Cinema degli Abissi – Below

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Regia – David Twohy (2002)

Oceano Atlantico, 1943. Un sommergibile americano soccorre tre superstiti di una nave ospedale inglese affondata qualche giorno prima. Il sottomarino sta facendo rotta verso gli Stati Uniti, per tornare finalmente a casa dopo una missione, ma prima deve nascondersi per sfuggire a una nave da guerra tedesca. Con l’arrivo a bordo dei tre sopravvissuti, sembra che una maledizione sia calata sul battello. Gli strumenti vanno in avaria, i membri dell’equipaggio cominciano a morire, si sentono strane voci e strani rumori. E, mentre la percentuale di idrogeno sale in maniera preoccupante, qualcuno, o qualcosa, fa di tutto perché il sottomarino inverta la rotta. 

Con questo film del 2002, del regista di Pitch Black, inauguriamo una nuova rubrichetta (mi piace tanto inaugurarle, non so mai se riesco a rispettare le promesse) da dedicare a tutti quei film ambientati in mare. Mostri dal profondo, bestiacce assassine, naufragi, ammutinamenti, traversate oceaniche e, naturalmente, sottomarini. Il cinema e i sommergibili hanno un rapporto privilegiato. L’interno di questi scafi che scivolano silenziosi metri e metri sotto la superficie è un set ideale per dare vita a storie claustrofobiche e piene di tensione. Che siano racconti di guerra, spionaggio, o (molto più raramente), racconti del terrore.
Below è una ghost story in piena regola, con tutte le caratteristiche tipiche del genere infestazione: apparizioni subliminali con allegato salto fino al soffitto (pochissime e centellinate, però), roba che si rompe senza una ragione, oscure vendette, un segreto che deve venire alla luce per porre fine alla maledizione, oggetti che iniziano o smettono di funzionare da soli, scricchiolii, eventi inspiegabili e senso di colpa cosmico. Solo che il tutto è ambientato all’interno di un sottomarino. Durante la seconda guerra mondiale. Il che significa che sono cazzi.
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L’idea di essere intrappolata a una cinquantina di metri sotto il  mare in una scatoletta di metallo, mentre una nave tedesca mi tira addosso bombe e rampini, è già abbastanza terrificante di suo. Se poi ci aggiungi anche il maledetto fantasma, il livello di panico aumenta in progressione geometrica.
Da una casa infestata, quando cominciano a sbattere finestre e ad apparire facce negli armadi e sotto i letti, si può sempre scappare. Da un sommergibile col timone rotto no. Non esiste altro posto dove andare. Tra te e la salvezza riposano tonnellate d’acqua.
E Twohy (insieme a un altro che proprio scemo non è, e risponde al nome di Darren Aronofsky, alla sceneggiatura) sfrutta gli spazi ristretti, le cuccette minuscole, la sala comandi ingombra di strumenti. Ci fa sentire il freddo, la mancanza d’aria, gli effetti che questa ha sulla psiche dell’equipaggio e innesta, in una situazione già precaria di suo, un elemento soprannaturale che non fa altro che esasperare angoscia e conflitti.

L’originalità e la bellezza di un film come Below stanno tutte nella capacità di regista e sceneggiatori di miscelare il realismo di una perfetta ricostruzione storica con le inquietudini e le suggestioni proprie del cinema fantastico. Come tutti gli ibridi riusciti, infatti, Below funziona bene sia come racconto di guerra che come storia di fantasmi. Non vuole lasciare il dubbio se il fantasma esista realmente oppure no: la sua presenza è spiattellata senza troppi problemi e non c’è la pretesa di fare di Below un thriller psicologico. Si parla di militari chiusi in un sommergibile e minacciati all’esterno dal nemico e all’interno da una forza che non appartiene a questo mondo. Si parla di gente in trappola, da tutti i punti di vista. Di lotta per la sopravvivenza, insomma. E della possibilità, ogni istante più concreta, di restare per sempre sul fondo dell’oceano.

