Zero Dark Thirty

ZeroDarkThirty

Regia –  Kathryn Bigelow (2012)

CONTIENE QUALCHE ANTICIPAZIONE

Questa annata cinematografica è straordinaria. Credo che resterà nella storia come una delle migliori di sempre. La qualità dei film usciti fino a ora è quasi sempre stata sopra la media. Ma c’è soprattutto una varietà di scelta difficile da riscontrare nelle stagioni precedenti. E siamo appena a febbraio.
Quindi non è colpa mia se parlo bene di quasi tutti i film che vedo: io sarò anche di bocca buona e mi entusiasmo con poco. Eppure sfido chiunque a dire che non stiamo assistendo a un momento molto speciale.
Tutto ciò che per dire che mi sono precipitata in sala a vedere Zero Dark Thirty, perché quando Kathryn chiama, io accorro. In questo caso poi, incuriosita da cosa avrebbe combinato la Bigelow tornando a collaborare con Mark Boal dopo The Hurt Locker. E su Boal andrebbe fatto un discorso a parte, perché sceneggiatore in grado di lavorare su un materiale esplosivo e molto recente, e di indagare a fondo su ferite che ancora fanno male. È però evidente che la percezione di un film come Zero Dark Thirty sia molto diversa qui da noi che negli Stati Uniti, dove ha generato delle grosse polemiche, riuscendo nell’impresa di far incazzare sia conservatori che progressisti in solo 157 minuti. 

Se Zero Dark Thirty è un film difficilissimo da recensire, non è per la sua natura di film politico, ma per la sua perfezione formale, per il suo rigore estremo e asciutto nella messa in scena che lasciano molto poco spazio a qualsiasi tipo di divagazione. Zero Dark Thirty è, da un punto di vista strettamente tecnico, il capolavoro di Kathryn Bigelow, il punto di arrivo di un’intera carriera. Se ne sta lì, granitico, enorme, un monolite che ti inchioda alla poltrona per 157 minuti, serrato e implacabile. In un certo senso, Zero Dark Thirty lo si subisce.

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The following motion picture is based on first hand accounts of actual events“.
Così si legge nel cartello messo in testa al film. La Bigelow e Boal giocano con l’ambiguità di questa frase introduttiva, sapendo entrambi perfettamente che il rapporto del loro film con con gli eventi reali su cui è basato è destinato a rimanere piuttosto sfuggente, a cambiare nel corso degli anni, magari addirittura a risultare del tutto privo di fondamenta. Non si pretende di raccontare la realtà. Non è un documentario, come non lo era The Hurt Locker. E non a caso, lo stile della Bigelow è documentaristico solo all’apparenza. Scarno ed essenziale, sì, con grande uso della macchina a mano e di primi piani strettissimi. Ma, a guardare con più attenzione, si notano tanti piccoli particolari che denunciano, in ogni momento, la natura strettamente cinematografica (e quindi di finzione scenica) dell’operazione. Soprattutto nella scelta di narrare tutta la storia attraverso un personaggio come è quello di Maya. Una donna di cui non sappiamo niente, la cui unica identità è quella di essere un’agente che ha uno scopo ben preciso e che sfiora quasi l’ossessione. Maya non ha passato e, come si evince dal finale opposto e speculare a quello di The Hurt Locker, non possiede neanche un futuro. Esiste in virtù del suo obiettivo e basta.

