Neil e le sue Guerriere

SexyDesktop Wallpaper Image “I’m an English teacher, not fucking Tomb Raider”

“What scares you?”
“Spiders. And women. And… spider-women”

Come vi avevo minacc…ehm…anticipato nel post di un paio di giorni fa, iniziamo l’Angolo di Briarcliff parlando dei personaggi femminili di un regista a cui, lo sapete tutti, sono molto legata. Dopo il suo esordio in cui quasi tutto il cast (a parte un’eccezione, ma significativa) era composto da uomini, Nel Marshall si dedica a dirigere un horror che, caso rarissimo, vede al centro della scena un gruppo di donne e in cui manca completamente la controparte maschile, fatta fuori nei primi due minuti di pellicola. Dopo The Descent, Marshall ha continuato a utilizzare personaggi femminili come protagonisti assoluti delle sue opere successive. Ho già detto altre volte che, nonostante le grandi differenze che passano tra un The Descent, un Doomsday e un Centurion, è ravvisabile una forte continuità nella carriera del regista. Questa continuità è dovuta prima di tutto all’estetica basata sullo scontro fisico, su una violenza che non viene mai ridotta a balletto innocuo, ma che è rappresentata con una brutalità carnale, con una visione estremamente personale della fatica e del dolore, che riduce i corpi a delle macchine in rotta di collisione. Il secondo elemento che contraddistingue il cinema di Marshall è che il più delle volte questi corpi che si scontrano, vengono feriti e distrutti e, a loro volta, feriscono e distruggono, sono corpi femminili. Quello che stupisce, se si considera la filmografia di Marshall alla luce di questi dettagli, è il progressivo abbandono delle caratteristiche sessuali dei suoi personaggi, all’aumentare del fattore brutalità. Le donne di Neil Marshall sono eteree guerriere svuotate da qualsiasi connotazione erotica. In Centurion si arriverà alla pura astrazione nella figura di Etain, interpretata da Olga Kurylenko. Ma, Etain non è altro che il limite estremo di un percorso che comincia in un complesso di grotte, passa attraverso l’apocalisse e termina, per il momento, nel II secolo d.C. nella pozza di sangue versato dalla furiosa vendetta di Etain. Quindi, godetevi la sigla dell’Angolo di Briarcliff e cominciamo il viaggio.

Il mucchio selvaggio – The Descent

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Si parte da sei personaggi (quasi) normali. Ognuna delle fanciulle presenti in The Descent, a parte la passione comune per gli sport estremi, non possiede nessuna caratteristica dell’eroina tipica del falso empowering femminile che affligge questo tristo periodo cinematografico. La battuta di Beth (Alex Reid) messa in apertura al post, è indicativa in tal senso. Nessuna di loro è particolarmente bella. Non vanno a fare un’escursione nelle grotte vestite come se dovessero presenziare a un qualche party esclusivo, magari anche scosciate e col capello messo in ordine. Anzi, le vediamo la sera prima di partire abbigliate con orridi pigiamoni che farebbero vergognare persino me. Marshall ci tiene a presentarcele quindi nella maniera più realistica possibile.
La lunga introduzione, che a qualcuno appare inutile e noiosa, serve proprio a darci un’immagine del sestetto di amiche che le distingua dalla massa anonima di caratteri femminili a cui siamo abituati. Sono considerazioni banali, certo, anche un po’superficiali, ma ricordiamoci Jessica Biel che fugge da Leatherface inzuppata d’acqua per far risaltare le sue forme sotto la canottiera bianca, e ci renderemo conto che figure come quelle che Neil rende protagoniste del suo horror al femminile, sono una rarità. Approfondendo un po’il discorso, quel tanto che lo spazio limitato ci permette di fare, possiamo addirittura parlare di una trasformazione radicale subita da tutte e sei nel momento in cui si scende nel buio e arrivano i mostri. Le dinamiche di gruppo di The Descent sono uno stereotipo piuttosto comune al genere: amicizie che si sfaldano, loschi segreti che vengono alla luce e compromettono i rapporti, solidarietà che se ne va allegramente a fare in culo, lotta per la sopravvivenza nuda e cruda. Non è poi così importante scoprire che le amiche non sono poi così tanto amiche. Già lo sapevamo in partenza, dalle primissime scene, ed eravamo consapevoli che il tentativo di Juno di ricomporre una frattura insanabile non sarebbe andato a buon fine. Quando parlo di trasformazione radicale, mi riferisco al modo in cui un gruppo di donne normalissime regredisce a uno stato belluino e primordiale.
Non essendo presenti individui di sesso maschile, che hanno di solito la funzione (parlando sempre di cliché di genere) di salvare la fanciulla in pericolo mentre quella se ne scappa urlando inseguita dal deviato di turno, Neil Marshall obbliga le sue protagoniste a diventare guerriere.