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Il mare, tomba sterminata e custode di segreti, non appare moltissimo in Below: quasi tutta l’azione si concentra negli interni del sommergibile. Poche volte lo vediamo dall’esterno. E ancora più raramente, usciamo dai suoi boccaporti per perderci nelle profondità degli abissi. Eppure c’è una scena in cui quattro membri dell’equipaggio devono uscire in tenuta da sommozzatori per andare a riparare un danno causato dai rampini della nave nemica. Escono di notte, quando l’acqua è scura come inchiostro e non si vede niente. L’unica fonte di luce sono alcune torce che i sub portano con loro. E, non appena fuori dal sottomarino, si guardano intorno, in quel silenzio e in quel buio. Ci aspettiamo l’intervento di qualcosa e invece, dal nulla, spunta un branco di mante che si mette a danzare intorno a loro. È la più bella scena del film. Quella in cui si avverte tutta la potenza e la magia dell’elemento in cui si trovano immersi i protagonisti.

Twhoy utilizza un cast di ottimi caratteristi, tutti azzeccati e in ottima forma: Bruce Greenwood, Dexter Fletcher, Olivia Williams. Anche se i personaggi sono lievemente stereotipati e l’approfondimento psicologico non è tra i punti forti del film, gli attori si comportano bene alle prese con la paura primordiale scatenata dalla propria fragilità di fronte a eventi (naturali e non) su cui non si ha nessun controllo.
La regia di Twhoy è, come sempre, una bomba nel gestire la tensione fino a renderla palpabile. La sequenza delle bombe da profondità è, in tal senso, esemplare. Sembra quasi di trovarsi dentro quel sommergibile e si spera che non accada niente di male. Ottimamente orchestrato è anche il reparto spaventi vari: è una buona cosa lasciare quasi sempre le azioni del fantasma fuori campo e limitarsi a mostrarne le conseguenze, non esagerare con le apparizioni in CGI e fare in modo che lo spettro si intraveda a stento, solo in determinati momenti. Anche la violenza e il sangue, giustamente, latitano, in un prodotto che si basa quasi esclusivamente sull’attesa. Ma quel poco che Twhoy sceglie di farci vedere è efficace.
below20021080pblurayx26Un grande lavoro è stato poi fatto sul sonoro, per ricreare l’ambiente ovattato del sottomarino, in cui i rumori arrivano distorti, e quel lamento può essere il canto di una balena o il suono di una paratia che sta per schiantarsi: “Neanche io riesco a riconoscere tutti i rumori che sento” dice il capitano a uno dei sopravvissuti. E quando ascoltiamo quell’insieme quasi alieno di suoni metallici, scricchiolii, lamenti, ci rendiamo conto della solitudine totale in cui è sprofondato l’equipaggio, disperso in un luogo in cui si è intrusi. E neanche troppo ben voluti.

Musica.

17 commenti

  1. d’altronde con l’acqua il buon Twhoy, ha un rapporto privilegiato poichè ha scritto la sceneggiatura di quel capolavoro della madonna che a me piace tanto tanto tanto che risponde al nome di Waterworld!

    Il film in questione ha confermato la sua bravura dopo l’ottimo Pitch Black. Perchè è difficilissimo fare paura senza usare la via facile del sangue e frattaglie.Però quello è disgusto,dopo un po’ se ne va. Lontano dagli occhi,lontano dal cuore, (citazione musicale se sai di chi ti faccio un monumento in edicola),mentre la paura rimane .Quella maledetta non ti abbandona tanto facilmente. Splendido horror d’atmosfera , uno dei miei preferiti
    Peccato che david si sia un po’ perso…

    1. Ma io confido in lui: col prossimo Riddick credo che ne vedremo delle bellissime. Lo aspetto con molta ansia

      1. e fischia lo aspetto anche io!Riddick for president!