A questo punto è anche pretestuoso mettersi a parlare di una donna che deve lavorare in un contesto dominato dagli uomini. Nel film questa componente non viene neanche sfiorata. C’è un solo istante in cui Maya rivela la sua natura femminile. E quattro secondi dopo salta tutto per aria. Quasi a sottolineare che non ci si può permettere certe cose, che il film della Bigelow non è
a) Un pamphlet femminista su quanto sia duro per una donna far carriera nella CIA
b) Un prodotto di propaganda militarista in cui si glorificano mezzi come la tortura.
Maya è il film e procede spedita, animata da una forza di volontà titanica, da una cecità assoluta e da un fanatismo (anti ideologico, però, perché Maya non fa trapelare nulla della sua visione politica) esasperato.
Un cavallo da tiro coi paraocchi.
Per questo motivo le scene incriminate, quelle degli interrogatori, sono funzionali al personaggio e al film: è stata usata la tortura? Sì, lo è stata. Potrebbe mai un personaggio come Maya mettersi lì e fare una piazzata isterica contro quei metodi? No. La Bigelow ci mostra che Maya non è affatto contenta di quello che sta succedendo, ma essendo Zero Dark Thirty un film molto coerente (abbiamo detto monolitico), si abbozza e si va avanti.
In questo Maya è un carattere così tipico e radicato nel cinema della Bigelow che ci si stupisce che qualcuno abbia potuto rompere le scatole alla regista per quella scena in particolare.
Che poi, non è la prima opera di finzione dove vengono mostrati metodi di interrogatorio poco ortodossi. E se avete visto quel miracolo televisivo di Homeland, capirete di cosa sto parlando. Non è neanche un caso se le due protagoniste, di Homeland e Zero Dark Thirty, siano entrambe donne, agenti della CIA, e abbiano in comune una tendenza all’ossessività che le porta, entrambe, a conseguire dei risultati importanti.
zero-dark-thirty-2012-img06E veniamo ora al supposto aspetto propagandistico. Zero Dark Thirty è un film di propaganda quanto lo era The Hurt Locker. E quindi per niente. Non è un film di denuncia, non vuole esserlo. È, ancora una volta, un film di guerra, e su come la guerra ti entri dentro e si trasformi nell’unica cosa in grado di dare un senso alla tua esistenza. Non ci sono toni trionfalistici in The Hurt Locker. Il film è di una cupezza e di un’angoscia che, in alcuni momenti (l’attentato a Londra, la morte della collega, l’attesa interminabile che i capi sblocchino la missione) diventano insostenibili. Una cappa di piombo che cala dallo schermo addosso agli spettatori e li imprigiona. Non esiste alcun sollievo, alla fine.
Dopo l’ultima mezz’ora, girata in tempo reale, tutta al buio, con una regia da mettersi a urlare e un montaggio chirurgico, la Bigelow non ci concede neanche un secondo di respiro, o di gioia. Non cambia niente. Zero Dark Thirty ci fa entrare nella dimora di Bin Laden, ce la fa attraversare tutta, schiacciandoci con una tensione che quasi ci uccide, e poi viene troncato in maniera del tutto anticlimatica. La tensione accumulata non si scioglie, non ci è permesso di rilassarci. E lo sguardo di Maya in lacrime, perso nel vuoto, non è una concessione all’empatia con un personaggio con cui identificarsi è difficile, è la desolante presa d’atto di aver perso l’unico scopo della propria vita.
Non mi sembra propaganda. Mi sembra una bella botta di disperazione. Ma forse io sono scema.
4e16df9c-d134-4986-985b-27a9399493ea-zero_dark_thirty_58092561_st_1_s-highA dare volto e corpo a Maya la Bigelow chiama Jessica Chastain, che tira fuori un’interpretazione impressionante, per cui ha già vinto un Golden Globe e per cui spero vinca anche l’Oscar prossimo venturo. Un ruolo difficilissimo, perché non è scritto per attirare la simpatia dello spettatore, perché quasi completamente anaffettivo, spigoloso e quasi respingente, in cui c’è pochissimo spazio per l’esternazione dei sentimenti. Anche antieroico, dato che Maya non è un’operativa e svolge il novanta per cento del suo lavoro dietro a una scrivania. Eppure, lo abbiamo detto prima, Zero Dark Thirty è Maya e viceversa. Li si subisce entrambi. Entrambi, in una maniera strana, aggressiva e violenta, ti restano appiccicati addosso.
Cinema Enorme, comunque. Come sempre quando si parla della Bigelow.
Musica.

Postilla tratta da: le avventure di una giovine cinefila in giro per le sale cinematografiche di Roma.
A fine proiezione, una coppia dietro di me, discutendo del film, ha tirato fuori la seguente perla:
Lui: “Però è girato bene”
Lei: “Avrà imparato dal marito”
Posso dirvelo che non avete capito e molto probabilmente non capirete mai un cazzo?

Recensione di Hell

20 commenti

  1. No,ma la coppia dietro di te va ammazzata,mi concedi questo onore?Cazzo la nostra Dea non ha bisogno di nessuna lezione.Lei Le Cose Le Sa!
    Beata te che l’hai visto,qui in brianza non ho mai trovato nessuno che abbia i miei gusti e quindi questo e il nuovo di Lars me li perdo.
    Su Hurt Locker,però voglio spendere una parolina: all’inizio c’è una scritta che dice:la guerra è una droga, Quindi i soldati gente tossica,devastata.Come si fa a pensar che sia un film militarista,ma nemmeno a scriverle certe cose le comprendono!
    e lo dico da militante ortodosso eh!

    ps:senti posso chiederti due favori e piaceri?
    1) Lunedi o quando puoi lo trovi il tempo per leggere lo speciale che sto scrivendo su Romero e la sua trilogia iniziale degli Zombi,ci tengo tantissimo ad avere una tua opinione eh

    2)ti posso richiedere una recensione?A.I di Spielberg,che è un filmone della madonna e mi ha commosso in maniera imbarazzante,ora da me potrebbe aprire una diatriba tra me e la mia coerenza,da te invece troverebbe lo spazio adatto,ma solo se vuoi e puoi eh

    ciao e oggi ammazzate i Rubentini cazzo! Forza Magggggica!