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Dal momento in cui Sarah esce dalla pozza di sangue in cui Marshall la immerge dalla testa ai piedi, smette di nascondersi, smette di scappare e inizia a combattere. La natura furibonda di questi combattimenti, basata su un contatto fisico totale col nemico da abbattere, è ciò che rende The Descent un film speciale. I personaggi perdono la loro connotazione primaria di genere, quella rassicurante, che non ci mette a disagio perché tanto sono donne e certe cose le donne non le fanno, e si scatenano come un branco di furie assassine.
L’unicità di un film come The Descent, rispetto ad altri prodotti con signore che ti gonfiano di botte, risiede però nella natura sporca, carnale e, se mi si passa il termine, intima delle sequenze di lotta. Da un lato Marshall priva le sue eroine di caratteristiche riconducibili al sesso, dall’altro le invischia in un incubo fatto di sangue e materia organica. La già citata pozza di sangue in cui si tuffa Sarah è quasi un rito di passaggio, l’attimo in cui si torna a una femminilità primitiva e priva di qualsiasi sovrastruttura sociale. Il tutto senza che le protagoniste scimmiottino atteggiamenti maschili, o diventino (come dice Beth) delle fucking Tomb Raider e quindi delle fantasie messe su pellicola.

Il Soldato – Eden Sinclair

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Se Juno, Sarah e le altre sono ancora caratteri con un certo grado di realismo, soprattutto prima della loro discesa nelle grotte, Eden Sinclair, protagonista di Doomsday, possiede delle connotazioni quasi sovrumane. Non potrebbe essere altrimenti: è una creatura che nasce dal mito cinematografico e in quanto tale, non ha la pretesa di rappresentare fedelmente la realtà.
Androgina, quasi del tutto asessuata, individualista fino al midollo, priva di empatia nei confronti del prossimo, Eden è un corpo indistruttibile nato per far danni. Eppure, Marshall mostra una grande delicatezza nel ritrarla, quasi una sorta di pudore nel momento in cui si vede obbligato a esporre le sue fragilità e mostrarcela in lacrime, o alla ricerca di un passato che le è stato strappato via insieme all’occhio destro quando ancora era una bambina.
Non si tratta della scorza dura che nasconde un cuore d’oro. Eden non ha un cuore d’oro. Eden è fredda, controllata, agisce spinta da motivazioni personali, non ha interesse a salvare un mondo a cui non appartiene. Vuole solo portare a casa la pelle e se accidentalmente riesce anche a fregare il governo inglese, tanto meglio per lei. Il fatto che sia una donna e non un uomo potrebbe sembrare insignificante. E invece non è così. È fondamentale che Eden sia femmina, perché questo permette a Marshall di proseguire lungo la  strada basata sulla sottrazione che aveva intrapreso con The Descent. Sottrazione di ciò che al cinema rendeva tali i personaggi femminili. Sì lo so, sono contorta, ma andiamo con ordine.
Marshall plasma la sua Eden Sinclair (che ha le fattezze di Rhona e io non sono di parte, ma proprio per niente) modellandola a partire dai numi tutelari di Ellen Ripley e Sarah Connor. Ci aggiunge una spruzzata di Snake Plissken e Mad Max e ci regala questa donna che, nonostante meni come un fabbro e spari come un cecchino, riesce a non essere mai caricaturale o offensiva. Eden Sinclair è un angelo di carne.
Distante e inaccessibile, eppure estremamente concreta, dotata di una fisicità prorompente e di una presenza e di un carisma formidabili.
