The Moth Diaries

the-moth-diaries-poster

Regia – Mary Harron (2011)

Ci si accosta a certi film con un po’ di diffidenza. Si legge la trama: ambientazione adolescenziale, collegio femminile, sospetti di vampirismo. Il pensiero va subito a un brutto pastrocchio teen, di derivazione urban fantasy, magari con un occhio buttato a Twilight, ma in salsa saffica che, si sa, solletica il voyeurismo pruriginoso del pubblico. Poi però il nome della regista, la Mary Harron di American Psycho, ti spinge comunque a vederlo, perché fa parte di quel gruppo sparuto di donne che si cimentano col cinema di genere. E ha dimostrato di possedere uno sguardo originale, portando sullo schermo uno dei romanzi più difficili, soprattutto per una donna, da trasporre su pellicola.
Anche per questo suo terzo lungometraggio, la Harron si ispira a un libro, I Diari della Falena, di Rachel Klein, pubblicato anche in Italia. Non ho letto il romanzo, quindi non so se il materiale di partenza sia buono o meno. Sta di fatto che il risultato del lavoro della Harron è un film che ha un fascino molto particolare, e un’eleganza visiva (forse appena un po’ troppo patinata) che sembra quasi porlo fuori dal  proprio tempo. 

"The Moth Diaries" ©Photo: Jan Thijs

The Moth Diaries fa dell’ambiguità la sua caratteristica principale: ambiguità nelle relazioni tra le protagoniste, ambiguità nella percezione degli eventi, ambiguità nell’atteggiamento della nuova arrivata nel collegio femminile dove la storia si svolge. E ambiguità nel mostrarci ciò che accade filtrandolo attraverso il racconto in prima persona della protagonista Rebecca (Sarah Bolger), che non esce mai di campo e al cui punto di vista restiamo inchiodati per tutta la durata del film.
Sarah ha sedici anni e tiene un diario delle sue giornate. Inizia il nuovo anno scolastico e lei conta di passarlo, come sempre, in compagnia della sua migliore amica Lucy. Se non fosse che in collegio arriva una nuova ragazza, Ernessa (interpretata da Lily Cole, uno dei volti più interessanti del cinema contemporaneo) che monopolizza l’attenzione di Lucy, separando le due amiche. Ernessa ha uno strano modo di fare: Sarah la vede passeggiare di notte nel parco, da sola; sente provenire dalla sua stanza un odore che ricorda quello dei cadaveri; si accorge che esercita un ascendente troppo forte su Lucy e che, gradualmente, gliela sta portando via. Comincia allora a nutrire dei sospetti su di lei, arrivando a credere che non sia un essere di questo mondo.

the-moth-diaries04

Ambiguità, dicevamo prima. Non è dato allo spettatore di sapere se i sospetti di Sarah siano fondati, o se siano solo il frutto del comportamento ossessivo della ragazza.
L’elemento soprannaturale (sempre che ci sia) non viene sbattuto in faccia allo spettatore come un dato acquisito, ma rimane sempre nel regno del dubbio. Quando Ernessa e Sarah parlano, ed Ernessa sembra rivelare la sua vera natura, non c’è mai nessun testimone ad assistere a queste conversazioni. Ogni elemento che potrebbe far supporre di trovarsi di fronte a una creatura non umana ci viene raccontato potrebbe essere una distorsione della realtà, dovuta alla paura di Sarah di vedere la sua vita compromessa dalla presenza della nuova arrivata.
Non è un espediente nuovo, per carità. Ma la Harron è molto brava a giocare con la paranoia, a mischiare le paure tipiche e normalissime di un’adolescente con una minaccia più profonda e misteriosa. Per farlo si avvale di alcuni inserti onirici dai ritmi lenti e dall’atmosfera straniante, in cui l’identità di Sarah e quella Ernessa si confondono, quasi divenissero specchio l’una dell’altra:”Incredibile quanto ci assomigliamo” dice Ernessa a Sarah in una delle scene più significative del film.
Entrambe le ragazze condividono infatti il trauma del suicidio del padre e l’impressione è quella che Sarah rifletta e proietti il suo desiderio di morte su Ernessa, cucendole addosso i panni di una figura mitica.
Non a caso, è la lettura di Carmilla a far venire in mente alla protagonista l’idea che Ernessa sia un vampiro.
Un insieme di suggestioni di un certo interesse, quindi, tra rimandi alla letteratura gotica, interpretazioni anomale dell’horror adolescenziale e un raffinato gioco di morbosità sentimentale e rabbia repressa. Il tutto in un ambiente ovattato e chiuso che mi ha ricordato un romanzo letto quando ero molto, molto giovane, I Beati Anni del Castigo.
The-Moth-Diaries-gall2Purtroppo molto spesso il film si perde in sotto trame inutili (quella del professore non ha un minimo di senso), non riesce a concentrarsi sul nucleo centrale del rapporto tra le tre ragazze e gira un po’ a vuoto. Nonostante la breve durata soffre di qualche eccessiva lungaggine, non a causa della scelta della Harron di non adottare un andamento frenetico, ma anzi di procedere con calma, ma perché spreca il tempo in cose che hanno poco a che vedere con la storia principale.
Ed è un peccato perché The Moth Diaries è un piacere per gli occhi, è girato alla grande e ha una fotografia calda e pastosa che, in alcune sequenze, incanta addirittura.
I flashback in bianco e nero, realizzati come se si trattasse di un film muto, permettono alla regista di esaltare la bellezza quasi aliena della Cole e di svelare la natura profondamente gotica del suo film. Film che non ha niente a che vedere con il paranormal romance adolescenziale che va tanto di moda.
The Moth Diaries non è di semplice collocazione ed è anche un prodotto pieno zeppo di difetti, ma va comunque apprezzato il tentativo di fare un horror adolescenziale ma non tarato su un pubblico esclusivamente adolescente.

