The Collection

the-collection

Regia – Marcus Dunstan (2012)

Se Final Destination è la versione horror delle sfighe fantozziane, si può affermare senza tema di essere smentiti che la saga di Saw è la versione torture porn di Willy il Coyote. Perché vi parlo di Saw? Presto detto: il regista del film che ci apprestiamo ad analizzare è, insieme all’amichetto del cuore Patrick Melton, il responsabile delle sceneggiature dei capitoli IV, V, VI e VII. Non solo, il dynamic duo ha anche “scritto” Piranha 3dd, oltre all’intera trilogia di Feast. Quando, nel 2009, Melton e Dunstan decidono di scrivere e dirigere un film per conto loro, nessuno si aspettava grandi cose. E invece, The Collector era un prodotto tutto sommato gradevole. Nasceva come un prequel delle avventure dell’enigmista, ma poi per fortuna il progetto fu accantonato e The Collector prese vita propria. L’influenza di Saw era abbastanza evidente: sempre di un killer che ti piazza il trappolone per ogni dove si trattava, ma se non altro Dunstan e Melton ci facevano la cortesia di
a) non dotare il suddetto killer di alcun background, di farlo agire come un’ombra implacabile, privandolo di spiegazioni sul perché e il percome si introducesse in casa di poveri cristi per massacrarli con fantasiose e variegate metodologie.
b) non fargli dire neanche una parola per i 90 minuti di film, che davvero già mi ammazzi in un ambiente fetido e pieno di germi che mi fa schifo solo l’idea. Inoltre, prima di crepare mi devi anche attaccare il pippone che prima che scatti il meccanismo (per costruire il quale hai evidentemente conseguito quindici lauree in ingegneria aerospaziale), faccio prima a suicidarmi a sbadigli. 

Orbene, i due simpatici ragazzotti eliminano dal loro film tutti quegli orpelli fastidiosi e inutili che rendono la saga di Saw un qualcosa di cui (ne sono sicura), tra qualche anno tutti ci vergogneremo profondamente, solo per avergli dato un minimo di credito. E anzi, ho la certezza che faremo finta che non sia mai esistita e quelli a cui è piaciuta verranno perseguitati e obbligati a rivedere tutti i film a ripetizione tipo cura Ludovico. Giusto per rendersi conto di quali cagate abbiano infestato per dieci anni gli schermi di tutto il mondo.
In The Collector rimangono dunque i trappoloni, lo splatter tutto in campo (e non intervallato da dissolvenze flashate neanche fossimo in discoteca. Un po’di ritegno, per cortesia) e il concetto di un assassino mezzo genio a cui piace giocare con le proprie vittime. Senza impartire nessuna lezioncina morale. Che squillino le trombe e suonino le campane a festa.

Collection-horropivcs

The Collection è il seguito del film del 2009. Si conferma la squadra del primo film, con Melton alla sceneggiatura e Dunstan sia a scrivere che sul set dietro la macchina da presa, e si riprendono i due personaggi principali di The Collector: l’assassino e lo scassinatore gentiluomo.
Questa volta però non si perde tempo in inutili prologhi. Si parte subito a tavoletta e, dopo una brevissima presentazione della coprotagonista femminile (Emma Fitzpatrick, da tenere d’occhio in futuro) si passa alla strage. E quando dico strage non faccio un’iperbole. Trattasi di una strage vera. Qualche centinaio di persone in una discoteca che vengono trebbiate da un meccanismo di lame che scende dal soffitto e le affetta senza pietà. E se qualcuno sopravvive, poco male. Il nostro caro Collector chiude i superstiti in una gabbia e li spiaccica con un sistema di pareti semoventi. Il tutto dopo neanche un quarto d’ora di film. Bravi.
Sì, certo, se ci si comincia a chiedere come abbia fatto il killer a trasformare una discoteca in un gigantesco trappolone mortale, ci si rovina la poesia di sangue e budella. Ma forzare la sospensione dell’incredulità, a volte, può anche avere effetti positivi, soprattutto se, dopo un incipit del genere, il film mantiene tutte le promesse, non cala mai di ritmo e, anzi, accelera addirittura e non lascia un solo attimo di tregua allo spettatore: niente tempi morti, pochissimi dialoghi, azione a rotta di collo e violenza come se non ci fosse un domani. Cavolo, se i torture porn fossero tutti così, potrei addirittura rivalutare il genere.

nooooo-that-evil-guy-from-that-horror-movie-no-one-saw-returns-friday-in-the-collectionThe Collection si svolge quasi tutto nel covo dell’assassino, da cui il nostro scassinatore era riuscito a fuggire e dove è obbligato a ritornare per il recupero dell’unica ragazza rimasta in vita e portata via dentro una scatola dal killer. Dall’ingresso nell’albergo abbandonato (hotel Argento) fino ai titoli di coda è tutto un susseguirsi di atrocità assortite.
Adesso, come ho già detto tante volte, questa tipologia di film non è tra le mie preferite. Apprezzo  altre forme di horror, un po’ più sottili e meno tese a mostrare il dettaglio anatomico e lo smembramento fini a loro stessi. Eppure trovo abbastanza sterile mettersi a disquisire sulla violenza gratuita, parlando di cinema dell’orrore che è violento per forza di cose, a prescindere dal fatto che tale violenza sia suggerita o fatta vedere a tutto schermo.
Lo scopo principale di una produzione del genere è quello di mettere a disagio lo spettatore. E The Collection ci riesce. Non tanto, o non solo, perché ci sono scene in cui tanta gente muore malissimo. Ci riesce caratterizzando alla grande il personaggio dell’assassino.

The-Collection-2012-Movie-Image-600x337

Non lo vediamo mai in faccia, non lo sentiamo pronunciare neanche una parola (se non nella sequenza finale, ma in un contesto particolare e allora ci sta tranquillamente), non ha un passato, non ha una motivazione, non è simpatico e non ti mette in condizione di parteggiare per lui.
Lo odi dall’inizio alla fine e ti spaventa, è una presenza implacabile che uccide persone innocenti, che non vengono neanche ritratte come insopportabili cretini che si vuol veder morire dopo cinque minuti. Anzi, si soffre con loro e l’istinto è quello di rannicchiarsi in un angolo e sperare che non accada nulla di male. Il che, puntualmente, accade.
La differenza gigantesca tra un prodotto come The Collection e i vari cloni e seguiti di Saw (di cui io non salvo neanche il capostipite) sta proprio nella nettissima distinzione che esiste tra mostro e vittime di turno.
Molto schematico, certo, anche didascalico, se si vuole. Ma da un certo punto di vista, un modo inedito di guardare al torture porn (sottogenere che ormai è superato, e quindi The Collection arriva anche fuori tempo massimo), in cui di solito il processo di identificazione è con chi infligge le torture e non con chi le subisce.
Spogliato di qualsiasi caratteristica umana, il killer non è altro se un ennesimo Uomo Nero nascosto nell’armadio. In questo senso, The Collection è un horror puro. E, splatter a parte, fa paura. Che è poi il motivo per cui paghiamo il biglietto e ci sediamo al buio.
Per chi ne avesse voglia, questa è la sequenza di apertura in discoteca.

16 commenti

  1. Porco giuda… ti metti dalla parte dei buoni. Adesso mi tocca vederlo!

    1. Sì, per una volta tanto! Secondo me puoi bypassare tranquillamente il primo film che è così così. Qui ti siedi comodo e ti becchi 86 minuti (titoli di coda compresi) di mazzate.

  2. ah ah ce l’ho pronto da vedere ma ero dubbioso…ora mi hai levato qualsiasi dubbio e quando i bradipini dormono si aprirà la mattanza!

    1. La trebbiatura di massa in discoteca vale tutto il tempo speso a guardarlo.
      E poi, frattaglie a parte, il killer è spaventoso.

      1. Modalità a parte, la mattanza in discoteca mi richiama alla mente quella di Pinhead in Hellraiser III…potrebbe essere una citazione mirata (che magari vedo solo io). E comunque già da queste sequenze si capisce a grandi linee quanto sia impossibile provare una qualsivoglia forma di empatia per un lurido bastardo di tal fatta…

        1. Ci ho pensato anche io che fosse una citazione dal terzo hellraiser. La situazione è piuttosto simile. Mancano solo le lingue prese all’amo e i cd usati per sgozzare i giovinastri 😉

  3. non è il mio genere e penso che non lo vedrò,però devo dire che il primo capitolo :The Collector è un must nella mia edicola, ogni tre mesi mi arriva e puntualmente lo vendo. Un po’ come Hachet, che invece è pronto per esser visto,ma temo la cazzatona delle cazzatone.

    ps:volevo anche farti anche una domanda su una piccola contraddizione di fondo del tuo articolo,ma evito perchè stanotte ho sognato che mi mandavi a fanculo violentemente,perchè volevo venderti l’opera omnia di Peter Straub…quindi…passiamo oltre va 🙂

  4. Io giá mi vergogno adesso per aver dato credito al primo Saw! 😦
    Cosa dici mi dovrò beccare una cura Ludovico a base dell’ opera omnia di Tobin Bell? 🙂

    1. No, tu non ti meriti una punizione del genere. Anche io per qualche mese diedi credito al primo Saw 😀

  5. Mi metto tra quelli da perseguitare perché ho goduto di ogni singola goccia di sangue versata nella saga di Saw e ammetto che questo titolo ha smosso parecchio il mio interesse.

    1. Oddio, no. Al massimo ti sparaflashiamo i ricordi così rimuovi

  6. il primo si salvava solo nelle parti gore e se qui se ne promettono a vagonate, una visione non gliela nego di certo 🙂

    1. Le parti gore e il fatto che l’assassino non diceva una parola per tutto il film 😀

  7. LordDunsany · · Rispondi

    Neanche a farlo apposta l’ho visto e recensito settimana scorsa e, anche se strano (ma ogni tanto capita), non sono per niente daccordo con te. 😀 Io l’ho trovato una porcheria quasi totale, purtroppo non ha capo né coda, attori pessimi, situazioni al limite del ridicolo e senza logica. Sarà brutale nella parte di alcuni omicidi (quello in disco merita), ma una sceneggiatura coerente non ce l’ha proprio. Strapieno di buchi e cose fasidiose con citazioni messe a cavolo per far vedere che i creatori, loro si che ne sanno! 🙂 La scena finalissima è ridicola e inverosimile.. Per me bocciatissimo.. Lucia, hai posta, fammi sapere! 😉

    1. A me non ha dato questo impressione.
      nel senso che ha una sceneggiatura piuttosto schematica e semplicistica, in cui è difficile trovare voragini proprio perché segue lo schema classico di: entro nel covo e cerco l’assassino. Poi sì, certo, il controfinale mi ha lasciato un po’perplessa, ma l’ho trovato comunque efficace, se non altro per chiudere.

      1. LordDunsany · · Rispondi

        Appunto, pur avendo una tanto semplice non sono riusciti a farla filare a dovere!! Ci sono almeno 10 cose che uno si domanda: “ma come fa a essere così”, o “perchè succede questa cosa?”! Tanto per dire: non s’è capito cosa il collezionista collezionasse!! Persone, ogggetti, manichini, teratologie? Un pastticcione brutto brutto..
        Ah, Lucia, non so se te l’ho già scritto ( 😀 ), hai sempre posta 🙂 😉 Dai, su, mi serve sapere se è ok così! Ti sono venuti dubbi? None.. 😉

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: