1983: Miriam si Sveglia a Mezzanotte

The-Hunger-1983-Hollywood-Movie-Watch-Online

Regia – Tony Scott

Miriam
: In a magical garden they sing how they follow the stream to its source, gliding over the water.
Sarah: Is it a love song?
Miriam: I told you, it was sung by two women.
Sarah: It sounds like a love song.
Miriam: Then I suppose that’s what it is.
Sarah: Are you making a pass at me, Mrs. Blaylock?

L’horror dei primi anni ’80 non è soltanto slasher scalcinati e pupazzoni di gomma. È anche l’esordio raffinato ed elegante di un regista che ci manca tanto. Tony Scott, nel 1983, veniva dalla pubblicità. Il produttore Richard Shepherd voleva affidare la regia della trasposizione del romanzo The Hunger, di Whitley Strieber, ad Alan Parker. Ma fu proprio lo stesso Parker a declinare l’offerta e a consigliare Scott, a cui venne così data l’occasione per realizzare il suo primo lungometraggio.
The Hunger (lasciamo stare il titolo italiano che è imbarazzante) è uno dei primi film di vampiri che cerca di svecchiarne la mitologia a base di aglio, croci e paletti e inserisce queste figure ambigue e misteriose in un contesto moderno, senza però mitigare la loro ferocia o la loro sete di sangue. A Scott, e ai due sceneggiatori Thomas e Davis interessava poco l’armamentario gotico-vampiresco. Il fulcro del film è infatti il terrore per la vecchiaia e il decadimento fisico, filtrati attraverso il personaggio di Miriam, immortale ed eternamente giovane, che vede i suoi amanti vivere sì centinaia di anni, ma essere comunque condannati ad avvizzire e poi a spegnersi in un’agonia che non ha mai fine.

Dawid Bowie, Susan Sarandon, Catherine Deneuve. Questo il cast a disposizione di Scott, reduce da una carriera più che decennale come regista di spot per la casa di produzione del fratello Ridley. Scott si era diplomato al Royal College of Arts, era un pittore di talento e il suo gusto visivo traspare in ogni inquadratura di The Hunger, ennesima anomalia nella storia del genere che ci troviamo ad analizzare. Anomalia perché il film si pone esattamente al confine tra esperimento artistico e operazione commerciale. Alla fine, The Hunger ebbe critiche negative e incassò anche poco, diventando un cult solo dopo parecchio tempo.

On the set of The Hunger

Bowie stesso, dopo aver visionato il montato, si disse perplesso dai risultati: una cosa del genere non si era mai vista, sarebbe stato difficile trovargli una collocazione precisa e un pubblico di riferimento. Gli spettatori richiamati da una storia a base di sesso e sangue, rischiavano di restare delusi da uno stile così caratteristico, spiccato e inedito (su grande schermo), da risultare quasi invadente: l’eleganza patinata, i filtri colorati, i tagli di luce, i movimenti di macchina barocchi, l’estetica di Scott, in piena libertà creativa come non lo sarebbe stato più fino agli ultimi anni della sua carriera da regista, che ingloba e fagocita tutto il resto. The Hunger non è un film facile da seguire neanche adesso, con la sua narrazione frammentaria e tutta basata su suggestioni visive e oniriche, su giochi di luci e ombre, sull’attenzione maniacale per il dettaglio, che sia un oggetto d’arredo, un particolare del costume di un personaggio, o la disposizione degli attori in campo, a volte quasi congelati come in un dipinto.

Troppo sofisticato per i fan del cinema dell’orrore, troppo “leggero” per chi cercava un prodotto impegnato. Scott avrebbe pagato questa natura ibrida della sua opera, restando lontano dal cinema fino al 1986, quando avrebbe diretto Top Gun, film destinato a indirizzare in modo definitivo le sue scelte future come professionista hollywoodiano. Eppure la bellezza pura e cristallina di The Hunger, una volta compresa e metabolizzata, ti resta dentro per non abbandonarti. E Scott, pur adottando una strategia più commerciale, avrebbe continuato a sperimentare, anche se troppo spesso ingabbiato in progetti non all’altezza della sua bravura. Basta vedere i colori esasperati di Man on Fire, o quel mosaico impazzito di stili diversi che è Domino per rendersi conto che, dietro la macchina da presa, c’era un artista, e non un cagnolino al servizio degli studios come molti vorrebbero credere.

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Per capire di cosa sto parlando (che a stento mi capisco io), diamo un’occhiata alla sequenza d’apertura di The Hunger, quella con Peter Murphy (non accreditato) che canta Bela Lugosi’s Dead, la seduzione da parte di Miriam e e John ai danni dei due malcapitati nel locale, il montaggio alternato con la gabbia delle scimmie, la canzone che si interrompe di botto per lasciare spazio alle percussioni e ai violini della colonna sonora originale. Sono sei minuti di pura astrazione cinematografica, in cui non viene pronunciata neanche una parola, se si esclude il “No Ice” di Bowie verso la fine. Sei minuti in cui si passa dall’atmosfera decadente del club, alla violenza brutale dei due vampiri e della scimmia e dai quali lo spettatore esce frastornato, come se avesse subito un bombardamento visivo in quegli anni ancora inconcepibile.

Dal primo omicidio, fino alla fine del film, Scott abbassa il ritmo, inserendo qualche sprazzo allucinato (i flashback egiziani, la scena nel sottopassaggio) in una narrazione dall’andamento statico e cerebrale. La bellezza immutabile di Miriam che si scontra col rapidissimo processo di invecchiamento subito da John. L’ambiente asettico e scientifico del laboratorio di Sarah contrapposto alla casa dei due vampiri, la dolcezza della musica interrotta bruscamente dall’ultimo, disperato tentativo di un Bowie (truccato in maniera prodigiosa da Dick Smith) ormai devastato dal decadimento di nutrirsi, l’algido fascino di Miriam e l’atteggiamento nevrotico di Sarah. The Hunger è un film che si muove sui contrasti, sospeso tra immobilità e furia.

the+hunger

Ma poi, è davvero una storia di vampirismo, The Hunger? Di Miriam sappiamo solo che si tratta di un essere millenario che beve il sangue delle sue vittime. John invecchia, così come sono invecchiati tutti gli individui trasformati in passato da Miriam. Quello che invece recepisce Sarah della sua nuova condizione è la dipendenza, quella fame che dà il titolo al film. Non c’è nessun elemento dell’iconografia classica: le creature di The Hunger non hanno i canini, girano tranquillamente di giorno, non sono mostri nel senso stretto del termine. Semmai Miriam è un’entità superiore che si muove a suo agio in mezzo agli uomini e se ne nutre, scegliendone alcuni per farne i compagni di un tratto della sua lunghissima vita.

La parola vampiro neanche viene pronunciata. Mai. Può essere definito un film dell’orrore, The Hunger?
Sì, per come affronta il tema della nostra fragilità esistenziale, di una morte che, anche se procrastinata, o dilatata a dismisura nel tempo, è lì che va a deturpare persino le figure immortali per eccellenza. E quando John chiede a Miriam se si ameranno per sempre, sappiamo in anticipo che la risposta è no. E la scelta finale di Sarah allora ci appare pienamente comprensibile.

Piccola postilla: l’ultima scena del film fu aggiunta solo dopo per volere della produzione, che intendeva dare a The Hunger una conclusione aperta, per poterne realizzare un sequel. Susan Sarandon ha dichiarato molte volte di non aver apprezzato questa decisione e che quella scena priva del tutto il film del suo significato. Il seguito non fu mai girato, ma è dal 2009 che si parla di un remake del film.

