Cinema degli Abissi: 20.000 Leghe sotto i Mari

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Regia – Richard Fleischer (1954)

Il romanzo di Verne ha ispirato almeno una ventina tra adattamenti cinematografici, televisivi, in live action o d’animazione. Per non parlare dei musical, dei fumetti e dei milioni di riferimenti al libro in ogni ambito della cultura popolare. Il primo in ordine di tempo è il cortometraggio di Méliès del 1907. Il più famoso, importante e ben riuscito è quello della Disney del 1954, diretto da Richard Fleischer, figlio di Max Fleischer, all’epoca principale rivale di Walt Disney nel campo dell’animazione. Il regista si disse stupito quando Disney scelse proprio lui per dirigere l’adattamento del classico di Verne. Ma al produttore interessava solo di aver selezionato il regista più adatto a portare a termine il lavoro.
Originariamente pensato come film d’animazione, 20.000 Leghe sotto i Mari si trasformò in un progetto estremamente ambizioso. Primo film della Disney a essere girato in Cinemascope, e primo prodotto a essere distribuito dalla Buenavista, richiese una troupe di 400 persone per realizzare alcune delle scene più complesse. 

Oggi, con la CGI, si può immaginare qualunque cosa e portarla sullo schermo, anche a costi non eccessivi. Lo sforzo e la difficoltà alla base di un film come 20.000 Leghe sotto i Mari, negli anni ’50, sono quasi impossibili da concepire nel 2013. Solo animare la piovra gigante gommosa, con centinaia di cavi, significò girare la scena due volte, perché le prime riprese, effettuate alla luce del giorno e col mare calmo, non andavano bene: la finzione del pupazzo era evidente. Bisognò rigirare, di notte e simulando una tempesta, che serviva a nascondere i fili e i macchinari che muovevano la piovra. Fu un’idea di Disney stesso, dopo che Fleischer gli comunicò le sue perplessità a proposito della sequenza.
I costi di 20.000 Leghe sotto i Mari furono enormi. Fino a quel momento, l’unico film più dispendioso era stato Via col Vento. Quattro milioni e mezzo di dollari. Il film ne porta a casa più del triplo, diventando il secondo incasso della stagione cinematografica 1954.

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Nell’ambito di film d’avventura per ragazzi, è difficile trovare qualcosa di meglio dell’opera di Fleischer (che qualche filmettino senza pretese lo avrebbe realizzato in carriera, ma giusto qualcuno). Nonostante le varie libertà che la sceneggiatura si prende rispetto al romanzo di Verne (la più macroscopica è quella sulla tecnologia che permette al Nautilus di muoversi), il fascino per l’esplorazione dei fondali, la curiosità di sapere cosa si nasconda a certe profondità sconosciute all’uomo, restano inalterati. Come anche l’ammirazione per quello che l’ingegno umano riesce a costruire. Certo, l’eroe positivo del film è Ned Land, interpretato dal divo Kirk Douglas, ma il carisma emanato da James Mason nel ruolo del Capitano Nemo è ineguagliabile. O forse sono io a recepirlo così, perché Nemo era il mio fidanzato immaginario da bambina. E perché volevo salire sul Nautilus a tutti i costi.
Già vederlo sfrecciare in superficie e dirigersi contro la nave da cui sarebbero caduti i tre protagonisti, mi faceva venire i brividi. Il Nautilus metteva paura, era un mostro marino, ma anche una macchina straordinaria in grado di portarti in luoghi su cui potevi solo fantasticare.
E quindi, più che il vitalismo di Ned Land, comprendevo l’atteggiamento di Arronax (Paul Lukas), lo studioso che si rende conto di avere a disposizione un’occasione unica per conoscere e studiare non solo il fondo degli Oceani, ma anche le scoperte che hanno portato Nemo alla costruzione del Nautilus. Il suo desiderio di sapere supera la paura e  la nostalgia della terraferma. Persino il fatto di essere prigioniero di Nemo e del suo sottomarino sembra pesargli poco.
Vogliamo mettere poter indossare uno scafandro e camminare a un centinaio di metri sott’acqua? O poter assistere a una cerimonia funebre nel profondo degli abissi? Osservare da vicino gli squali?

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20.000 Leghe sotto i Mari restituisce pienamente quel miscuglio emotivo di mistero, orrore e meraviglia che da sempre è legato alla percezione degli abissi. Lo fa in maniera leggera, più superficiale sicuramente rispetto al libro da cui è tratto. Basta pensare ai frequenti siparietti comici tra Ned Land e Conseil (Peter Lorre. No, ma avete capito che cast della Madonna?), alla scena dei cannibali, o alla canzoncina cantata più volte da Douglas nel corso del film.
Ciò non toglie che, nell’ambito di una produzione disneyana rivolta a un pubblico giovane, 20.000 Leghe sotto i Mari abbia tutta una serie di momenti drammatici e cupi. Non solo nella famosa sequenza, già citata, della piovra gigante che attacca il Nautilus, ma anche quando si tratta di mostrare il Capitano Nemo che affonda le navi da guerra, o il campo di prigionia, o lo stesso finale che lascia uno strascico di tristezza, anche se è all’insegna dell’ottimismo e della fiducia nel futuro.
La natura episodica del romanzo viene in parte annullata apportando vari tagli, ed eliminando quindi alcune delle imprese compiute dai protagonisti nel corso del viaggio. Ma non era davvero possibile comprimere in due ore cose come la scoperta di Atlantide e il raggiungimento del Polo Sud, anche e soprattutto per limiti tecnici: vallo a girare il Nautilus che naviga sotto la banchisa e che poi rimane incastrato tra i ghiacci polari. Nel 1954.

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Resta il fatto che Fleischer e la Disney portarono sugli schermi un’opera maestosa, che andrebbe riesumata al più presto e fatta vedere a tutti i bambini. Magari gli viene voglia di diventare esploratori. O sommozzatori. Oppure oceanografi.
Perché il Nautilus è, ancora oggi, uno splendido sogno di libertà, una spinta a superare i limiti e ad andare sempre oltre. E forse, chi lo sa, anche James Cameron, chiuso nell’abitacolo del Deepsea Challenger, ha pensato per un attimo al Capitano Nemo che, in un romanzo del 1870, era sceso negli abissi più profondi, alimentando la speranza che un giorno sarebbe accaduto davvero.
Ed è sbalorditivo che effettivamente ci siamo riusciti. Sbalorditivo e straordinario. Commovente, quasi. E quelli di voi che, tra le pagine del libro di Verne, o guardando il film di Fleischer, sul Nautilus ci sono saliti e hanno viaggiato per 20.000 leghe, di sicuro mi capiranno. Chi, come Arronax, viene rapito da Nemo e condotto a passeggiare in una foresta di coralli, non torna più indietro.

Musica

22 commenti

  1. Ah, ‘sto James Cameron, che cosa ha combinato… Anzi, strano che non l’abbia rifatto. Magari sta aspettando il momento buono, chissà. 😀

    Certo, all’epoca era impegnativo anche solo pensare di poter riuscire in un’impresa del genere, girare un film di questo tipo.
    Mi sono sempre chiesto, quando li affronto, quali fossero le reazioni del pubblico coevo, in sala. Cioè, sapevano che quelle immagini erano finzione, giusto? Però, al contempo, scenari del genere erano sconosciuti, perché non c’erano riprese degli abissi. Impossibile quindi essere scettici…

    E ricordiamo che sei anni dopo ci fu l’immersione del Trieste, a diecimila metri, sempre dalle parti di Guam… ^^

    1. Anche io mi chiedo spesso come dovevano essere le reazioni del pubblico in sala, all’epoca. Immagino lo stupore un po’ ingenuo con cui ci si rapportava al cinema, che era molto diverso rispetto all’atteggiamento smaliziato del pubblico odierno.
      Certo, negli anni ’50, dopo la guerra, i sommergibili erano un dato di fatto. Ma il mare più profondo restava comunque un mistero.
      E infatti quelli del Trieste, poveracci, non riuscirono a vedere quasi nulla perché scendendo alzarono una quantità enorme di sedimenti.

  2. Grazie perchè con questa recensione mi hai fatto rivivere i bei tempi delle elementari. Da noi il sabato era dedicato al cinema,si andava in palestra o in una sala simile e vedevamo tanti film. Quelli che rammento ancora oggi sono La Collina dei Conigli,un ottimo cartoon molto cupo e inquietante anche l’hai mai visto? E appunto questo film
    Solo che rammentavo benissimo Mason,Lorre,ma non il nome del regista. Quindi con questa tua recensione finalmente potrò emulare il film.

    Fleischer poi è il mio ideale di regista: pragmatico,deciso,solido. Le iene di chicago,sabato tragico,quanti grandi film,pure Conan il distruttore.

    Ma anche tu da piccola avevi sto appuntamento con il cinema a scuola?Era un bel modo per educare i bimbi al cinema,all’arte della creatività,alla fantasia ….che bello!

    1. Visto il film e soprattutto letto il libro che è uno dei capisaldi della mia infanzia. L’ho anche riletto da adulta ed è rimasta una bellissima esperienza.
      No, quando ero piccola io, niente cinema a scuola. C’era il videonoleggio sotto casa dove passavo le giornate intere. E poi i miei mi portavano in sala, o loro, o mio nonno.

      1. devo essere sincero il film,da poco scaricato ,l’ho visto e rivisto con tanto di commozione per la sequenza con in sottofondo Bright Eyes di Garfunkel,il libro mi manca,ma lo metto nella lista dei prossimi acquisti o di quelli da emular e metter su e reader,devo usarlo prima o poi.
        Nei miei primi anni di vita devo dire che avere il cinema a scuola è stato importante,anche perchè ci facevano vedere un sacco di film dell’est e non ho mai capito sta simpatia per l’ex cortina di ferro da cosa dipendesse, (la mia maestra era un ex suora di clausura), poi chiaramente con mio padre, (il grande amore per il western e sopratutto la mia venerazione per Bronson e Eastwood,parte da lì), inoltre la mia salute cagionevole, soffrivo di bronchiti asmatiche,mi bloccava a letto per molto tempo,quindi che fare?Lettura e cinema.Da qui il mio amore per bergman e poi allen.

        Non ti ricordi come si chiama lo scrittore de LA COLLINA DEI CONIGLI?Grazie 🙂

          1. “Se la fantascienza americana è fatta di storie di robot, scritte da robot per un pubblico di robot, il fantasy inglese è fatto di storie di conigli, scritte da conigli, per un pubblico di conigli” (Michael Moorcock)

            No, anche a me non è piaciuto 😀

          2. grazie ora vado a recuperarlo in libreria 🙂

  3. 20.000 Leghe della Disney è anche fondamentale perché è all’origine di una ampia parte dell’estetica dello steampunk – il lavoro fatto dagli artisti su scenografie e arredi del Nautilus è rimasto nell’immaginario popolare, così come l'”estetica dei rivetti” del sommergibile.

    E poi naturalmente questo è il film in cui Kirk Douglas canta.

    1. E bacia una foca. Non trascurerei questo particolare 😀

      1. I bei vecchi tempi prima del metodo Stanislavski…

  4. moretta1987 · · Rispondi

    Da bambino ho consumato la cassetta a furia di vederle e ri-vederla nonostante certe scene (l’attacco della piovra su tutte) mi spaventassero molto.L’aspetto del Nautilus e gli scafandri sono stupendi e fanno ancora oggi la loro figura.

    1. L’aspetto del Nautilus è un’icona formidabile. Certe volte penso a come realizzerebbero un 20.000 leghe sotto i mari 2.0 e mi spavento moltissimo.

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Che ricordi…quante volte l’ho visto al cinema, in quell’epoca preistorica dove le multisale erano molto al di là da venire e i fantastici/horror/scifi nelle sale di periferia -ma non solo- scorrevano a tonnellate, cazzo! Decisamente una perla di quegli anni d’oro, molto ben realizzata (gli effetti speciali d’antàn si rivedono sempre con piacere) e recitata da un gruppo di autentici fuoriclasse…certo è che del resto Verne e Wells furono grande fonte d’ispirazione per le produzioni a cavallo fra i ’50 e i ’60.
    E comunque sì, il Nautilus ci ha fatti sognare tutti…ed è bello quando torna a farci visita per riaccompagnarci nelle sue avventure (una sua futuribile e azzeccata versione -capace si solcare gli oceani sia marini che spaziali- esiste anche negli albi giganti di Nathan Never, con tanto di elegante e sentita citazione/omaggio dell’attacco della piovra nonchè della cerimonia funebre 😉 )

    1. Lo sai che me lo ricordo lo pseudo-Nautilus di Nathan Never? Dovrei avere persino l’albo da qualche parte a casa dei miei.
      Comunque 20.000 leghe è davvero uno di quei film che ti resta nel cuore ❤

  6. Avendo papà appassionato di fantascienza e mamma di horror (o viceversa, ché tanto poi si scambiavano i libri), di film che mescolassero avventura, esplorazioni e ad arrivare mostri giganti (marini e non), invasioni aliene, bambini assassini… ne vidi tanti (troppi dice qualcuno).
    E ricordo la meraviglia davanti alle cose che riuscivano a fare apparire sullo schermo. A volte c’erano i dinosauri, cioè I DINOSAURI!
    Di Douglas che cantava me n’ero scordato. Sicuro però mia mamma se lo ricorda 😉

    PS a bordo campo: aperto l’articolo ho visto la cover e pensavo fosse una sorta di fake fatto da te col PULP O MIZER che sta spopolando, invece era quella vera! 😀

    1. Sì, sembra proprio una di quelle locandine fatte col pup o mizer 😀
      Vintage ed evocativa di un’epoca e di un cinema che comunque hanno avuto un forte impatto formativo su tutti gli amanti del fantastico.
      Mio papà era fissato con Verne. Mi regalò lui la copia del libro.
      Quanti viaggi…Quanto stupore e quanto divertimento.
      Cioè, c’erano le PIOVRE GIGANTI! Solo dirlo era bellissimo!

  7. LordDunsany · · Rispondi

    Visto al cineforum dei salesiani, da piccolo 🙂 Letto pure il romanzo, sto leggendo molto Verne in questi ultimi mesi 😉
    A proposito di mare, ci satà qualche volenteroso regista in grado di ridurre il Gordon Pym per il grande schermo? 🙂 Ci spero da sempre! 🙂

    1. Ci penso spesso anche io, a una trasposizione cinematografica di Gordon Pym. Poi penso che prenderebbero un attore poco più che adolescente e belloccio, ci infilerebbero a forza una storia d’amore e ci appiccicherebbero un lieto fine.
      E allora mi dico che è meglio così 😀

      1. LordDunsany · · Rispondi

        No, dai, storia d’amore impossibile!! Dovrebbero fargliela fare col cane!
        Fate riduzione di questi benedetti classici al cinema, basta stronzate!! Anche “La sfinge dei ghiacci” sarebbe fico da ridurre 🙂 Per non parlare del mio pupillo Hodgson 😀

  8. Max_Headroom · · Rispondi

    Che tuffo al cuore la locandina del film. La prima volta che ho visto questo film non dovevo avere neanche dieci anni di età (il film è del 1954, io del 1964), lo ricordo come ora, che emozioni, insieme a mio padre e mio fratello in un cinemino, forse parrocchiale, che decenni fa si trovava proprio a fianco a quello che, una volta era il dopolavoro ferroviario ed ora è il cinema Sacher di Moretti a Roma Trastevere. Grazie del ricordo e della recensione Lucia.

    1. Ma figurati. Io amo parlare di questi film e amo rivederli. Perché se da un lato mi fanno tornare bambina, dall’altro, con una maggiore consapevolezza, riesco a cogliere cose che all’epoca mi sono sfuggite.
      Un bel tuffo nel passato 😉

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