 Segnalo anche la recensione di Gianluca

12 commenti

  1. Mi ricordo di questo film, l’ho visto al festival di Venezia 2011, attirato dal nome della regista. Purtroppo non mi è piaciuto e sono rimasto deluso, perchè è tutto molto interessante, anche se il collegio femminile è quasi un clichè, ma alla fine secondo me non sa che strada prendere e si dimentica dopo 5 minuti. Fosse stato un horror vero e proprio, dichiarato, avrebbe fatto una figura più bella, alcune pretese invece mi hanno infastidito. Avrei apprezzato poi un’atmosfera meno livida, meno “sciacquata”, però questo è un gusto mio nella fotografia dei film.

    1. Cioè voglio dire, in questo caso l’ambiguità non è un punto di forza a mio parere

      1. Le pretese nel finale e nelle sequenze oniriche soprattutto mi hanno lasciato interdetto, quasi una paura di voler prendere una decisione, lasciando tutto nel vago e nella speranza che l’atmosfera onirica aggiustasse o risolvesse i nodi della trama. Ecco, sembra un film camuffato

  2. Interessante, mi piacciono le storie horror come metafora dell’adolescenza o comunque che vede protagoniste delle adolescenti.
    In realtà la donna ha tutti gli elementi per essere protagonista di questo genere, quello più adulto diciamo.
    Comunque,sicuramente lo metto tra quelli da vedere.
    Che libro è I Beati Anni del Castigo,il titolo come direbbe Jerry Calà,”mi acchiappa” ^_^ mi piacerebbe leggerlo.

    a proposito di adolescenti e ragazzine vampire e tormenti dell’adolescenza, l’hai visto lasciami entrare?Ti è piaciuto. Per me sta diventando come hot fuzz,doomsaday,bianca,cioè quei film che rivedo spessissimo, sai forse come è il suo remake americano?

    ps:ho un vago ricordo di american psycho…Non mi aveva esaltato,però..magari lo rivedo.

  3. moretta1987 · · Rispondi

    Sembra molto interessante Lucia,ne avevo sentito parlare ma ero piuttosto diffidente per gli stessi motivi che elenchi tu.

  4. anche a me questo film ha affascinato abbastanza.
    la sceneggiatura non è il massimo, però considerando che in molti l’hanno massacrato, io sono rimasto piuttosto soddisfatto

  5. Condivido, pur non essendo privo di difetti è una pellicola interessante e che riesce a evitare di scadere in ciò che ci si aspetterebbe all’inizio.

    Ah, grazie per il link! 🙂

    Ciao,
    Gianluca

  6. Sembra un film molto interessante, nonostante i suoi difetti…del resto la Herron alla regia è da considerare una garanzia di per sè (molto difficilmente con lei ci si sarebbe anche solo avvicinati alla trappola dei micidiali teen-horror che tutti temiamo).
    Scegliere tra le altre cose di trattare il soprannaturale in modo “sfumato” e irrisolto contribuisce non poco a mantenere le distanze dalla paccottiglia adolescenziale di cui sopra, e trovo poi particolarmente azzeccata la suggestione vampirica alla Le Fanu nel personaggio della brava e sottilmente inquietante Lily Cole (che figura mitica lo è stata anche quando le è capitato di aver a che fare con un certo Dottore 😉 )…
    P.S. Ho ripostato -riscrivendolo meglio- il commento perchè prima mi era stranamente sparito…

  7. LordDunsany · · Rispondi

    Oro questo commento!! 😀 Con la “patinatura” alla koreana aveva già fatto un buonissimo lavoro con “American Psycho”, sto cercando di procurarmelo in questo momento.. 😉

    1. Patinatissimo, quasi a livelli di insopportabilità, però in un prodotto del genere ci sta. La Harron è elegante. Ci piace.

      1. LordDunsany · · Rispondi

        Visto!!! 😀 Molto carino.. Adoro il “Carmilla” di Le Fanu! La tipa, Ernessa, fa impressione (m’infastidiva la sua vista), ma tanto. Ho apprezzato che non vi siano stucchevoli amoreggiameti! 🙂

        1. L’attrice ha dei tratti somatici che sembrano fatti apposta per inquietare. Secondo me è davvero uno dei volti più interessanti e particolari del cinema contemporaneo. Mi è sempre piaciuta molto e la trovo perfetta per dei ruoli così sinistri.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: