John Dies at the End

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Regia – Don Coscarelli (2012)

E adesso io che faccio per i prossimi 361 giorni?
No, perché non credo potrà esserci qualcosa di meglio, nel panorama del cinema fantastico, rispetto ai primi due film visti in questo neonato 2013. Uno dietro l’altro, poi…da riempirsi gli occhi per qualche decade. Oltre gli occhi, anche la mente, che non sarà mai abbastanza grata ai registi di entrambe le opere, di non averle imposto di spegnersi durante la visione. Roba di una certa rarità, negli ultimi tempi.

Era dal 2005 che Coscarelli non si metteva dietro la macchina da presa, per la precisione da quell’ Incident on and off a Mountain Road, che resta uno dei migliori episodi della serie Masters of Horror. Il suo ultimo lungometraggio invece, risale addirittura al 2002, quel Bubba Ho-tep di cui da queste parti è proibito parlare male, pena la scomunica e le mazzate. Lo aspettavamo Don. Il suo ritorno è stato molte volte annunciato (parlando sia di un sequel per Bubba Ho-tep, sia di una nuova incursione nei territori di Phantasm), ma era sparito dalla circolazione. Poi, un romanzo, nato (ma guarda un po’) come blog novel a puntate e pubblicato in cartaceo solo in seguito, ci restituisce un regista che abbiamo amato e che avevamo dato per disperso. John Dies at the End, di David Wong, pseudonimo di Jason Pargin. Coscarelli legge il libro e decide di scrivere, dirigere e produrre un suo adattamento cinematografico. Paul Giamatti interviene come produttore esecutivo e il lavoro va in porto.

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Di che parla John Dies at the End? Difficile da dire. O meglio, sarebbe un peccato mortale rivelare anche un solo della miriade di avvenimenti a cui assisteremo nei 99 minuti di film. Vi basti sapere che c’è una nuova droga, potentissima, chiamata Soy Sauce, che è in grado di amplificare a dismisura la nostra percezione del reale, portando alla luce un Altrove fatto di mostruosità assortite. Non voglio aggiungere altro. E quello che ho scritto è già troppo, perché John Dies at the End è un film che dovete scoprire da soli, un film che ti prende, ti appiccica al muro e ti lascia con un sorriso tra l’ebete e l’estatico stampato in faccia quando partono i titoli di coda. Una specie di circo degli orrori pirotecnico, che fa della follia, del paradosso, dell’accumulo di dettagli, idee e invenzioni il suo punto di forza. Un film che anche il più indefesso e sfegatato amante delle catalogazioni di genere non potrà etichettare, che sfugge a qualsiasi tentativo di definizione, che se si prova a comprimere in qualche modo, ti fa esplodere i neuroni e schizzare gli occhi fuori dalle orbite. Lovecraft con l’ironia sciroccata di un Raimi che però è andato a scuola da David Lynch. E no, non basta neanche questo per descrivere il frullato di roba che vi arriverà dritto nel cervello.

Il film di Coscarelli è uno strambo oggetto che all’apparenza potrebbe sembrare anche alieno rispetto alla produzione precedente del regista. Invece, pur avendo svecchiato il suo stile visivo e non essendo rimasto ancorato a un modo di girare tipico degli anni ’80, John Dies at the End ha molte cose in comune con l’esordio di Coscarelli, Phantasm. Soprattutto nel descrivere in maniera assolutamente originale e con una potenza visionaria che pochi possiedono, una dimensione a noi del tutto estranea e la sua irruzione all’interno delle vite dei protagonisti. E nel presentare questa dimensione come un fatto naturale, un qualcosa che esiste e basta, a prescindere da noi, ma che può essere intravista e non solo grazie alla Soy Sauce. Basta solo guardarla con la coda dell’occhio.

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Coscarelli lavora con un budget ridotto, gira in Red Cam, chiama a interpretare i due ruoli principali attori semisconosciuti e li dirige alla grande, si avvale della presenza di gente come Clancy Brown e Doug Jones per due piccole ma straordinarie apparizioni e ritaglia al già citato Giamatti una parte perfetta. Non solo, monta anche il film (in collaborazione con Donald Milne che già aveva montato Bubba Ho-tep), assumendo così un controllo pressoché totale su ogni aspetto della sua realizzazione. E si vede. Perché John Dies at the End è un film di Coscarelli in tutto e per tutto, un regista che è stato in grado di procedere attraverso i decenni rinnovandosi e mantenendo allo stesso tempo una capacità visionaria (sì, l’ho già detto, ma non importa) inconfondibile.

