My Little Moray Eel – 7

branco

SHELTER

Imparare a gestire le sue capacità non era stato facile, soprattutto all’inizio. Sara era molto piccola, troppo per capire fino in fondo quanto poteva essere pericoloso non tenere sotto controllo la voce dell’acqua. Trattenerla a volte portava a un frastuono insopportabile, come se un’orchestra di milioni di elementi avesse cominciato all’improvviso a suonare scordata e senza una direzione. Allora le esplodeva una fiammata di dolore al centro della fronte e le sanguinava il naso.
I suoi erano preoccupati. Dopo l’episodio a bordo della Magò, ce ne erano stati altri. Sara non poteva entrare in acqua senza attrarre ogni specie di animale marino. Non la attaccavano, non avevano paura di lei. Si limitavano a nuotarle vicino e a toccarla mentre le passavano accanto. I polpi le attorcigliavano i tentacoli intorno a braccia e gambe, i pesci formavano una barriera che guizzava a pochi centimetri dalla sua pelle, persino i gronghi uscivano dalle loro tane e la fissavano dal basso, allungando il loro corpo da serpi per arrivare a sfiorarle i piedi col muso. Sara li sentiva, tutti. Era una comunicazione priva di linguaggio, uno scambio fatto di immagini che le attraversavano la mente come i lampi nel cielo, quando chiudi gli occhi e ti rimane impressa una striscia di luce per qualche secondo.
Vedeva viaggi interminabili attraverso le correnti, e cacce notturne quando il mare si trasforma in un pozzo di oscurità selvaggia. Sentiva il terrore dei piccoli animali divorati, la fame dei predatori, capiva cosa voleva dire essere un tutto unico con altre centinaia di individui. Si acquattava nelle grotte insieme agli scorfani e si nascondeva sotto la sabbia con le tracine.
E riusciva a essere tutte queste cose insieme, nello stesso istante. Ma non era in grado di spiegarlo e non era in grado di farli smettere.
“Loro vengono da me” diceva ai dottori che cercavano in lei una qualche anomalia. Eppure Sara non aveva niente. Nessuno riuscì a trovare una ragione per quello che faceva.
Fu un’estate strana, quella dei suoi cinque anni. Ricordava un insieme confuso di sensi di colpa, paure, desideri contrapposti. Voleva entrare in acqua per giocare con i suoi amici, ma voleva anche essere come tutti gli altri e non far arrabbiare i genitori.
Le persone sulle altre barche ormeggiate vicino al loro gozzo guardavano incuriosite quella bambina assediata dai pesci. Dopo qualche giorno, non le permisero più di andare in barca. Non potevano rischiare che mettesse in pericolo qualcuno. 

Conger%201

Tornarono a Roma prima, per farle fare tutta una serie di analisi e controlli. Nel deserto silenzioso della città ad agosto, Sara non si era mai sentita così sola. Ogni sera la nostalgia le faceva venire il mal di pancia. Sdraiata nel caldo soffocante del suo letto, con addosso la maglietta con lo scudo di Capitan America che le aveva regalato il papà per il suo compleanno a giugno, pensava a quanto sarebbe stato bello saltare dagli scogli sollevando spruzzi e goccioline e farsi troncare il respiro dall’impatto con la superficie del mare.
La spaventava soprattutto l’idea che potessero proibirle per sempre di mettere piede in acqua. Non era colpa sua, non aveva fatto niente. Eppure si sentiva sbagliata. Si sentiva cattiva.
Una notte ebbe una crisi di pianto così forte che per calmarla ci vollero un paio d’ore. La mamma la teneva stretta e le accarezzava i capelli sudati e lei se ne stava rannicchiata tra le sue braccia, col naso che le colava e qualche singhiozzo che ancora le faceva tremare il corpo.
“Ma sono malata?” chiese.
“No, che dici”
“E allora cos’è?”
“Niente. Sai fare qualcosa che gli altri non sanno fare”
“E  perché avete paura?”
Erano seduti tutti e tre sul bordo del lettone dei suoi. La madre e il padre si guardarono per un attimo, senza rispondere. Sara allentò la presa con cui si teneva avvinghiata alla madre e alzò la testa per vedere che cosa stava succedendo e che cos’era quel silenzio.
Poi il padre indicò la maglietta di Sara: “Perché i superpoteri fanno sempre un po’ paura”
“Soprattutto quando non li sai controllare” aggiunse la madre.
“E devi imparare a usarli, perché vanno anche tenuti segreti”
“Tu non hai nessuna malattia. Quello che succede quando entri in acqua è una cosa bella. Ma non puoi farla sempre”
“Superpoteri” ripeté Sara.
“Sì. Ci hai detto che quando sei in mare cominci a sentire una specie di musica, giusto?”
“Una voce che canta”
“Ok. Saresti capace di farla cantare solo quando vuoi tu?”
“Non lo so”
“Vorresti tentare?”
“Sì. Voglio tornare a casa”
“Sei a casa, Sara” disse suo padre.
“No” rispose la madre “Non questa”
“Quella vera” disse Sara.
La madre la abbracciò di nuovo: “Ok, quella vera”.

