1974: It’s Alive!

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Regia – Larry Cohen

Hunting and killing babies doesn’t seem to be my specialty

Che anno fantastico, il 1974, per il cinema dell’orrore. Arriva Tobe Hooper e, con il suo esordio, Non Aprite quella Porta, terrorizza una generazione intera. Esce anche il primo film scritto e diretto da Peter Weir, uno strano miscuglio di action, commedia e, appunto, horror, dal curioso titolo The Cars that Ate Paris. Bob Clark cambia per sempre la faccia alle festività natalizie con Black Christmas e un giovane sceneggiatore di 33 anni, con all’attivo già tre film (una commedia, due polizieschi) come regista, decide di girare un piccolo horror incentrato sulla mostruosità infantile.
Larry Cohen è un nome che non a tutti dirà qualcosa. Nel campo dei film indipendenti e basso costo degli anni ’70, è uno che al genere ha dato molto. Più come scrittore che dietro la macchina da presa. Sue infatti le sceneggiature dei Maniac Cop, degli Ultracorpi di Abel Ferrara e di quel gioiellino di Phone Booth, che non si sa bene Schumacher come lo abbia cagato.
Alla regia, oltre che per It’s Alive e al suo seguito, andrebbe ricordato anche per un’opera atipica e molto particolare, God Told me to, del 1976.
It’s Alive (o Baby Killer, titolo italiano) è un horror che si avvale della collaborazione di Bernard Herrmann alle musiche, e di un giovanissimo e Rick Baker agli effetti speciali. Uno degli ultimi film per il compositore e uno dei primissimi per l’artista del make up, futuro premio Oscar.
Era un horror a bassissimo costo, nato sulla scia di Rosemary’s Baby e dei pupi demoniaci. Solo che Cohen, con grande intelligenza, lascia da parte la puzza di zolfo e i diavoletti per concentrarsi su altro.
its-alive-1974-hospitalLa trama del film è molto semplice e lineare: i Davies aspettano il loro secondo figlio. Se ne vanno tutti tranquilli e paciosi all’ospedale, la moglie entra in sala parto, mentre il marito aspetta con altri uomini davanti alle macchinette del caffè, chiacchierando di disinfestazioni e pesticidi.
Il bambino dei Davies nasce un po’troppo grandicello, con due zanne che neanche uno squalo tigre, una certa propensione all’aggressività e la tendenza a uccidere quando si sente spaventato o minacciato. Stermina tutti i presenti in sala parto, tranne la sua mamma e poi sparisce in un condotto d’areazione.
Parte una caccia all’uomo in tutta Los Angeles, con l’obiettivo di uccidere il mostriciattolo, costi quel che costi. Nessuna altra ipotesi, se non l’assassinio, viene presa in considerazione dalle autorità. E anche Frank Davies, padre del bambino, sembra essere d’accordo e si offre, anzi, di collaborare con la polizia alla sua cattura.
Il neonato è un mutante. Quindi non ha origini soprannaturali. E Cohen non fornisce nessuna spiegazione precisa o definitiva a riguardo. Si parla di pillole ingerite dalla madre in gravidanza (e il pensiero se ne va subito al Talidomide), di esposizione alle radiazioni. E poi c’è quel dialogo apparentemente inutile, all’inizio del film, su lumache e pesticidi che suona quasi come un campanello d’allarme.
Quale che sia la causa delle sue deformità e aggressività, il bambino è un prodotto del tutto umano e sociale. E la società se ne vuole liberare come si schiaccia un insetto.