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È interessante osservare Eden alla luce del suo rapporto con gli altri personaggi di Doomsday. A parte un timidissimo cenno di ribellione da uno dei soldati che deve sottostare al suo comando e che poi sta lì solo per inserire una citazione da Aliens, Marshall non pone proprio la questione di una donna a capo di un gruppo di militari in una missione quasi suicida. E non è che non lo faccia per superficialità, ma perché non gli interessa affatto. Tra Eden e gli uomini che le stanno intorno non c’è nessuna tensione di tipo sessuale. Lo abbiamo detto prima: Eden è inaccessibile. Nonostante questo, le sue caratteristiche femminili non vengono rinnegate. Se Neil avesse voluto portare sullo schermo una specie di maschio mancato, non avrebbe scelto Rhona Mitra. Il suo intento è un altro, ed è molto lontano da quell’empowering irritante e falso di cui si parlava qualche riga più su: una donna protagonista assoluta a cui non viene attribuita nessuna connotazione da oggetto sessuale e che, nonostante questo, riesce a sprigionare femminilità in ogni secondo del film. E non è cosa semplicissima, in un immaginario cinematografico monopolizzato da fanciulle che saltano e piroettano scoprendo quanti più centimetri di pelle possibile.
Eden Sinclair, di cui Neil Marshall denuda al massimo le spalle, che ricopre di graffi, lividi e ferite, che fa andare in giro per metà film in una specie di scafandro con tanto di casco, mantiene una sorta di purezza adamantina quasi sacrale.
Un altro regista forse l’avrebbe fatta innamorare di uno dei soldati, sottraendo tempo prezioso alla missione per tubare come una quindicenne in qualche scena di sesso di sicuro imbarazzo per ognuno di noi. Marshall il fattore erotico lo elimina alla radice. E si concentra sul film. Sia lode a Neil e al Maggiore Sinclair.

Il Lupo – Etain

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E tuttavia Eden è ancora, in parte, umana. La cacciatrice dei Pitti di Centurion è uno spettro, un’entità astratta che perseguita i protagonisti come una maledizione.
In un film come Centurion, i concetti di bene e male e torto e ragione sono del tutto privi di fondamento e sostanza. Etain è una donna che ha dovuto assistere, da piccola, all’accecamento del padre e allo stupro della madre, che a sua volta è stata violentata e a cui, per finire, hanno tagliato la lingua. La sua vendetta nei confronti dei romani può avere fine solo con la morte. E l’odio e il dolore che il personaggio si porta dietro vengono sottolineati da Marshall a ogni primo piano e ogni volta che il regista si sofferma sul suo sguardo. Allevata e cresciuta nella violenza, Etain è un guscio vuoto che soffre e uccide. Non sa fare altro, non esiste per niente altro.
Guardando Centurion con una certa attenzione, ci si rende conto che le simpatie del regista vanno tutte a lei. Nell’universo di Neil Marshall le vittime non restano tali a lungo, ma si vendicano e la loro ferocia incontenibile esplode devasta tutto ciò che le circonda.
centurionSarah, Eden e Etain potrebbero essere sorelle per quanto si somigliano. Tutte e tre agiscono spinte da un forte desiderio di vendetta, che è poi un’altra cifra comune all’intera filmografia di Marshall, tutte e tre hanno alle spalle un passato fatto di perdite irrecuperabili e tutte e tre si esprimono attraverso una fisicità estrema.
Con Etain, tutte queste caratteristiche vengono portate all’esasperazione. Il fatto che non possa parlare, e quindi comunicare a nessuno quello che sente, è un ulteriore passo verso l’isolamento completo che era però già presente (in Sarah come tappa finale di un viaggio che è quasi un martirio, in Eden come condizione naturale e voluta) nelle altre figure femminili messe in scena dal regista. La differenza è che però Etain è la sintesi perfetta della donna forgiata nel sangue e deprivata della sua umanità. Una macchina da guerra implacabile che trova pace solo nel momento in cui il centurione Dias la uccide. Ed è sorprendente come, in quello che è forse il film più violento dell’intera produzione di Marshall, la sequenza della morte di Etain sia girata con un lirismo e una dolcezza del tutto assenti in altre scene di lotta.