Sin dalle prime inquadrature, si viene trascinati in un trip allucinogeno fatto di zombi nazisti, demoni di carne surgelata, universi paralleli, schifezze striscianti, hot dog usati come cellulari, fucili ad acqua convertiti in lanciafiamme, splatter di derivazione quasi fulciana, tonnellate di ironia e umorismo che stemperano ma non mascherano la portata nichilista che copre come un’ombra tutta l’opera. Il miracolo, perché di miracolo si tratta, è la coerenza con cui Coscarelli riesce a tenere insieme questo materiale che in mano ad altri sarebbe diventato una serie di siparietti ammiccanti scollegati tra loro. John Dies at the End è un otto volante che corre alla velocità della luce. Ma non per questo è complicato da seguire o di difficile comprensione. Nonostante una trama non lineare, la sceneggiatura di Coscarelli (che deve aver tagliato non poco, dal testo originale) procede spedita e chiarissima dall’inizio alla fine, pur tra flashback che si incastrano l’uno nell’altro e un gusto per il weird e il grottesco che potrebbe far storcere il naso a chi voleva solo un “semplice” horror.

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Già, perché John Dies at the End non è un horror. O almeno non lo è se si misura l’horror in base alla quantità di spaventi telefonati elargiti un tot al minuto. Non c’è paura nel senso classico del termine. C’è al contrario un sardonico senso di minaccia cosmica a cui non si può che rispondere con uno sberleffo, pensando a quanto siamo minuscoli e indifesi di fronte a cose che non possiamo neanche immaginare. E non c’è altro da fare se non riderci un po’sopra, anche di fronte alla morte, che è comunque una presenza costante in questo film. Dite che è poco? Bè, guardatevi bene la sequenza animata a opera di David Hartman che sta verso la fine del film e poi tornate qui e ne riparliamo.

Mentre scrivo è il 5 gennaio. Il 2013 ha già il suo fottuto capolavoro. Si chiama John Dies at the End, il regista è Don Coscarelli. Bentornato Don, ci eri mancato tanto. Grazie.
Lacrimuccia.
Sipario.

40 commenti

  1. Un film che anche il più indefesso e sfegatato amante delle catalogazioni di genere non potrà etichettare

    vuoi scommettere,appena lo vedo te la trovo la categoria.
    Sai,Don è davvero una sana garanzia di grande cinema di genere filtrata attraverso una vena autoriale,un modo specifico di intendere il cinema
    Bubba è per me il massimo che si possa chiedere a un film di genere:grande trama,personaggi strampalati,ma umanissimi e a lor modo commoventi,si pure la mummia.
    Questo John mi piace a prescindere,certe persone non ti deludono mai,

    Oh,guarda che questo anno c’è pure Marshal e Wright, che sommate ai film dei miei anderson,il nuovo di von trier e il nuovo di refn..per me il fottuto capolavoro del 2013 non è un singolo film ma l’annata !

    ah,no:c’è pure mai stati uniti e apri bene le orecchie il film di alessandro siani,ecco noi italioti roviniamo tutto

    1. No, non lo catalogherai perché non è possibile catalogarlo in nessun genere preciso, e per fortuna.
      E anche se andrai a cercare spoiler in giro, sarà inutile perché la trama sfugge anche lei a qualsiasi forma di spoiler.
      Questo film è la tua kryptonite

      1. managgia ,è vero e son stato ore a cercare la fine,ma tanto si sa john muore l’ha messo nel titolo ^_^

  2. per non dire:CLANCY BROWN!!!!!!!!
    Un mio mito personale,fantastico bastardo in tutti i film che ha girato tranne in Blue Steel

  3. grande film, ne ho parlato da me ieri. E’ come se Don Coscarelli avesse preso un machete e avesse fatto a fettine sottili sottili tutto l’immaginario horror come la Simmenthal di una famosa pubblicità e frullando il tutto ad altissima velocità. Un film che travalica il concetto di genere

    1. Sì, è un film impressionante…non ha un solo momento di pausa. E’come una corsa folle su un bolide

    1. Film imprescindibile, Gianluca! *O*

  4. Io dico solo che dopo 5 minuti è diventato di diritto il SIGNORE DEI FILM CAZZONI del mio blog. Lo recensisco di sicuro, perché adesso “Ki è lu RE? Ki è lu RE?” – “Don Attila Coscarelli!!!”

    1. Cazzone ma con stile.
      Don spacca e rulleggia a tutto spiano

  5. Che t’avevo detto Lucia? “Bubba Ho- Tep” e’ un capolavoro, e anche “Phantasm IV- Oblivion” girato con quattro soldi e’ notevolissimo. Cosacarelli fino ad ora non delude mai. Comunque il film e’ del 2012, rilasciato in streaming il 28/12, avra’ un’uscita limitata nelle sale americane dal 25/1.

    1. Sì, avevi perfettamente ragione. Un film che non si dimentica.
      Sì, sapevo che l’anno di produzione era il 2012, ma la sua distribuzione in sala parte nel 2013, quindi credo si possa ascrivere all’anno in corso.