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Larry Cohen sul set

Ma Cohen non segue da vicino (o non solo) i tentativi di cattura del neonato da parte della polizia. Preferisce concentrarsi sui suoi genitori, e in particolare sul padre, interpretato da John P. Ryan, che rinnega qualsiasi tipo di legame col bambino mostruoso, affermando più volte che tra la sua famiglia e quel tragico scherzo di natura non esiste nessuna connessione. L’uomo cerca di proteggere la moglie e il primo figlio dalle attenzioni dei media, osserva impotente il crollo psicologico della moglie e affida il ragazzino a un amico, tenendolo lontano dalla televisione e dai contatti con l’esterno, nella speranza che non venga mai a sapere che cosa è successo.
La vita dei Davies, e di Frank in particolare, si sgretola. Lui perde il lavoro nel momento in cui i giornali diffondono la notizia del parto mostruoso. E quella che era una normale e unita famiglia della borghesia medio – alta, si trasforma in un nucleo di reietti obbligati a vivere nascosti.
Risulta quindi naturale il desiderio di Frank di dedicarsi alla caccia al neonato: vuole tornare a far parte della società che lo sta emarginando, vuole dimostrare che lui, con quella bestia, non ha nulla a che spartire.
E tuttavia, cosa di cui si rende conto perfettamente la madre, che pazza non è per niente, e come sa anche il fratello maggiore, una connessione esiste. E quell’orrore è comunque tuo figlio. Ed è spaventato, è terrorizzato, è da solo in un condotto fognario e vogliono ucciderlo.
Al che Larry Cohen tira fuori una di quelle scene che farebbero piangere anche i sassi e si lancia verso un finale tragico, l’unico possibile.

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A metà tra il dramma familiare e l’horror politico, It’s Alive è un film che soffre sicuramente delle ristrettezze di budget, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione della creatura, nonostante il lavoro di Baker piuttosto posticcia. Per fortuna Cohen la mostra il meno possibile e lascia invece ampio spazio ai personaggi e alle loro reazioni. Non è neanche il classico film dalla parte del “diverso”, quanto una riflessione sulla sua percezione e su come i ruoli sociali vengano modificati e ribaltati nel momento in cui l’elemento deviante irrompe nell’esistenza calma e tranquilla di un individuo come tanti.
Il poppante zannuto non è lì per suscitare empatia e tenerezza (se non alla fine, e questo è un bel trucchetto di sceneggiatura), è lì per spaventare. Assistiamo a tutta la vicenda attraverso lo sguardo di Frank, e quindi il nostro modo di vedere il mostruoso, il deforme, l’anomalo, cambia solo quando cambia anche il suo.
Non si tratta di schierarsi e fare il tifo, ma di entrare in contatto con un personaggio fragile e complesso com’è quello del padre del bambino.

Il mostro resta dunque sullo sfondo, un po’per motivi economici, un po’ perché a Cohen interessava altro. I momenti horror hanno comunque la loro efficacia. E un paio di attacchi funzionano molto bene, soprattutto quando Cohen utilizza le soggettive fuori fuoco e traballanti del frugoletto coi dentoni.
It’s Alive resta comunque un ennesimo prodotto del cinema da battaglia degli anni ’70 degno di essere rispolverato, merito soprattutto di una sceneggiatura molto ben scritta, con dialoghi intelligenti e pieni di spunti di riflessioni. Molto bello quello che cita Frankenstein (e Frankenstein è un punto di riferimento a partire dal titolo).
Il signor Cohen dovrebbe venire citato più spesso, tra quelli che hanno contribuito a fare grande il genere.
Segnalo la presenza di un remake, datato 2009, con sceneggiatura a opera dello stesso Cohen e produzione della rediviva Amicus.
Musica

23 commenti

  1. Io sono un seguace di Cohen del quale amo molto anche il Serpente alato e quella trashata d’autore che è The Stuff il gelato che uccide. Un grandissimo artigiano della parole e dell’immagine
    Questo chiaramente è il suo capolavoro per me.Il personaggio di Frank è tra i più complessi e commoventi,un personaggio maschile non stereotipato,ma curato,pieno di contraddizioni.
    Davvero un classico.

    ps:dai,va, trova due secondi per andar sul mio blog che ho scritto di te e del tuo blog,spero ti faccia piacere eh,fammi sapere! 🙂

    1. Ecco, il serpente alato necessità di grande sforzo per volergli bene, ma alla fine gli si vuol bene lo stesso 😀
      sono passata sul tuo blog e ho ringraziato 😉

      1. è talmente un casino di mostri,aztechi,serial killer,a me piace assai..Un dirty pleasure come dicono quelli che parlano bene!

        ps: prego! Come ho scritto anche sul mio blog,con tutte le mail pleonastiche che ti spedisco,meriti la beatitudine eh ^_^

  2. Molto interessante, il tema dell’isolamento sociale fa sempre una certa presa su di me. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Sì, che poi è una tematica che nel cinema horror degli anni ’70 andava per la maggiore.
      E’ un film interessante, potrebbe piacerti 😉

  3. Grande anno fu il 1974, grande fu quel cinema di battaglia, probabilmente una delle ultime stagioni del cinema indipendente.
    Cohen poi era un piccolo genio.

    1. Cohen sì, davvero una figura fondamentale del cinema dell’orrore e non solo. E comunque continua, bene o male, a scrivere. Magari prima o poi ce lo ritroviamo al timone di un progettino interessante

  4. Recensione interessantissima come al solito. Del film avevo sentito parlare, ma non l’ho mai visto, mi turba un pochino lo ammetto, credo sia anche difficile da recuperare. Se hai voglia passa da casa mia che ho scritto una cosa su di te.

    1. Sono passata, ho ringraziato e ribadisco anche qui che sei troppo buona 😉

  5. Helldorado · · Rispondi

    Questo ce l’ho…devo vederlo 😀

    1. Questo è tanto bellino 😀

  6. Sicuramente un titolo che vale la pena di recuperare se non lo si conosce…io conosco i due capitoli della trilogia di Cohen usciti in Italia e devo dire che è il primo -oggetto della tua esauriente recensione- a essermi rimasto più impresso (oltre a essermelo rivisto più volte), per quanto anche il terzo -nella sua variante “isolana”- non fosse male a quel che ricordo…

    1. Sì, il terzo è il più cheap di tutti, prodotto solo per l’home video, con Cohen piuttosto svogliato, anche se l’idea dell’isola in cui vengono rinchiusi i fanciulli zannuti non era affatto malvagia.
      Il secondo invece ha degli spunti di riflessione che lo rendono anche, da un certo punto di vista, più complesso del primo.
      Ma sono comunque tutti film da andarsi a riscoprire.

  7. Non scrivo quasi mai, ma ti seguo sempre. Sei una miniera inesauribile di ottimi suggerimenti cinematografici e non. Questo non l’ho mai visto, rimedierò presto alla lacuna.
    Sei una grande, complimentoni per l’acutezza di tutti i tuoi post.

    Leti

    1. Ma grazie, davvero. Non mi merito dei complimenti del genere, però fanno sempre piacere.
      Alla fine scrivo su questo blog perché mi diverto e posso condividere la mia passione con tutti voi che mi leggete.
      Spero continuerai a seguirmi.
      Grazie ancora.

  8. LordDunsany · · Rispondi

    Mmmm, bel commento Lucy, però questo non è tra i film che mi piacciono di più, anzi.. sarà perchè bambini, neonati e simili mi vanno sempre un pò di traverso.. 😉

    1. Ma questo è un bambino con le zanne e gli artigli 😀

  9. Cosa mi hai tirato fuori. Io ti amo, semplicemente.
    Non posso commentare una recensione così bella e non posso nemmeno spiegarti come l’attacco del bimbo al lattaio sia diventato uno dei leitmotiv della mia scriteriata permanenza alle superiori.
    Immaginati solo tre stupide che, a turno, fingevano di essere o il lattaio o il babykiller e rifacevano la scena praticamente una volta alla settimana, a mo’ di saluto. Che bei tempi.
    Scaccio una lacrima e vado a nanna!

    1. Noooooooo!!!!
      Oddio, ma sono io che ti amo.
      E’ un aneddoto meraviglioso!
      Bei tempi davvero 😀

  10. mai stato un grande conoscitore di Cohen, ovviamente però questo film mi intriga molto per come ne parli, per cui lo metto nella lista da vedere (nella citata lista ci sono almento venti film inseriti a causa tua).

  11. Ricordo questo film (come baby killer appunto) bei tempi, ero giovane e innocente e facilmente impressionabile, lo devo assolutamente recuperare. Ti do due titoli che potrebbero interessarti: Generazione Proteus e Bug l’insetto di fuoco, stesso periodo piacevoli ricordi…

    1. Bug l’insetto di fuoco me lo ricordo. Troppo bellino. Generazione Proteus…ho una specie di voragine mnemonica in questo momento. Devo indagare nei recessi.

  12. La tua recensione è ottima, complimenti per l’analisi e la uqlaità dello stile.

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