Stitches

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Regia – Conor McMahon (2012)

I clown fanno paura. Non è una novità. Che la colpa sia di Pennywise o di qualche atavica minaccia legata all’aspetto di questi mostri truccati con cerone bianco e sorrisi finti lo lascio decidere a voi. Ma il dato di fatto è che mettono un’ansia pazzesca. Se mi capita di vederne uno poi ho gli incubi. Ma, a ben vedere, i film dell’orrore con protagonisti pagliacci sono pochi. In questo caso ci prova un regista irlandese, al suo terzo lungometraggio, con alle spalle una carriera da montatore e un esordio che molti hanno odiato, ma che a me ha ricordato i fasti del primissimo Peter Jackson. Conor McMahon è uno che la horror comedy ce l’ha nel sangue. Niente di sottile come Shaun of the Dead o Grabbers. Lui va sullo splatter grossolano e sull’umorismo da caserma. Solo che, a confronto con robaccia americana alla Hatchet o Piranha 3dd sembra di assistere allo spettacolino messo su da un raffinato lord inglese in vena di scherzi. Scherzi intelligenti, aggiungerei.

Come il già citato Grabbers, Stitches è stato finanziato dalla Irish Film Board. Credo sia un dato importante, soprattutto se andiamo insieme a riassumere la trama del film: Stitches è un clown ubriacone e scurrile che campa animando le feste dei bambini. Bambini che, ovviamente, detesta. Un giorno, durante una di queste festicciole, dei ragazzini un po’ troppo vivaci gli fanno un dispetto che finisce in tragedia. Stitches ci lascia le penne. Sei anni dopo, risorge come zombie e si va a vendicare dei suoi accidentali assassini.
Un clown zombie che uccide adolescenti che bevono come carrettieri e si ammazzano di canne. E l’Irish Film Board che dice: certo, ci mancherebbe, i soldi ve li diamo noi.
Andate con una storia simile qui al ministero e vi arrestano all’istante.

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In Irlanda no, in Irlanda vi finanziano col benestare del governo. Non che vi arrivi una pioggia di soldi, perché Stitches è evidentemente un prodotto a bassissimo costo, ma dignitoso, ben diretto, con un gruppo di attori giovanissimi eppure molto interessanti e un protagonista, il clown assassino, il comico Ross Noble, che si diverte un mondo, è sopra le righe quanto basta e riesce a essere simpatico e inquietante allo stesso tempo.
Stitches non è un capolavoro e non è neanche uno di quei film destinati a cambiare le sorti di un genere. Si tratta di un prodotto medio, con alcuni guizzi di regia e, più di tutto, una fotografia strepitosa, in controtendenza con le tonalità verdastre e cupe di molti horror contemporanei e coloratissima, eccessiva come lo splatter da cartone animato che McMahon usa per realizzare i numerosi omicidi.
Stitches è una commedia prima di essere un horror, una commedia sboccata e volgare, ma mai demenziale. Cosa difficile in uno slasher che parla di un clown che torna dalla tomba e ammazza un gruppetto di festaioli sparando battute a raffica e facendo esplodere teste con le pompe per gonfiare i palloncini, o formando composizioni di animali con gli intestini strappati alle vittime.
Stitches, da questo punto di vista, è davvero senza freni. Ma non stiamo parlando del tipo di comicità a base di tette e culi che vediamo in produzioni americane dello stesso genere. McMahon, anche sceneggiatore insieme a David O’Brien (che come il regista proviene dal reparto montaggio) riesce a essere sottile, quando vuole, e lo fa attraverso la costruzione di personaggi ben scritti, non approfonditi che sarebbe chieder troppo a un film di questo tipo, ma simpatici e realistici.
Pqpq1wVLa strada della commedia adolescenziale è piena di trappole. Se ci si mette poi a mischiare il tutto con lo splatter e le dinamiche proprie dello slasher, si rischia di incasinare il tutto e tirare fuori una cosa vista centinaia di volte che annoia passati i primi cinque minuti. E invece no, perché Stitches conta su un gruppetto di caratterizzazioni ben riuscite, stereotipate quanto si vuole, ma in cui allo stereotipo si somma una certa imprevedibilità e un affetto per i personaggi che li rende umani. Quando uno dei ragazzi, uno qualsiasi, muore, si prova sincero dispiacere. Si ride per la dinamica dell’omicidio che è sempre diversa e piacevolmente folle, certo, ma si spera che qualcuno si salvi e riesca a tornare a casa. Non è poco, non in un contesto in cui di solito si guarda il film solo sperando che vengano massacrati tutti nel modo più doloroso e lento possibile. E se io spettatore posso investire emotivamente nella sorte di un personaggio, può anche succedere che tra le risate emerga un brivido di inquietudine e che la commistione di generi tra commedia e horror abbia successo per come il regista miscela le due componenti.
Equilibri sottili, non sempre rispettati anche in questi Stitches, ma si può affermare che la missione è compiuta e che si spegne il lettore con una certa soddisfazione.
5vozz38boj2o23z8ula9Dicevamo prima che McMahon e lo sceneggiatore O’Brien sono due montatori. Stitches infatti ha tra i suoi punti di forza un montaggio molto interessante, con tempi comici perfetti e un uso dei meccanismi della tensione che deflagra nella violenza estrema, spesso applicati nella stessa sequenza. Un sistema usato anche da Ti West nel suo Cabin Fever 2, che porta lo spettatore a uno stato in cui non sa se ridere o correre in bagno a vomitare.
Gli effetti speciali dal vero sono molto efficaci, un po’ meno quelli in CGI che però non sono moltissimi e ci si passa sopra volentieri.
Guardate i titoli di coda perché sono una piccola perla e ascoltate con attenzione la colonna sonora. C’è qualche sorpresina.
Insomma, come tendo spesso a ribadire in questo blog, l’horror europeo è vivo e lotta insieme a noi. E questo è già il secondo film proveniente dall’Irlanda che non delude e dimostra come si possa prendere un sottogenere tipicamente americano e trasformarlo, adeguandolo a un’ambientazione e a delle caratteristiche che di americano non hanno niente.
Piccola postilla personale: se la smettete di far fuori i gatti nei film dell’orrore, vi sarò grata a vita ed eviterò di avere incubi terrificanti la notte. Spaccate teste, strappate intestini, infilzate occhi, ma i gatti no. Per pietà, no.