  6. Vero, già film dell’anno, c’è poco da dire 🙂

    1. Infatti qualunque cosa dopo questa ha già perso la battaglia in partenza 😀

  7. Helldorado · · Rispondi

    E questo lo devo vedere assolutamente…

    1. Non puoi perderlo!

  8. thriller87 · · Rispondi

    Devo ancora finirlo (ho avuto la geniale idea di vederlo una sera che cascavo dal sonno, quindi ho preferito fermarmi…). Però l’inizio è da applausi !

    1. Vero? Rapido e che ti attacca allo schermo come una ventosa 😀

      1. thriller87 · · Rispondi

        Il film l’ho finito ieri sera. Una vera bomba ! Era da tanto che non vedevo qualcosa di così folle e scatenato ! 🙂

        1. Sarebbe da vedere in sala…vero?

  9. Direi proprio che ‘ Coscarelli ci era mancato, almeno a me era mancato tantissimo.

    1. Sì, era una presenza troppo importante per il cinema fantastico. Perderselo per strada sarebbe stato un delitto

  10. Da spielberghiana e carpenteriana fanatica avrai notato lo splendido manifesto originale disegnato, e lui non e’ un disegnatore che si scomoda per chiunque o qualsiasi film.
    I due protagonisti comunque, sono molto bravi. Poi va’ da se’, irresistibili o camei di Angus Scrimm e Clancy Brown, oltre che il suo personaggio, Marconi. Piu’ che altro i film di Coscarelli possiedono un’atmosfera, inconfondibile, la sua e di nessun altro. Per non parlare degli aggeggi come la sfera d’acciaio di “Phantasm” e anche qui, che riesce a inventare.

    1. Sono sinceramente curiosa di leggere quanto prima il romanzo,a questo punto. Perché voglio capire come è riuscito ad adattarlo, quanto ha tagliato, come lo ha rielaborato.

  11. Ah dimenticavo, come sara’ fra mille invenzioni, la maschera siderurgica meta’ teschio che si vede nel finale? Ne voglio una uguale cazzo!

  12. Giuseppe · · Rispondi

    Facevo bene a riporre grandi speranze nel ritorno di Coscarelli allora 😀 … l’ho recuperato da pochissimo per cui ho ne ho visto solo una ristretta parte al momento, ma già da lì si intuisce quanto il Don sia tornato in piena forma. Non che in questi due lustri l’abbia mai persa, intendiamoci, come Bubba Ho-Tep e il suo episodio di Masters of Horror stanno a dimostrare senza problemi…
    P.S. Può essere che per la prossima blog-novel da adattare per il grande schermo magari dia un’occhiata da queste parti 😉

    1. Eh no, devi finire di vederlo!
      Non si può lasciare Don a metà e questo è davvero un film destinato a diventare in futuro un oggetto di culto. Sono pronta a scommetterci qualunque cifra 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        E avendo finito di vedere questa sarabanda ininterrotta di autentici colpi di genio -e di geniale mix di generi- che si inseguono senza sosta scommetto anch’io sul suo inevitabile destino cultista (pochi cazzi, Don è di nuovo fra noi e ci rimarrà a lungo, per Korrok)!! 😀

        1. Vero che è una festa per gli occhi?
          Io sono ancora sotto shock 😀

  13. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Speriamo che adesso faccia davvero “Bubba Nosferatu”.

  14. quindi uscirà al cinema?Bene andrò a vederlo,sempre che le sale non siano occupate da presunte commedie sentimentali italiote e dai muccino

    1. Cinema americani. Per vederlo qui in sala non ci sperare, manco per miracolo. “Bubba Ho -Tep” usci’ in ita. soltanto dopo anni, e in dvd. Io ho quello import U.K. della Anchor Bay, preso anni prima.

  15. Lo vedrò sicuramente. Peccato che il libro non sia uscito in italiano.

    1. E non si può neanche sperare in una sua edizione sull’onda del film, dato che non uscirà mai neanche quello, qui da noi 😦

  16. moretta1987 · · Rispondi

    Questo film è un fottuto capolavoro senza ma e senza se!

    1. Da vedere, rivedere e imparare a memoria!

  17. Appena visto. A ma ha ricordato tantissimo il Cronenberg degli esordi con una generosa dose di Raimi però! Notevole davvero.

  18. Film che rasenta la follia più pura, e un pò di sana anarchia cinematografica ogni tanto ci vuole. secondo me non è un capolavoro, perchè io ho un debole per le storie più lineari e menzo fracassone, però resta un’opera intelligente. Confesso di non aver visto altro di Coscarelli, per cui ne approfitto per chiederti lumi al riguardo!

    1. Allora, Coscarelli ha avuto una carriera strana. Prova a recuperare Phantasm e Bubba Ho-Tep. Vedrai che non te ne pentirai 😉

      1. Recuperati, c’ho scritto anche un piccolo post su Coscarelli. Che dire, non lo amo alla follia perchè a volte il suo cinema mi sembra un pò ingenuo, ma di quell’ingenuo venato di strafottenza e anarchia che piace a me. Il top resta Booba Ho-Tep comunque, non c’è che dire. Grazie per i consigli sempre utilissimi.

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