Captain-America-Shield

Una bolla sonora si gonfiava in un punto imprecisato tra la nuca e l’inizio della spina dorsale. Sara teneva gli occhi chiusi. Doveva impedirle di esplodere, doveva tenerla in un angolo, lasciarla pulsare, fermare la sua espansione e catturarla. Sangue dal naso. Di nuovo. Di nuovo quel dolore, sempre più acuto. Tirò fuori la testa dall’acqua per prendere una boccata d’aria. Il papà la teneva per la vita.
“Tutto bene?”
Sara scosse la testa.
“Torniamo in barca”
Sara si aggrappò alla scaletta. Si diede un’occhiata alle spalle e vide che stavano arrivando. Un branco di piccoli dentici. Lottò per non piangere. Non sarebbe scoppiata in lacrime. Non avrebbe fatto i capricci.
La mamma la avvolse in un asciugamano e le diede un fazzolettino per tamponare il sangue che le usciva dal naso.
“Però dobbiamo tornare dal dottore perché questa storia che sanguina non mi piace”
“Sì, appena torniamo a Roma ce la portiamo”
Quasi settembre. Molti dei turisti che venivano in vacanza a Porto Ercole erano ripartiti. Era un bene, c’era meno gente in mare e lei poteva esercitarsi in pace. Era a tanto così dal riuscirci. Quella mattina era rimasta un quarto d’ora in acqua senza attirare neanche un polipetto. Poi si era stancata e aveva mollato. Ma stava imparando. L’estate successiva, era sicura, avrebbe potuto tornare a fare il bagno con Ilio e gli altri bambini, avrebbe potuto accompagnare i suoi sulla Magò. Il papà le aveva anche promesso che non appena fosse diventata abbastanza grande, l’avrebbe iscritta a un corso da sub.
Si lasciò cadere a pancia sotto sui cuscini a prua. Posò una guancia su un braccio e guardò le gocce d’acqua che le si asciugavano sulla pelle scura. Il sale le disegnava addosso striature bianche, a forma di spirale. Aveva sonno. Avrebbe dormito un’oretta e poi avrebbe riprovato a entrare in acqua. Andava tutto bene. Era a casa, il mare la cullava, l’eco del banco di dentici si allontanava. Sara poteva ancora sentirli, come una musica distante e ovattata, che passavano sotto la barca.
La mamma le si sdraiò accanto e Sara le prese una mano.
“Sei stata brava” le disse.

Altri capitoli qui.

23 commenti

  1. sangue dal naso,emicranie: L’incendiaria ! 🙂

    1. Eh, sì, un po’ l’Incendiaria ci sta

  2. Mi piace come hai reso la forma di comunicazione ittica, con limmagine dei lampi nel cielo.
    Questo dialogo mi ha colpito, dice moltissimo con pochissimo, brava!
    “Ma sono malata?” chiese.
    “No, che dici”
    “E allora cos’è?”
    “Niente. Sai fare qualcosa che gli altri non sanno fare”
    “E perché avete paura?”

    1. Grazie, Massimo…
      ho pensato a come deve sentirsi una bambina che è obbligata a venire a patti con una strana forma di diversità.
      Sono davvero felice che venga apprezzato 🙂

      1. Vedere i viaggi attraverso le correnti, le cacce notturne, i nascondigli e sentire – condividere- la vita e le emozioni di chi ne fa parte…Sara riesce a fare tutto questo, e gli altri ne hanno paura. Ma è un problema soltanto loro, ovvio. Perchè nei suoi confronti sono una massa di esseri limitati con percezioni rozze…in un universo più vasto sono loro a doversi sentire sbagliati, quindi temono quella bambina che li costringe a prendere atto della loro obsoleta realtà, razza di stronzi (e che si beccassero una grancevola là dove fa più male) 😉

        1. Sara è una ragazzina in gamba. Non si spaventa facilmente ed è destinata a diventare una donna tosta e cazzuta 😉
          Anche perché gliene farò passare tante 😀

  3. Lucia,volevo chiederti un parere…Vorrei,appena finisco il mio primo blog novel, (il villaggio dei brutti ricordi), dare vita a una Facebook-novel. Praticamente la storia c’è: L’isola. Un post atomico pieno di zombi,bande di pazzi e teppisti,mazzate e sangue. Praticamente la farei diventare una sorta di gruppo di facebook, con pubblicazione settimanale.
    Ti par una buona idea o una grande cazzata?Chiaramente lo chiedo a te e ai tuoi gentili commentatori

    http://ilvillaggiodeibruttiricordi.blogspot.com

    http://lucydeglizombi.wordpress.com

    questi sono i miei modesti blognovel,se interessano… 🙂

  4. Daje kamerà!!!

    1. Je la potemo fa, dici?

      1. Je la devi fa Kamerà! Non ti perdonerò altrimenti che non mi fai sapere come finisce…

        1. Io so già come finirà (evil laugh) 😀

          1. Ecco brava! Settimana dopo settimana ce lo farai sapere anche a noi! 😛

  5. Bravissima, non perdo una puntata. 😀

    1. Sei il mio fan numero uno! 😀
      Grazie Giordano

  6. pomeriggio l’ho visto, esperienza cinematografica e umana più unica che rara. Sara e Bub sono diventati subito i miei amici,li lovvo. Film che fa malissimo,tanto tanto tanto male

  7. Ieri non ero in formissima per leggere, ma oggi ho recuperato, non posso perdermi le puntate di questa storia. :DD

    Ciao,
    Gianluca

    1. Grazie Gianluca 😉
      spero solo di non incasinare il tutto con questi continui salti temporali. Però è un esercizio che mi serve molto.

      1. Per quanto mi riguarda si riesce a seguire senza problemi. 🙂

  8. Oggi mi sono ritagliata il tempo per leggerti con calma, come meriti 🙂

    1. Grazie…sono commossa e un po’ sbalordinta ❤

      1. Guarda che stai facendo anche un lavoro terapeutico: con il tuo raccontare, esorcizzo il mio terrore per le profondità marine 😉

        1. Sono così belle le profondità marine…
          Però è vero che fanno paura. Devi vedere quando ti immergi di notte…

          1. Vedrò e immaginerò, quando ne scriverai con il tuo tocco scorrevole e liquido…e io, avrò meno paura! 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: