Hitchcock

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Regia – Sacha Gervasi (2012)

“I will never find a Hitchcock blonde as beautiful as you
Oh, Hitch. I’ve waited thirty years to hear you say that
That, my dear, is why they call me the Master of Suspense

Prima di cominciare, è importante stabilire due punti essenziali:
1) Hitchcock non è un biopic sul regista inglese. È piuttosto la storia di un’ossessione narrativa, di come un’idea cominci a girare nella mente di un artista e di come poi questo artista faccia di tutto per metterla in pratica, fino a rischiare un’intera carriera. La carriera di Alfred Hitchcock poi, non una robetta qualsiasi. Sì, certo, è anche una bellissima storia d’amore tra il regista e sua moglie Alma. Una donna che sapeva, nell’ordine: scrivere sceneggiature, tenere in mano un set come e forse più del marito, muoversi in moviola come una regina del montaggio, tenere testa a quel matto che aveva dentro casa. 

2) Hitchcock è un’opera d’esordio. Il regista ha all’attivo solo un documentario, oltre ad aver scritto una manciata di film tra cui il non proprio esaltante The Terminal (e se lo dico che sono spielberghiana fino all’autolesionismo, fidatevi). Quindi, a proposito di matti, mettersi a giocare con il cinema monumentale di Hitchcock al proprio debutto in un lungometraggio necessita di un certo grado di follia. Il bello è che Gervasi confeziona un prodotto notevolissimo da tutti i punti di vista, sia che lo si guardi come esercizio metacinematografico, sia come omaggio a un genio che ha segnato la storia del cinema forse più di chiunque altro, sia che, a prescindere da ogni rimando, citazione e ammiccamento, ci si sieda davanti a questo film per assistere semplicemente a un’opera di intrattenimento raffinato, colto e intelligente.

Hitchcock-_-Scarlette-Johanson

Dopo una breve introduzione con protagonista Ed Gein (Michael Wincott), troviamo Hitchcock alla prima di Intrigo Internazionale. Il regista, una volta portato a termine tutto il processo creativo e produttivo di un film, si mette subito a caccia di una nuova idea. Qualcosa che lo stimoli, qualcosa di diverso rispetto a quanto fatto prima. Nel 1959, Hitchcock era il regista più importante al mondo, aveva 60 anni, una serie impressionante di successi alle spalle. Eppure voleva cambiare. Voleva ritrovare la passione degli esordi, voleva mandare al diavolo i critici, i produttori, i distributori, che gli chiedevano di rifare sempre lo stesso film, salvo poi punzecchiarlo perché non si rinnovava.
Insomma, proprio nel momento in cui avrebbe potuto adagiarsi e realizzare un altro film a colpo sicuro e da incasso garantito, il sessantenne Hitchcock si mette in discussione e decide di fare Psycho, dal romanzo di Robert Bloch, considerato un horror dozzinale, un progetto poco rispettabile, roba da viziosi maniaci e voyeur.

Hitchcock segue tutte le fasi della realizzazione di Psycho, dalla stesura della sceneggiatura, alla scelta del cast, fino alla sua uscita in sala, passando per il montaggio (la scena più bella del film, da lacrime agli occhi) e, ovviamente, le riprese. Eppure, lo spazio dedicato al set in senso stretto è relativamente poco. Assistiamo alla preparazione delle attrici nei camerini, all’allestimento di alcune scene, alle sfuriate di Hitch contro i suoi assistenti e vediamo in che modo sono state girate due sequenze molto famose di Psycho. Ma il nucleo centrale del film non è fare un dietro le quinte di uno dei più importanti lavori della carriera di Hitchcock.
Il punto fondamentale dell’opera è in realtà il concetto di creatività, lo sviluppo di un’idea che si trasforma gradualmente in ossessione e che, in un certo senso, cannibalizza l’esistenza di tutti quelli che sono coinvolti.
Qualcuno a cui voglio molto bene ha detto che il cinema non è un lavoro, ma un sequestro di persona. Ecco, se vedrete Hitchcock capirete a fondo cosa significa questa frase.

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Vera Miles, Janet Leigh, Anthony Perkins

Alfred Hitchcock investì personalmente nella produzione di Psycho. Nessuno voleva fornirgli il budget necessario a girarlo, perché si riteneva sarebbe stato un flop. La distribuzione lo fece uscire in due sale in tutti gli Stati Uniti. Il rischio che il regista si prese nel volerlo realizzare a tutti i costi, era di quelli in grado di compromettere un’intera carriera. Perché si sa che a Hollywood vali solo quanto vale il tuo ultimo film.
L’ostinazione cieca nel portarlo a termine, nonostante tutte le difficoltà venne, com’è noto, premiata e Psycho è ancora oggi uno dei più grossi successi commerciali di Hitchcock, nonché un’opera fondamentale che ha letteralmente cambiato la faccia del cinema, con un coraggio e uno spirito pionieristico che ci si aspetterebbe da un ragazzino all’esordio. Non da un regista di sessant’anni all’apice del successo.
Il ritratto che Gervasi fa di Hitchcock è quello di un uomo con una mente in continua agitazione e fermento, dotato di un’indipendenza intellettuale che gli permetteva di ridere in faccia alla commissione censura e di sfidare la Paramount, ma anche in grado di prevedere e di indirizzare i gusti del pubblico. Genio non solo artistico, ma anche commerciale. Un gigante che comunque aveva i suoi dubbi, le sue fragilità, le sue paure.
Il problematico rapporto con le donne, per esempio, anche quello espresso in forma di ossessione nei confronti delle sue protagoniste. L’identificazione col personaggio ispirato a Ed Gein che stava portando sullo schermo, che Gervasi ci mostra attraverso una serie di siparietti onirici davvero efficaci. E poi, soprattutto, il bisogno di essere supportato e incoraggiato in ogni sua scelta dalla moglie Alma.

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Se Hitchcock era un genio, Alma era una donna di cinema di una competenza, preparazione e capacità assolute: “Nessuno è in grado di montare un film come te” dice a Hitchcock in una scena del film.
“Nessuno, tranne te” le risponde lui.
La collaborazione tra i due è, da un punto di vista emotivo, la parte più coinvolgente del film. Non si trattava solo di ascoltare gli sfoghi del marito, star dietro alle sue paturnie, sopportare le relazioni molto particolari che Hitchcock intrecciava con le sue attrici. Era una vera e propria simbiosi artistica e professionale, che si concretizzava in tutti gli aspetti del lavoro di Hitchcock. Alma revisionava le sceneggiature, presenziava sul set, prendeva decisioni importanti, restando sempre in disparte e non venendo quasi mai accreditata tra gli autori del film.
Personaggio straordinario, interpretato da una Helen Mirren che sembra diventare più brava a ogni ruolo (tu dici, non è possibile, non può essere ancora più brava e lei ti frega), Alma Reville è la vera protagonista di Hitchcock. Tanto che persino sir Anthony Hopkins si lascia rubare la scena da lei e si mette in un angolo ad ammirarla.
Tutto il cast è eccellente, da Jessica Biel, a Toni Colette, all’impressionante Anthony Perkins di James D’Arcy. Persino la Johansonn è sopportabile e la sua Janet Leigh funziona alla perfezione.
Regia molto classica, con qualche guizzo nelle visioni che Hitchcock ha di Ed Gein e nei dialoghi surreali con l’assassino.
Soprattutto, una sceneggiatura ottima, che riesce a miscelare i toni del dramma e della commedia con eleganza e fluidità e che, oltre a trasmettere un enorme amore per il cinema, ci parla della nascita di un mito di celluloide e svela la natura profondamente collettiva della macchina cinema, che è collaborazione e scambio di idee. Anche se poi spesso, a prendersi tutte le responsabilità è una persona sola.

13 commenti

  1. c’è anche molta fortuna,caso oppure esiste la Genialità,una dote rara che supera il Talento e la Volontà? Si perchè il rischio di fare Psycho,mi piacerebbe lo mettessero in scena tanti autori sulla sessantina che spesso ripetono sempre le stesse cose,per non parlare dei giovani autori che talora si limitano a riciclare cose già dette.

    Creatività,collettivismo,tanto tanto tanto egocentrismo, che non è affatto una brutta cosa quando è al servizio di una persona talentuosa.
    Mi hai fatto venir voglia di vederlo eh! Poi io amo tantissimo il buon Alfred, il suo stile british,la capacità di creare tensione con poche inquadrature.

    Helen Mirren,Judi Dench,Maggie Smith,per me sono sempre grandiose!

    1. Bè, Hitchcock ha creduto nel progetto e ci si è buttato dentro anima e corpo. Credo che questo sia soprattutto significativo. Perché nessuno tranne lui ci credeva sul serio. A parte Alma, ovviamente.

      1. Una grande donna per un grande uomo…e una grande recensione che li ricorda come meritano di essere ricordati (mi sembra che Gervasi abbia fatto proprio un buon lavoro in questo senso, per cui cercherò se possibile di vedermelo in tempi brevi) 😉

  2. Grazie della tua recensione: volevo già vedere il film…ora, ancora di più! 🙂

    1. Vedilo assolutamente. Ne vale la pena dal primo all’ultimo secondo 🙂

  3. Non lo dico spesso, non mi piace dirlo così come non amo commentare in giro, ma sappi che per me, per quel che conta, stai facendo un lavoro importante nella blogosfera italiana: quando ci vuole ci vuole. E tenete tutti d’occhio James D’Arcy che è un attore canaglia e braverrimo.

    1. Oddio, grazie davvero…so che non lo dici spesso, ma conta tanto. Non capisco in che modo io faccia un lavoro importante, ma se me lo dici tu, ecco, mi scatta la commozione.
      Sì, D’Arcy è un fenomeno.
      Grazie ancora.

      1. il tuo lavoro è importante perchè metti il Cinema,i Film ,al centro dell’attenzione di chi legge,perchè scrivi bene dando il giusto peso alla semplicità dell’esposizione,ma senza essere ..ecco fondamentalmente ti lovviamo abbestia perchè questo blog non è roba da bimbeminkia eh!
        Ti piace come spiegazione?

        e poi a me ,personalmente, hai convertito al cinema horror,sei la mia guida..come si chiama sherpa?Ecco una cosa simile

        ciao e fantastico,meraviglioso,giovedi per te ol rait?

  4. Molto interessante… *O*

    1. Gran film, Gianluca. Consigliatissimo 😉

  5. Helldorado · · Rispondi

    Sembra davvero interessantissimo…tàc! Altra tacca sulle cose da vedere… 🙂

    p.s. superbo post!!!

    1. Grazie Max.
      Di solito i film sul cinema non sono facilissimi, ma questo ha davvero tutte le cose al posto giusto.
      C’è da innamorarsene ❤

      1. Helldorado · · Rispondi

        Devo vederlo quanto prima…!!!

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