Sentiamoci un po’di musica e salutiamo Tony, che era da tanto che volevo parlare di lui.
“The biggest edge I live on is directing. That’s the most scary, dangerous thing you can do in your life”

35 commenti

  1. mandarino · · Rispondi

    Pensare che Scott abbia girato quella vaccata di Top Gun per “espiare” questo gioiello mi fa male al cuore.
    Grazie, Lucia!

    1. A me piace persino Top Gun, perché lui, tesoruccio, ci metteva le sue cosine (tipo i i fascioni di luce dalle finestre a tagliare le facce dei personaggi, o la sequenza d’apertura che anche in Top Gun è bellissima), però fa male al cuore pensare che, se The Hunger fosse andato bene, forse Scott avrebbe percorso tutt’altra carriera

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Hai ragione, perchè The Hunger mi ha fatto rimpiangere spesso e volentieri il Tony Scott che avrebbe potuto essere (qui per me raggiunge una macabra -e incompresa- raffinatezza molto vicina, per alcuni versi, ai poeti maledetti) e che in seguito non è più stato…peccato davvero, perchè il suo stile non si adattava male al genere e sarebbe stato interessante vederlo evolversi in questo senso (e se mai avesse anche una sola altra possibilità di dirigere un horror -magari proprio con Bowie protagonista- credo che ci sarebbero state un po’ meno di accuse nei suoi confronti circa l’estetica videoclippara). Purtroppo ora non potremo più saperlo 😦

        1. Però ci ha lasciato delle perle come Man on Fire e L’ultimo Boy Scout che io adoro.
          Scott è sempre stato troppo sottovalutato mentre era un regista serio, consapevole, con uno stile riconoscibile e in grado di avere un occhio personale anche in progetti non all’altezza.
          E a me manca tanto.

          1. Giuseppe · ·

            L’ultimo Boy Scout penso di essermelo rivisto ogni volta che l’han passato in tv 😉 e riguardo a Man on Fire sì, bisogna ammettere che anche qui si vede l’appartenenza alla famiglia Scott…decisamente, non si può dire che gli abbiano lasciato molte occasioni per dimostrarlo.

  2. Il segreto sta nell’ankh, il simbolo egizio che Miriam porta al collo. Vita terrena e eterna, sovrannaturale, perché divina, quale spettava al Faraone, dio in terra, per l’appunto. Simbolo che poi viene ripreso da un noto gioco di ruolo, dove i vampiri si fingono umani per nascondersi: Vampire the Masquerade. ^^
    Quindi sì, dovrebbero essere vampiri, nell’accezione di esseri immortali, divini, che si nutrono dei mortali. Senza altre decorazioni di sorta.
    E in ogni caso, proprio per quel suo stile ipercromatico e patinato, Tony Scott non è mai rientrato tra i miei prediletti.

    1. Sì, il simbolo che poi diventa strumento di morte, lo stesso che poi usa Sarah per “ribellarsi”.
      Però viene associato ai vampiri, appunto, a partire dal gioco, che lo riprende e ne fa una specie di marchio del vampirismo, ispirandosi a questo film.
      Per cui dovrebbero essere vampiri, ma sicuramente non classici. E credo proprio furono i primi.
      Sì, Scott ha uno stile particolare che può non piacere, però è solo suo e questo è sempre un bene

  3. film carino,ma non tra i miei preferiti.Ottimi gli attori.bowie e denueve,ma sicuramente i miei film dedicati ai vampiri preferiti negli anni 80 sono altri:il buio si avvicina,l’ammazzavampiri,ragazzi perduti, ad esempio. Opera fin troppo patinata questa.Nemico pubblico è il film di scott che preferisco e una vita al massimo,poi non è che mi manchi tantissimo

    1. Vedi, il punto non è che lo stile di Tony Scott fosse da spot, è che dopo di lui, gli spot hanno adottato il suo stile. E’ una cosa che si è inventato lui.
      Un uso dei colori unico, all’epoca, la fotografia tagliatissima, gli ambienti fumosi, l’eleganza gelida delle inquadrature. Tutta roba sua. Quindi sì, può non piacere, ma è originale.