18 commenti

  1. Ne avevo letto bene anche dal Bradipo. Ma ho visto il trailer su IMDB e mi terrorizzava solo quello. Non so se ce la faccio. Anche se, al solito, tu ed il Bradi mi avete acceso la lampadina della curiosità.
    p.s. anche a me i clown mettono una discreta ansia…

    1. I clown terrorizzano anche me. Però Stitches è simpatico. In alcune sequenze ho avuto il brividino e mi sono guardata alle spalle, ma non sempre 😀

  2. dai , ma Stitches voleva solo accertarsi di quante vite avesse, non l’ha mica fatto apposta! Scherzo naturalmente non mi bannare per questa battuta, io amo i gatti e un po’ tutti gli animali, visto il lavoro che faccio. Sono completamente d’accordo con quello che hai scritto, ho visto che siamo stati colpiti dalle stesse cose ( soprattutto il discorso sull’Irish Board e sulla fotografia)..per me è stata una bellissima scoperta!

    1. L’Irish film board è davvero una risorsa importante per il cinema. Io ci ho anche lavorato, con loro, per un film e sono serissimi. Molto precisi e intelligenti.
      Ci vorrebbe una cosa del genere qui da noi.

  3. Un mio amico su questa faccenda del clown malvagio ci aveva fatto una piccola ricerca – con l’idea di farci poi un libro.
    Il clown malvagio e la paura del clown sono cose che vanno ben al di là di IT o del caso di John Wayne Gacy (il serial killer vestito da clown).
    Si trovano riferimenti già nell’800.
    Poi uno va a scavare e si ricorda che Arlecchino era all’origine una figura demoniaca, e che le mascherate e e questo genere di cose spesso sono connesse al mito della caccia Selvaggia.
    La paura dell’uomo dipinto, falsamente ridanciano, è qualcosa che va molto indietro nel nostro subconscio.
    Che poi… l’uomo dipinto… conosci clown donne?
    È un argomento interessante.

    1. Io credo che alla fine sia una specie di ribaltamento del concetto di uomo nero, dello spauracchio infantile che si presenta come falsamente amichevole. E’ quel sorriso, soprattutto, che sembra gridare che ti sta prendendo in giro, che non sta ridendo affatto e che in realtà è pericoloso.
      C’è anche una componente malinconica, perché spesso paura e tristezza vanno a braccetto.

