American Horror Story – Asylum

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Never let a man tell you who you are, and never let him make you feel like you are less than he is

E così, anche la seconda stagione di American Horror Story è giunta al termine. Tutte le linee narrative sono state chiuse nell’ultimo episodio andato in onda l’altro ieri e si aspetta con una certa ansia la prossima serie, prevista per ottobre. Si era parlato, qualche tempo fa, della prima stagione, partita molto bene e proseguita in maniera un po’ troppo confusa e sfilacciata. Soprattutto, l’impressione era che  ai due autori, Murphy e Falchuk fosse mancato il coraggio di spingersi fino in fondo, seminando molte promesse e non mantenendole. La natura del mezzo televisivo è tale da rendere molto complesso portare l’horror su piccolo schermo. Per quanto si voglia osare, arriva il momento in cui bisogna mettere il piede sul freno e non spingersi oltre un certo limite. E l’horror in tv ha sempre sofferto di queste strettoie. La stessa cosa è capitata alla prima stagione di American Horror Story. Eppure, qualcosa deve essere accaduto. Forse i buoni riscontri di pubblico e critica per le prime dodici puntate, o forse la percezione di un determinato momento storico, per la televisione americana, che spinge sceneggiatori e registi a muoversi in totale libertà creativa, abbattendo il muro che separa il piccolo dal grande schermo. Sta di fatto che con Asylum, l’approccio timoroso che aveva caratterizzato la prima stagione diventa un lontano ricordo e gli autori si scatenano, dando vita a una storia che sa essere paurosa, ironica, dissacrante, drammatica, violenta e perfida. Il tutto infischiandosene altamente di turbare chicchessia, e anzi, provando un certo gusto nell’aggiungere, a ogni episodio, qualcosa che disturbi e dia fastidio di più rispetto al precedente. Una gara a oltrepassare il consentito, una corsa che arriva dritta all’oltraggio. Qualcosa che in tv non si era mai visto e che potrebbe segnare un vero e proprio punto di svolta per la storia del piccolo schermo. American Horror Story – Asylum è una delle cose migliori mai capitate all’horror negli ultimi anni. Un prodotto dalla portata rivoluzionaria.

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Il coraggio insito nel progetto è evidente sin dalla scelta di ripartire da zero. Il concetto stesso alla base della serialità televisiva porta spesso a sfruttare fino all’inverosimile un’idea, sviluppandola all’infinito per una quantità spropositata di stagioni, fino allo spappolamento degli attributi di legioni di spettatori. American Horror Story, al contrario, va avanti a stagioni autoconclusive. Tredici episodi, un gruppo di personaggi, un’ambientazione, tanto di quel materiale che potrebbe bastare per almeno quarantasei serie spalmate nel corso di una ventina d’anni, e un racconto che si esaurisce e termina con la fine dell’ultima puntata. In Asylum non si torna quindi nella sinistra magione acquistata dagli Harmon e infestata da ogni genere di presenza spettrale. Si cambia tutto: epoca, luoghi e personaggi. Solo alcuni elementi del cast vengono riciclati, ma interpretano altri ruoli, perché non c’è nulla che colleghi tra loro la prima e la seconda serie. Se non il titolo, gli autori coinvolti, e la volontà di esasperare e sovvertire i cliché tipici dell’horror.
Al centro della narrazione quindi c’è sempre il famoso “brutto posto”, luogo di dannazione da cui non si esce più una volta entrati, se non da morti, o con un carico di conseguenze psicologiche così devastante che sarebbe stato meglio morire. Il brutto posto non è più una casa, mentre il bersaglio non è più il nucleo familiare americano.  Questa volta abbiamo un manicomio come principale ambientazione della vicenda e Murphy e Falchuk colpiscono più in alto. E in maniera molto sottile. Asylum, a un primo sguardo potrebbe infatti sembrare portatore di un anticlericalismo quasi anacronistico e di comodo: le solite suore cattive in un manicomio nel 1964, un monsignore pavido e bugiardo che, divorato dall’ambizione, finge di non accorgersi delle atrocità che avvengono sotto il suo naso, pazienti rinchiusi e torturati, punizioni da medioevo. Tutto già visto, almeno un miliardo di volte.
E se Asylum si limitasse a questo, non sarebbe niente altro che una stanca riproposizione di stereotipi, magari girata e scritta con classe e recitata da un cast tra i più interessanti e ben assortiti mai apparsi sullo schermo.
Però, lo abbiamo detto prima, Asylum supera i limiti. Asylum procede oltre e, andando avanti nelle puntate, ci si rende conto di come questa seconda stagione sia un enorme e ambizioso affresco che descrive cambiamenti epocali, di mentalità e di costume, attraverso la difficile prospettiva di uno spazio chiuso e isolato. E non solo, riflette in maniera lucida e mai banale sulla condizione femminile in un periodo di trasformazioni, attraverso una galleria di figure di donne che, per un motivo o per l’altro, sono obbligate a vivere al di sotto delle proprie possibilità. Tutte donne che, a modo loro, si ribellano a una subalternità imposta dall’alto, da un mondo a dominazione maschile che le mortifica e le rende schiave.