      1. ok,grazie dell’informazione in più.Si,non mi piace affatto il suo stile,ma gli do atto allora di aver dato il suo contributo,ma se devi scrivere che ti piace top gun,mi avvisi per cortesia eh?Se no rischio una feroce incazzatura e sputo fuori dalla schiena i gremlins

        1. Io adoro Top Gun 😀 😀 😀

          1. sadica ti piace farmi soffrire…!

        2. e mettici anche man on fire,mi odi tu quoque lucy….fili mii o come cazzo si scrive

          1. Man on Fire l’ho visto 65 volte 😀

          2. Man on Fire l’ho visto 65 volte

            è ufficiale i gremlins mi escono dalla schiena e dalle fottute pareti dell’edicola…assassina!malvagia!perfida! hai distrutto uno splendido occhialuto

          3. Risata satanica

  4. thriller87 · · Rispondi

    Hai ragionissima , pur lavorando in film commerciali Scott ha sempre cercato di immettervi uno stile personale. Davvero peccato che molti lo abbiano visto come un videoclipparo . The hunger poi ha avuto la sfiga boia di essere un film troppo peculiare per piacere al grande pubblico.

    1. Sì, troppo particolare e anche in anticipo sui tempi. In seguito quel modo di girare sarebbe diventato anche piuttosto abusato.

  5. moretta1987 · · Rispondi

    Nel romanzo le peculiarità di Miriam e degli altri vampiri vengono spiegate meglio,di fatto lei sarebbe un vampiro vivente cioè l’appartenente a una specie che si nutre di sangue ed è molto longeva (e non è quindi una non-morta come i vampiri classici).I suoi partner invecchiano perchè dopo qualche secolo causa le differenze tra le due specie ‘organismo dei suoi vampirizzati collassa e non è più in grade di metabolizzare il sangue della vampira. Il film è ottimo e l’intro con Bela Lugosi’s Dead non si scorda facilmente.

    1. Ottime precisazioni. Io il romanzo non l’ho mai letto, sapevo solo che era una trasposizione estremamente libera con parecchi tagli e dettagli mancanti.

  6. Bella recensione, Lucy! 🙂

    1. Grazie Gianluca!!

  7. Troppo sofisticato per i fan del cinema dell’orrore? Dipende da quali… A me sembra che questo film la sua parte di horror ce l’abbia, e molto efficace, ci sono scene molto inquietanti (la ragazza che suona il violino…). Certo, nonostante le scene di sangue ci siano, questo non è un film di sangue sbudellamenti e molti “fan” si fermano lì.

    1. Sì, dipende sempre dai quali, ma ricordiamoci che i primi anni ’80 negli Stati Uniti erano a dominio incontrastato dello slasher e degli splatteroni, quindi un prodotto come The Hunger era di difficile collocazione.

  8. Non vorrei ripetermi ma qui siamo dalle parti del cult e del capolavoro di genere. Bellissimo.

    1. Sì, un film indimenticabile, splendido da ogni punto di vista.

  9. Brava Lucia, bellissima recensione. Io amo questo film, ma sono di parte perche’ ho una adorazione smodata per il Duca Bianco in qualunque sua forma (musicale, cinematografica etc)

    1. Ma Bowie lo lovvoabbestia anche io ❤
      Vederlo insieme alla Sarandon e alla Denevue mi fa sempre un effetto strano, una di quelle circostanze uniche e irripetibili nella storia del cinema

  10. Amo questo film proprio perchè horror atipico, in cui le rare, improvvise pennellate di sangue sono ancora più efficaci in quanto apparizioni inattese, in un’immersione di soffuse ombre, tende mosse, lievi, dal vento, voli di colombe bianche tra pulviscolo, polvere e decomposizione, musiche eleganti e atmosfere sofisticate. La tragedia è sospesa, latente, il destino inevitabile, anche per chi crede di vivere per sempre.
    Credo che andrò a rivedermelo…grazie, Lucia! 🙂

    1. Infatti è proprio questa sensazione incombente di un qualcosa di tragico e ineluttabile che minaccia i protagonisti a rendere il film tanto speciale.
      Grazie a te per il commento 😉

  11. LordDunsany · · Rispondi

    Io dico da anni che il fratello bravo è Tony, non Ridley! 😀 Miriam è nella mia top 10 dei film di genere!! 😀 Ha le atmosfere giuste, ci stanno i Bauhaus, Bowie, che si vuole di più! Brava Lucia! 😀 Per me è cultissimo anche quell’inno all’omosessualità che è “Top gun” 🙂

    1. Tony è stato sempre trattato ingiustamente. E anche a me piace Top Gun, perché solo uno con le palle poteva tirare fuori qualcosa di decente da quel guazzabuglio di un copione. E poi non so se sei al corrente del delirio sul set. Insomma, il povero Tony ha penato parecchio. Certo, mi sarebbe piaciuto vederlo alle prese con progetti più sofisticati, come questo…

  12. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Proprio fra poche settimane ricorre il trentennale della prima proiezione pubblica di questo film, che vidi allora al cinema e ne ho l’ormai raro e fuori cat. dvd ita. della Warner. A dire il vero, non ho mai trovato così brutto il titolo nostrano.
    L’unica scena che fa un pò scadere il film non so se qualcuno ne converrà, ma è la goffa e un pò ridicola scena di “sesso”saffico ti vedo non ti vedo tra la Deneuve che utilizzò una “body double” e la Sarandon sensualissima nella sua bellezza così “irregolare”, e con i capelli corti da maschietto.
    Scott era certamente un regista da uno stile proprio e personale, che ha dato dei film sicuramente con un loro perchè e di valore, come “L’Ultimo boyscout, “Spy Game”, e “Man on Fire”, il secondo che all’epoca (2004) fui tra i pochi a difendere sulla carta stampata, ma non era nè è mai stao un Michael Mann della postmodernità, ed ha anzi, in seguito “ucciso” da un’iper caricaturizzazione io credo anche abbastanza voluta e consapevole, quel suo stile sempre ipercinetico e tellurico; che di fatto ha reso il suo stile “un’assenza di stile”, che veramente stucca, è greve e pesante e non significa niente come nel demenziale “Revenge-Vendetta”(’90), in “Nemico pubblico”, “Domino”, ecc., film che molti hanno davvero troppo, inspiegabilmente sopravvalutato. Non è stato invece brutto, ma abbastanza “contenuto” e purtroppo sottovalutato, il suo thriller metropolitano newyorkese, remake dell’originale splendido “Il Colpo della metropolitana”(’74) di Joseph Sargent, e suo penultimo film, “The Taking of Pelham”(’10) con Denzel Washington e John Travolta.

    1. La scena del bacio in sé è molto bella, poi sì, forse tra tutti quei veli hanno un po’esagerato in patinatura.
      Ma a me non dispiace comunque, soprattutto per la delicatezza con cui Scott affronta il tutto.
      Per quanto riguarda la sua carriera, a me piacciono tutti i suoi film, Domino compreso, anche se riconosco che lì si sia lasciato un po’prendere la mano.
      L’unico che non riesco proprio a digerire è The Fan.

  13. Napoleone Wilson · · Rispondi

    P.S.: “Top Gun” però scusate, tolta una astonishing Kelly McGillis giovane, e “Take My Breath Away”, non ho mai capito davvero cosa trovarci. Se voglio un bel film fascista e revanscista americano anni ’80, al confronto raffinato di scrittura e sequenze, mi vedo “Alba rossa” di Milius.

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