  4. Bah, per quanto di buono possa esserci dietro, io ho detestato sia questo che Grabbers. Entrambi noiosi e tristemente patetici.
    Ross Noble mi sembra tutto tranne che divertito (ma a quanto vedo è sempre così), idem per le varie uccisioni al limite dell’assurdo, si preme al massimo sulle esagerazioni ma le scene sono senza forza, buttate lì sperando che strappino qualche risata.
    Stilisticamente boh, anche qui calma piatta, queste parodie inglesi e irlandesi che sto vedendo ultimamente sembrano fatte con lo stampino.

    1. Sì, ma non sono parodie. O almeno, io non le vedo come tali. Sono commedie tinte di horror o fantascienza. La parodia è scary movie, dove infatti non c’è violenza.
      Qui quando si tratta di spingere sull’acceleratore del sangue e delle frattaglie non ci si tira indietro.
      Poi, stilisticamente ha delle cose interessanti, come per esempio il montaggio alternato con l’omicidio del panzone e gli altri che ballano, con tutti quei dettagli su cibo e bevande che non sfigurerebbero in un film di Gordon
      Non dico sia un capolavoro, ma è un prodotto dignitoso e divertente. O almeno questa è la mia opinione.

  5. gatti e anche cani!Sostengo la tua crociata in favore dei nostri devotissimi amici a 4 zampe.
    Grubbers è in lista,mo ci metto anche questo. D’altronde una nazione che ha la guinness. il cielo d’irlanda cantato un po’ da tutti,una musica folk uberfiga,non può che non fare film interessanti.
    Del genere clown ricordo oltre al celeberrimo clown from outer space, dei fratelli chiodo,anche un bel thriller con due fratelli occhialuti,una casa abbandonata e tre folli vestiti da clown,mi par si chiamasse Clown House, l’hai visto?

    ps:spielberg presidente della giuria di cannes, oh my god

  6. Helldorado · · Rispondi

    Questo me lo voglio proprio vedere 😀 😀

    1. Fa riderissimo 😀

  7. LordDunsany · · Rispondi

    Ho letto con interesse, pensavo fosse una gran porcheria, invece gli darò un’occhiata.. 🙂
    Lucia, devo essere finito di nuovo nello Spam, ormai sono passati troppi giorni, dacci un occhio per cortesia, mi occorre “il via” 😉 Grassie 😀

    1. Ma io ti ho risposto! :O
      Possibile non ti sia arrivato?
      Comunque, ti avevo scritto, vai! Parti tranquillamente!

  8. Ammetto che è la prima volta che sento nominare McMahon, ma a quanto scrivi sembra che se la cavi davvero bene…e sul potenziale orrorifico dei clown sono assolutamente d’accordo, gli eventuali elementi alieni -come nel film dei fratelli Chiodo– o soprannaturali come in questo caso vengono esaltati assai dalla loro figura (già inconsciamente inquietante).
    P.S. Per l’occasione ripeto quello che dissi nel post di Martha Marcy May Marlene…”e lasciate stare i gatti, cazzo!!” 😉

    1. Infatti basta. Fondiamo un gruppo di protezione felini nel cinema dell’orrore. Ammazzate chi volete, ma lasciate stare i gatti!

      1. Giuseppe · · Rispondi

        E per il gruppo questo mi sembra proprio uno slogan eccellente!!

  9. il premio “e lasciate stare i gatti cazzo” va comunque a Gummo,eh. Film capolavoro assoluto,ma troppo disturbante per le sue sequenze di tortura contro i felini

  10. Federico · · Rispondi

    Sono molto d’accordo con il non uccidere o ferire animali, soprattutto gatti e cani. Si certo ovviamente è finto, e ci mancherebbe altro… Ma dà noia ugualmente, anche perché spesso si tratta di scene gratuite che non aggiungono assolutamente niente alla storia raccontata. Gummo è inquietante ed in effetti dici bene, è disturbante la questione dei gatti…
    Riguardo il film a me l’unione di ironia ed horror non piace molto, anche perché riesce difficilmente (come in “Shaun of the dead”, piccolo gioiello che ho rischiato di non vedere perché mi ero fatto fregare dal titolo italiano idiota). In questo caso però la recensione mi ha incuriosito, quindi lo vedrò volentieri.

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