My Little Moray Eel – 6

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THE RESTLESS WAVES

A ripensarci ora, Sara si rendeva conto che non era stata colpa di nessuno, che gli eventi avevano preso un corso del tutto casuale, fatto di incomprensioni, paure, tentativi di difendere la propria specie, impossibilità di comunicare.
Eppure, tutto era partito da quel filmato, da quei pochi secondi in cui le luci artificiali di un batiscafo erano riuscite a penetrare un luogo di cui nulla si sapeva. E che si riteneva quasi deserto, inadatto alla vita se non per un paio di sogliole e qualche gamberetto.
Invece no. Lì sotto c’era qualcosa. Qualcosa che, nonostante tutto, esisteva. A un’ondata di scetticismo, in cui la presenza degli “alieni del mare” divenne materia per trasmissioni di solito atte a parlare di gnomi armati di ascia, seguì un periodo di silenzio. Nessuno ne parlò più. Non ufficialmente, almeno.
Sara cercava di seguire gli sviluppi, su internet soprattutto. E aveva iniziato a segnare i vari avvistamenti, cercando di distinguere quelli inventati da quelli reali.
Nel frattempo, senza clamore e lontano da qualsiasi mezzo di comunicazione, la NASA preparava una seconda spedizione. E, questa volta, James Cameron e il National Geographic ne rimasero fuori.
Anni dopo, Sara avrebbe buttato giù una cronologia degli avvenimenti, proprio a partire dalla spedizione segreta del 2014, i cui risultati non vennero diffusi se non poco prima che la guerra scoppiasse sul serio.

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Non erano alieni. Proprio per niente. Erano solo un’altra specie, con caratteristiche molto simili a quelle dei pesci e con un’intelligenza alla pari di quella umana. Trasparenti come le meduse, in grado di vedere al buio, la testa allungata ai lati, che ricordava quella dei pesci martello, capaci di resistere all’enorme pressione a chilometri e chilometri di profondità, ma anche di risalire in superficie a una velocità impressionante e di respirare fuori dall’acqua. Non sopportavano la luce e, sotto il sole, si scioglievano in un paio d’ore. Tutto ciò che restava di loro era una poltiglia biancastra e puzzolente. Dotati di braccia e gambe, potevano unire gli arti inferiori per formare una sorta di pinna caudale che gli permetteva di nuotare in modo più agile e rapido.
Erano muti. Si pensava che comunicassero tra loro con una qualche forma di telepatia. E fu questo a mettere nei guai Sara, quando scoprirono che lei gli assomigliava.
Quelli degli abissi. Cominciarono a chiamarli così dopo che il primo esemplare fu portato a terra. Lo catturarono a largo delle Filippine e a poco più di un centinaio di metri di profondità. Il che portò alla conclusione che non abitassero soltanto nei luoghi più lontani e inaccessibili dell’Oceano, ma che vivessero ovunque, sott’acqua, solo molto ben nascosti.
I sommozzatori della marina issarono la creatura su un gommone, avvolta in una rete. Uno dell’equipaggio aveva con sé una telecamera. Sara fece in tempo a vedere il video integrale su youtube prima che lo rimuovessero. Una versione censurata passò anche in televisione.
Non appena la luce del giorno entrò in contatto con la sua pelle, l’essere cominciò ad agitarsi, cercando di ripararsi, rannicchiandosi sotto uno dei tubolari. Sul suo corpo si formarono una serie di vesciche, come bolle di sapone che scoppiavano spurgando un liquido che aveva la stessa trasparenza dell’acqua, ma sembrava più denso. Una scarpa dell’operatore ci rimase incollata.
La creatura apriva e chiudeva la bocca priva di dentatura e non emetteva alcun suono.
I suoi occhi, scuri, lucidi, senza palpebre, si stavano sbiancando, diventando del colore della cenere. Furono loro a sciogliersi per primi, colando sulla prua del gommone. Poi si squarciò il ventre e l’essere smise di agitarsi. Solo allora qualcuno lo coprì con un pezzo di cerata.
Era il 25 febbraio del 2015. 

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Un mese dopo, il sottomarino americano Montana fu attaccato e distrutto. Stritolato, fu il termine che usarono i giornalisti per descrivere la misteriosa vicenda. Da cosa o da chi, era impossibile da stabilire.
Continuavano intanto le ricerche e le sporadiche catture di altri esemplari, condotte con più attenzione, quasi sempre di notte. Dove portassero o cosa avessero intenzione di fare con quelle creature, era anche quello un mistero.
Sara era convinta che quelli degli abissi fossero sempre stati consapevoli dell’esistenza di chi viveva sulla terra. Forse l’individuo che aveva portato alla scoperta della nuova specie non era altro che un bambino curioso, uscito per un istante dalla sua tana per vedere che cosa fosse quella strana macchina arrivata così a fondo.
Non c’era stato nessun incontro precedente a quello. Nessuno che fosse stato registrato, almeno. Era lecito voler capire, era lecito che si volesse conoscere il loro modo di vivere. Non si poteva sapere che la luce li avrebbe uccisi, come non si poteva stabilirne il grado di intelligenza, o se fossero animali o altro.
Appunto, la colpa non era di nessuno.
Ma quelli degli abissi interpretarono le azioni di quelli che vivevano sul suolo terrestre come atti di ostilità. E iniziarono le rappresaglie.
Quando, nella notte tra il 15 e il 16 maggio del 2015, un peschereccio affondò non troppo distante da dove Sara passava le vacanze, l’unico superstite dichiarò che la barca (lunga diciotto metri) era stata trascinata a fondo da un enorme serpente, che le si era avvolto intorno piegando l’acciaio.
“Era una murena. Ma io una murena così non l’ho mai vista. E non era sola. In acqua ce n’erano a decine. E quei cosi schifosi le cavalcavano. E ci fissavano mentre colavamo a picco”.
Sara allora capì che cosa fosse Lui. Il suo amico, il suo compagno di nuotate, giochi e immersioni. E pensò a tutte le volte in cui anche lei era salita a cavalcioni sulla sua murena e, tenendosi stretta alla sua pinna dorsale, come se fosse un criniera, si era fatta portare a spasso sotto il mare, a una velocità che la inebriava quasi fosse ubriaca.
Una macchina da guerra. L’equivalente di un carro armato, o di un caccia. Ma vivo, intelligente, fatto di carne e sangue.
E letale.

Altri capitoli qui.

18 commenti

  1. Si prevedono grandi cose! Vai, Lucia! 😀 ❤

  2. wow!
    ti basta come commento?
    🙂

    1. Basta e avanza ;D

  3. Mi sto appassionando! 🙂

    1. Sono contenta! Guarda, ti dirò, mi sto cominciando ad appassionare persino io 😀

      1. Ah, io mi ero già appassionato…certo che se poi mi fai scendere in battaglia quegli degli abissi vuol dire che hai intenzione di prendermi direttamente all’amo 😀
        P.S. Zio Howard Philip DEVE essere fiero di te 😉

        1. Grazie, Grazie 😀
          oddio, forse mi citerebbe per plagio!

  4. voglio però una storia d’amore che così posso anche commuovermi come una scolaretta eh !dai ^_^

  5. Figo! 😀

    1. Grazie, Grazie 😀

  6. Spettacolare. *O*

    1. Ti lovvo ❤

    1. Grazie Gianluca ❤

  7. Helldorado · · Rispondi

    Applausi!

    1. Addirittura? 😀
      Grazie ❤

  8. Ottimo! Carina la citazione del nano con l’ascia 😉

    1. Quella è per voi Basisti 😉

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