american+horror+story+asylum

Un sottotesto che gli autori badano bene a tenere sempre in sottofondo, ma che è anche il filo conduttore dell’intera serie, che la pervade come una corrente sotterranea, le dona spessore e coerenza, in un caos di eventi che solo alla luce di questo potentissimo nucleo centrale possono essere visti come un tutto unico e non disperdesi in una miriade di rivoli privi di struttura.
Perché in Asylum c’è tanta di quella roba compressa, frullata, spezzettata e poi ricomposta, da far venire il mal di testa.
Alieni? Eccoli serviti.
Mad Doctor con tanto di esperimenti poco etici sui pazienti? Ci sono, non preoccupatevi.
Possessioni demoniache? Quante ne volete.
Serial killer? A pacchi e badilate.
Nazisti? E perché, pensavate potessero mancare?
Ossessioni, patologie, devianze, manie, perversioni di ogni tipo, forma e maniera? Accomodatevi.
E questa è solo una piccola parte della miriade di elementi che troverete sparsi nella serie e che, a differenza di quanto è accaduto nella stagione precedente, vengono gestiti con una visione di insieme che ha del miracoloso. L’intero scibile del soprannaturale vi si srotola davanti come in un tunnel dell’orrore da cui non vorreste uscire mai. Violenza, splatter, sadismo e torture sbattuti in faccia senza un minimo di pietà, senza voler edulcorare e omettere niente. Squarci di poesia visionaria che spiazzano, attimi di commozione che nessuno si aspetterebbe mai e che ti piombano addosso quando non sei preparato a difenderti. Ironia, anche quella, che non ha la funzione di alleggerire o tranquillizzare, ma al contrario crea una sensazione straniante da cui poi è difficile liberarsi. Cambi improvvisi di registro, dalla tragedia alla farsa in un battito di ciglia. Una scrittura complessa e brillante che finalmente sa usare la citazione in maniera non offensiva per le cellule cerebrali dello spettatore. Murphy e Falchuk si permettono addirittura di autocitare una loro creatura, Glee, in una scena che dovrebbe entrare di diritto nella storia della televisione (e chi non ha visto la serie e clicca sul link, peste lo colga).

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Prima che io entri in pieno rapimento estatico da entusiasmo e amore infiniti e ricominci da capo a vedere questa splendida serie, lasciatemi dire ancora due parole su cast e personaggi. Ho sempre pensato che la condizione fondamentale per la riuscita di un prodotto televisivo fossero i personaggi. Non importa se positivi o negativi, ma se devo seguire le loro vicende per un certo numero di episodi, devo poter investire su di loro, affezionarmi, o anche odiarli. Con American Horror Story il discorso è più intricato rispetto ad altre serie. Quasi tutti sono, volutamente, sopra le righe. Hanno caratteri estremi, spesso assurgono a simboli. Difficile non trasformarli in macchiette. Falchuk e Murphy riescono, tuttavia, a imprimere in ognuno di loro una specie di soffio vitale, donandogli delle sfaccettature e una complessità, pur in un contesto delirante, davvero rare in un genere abusato come l’horror. Non solo i protagonisti, ma anche alcune figure che appaiono in pochi episodi (indimenticabili quelle interpretate da  Franka Potente e Chloe Sevigny) sono tratteggiate con un carico di umanità ed empatia che mi è capitato poche volte di riscontrare in produzioni analoghe.
Il merito va certamente ai due autori e ai vari sceneggiatori a lavoro su ognuno degli episodi. Ma gli attori coinvolti, tutti, dal primo all’ultimo, sono impressionanti. Jessica Lange, James Cromwell, Zachary Quinto, Sarah Paulson, Evan Peters, Frances Conroy, Lizzie Brocheré, la mia amata Lily Rabe. Non faccio spesso i listoni di nomi, ma davvero, in questo caso, è impossibile non inchinarsi e restare anche un po’interdetti di fronte a  tanta bravura sfoggiata tutta insieme nella stessa inquadratura. Cavolo, persino Dylan McDermott funziona.

Falchuk e Murphy hanno avuto il coraggio di rischiare e di portare una produzione per il piccolo schermo in un territorio che fino a questo momento era rimasto inesplorato. Chi dice che far vedere certe cose in tv non è possibile, è finalmente smentito. Asylum ha aperto le porte all’orrore televisivo fatto come se si trattasse di cinema. Adesso non ci sono più giustificazioni. Si può essere crudeli, feroci e spietati. Si può non proporre per forza di cose un messaggio moralista e consolatorio. Si può essere liberi.
Musica.

25 commenti

  1. scarichiamola!Bella l’idea che siano autoconclusive eh. Mo vado su wiki a veder una cosa che riguarda l’ultima puntata….

    cioè :post femminismo più alieni,più serial killer,più possessioni demoniache e non si scade nel cattivismo da happy hour alla tarantino e rodriguez…goooood!

    1. No, aspetta, postfemminismo no. Tutto il resto assolutamente sì. Più che postfemminismo, la serie si limita a riflettere su quello che può significare essere una donna inserita in un certo tipo di contesto.
      E lo fa bene, senza dare mai fastidio.

      1. no,ma non era un attacco,nel senso che recupera un discorso di attenzione nei confronti dei personaggi femminili,togliendoli dal ruolo che han di solito nel genere di tette e frattaglie .

        ps: quanto ti è costato quel simpatico alien che tieni tra le tue mani?
        Il ritratto della felicità sei in questa foto,ah che pucciosa fanciulla ^_^

        1. Il simpatico Alien mi è stato regalato anni fa e non ho idea di quanto costi. Ho anche Jason, eh!

          1. Noooooooo Jason….Amoruccio di papà!Fortunata te ^_^

  2. Helldorado · · Rispondi

    Jessica Lange ❤ ❤

    1. Meravigliosa ❤ ❤ ❤

  3. Quindi anche Mcdermott funziona? Fantastico.
    Senti ne approfitto per recuperare ad una dimenticanza: ho linkato il tuo pezzo sulla prima stagione nel pezzo che ho scritto recentemente sul mio blog.
    Ciao

    1. Sì, McDermott in un ruolo completamente diverso rispetto a quello che aveva nella prima stagione funziona bene. Forse perché appare di meno e la scena è occupata dal resto del cast che è spettacolare.
      Grazie per il link 😉

      1. Ne sto recuperando gli episodi, che colpevolmente ho mancato. Neppure la prima stagione l’ho mai vista. Ne parlano bene un po’ tutti. Ma non c’e’ ad appesantire al solito un po’ tutto, massicce, “scandalistiche” dosi di sesso?

        1. Sì, massicce sì. Scandalistiche direi di no. In realtà è tutto molto ben calibrato, a differenza della prima stagione in cui sì, si cercava molto lo scandalo tramite un erotismo perverso che a volte dava anche fastidio.

  4. Direi che confermi una mia tesi: che gli americani, al di là dei noti e insopportabili difetti, sul versante televisivo sono maestri incontrastati

    1. Ma perché hanno degli sceneggiatori che sanno il fatto loro. Sono bravissimi. E una truppa di attori, registi e tecnici molto preparati. E affrontano la tv come si affronta il cinema. Quindi i risultati si vedono

      1. La maglietta con il teschio di The Punisher…Bella, ho una borsa fantastica ufficiale della Marvel del Punitore di vinile nero. Presa da Radically Cartoon.

      2. Le storie. Lì casca l’asino mentre la tv italiana continua a riproporre Un medico in famiglia!

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Ho capito, devo mettermi d’impegno a recuperare per bene queste due stagioni perchè credo che il quadro complessivo -da come me lo prospetti e per tutti quelli che coinvolge- mi piacerà assai, cara la mia xenomorfa 😉

    1. Te lo assicuro, Giuseppe, è un gioiellino 😉

  6. Pur con un sacco di pregi che in tv prima non si erano mai visti, o quasi, la prima stagione, come dici tu, si era persa in deliri e grottescherie varie, oltre a una sceneggiatura malmessa ed eccessivamente piena di sé, che secondo me hanno rovinato del tutto quello che poteva essere un buon prodotto.

    Ma con la season two, madonna, mi rimangio tutto, perché qui le esagerazioni funzionano, le citazioni e l’uso dei cliché è perfetto nell’essere inserito in una storia assurda e improbabile eppure coinvolgente, serrata e fantasiosa dal primo all’ultimo minuto. Bellissimo, c’è poco da dire 🙂

    1. Infatti la prima stagione mi aveva lasciato perplessa. Questa è una bomba. Niente a che spartire con la prima. Speriamo che non svacchino col proseguimento, a questo punto. Che dai due matti mi aspetto di tutto.

  7. Devo finire le ultime tre puntate, ma concordo con te che questo secondo capitolo è stato molto bello…mi spiace solo che la prima stagione mi ha fatto veramente cagare sotto (almeno le prime 4 puntate di brutto e a tratti anche dopo) dalla paura (e sai che questa è cosa difficile a meno che non si tratti del “BU!”). Però nulla a che ridire sul resto…ora vado a spararmi il finale va…:D

    1. Anche questa ha i suoi momenti di strizza pura.
      Non voglio spoilerare, ma tutto ciò che riguarda il personaggio di Shelley per me è stato un incubo.
      E il finale di stagione è WOW!!!!!
      *___*

  8. LordDunsany · · Rispondi

    A me pure la prima stagione era piaciuta assai! 😀
    Non ho letto questo commento perchè lo sto visionando ora; per la precisione ho visto le prime due puntate (e vanno a parare in un campo che a me fa paura! 😀 🙂 ) Tornerò a serie conclusa, con calma.. 😉

  9. Perdonami, non voglio spammarti il blog di commenti ma visto che avevi citato Briarclif nel tuo post su Il bacio della pantera, ho fatto una ricerca per vedere se parlavi anche della serie American Horror Story. Ed eccomi accontentata. Ho letto la recensione tutta d’un fiato e mi sono trovata ad annuire dall’inizio alla fine. E’ bello trovare qualcuno che sare dare forma e sostanza a pensieri che nella mia testolina scoordinata sono solo un ammasso di idee molto confuse 🙂
    Ed è bello trovare una donna che parla di horror e lo sa fare così bene, e con un punto di vista finalmente un po’ diverso.
    Sono cresciuta a pane e film dell’orrore (letteralmente, credo di avere visto il primo a sei anni e di aver scoperto cos’è la dipendenza) ma ho sempre timore a parlarne, mi sento sempre fuori luogo, un po’ come la donna che capita per sbaglio nello spogliatoio maschile, e non è una bella sensazione.
    Quindi, questo blog per me è una bella scoperta, di cui dovrò ringraziare il buon Sciallis.
    Tornando a AHS, ho iniziato a vedere la terza stagione, che aspettavo con trepidazione perché mi occupo di streghe e volevo vedere come veniva affrontato il tema. A parte un po’ di confusione fra superpoteri e stregoneria, devo dire che mi piace. L’ambientazione in primo luogo, in Luisiana (swamp, witchcraft & madness sono sembre un bel mix), e le attrici perfette: Jessica Lange, Kathy Bates e la divina Angela Bassett? Chi non avrebbe paura d tre streghe così?
    Spero di leggere presto un tuo commento a questa terza stagione. E con questo giuro che chiudo qui 🙂

    1. Ma figurati! Anzi, i commenti fanno sempre piacere. Purtroppo è un periodo infernale e ho messo il blog in pausa, ma conto di tornare a scrivere il prima possibile.
      E ti ringrazio dell’apprezzamento, davvero!
      Questa terza stagione è partita come una scheggia e oltretutto conferma la mia opinione sul fatto che AHS sia una serie tutta al femminile.
      Ormai siamo al matriarcato assoluto 😀
      NE parlerò sicuramente quando si concluderà!

      1. E allora attendo fiduciosa di leggere i tuoi prossimi post. Intanto sto recuperando leggendomi tutti quelli passati.
        In culo alla balena per il periodaccio 🙂

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