Neil Marshall ha un modo tutto suo di scrivere e dirigere i personaggi femminili. A prescindere dal giudizio che si può dare sui tre film presi in esame, è impossibile negare che il regista metta particolare cura e attenzione quando si tratta di raccontarci le sue splendide guerriere. È la cosa che meglio gli riesce, anche perché se prova a inserire un carattere di donna appena meno sopra le righe, esce fuori quella roba imbarazzante e monodimensionale della strega appena uscita dal parrucchiere che vive nella capanna in Centurion. Ma il romance non è nelle sue corde. E si vede.
Se devo pensare alle donne nel cinema d’azione, dagli anni ’80 a oggi, credo che Marshall sia l’unico che ha avuto la capacità di porsi nel solco di una tradizione bruscamente interrotta da quelle che io chiamo le piroettatrici scosciate. Il suo è un cinema fisico, in cui la componente horror è poco più di un pretesto. Marshall è un regista d’azione antirealista a cui piace narrare di donne asessuate che diventano simboli astratti di un universo che ruota intorno al concetto di violenza e dove non c’è spazio per altro.
Una visione cupa e pessimista, quasi disperata, ma sicuramente incisiva. Le femmine guerriere di Marshal si dimenticano difficilmente e avranno sempre un posto d’onore qui a Briarcliff.

Titoli di coda.

15 commenti

  1. Senza fare ricerche affidandomi alla mia logorata memoria, mi torna in mente la signora anni 70 degli horror: Adrienne Barbeau che hai suoi tempi faceva la sua figura e aggiungo Jamie Lee Curtis che tutt’ora è di una bellezza assoluta. Ed entrambe erano toste nei loro film.

    1. Sì, è ovvio che loro siano degli ottimi esempi, ma il mio discorso era riferito a personaggi moderni…

      1. Non è che potremmo considerarle moderne?
        Altrimenti mi sento mooooooolto vecchio.

  2. Dunque, l’analisi mi piace. Non posso dire di concordare, perché non percepisco in Marshall questa volontà di seguire un percorso specifico. Certo, non posso nemmeno negarla, ma personalmente non la vedo.
    Obietto circa la sacralità della figura di Eden, posta in dubbio non dal personaggio, che per resa è effettivamente come tu descrivi, ma dallo stesso regista che, evidentemente, a un certo punto si dimentica che il personaggio è asessuato e ci regala quello shot storico del lato B.
    Cosa che non ricordo venisse fatto a Mad Max, a Snake Plissken, etc… ^^

    1. Non è che si dimentica che il personaggio è asessuato…è che è comunque una donna, anzi, una bellissima donna. Non è colpa di nessuno se è portatrice di un bellissimo lato B, e quando deve accendere la telecamera, Marshall ci deve far vedere che la accende e non credo ci fosse altro modo.
      Poi sì, è anche un apprezzamento e lo sappiamo, ma io non lo trovo offensivo, anzi.
      Mad Max e Plissken sono uomini, Eden è femmina. Ma tanto femmina. Come Ripley quando si spoglia nell’astronave, alla fine del primo Alien. E anche Ripley,fino a quel momento, è piuttosto asessuata.
      Detto ciò, ti lovvoabbestia.

  3. Molto bello il tuo post. Non aggiungo altro perchè poi diventerebbe adulazione eh! Bello perchè poni dei concetti importanti con grazia e serietà.Un post pensato e preparato con accuratezza .
    Come sai per quanto riguarda Marshall la penso come te.Per me è un Walter Hill delle montagne scozzesi.Descent,Doomsday,Centurion, sono film di genere ,ma che volendo uno può leggere come gli pare. Tu hai trovato delle chiavi di lettura davvero interessanti.

    ps:a proposito di donne guerriere ,se ti va e hai tempo fai un salto sul mio blog,lo spettatore indisciplinato.Ho scritto un post su un brutto film che però parla di un argomento importante come la maternità non vissuta bene,mi sa che mi son lasciato un po’ prendere la mano ..volevo sapere che ne pensa una donna e quindi criticami pure quanto vuoi. Io presto sempre attenzione alle critiche da parte delle persone che stimo.

    1. Ma sai che il film di cui tu parli nel post mi manca completamente e non l’ho mai visto? A stento ne conoscevo l’esistenza…

      1. si non è famosissimo,magari se ti va scaricalo per dargli un’occhiata,dispiace solo che un grande come Bacon come regista sia deludente,ma la trama è interessante.Perchè potrebbe nascere una bella discussione,io spero di non esser stato troppo becero ,talora mi succede e quindi chiedo venia ^_^

  4. thriller87 · · Rispondi

    Buona recensione , ma parlando di Marshall sapevo che avresti dato il meglio !

  5. Dei tre ho visto solo The Descent, ma è stato comunque molto bello seguire questa tua analisi. 😀

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Direi che è un’ottima e circostanziata analisi delle Signore Marshall 😀 …di certo può aiutare molto un neofita a capire l’essenza e la poetica femminile messa in campo da Neil in questi tre film, lontanissimi da stereotipi, romanticismi zuccherosi e compiacimenti machisti di ogni tipo (e riguardo al lato B di Eden, credo che -coerentemente- si tratti di omaggio e non di ammiccamento). Come del resto -ripeto- non ci vedo mai compiacimento alcuno nella violenza messa in scena, nello specifico quella violenza che circonda le sue Guerriere e nella quale devono agire e reagire…semplicemente in quei contesti non c’è scelta, come ad esempio non ne ha avuta Etain nel diventare tutto quello che è stata costretta a diventare (e il finale con Dias è tristemente inevitabile, guerriera contro guerriero…quanto alla strega è evidente che non fosse il personaggio capace di interessare Marshall più di quel tanto, anche se secondo me il suo talento è riuscito comunque a limitare i danni 😉 )

    1. Non c’e’ film di Marshall che finora non mi sia piaciuto, mi manca solo di vedere l’episodio di “Game of Thrones”, ma non ho seguito la serie, detto cio’ “Doomsday” per me e’ stato uno dei film post apocalittici piu’ entusiasmanti degli anni ’00, il vero ”remake” non autorizzato e attualizzato” di ” Escape from New York”, e Rhona Mitra/ Eden Sinclair uno dei piu’ completi e grandiosi personaggi femminili nel genere, che abbia mai visto. Che mi ricorda solo un altro in quest’ultima decade, all’altezza: Natasha Henstridge di “Fantasmi da Marte”…Tra personaggi similarmente carpenteriani… Sei d’accordo Lucia?

      1. concordo con te Napoleone, degno di Eden c’è il personaggio della Henstridge. D’altronde è impossibile fare un film di genere fantastico senza citare carpenter è impossibile. Game of throwns ..guardatela come serie,io ho i dvd originale della prima serie è stupenda ,ma no di più….Ciao

        1. Si’ la volevo vedere ma temo ci sia del sesso per quello che ho letto.

    2. E’ che secondo me Neil Marshall proprio con le love story non ci azzecca neanche per sbaglio. Capisco le motivazioni (la diserzione di Dias) per inserirne una in Centurion, però è davvero posticcia….
      Per il resto, grazie Giuseppe 😉

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