  2. assolutamente e totalmente d’accordo.
    un film enorme, che non concede nulla a concessioni di propaganda ma è semplicemente girato alla grande.

    applausi per il finale del film,
    e applausi pure per il finale del post 😀

    1. Quanto mi hanno fatto incazzare 😀 stavo per gonfiarli di mazzate seduta stante.
      Sì, comunque è davvero un film pazzesco. Sono uscita frastornata

      1. Frastornata ma lucida abbastanza da scrivere una recensione che alla Bigelow piacerebbe mica poco 😉
        E comunque ribadisco che ho sempre trovato pretestuose le attribuzioni politico/propagandistiche nei suoi confronti (come già in The Hurt Locker)…non le interessano, non è il suo stile e dovrebbero ficcarsi bene in zucca che in gamba com’è lei non ha assolutamente bisogno di questi trucchetti per attirare spettatori. Ma il suo pubblico questo lo sa benissimo…pubblico del quale, credo, i due brillantoni dietro di te non fanno sicuramente parte 🙂

        1. Infatti, alla Bigelow di fare propaganda non è mai importato nulla. Il suo pubblico ce l’ha sempre avuto, a prescindere che parlasse di surfisti, vampiri o soldati.
          Certo, un tema come questo, ancora molto scottante, scatena polemiche per forza di cose, ma il film riesce tranquillamente a metterli tutti a tacere 😉

  3. Secondo me è una lezione di cinema, come deve essere: imparziale, freddo, lucido. Perfetto.
    Non dico che ogni film debba essere così, ma senza dubbio è un esempio al quale si guarderà sempre.
    Il fatto è che noi adesso lo capiamo fino a un certo punto. Tra vent’anni vedrai. 😉

    1. Credo anche io che questo sarà un film che tra una ventina d’anni verrà studiato.
      Che poi forse è l’unico modo per trattare una storia così recente e ancora dolorosa, quello di girare un film così, del tutto equidistante e così lucido.
      Vedremo Cap, io aspetto al varco una pletora di gne gne gne 😉

  4. Helldorado · · Rispondi

    Il post è meraviglioso, insieme a quello del Cap dovrebbero leggerlo tutti quelli che si sono avventurati in delle polemiche che dimostrano quanto non capiscano un cazzo di Cinema.
    Applausi per una regista da amare sempre di più.

    1. Grazie Max…
      un film straordinario. Ma una potenza vera e propria. Credo di essermi mangiata le unghie fino all’osso in sala.
      La scena dell’attentato alla collega di Maya…io non avevo il coraggio di guardare. Mi sono anche tappata gli occhi a un certo punto.

      1. Helldorado · · Rispondi

        Pugno allo stomaco incredibile…ma anche pensare a come lei conduce la sua vita fa paura. Un film che è una discreta mattonata sui denti, secco, spietato e brutale come un disco di Death Metal tecnico.

        1. Classe da vendere. Io non so come ci sia riuscita a tirare fuori una roba così monumentale. Lo voglio già rivedere.

  5. Perchè non ho mail tempo per visionare quello che desidererei? Perchè invidio sempre più i miei amici blogger che vedono tutto? Grrr, che rabbia…:)

    1. E’ la stessa crisi che ho avuto io negli ultimi sei mesi. Sto recuperando adesso un’infinità di visioni arretrate.
      Faccio dei tour de force micidiali 😀

  6. “Perchè non ho mail tempo” è un refuso carino, no? Ciao 🙂

  7. Visto ieri sera, concordo in toto. Freddo, lucido, spietato, imparziale. Una grande lezione di cinema. Alla fine quasi mi alzavo ad applaudire…

    1. Ho avuto la stessa tentazione, di alzarmi in piedi, applaudire e anche lanciare qualche gridolino da fan girl 😀

  8. Allora non c’è un cavolo da dire è un bel film…è una mattonata che ti si pianta sul petto. Girato divinamente e il finale è una mazzata tra capo e collo. Come quando, verso la fine chiedono a Maya “Che altro ha fatto per noi?” “Solo questo” e nelle lacrime finali c’è questa frase, non c’è più un senso nella sua vita.
    Ma (c’è un ma) il film non mi è piaciuto…non come mi aspettavo forse. Ripeto non è un brutto film, ma boh ha qualcosa che non mi è andata a genio. Lo so sono strana….

    1. Perché è un film totalmente prosciugato da qualsiasi emotività, a parte nel finale. Ed è difficile da digerire, nella sua equidistanza e nella sua rigidità. E’ un oggetto spigoloso e duro che ti si pianta nello stomaco. Non è facile, per niente.

      1. Mi sento meno strana 😀 Però ecco non mi sognerei mai di dire che è brutto…o che ha imparato dal marito -.-”’ (cosa avrei dato per vedere la tua faccia…)

        1. Ho girato la testa a 360 gradi modello esorcista 😀

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