  2. Sai che non lo ricordo granché? E per me questo equivale a un pessimo segno.
    Sono andato a ripescare la mia vecchia recensione, per scoprire cosa ne pensassi, e mi è tornato in mente in effetti il pessimo balletto finale coi rimorsi del comandante, che non mi piacque per niente.
    Su atmosfera e profondità (marina) nulla da obiettare… L’idea di trovarsi tra gli scafi, nel buio terrorizza. ^^

    1. Sì, in effetti non sono i personaggi a rendere un buon film Below. Più un’atmosfera ricreata molto bene, che me lo fa amare particolarmente, soprattutto per come riesce a tenere la tensione.
      Quando i rampini della nave tedesca sfondano lo scafo, mi prende sempre un colpo

  3. A dire il vero mi perplime un po’ la scelta di avere una nave tedesca in mezzo all’Atlantico, nel 1943, che attacca con le cariche di profondità un sommergibile alleato. Avrei capito il contrario. Comunque prima o poi lo devo vedere, le storie claustrofobiche degli uomini sul fondo del mare mi tentano troppo.

    1. Eh, ma io non ho potuto dire alcuni sviluppi della trama per rischio spoiler. Non c’è nulla di cui restare perplessi, in realtà…

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Molto bello davvero, come in genere lo sono quegli horror bellici che riescono a sfruttare come si deve il soprannaturale (per esempio, spostandoci dal mare alla terraferma a me era piaciuto assai Deathwatch, altro titolo che ho nella mia cineteca)…il senso di crescenti claustrofobia e minaccia ultraterrena che Twohy riesce a creare in quel sottomarino rende Below una ghost-story di tutto rispetto, dove può fare davvero molto, molto freddo in qualche cabina e dove anche un normale specchio ti può fottere 😉

    1. Ecco, la scena dello specchio è un’altra che fa venire i brividi, con tutto quello che ne consegue. E l’idea di non farci vedere quasi niente secondo me è ciò che rende il film speciale 😉

  5. Helldorado · · Rispondi

    Non l’ho visto, manco a dirlo mi hai incuriosito e cercherò di recuperarlo. 🙂

    1. e ne arriveranno tanti altri, se ti interessa il sottogenere sottomarini incasinatissimi 😀

      1. Helldorado · · Rispondi

        Ho visto solo il celebre “Caccia a Ottobre Rosso” e “Operazione sottoveste”. Anche quello con Gene Hackman di cui non ricordo il titolo…

        1. Allarme Rosso, del mio Tony Scott ❤

          1. Helldorado · ·

            Ah già!! Allora di sicuro leggerò anche di quello vero? 😉

          2. Assolutamente sì 😀

  6. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Il sottogenere “sommergibilistico” piace molto anche a me, e i film dello stesso gli ho visti praticamente tutti. “Below” lo recensii anch’io nel lontano 2002 quando uscì molto in sordina in qualche sala. Ce l’ho pure in dvd. E’ secondo me un prodotto “medio” e per Twohy inferiore per riuscita e ambizioni ovviamente a “Pitch Black”, ma anche a “Chronicles of Riddick”. Il meglio Twohy come sceneggiatore prima -quale soprattutto è- e regista poi,lo dà lì, seppur i due film sopracitati siano molto diversi tra loro per dimensioni e stile. Ragion per cui “Riddick” è certamente anche da me aspettato con grande aspettativa, e il personaggio di Vin Diesel uno dei pochi personaggi dal grande rilievo di “eroe anti-eroe” carpenteriano, fuori da Carpenter. Al suo livello ma da Carpenter stesso negli anni ’00 mi viene in mente sempre solo Desolazione Williams/Ice Cube di “Fantasmi da marte”(2001).
    Pure quell’ultimo “psycho-thriller” survivalistico con Milla Jovovich di Twohy, non era malaccio.
    Nessuno ha citato comunque del sommergibilistico forse il più bello di tutti, “U-Boot 96″(Germania Ovest 1981)di Wolfgang Petersen, da vedere soprattutto nella Director’s Cut. Peccato che poi egli sia andato negli Stati Uniti a fare cose “teutonicamente” immonde al livello di Emmerich (ha però fatto anche “La Tempesta perfetta” che non era invero male).
    E pure “U-571″(2000) di Jonathan Mostow (che è bravo) prodotto da De Laurentiis,non era brutto.

    1. sì, che sia inferiore a Pitch Black non ci piove. A me piace più di The Chronicles of Riddick, mentre spero che il prossimo Riddick possa dare a tutti grosse soddisfazioni.
      Per quanto riguarda il film di Petersen, se mi date il tempo, ci arriviamo

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