocando a nascondino o a 1-2-3.-stella? L’unica cosa che un po’ mi ha messo a disagio è l’uso dei filmati delle varie famiglie, quello l’ho trovato buono ma per il resto non mi ha impressionato, anzi..

    1. Ma io sapevo che sarebbe stato controverso, perché è il classico horror non indipendente americano e quindi sì ha la patina, ha la mancanza di originalità, ha una certa tendenza allo spiegone non richiesto, etc.
      Solo che a me il villain così caratterizzato è piaciuto tantissimo e proprio la sequenza che tu ritieni meno riuscita, a mio parere è una delle più belle e meglio girate del film.

  6. eh si,.il nome del regista è al centro delle mie scelte. Raramente mi capita di esser sorpreso in positivo,ma capita.
    Quindi se mi dici che dopo quella roba dell’esorcismo egli è migliorato,ci credo e lo guardo. Hawke non mi dispiace come attore,non era lui lo sbirro buon in quel film che a molti fa schifo ma io rivedo e rivedo sempre:training day?

    ps;la lentezza per me non è un problema,ma una risorsa. Insomma anche House of the devil è lento,molto lento,però è proprio per quello,che mi affeziono a Samantha e mi dispiace tantissimo per lei quando le cose vanno male .No?Secondo me è da riscoprire e non demonizzarla sempre,concordi ?

    ciao

    1. A me i film lenti piacciono, mi sono sempre piaciuti, Solo anche i film lenti bisogna saperli fare, perché è difficile.

      1. si,appunto per quello.Sono complessi e complicati da fare.Anche perchè tutto deve reggere e sopratutto gli attori devono essere davvero in gamba come la mia Jocelin Donhaue,vabbè House of Devil mi ha conquistato definitivamente alla seconda visione. ^_^

        ps:ho scaricato american history asylum,mi sto già gasando ora ^_^

  7. Christopher Young! Hellraiser!

    1. E infatti!

  8. E’ un giorno molto triste, questo, perché non sono d’accordo con te. O meglio, a me i punti di forza che identifichi servono per far arrivare il film ad una sufficienza, mentre i difetti lo rendono l’ennesimo horror con spiegoni e buuuu telefonati (il finalissimo è proprio quello che West aveva preso in giro nel suo piccolo capolavoro). Ma soprattutto l’incoerenza dei personaggi, per una volta, mi ha fatto storcere il naso.

    1. Sì, il finalissimo è un momentaccio brutto. Solo che non trovo, in questo caso specifico, il comportamento dei personaggi incoerente.
      Ellison si comporta in linea col suo carattere di merda e la moglie, poveraccia, cerca di tenere in piedi la baracca…
      Non è un giorno triste: fa parte dello scontro generazionale, Figlio ❤

      1. Gli capitano le peggio cose e lui come se nulla fosse. Poi, quando diventa chiaro che NON bisgona andare via dalla casa, lui prende armi e bagagli e va via… vabbè, sono io che sono troppo severo, forse

        1. Ma perché lui un po’ non ci crede, un po’ è fissato che deve scrivere il best seller che non lo farà più sentire un fallito.
          Poi parla con la moglie (e il dialogo è molto bello) e sceglie di salvaguardare la sua famiglia
          Epperò sbaglia.

  9. E’ piaciuto parecchio anche a me, soprattutto perché l’angoscia che si respira non la annusavo da moltissimo tempo. Buon lavoro.
    Come scrivetti dal buon Midian, se avesse evitato quello spauracchio finale lo avrei apprezzato molto di più. Capisci ammè… 😉

    1. Eh sì, quello, proprio come scrive anche il buon Simone, pare che americani proprio non ne possano fare a meno altrimenti muoiono 😀

  10. Giuseppe · · Rispondi

    Del Derrickson horroriano io trovai discreto il quinto Hellraiser, mentre L’Esorcismo di Emily Rose l’ho visto una sola volta distrattamente (nel senso che mi distraevo spesso durante la visione, ma è probabile che dipendesse anche da me) e di conseguenza me lo ricordo poco…ma questo Sinister pare avere le carte in regola per mettere davvero paura (e il boogeyman se sfruttato come si deve riesce farti una paura fottuta)…

    1. Infatti è quello che ti mette paura, insieme a una crudeltà piuttosto inedita nell’horror di serie A americano.

  11. sevenbreads · · Rispondi

    davvero ben fatto, visto con la giusta atmosfera fa c….e sotto dalla paura

    1. Sì, io l’ho visto di notte, in cuffia, a luci spente e mi ha impressionato abbastanza

  12. LordDunsany · · Rispondi

    Pensa chi io non lo voglio vedere perchè ho paura di impressionarmi.. 🙂 La tua recensione però è talmente bella che spinge alla visione 😉
    Lucia, attendo risposta da 10 giorni (sono nello spam!!), mi dai l’ok? grazie 😉

    1. Questa volta dovrebbe esserti arrivata la mail 😉

  13. Una trama così girata diversamente, sarebbe stato un disastro. Invece è stata operata una magia e il film è una delle pellicole che più mi hanno lasciato a bocca aperta in questi anni. Giusta atmosfera e io non mi sono accorto di essere inchiodato al divano, con la birra tra le mani. E per la prima volta, tengo lontana mia figlia da un film. Per adesso 😉

    1. In effetti è tutto un fatto di regia. E la regia di Sinister è più che buona.
      Sì, per adesso a un bambino non è il caso di proprio di farlo vedere 😉

  14. Leggo solo ora, come al solito in ritardo cronico… Comunque ne abbiamo già parlato e direi che c’è poco altro da aggiungere. Se non che a me anche The Exorcism of Emily Rose era piaciuto. Gli trovo pregi analoghi a Sinister. Inoltre, dopo L’esorcista, è difficile fare un film sullo stesso tema che regga il confronto. E Derrickson non cade nel banale errore del citazionismo in quel caso. Io gli darei una seconda possibilità fossi in te…

    1. Io purtroppo con L’Esorcismo di Emily Rose ho un fortissimo problema ideologico. Cerco di spiegarmi: non mi interessa che un autore di un film la pensi diversamente da me, altrimenti non amerei Milius, tanto per fare un esempio. Ma non mi deve costruire un film intero per spiattellarmi in faccia il suo credo e girarlo apposta per convincermi che lui ha ragione.
      In questo L’Esorcismo di Emily Rose mi ha un po’ messo a disagio. Però è girato bene e la Carpenter è straordinaria. Derrickson sa dirigere molto bene gli attori

      1. Maledetto sensazionalismo sonoro! Che Chtulhu ti porti!

        1. Chiaramente questo commento non dovrebbe essere qui ma sul post di Mama… WordPress è impazzito!!!

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