My Little Moray Eel – 1

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RISE

Lungo il molo stavano appesi i parabordi di gomma per agevolare l’attracco delle barche. La corrente li faceva sbattere contro il cemento a un ritmo costante e la violenza delle onde arrivava in porto mitigata dal braccio in pietra, messo a protezione della piccola città costiera.
Sara si avvicinava al bordo del pontile, trascinandosi dietro il secchio. Si fermò un istante a riprendere fiato. Ogni giorno diventava più faticoso. Fino a qualche anno prima, avrebbe percorso quei metri a passo svelto, tenendo il secchio pieno di pesce con una sola mano. Adesso era complicato anche solo sollevarlo da terra. Sapeva che quello che si ostinava a fare tutte le sere era inutile: Lui era in grado di procurarsi il cibo da solo, ma da quando non poteva  nuotarci insieme, non le restavano molte occasioni per fargli sentire la sua presenza.
Si appoggiò a una grossa bitta di metallo corrosa da decenni di salsedine. Era umida. Sotto lo strato di scaglie di ruggine si poteva ancora distinguere la scritta “Comune di Monte Argentario – 2012“.
Sara spinse il secchio fino all’orlo del molo e ne rovesciò il contenuto a mare. Estrasse la pipa da una tasca del giaccone, la accese e si mise in attesa. Sotto di lei l’acqua stava già diventando rossa. Quasi tre chili di scarti e interiora. Per Lui, poco meno di uno spuntino, ma non era importante. Quando era piccolo Sara lo aveva nutritoe, nonostante fosse diventato molto presto abbastanza forte e rapido da andare a caccia, avevano continuato a celebrare il loro piccolo rito serale. In più disettant’anni, era successo molto di rado che saltassero quell’appuntamento. C’era stata la terribile estate del 2016 cui li avevano separati, ma Lui era andato a riprendersela. Entrambi ne portavano ancora le cicatrici addosso. Lui sul muso, poco sotto l’occhio sinistro. E lei intorno alla gola, che teneva sempre coperta da una sciarpa o da un foulard.

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All’orizzonte restava una pallida striscia di luce bianca. Il sole se ne era andato senza tramonto. Niente giochi di luce rosa e oro sulla pelle del Tirreno, in quelle fredde sere di gennaio. Solo il grigio spegnersi del giorno, soffocato da uno strato di nubi spesse come blocchi di cartapesta.
Sara guardò l’orologio e tirò una boccata alla pipa per non farla spegnere. Le case nella parte vecchia del paese cominciavano ad accendersi, una a una. Lei aveva vissuto a lungo senza energia elettrica, durante e dopo la Guerra del Mare, e ancora non le sembrava possibile che l’avessero ripristinata.
Quanti anni erano passati? Dieci? Forse anche di più. Eppure non riusciva ad abituarsi del tutto a quel promontorio illuminato. Nei suoi ricordi, era una massa scura, impressa come un negativo sul cielo notturno.
Un movimento diverso della corrente, appena percettibile, spezzò la regolarità con cui i parabordi sbattevano contro il cemento. Sara abbassò lo sguardo e vide una forma scivolare nell’acqua, a pochi metri dal bordo del molo. Sorrise. Era arrivato.
Una lunga pinna dorsale affiorò per qualche secondo, tagliando in due la superficie increspata del mare, poi tornò a immergersi. La coda azzurra di un serpente schiaffeggiò l’acqua. Gli spruzzi raggiunsero Sara e le bagnarono le scarpe. La donna sorrise di nuovo. Seguendo la scia del sangue, il muso gigantesco di una murena emerse con la bocca spalancata a inghiottire il cibo che Sara aveva fatto cadere poco prima.
Un mostro di oltre venti metri, coperto in parte dalla membrana torbida dell’acqua di porto. Striature chiare, quasi fosforescenti, gli ricoprivano la pelle. Rapidissimo si avvicinò al pontile, sollevando ai suoi fianchi due ondate che si avviarono rotolando verso la riva.
Sara rimise in tasca la pipa ormai spenta e si piegò sulle ginocchia, una piccola smorfia di dolore le fece arricciare il labbro superiore. Allungò una mano. La bestia si fermò e si lasciò accarezzare. Aprì e chiuse le mascelle un paio di volte, gli occhi gialli fissi in quelli di lei, la pinna dorsale come un mantello trasparente ripiegato sul suo corpo enorme. A Sara era sempre piaciuto passarci le dita dentro. Era morbida e sottile. Le piaceva anche il modo in cui si muoveva sott’acqua, quando Lui nuotava agitando la coda e sembrava trascinarsi sul dorso i filamenti luminosi di una cometa.

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Tra qualche minuto se ne sarebbe andato. Cacciava di notte e, prima di avventurarsi in mare aperto alla ricerca di prede, passava a trovarla. E si faceva coccolare.
Sara aveva la tentazione di seguirlo, ogni volta. Provava l’impulso di saltare giù dal molo e a sparire insieme a Lui, tenuto a freno solo dalla consapevolezza di essere troppo vecchia. Erano cresciuti insieme. Poi Lui aveva continuato a crescere. E lei aveva iniziato a invecchiare.
Non sapeva se fosse rimasto l’ultimo della sua specie. I suoi simili erano stati sterminati nel corso degli anni. Tanti morti in battaglia, altri perseguitati, uccisi, scuoiati e mangiati a guerra finita, dopo la vittoria. Forse alcuni sopravvisuti ancora si aggiravano per gli oceani del mondo, soli e spaventati. I loro padroni distrutti, la razza terrestre che li temeva e li odiava. E nessuno che li proteggesse.
Almeno Lui non era solo. Anche se non poteva più salirgli in groppa e cavalcarlo come un drago marino, anche se non poteva più immergersi con Lui ed esplorare insieme le grotte che usava per nascondersi, anche se non poteva più farsi avvolgere dalle sue spire come un abbraccio, Sara era sempre lì, ad aspettarlo. Ogni sera. Quando non si fosse più presentata sul bordo del pontile, Lui avrebbe capito e se ne sarebbe andato, magari alla ricerca dei suoi compagni perduti, magari a trascorrere il resto della sua lunghissima vita in un viaggio perenne, visitando i luoghi che Sara aveva sognato di vedere da bambina e di cui gli aveva parlato.
E sperava che avrebbe portato con sé un pezzettino di lei. Della donna che era stata e che solo Lui aveva conosciuto fino in fondo.
Gli fece un’ultima carezza sotto la gola e si alzò in piedi, non senza qualche difficoltà. Considerò di sfuggita l’idea di aiutarsi con un bastone e si preparò ad affrontare il tragitto verso il faro.
La murena  si girò e iniziò ad allontanarsi, restando sempre poco sotto il pelo dell’acqua. Il fondale basso andava a degradare fino a una trentina di metri appena fuori del braccio del porto.
Sara guardò la sagoma a forma di serpente scendere sempre più giù e diventare indistinguibile dal mare stesso.
Quando non rimasero altro che silenzio, freddo, odore di pesce e buio, cominciò a procedere con lentezza verso casa.

37 commenti

  1. Mi piace molto come scrivi. Hai uno stile evocativo, a tratti onirico. Per chi ti conosce un po’, è facile intravedere alcune delle tue passioni/ossessioni (in senso positivo), a partire dal nome stesso della protagonista, Sara…
    Avanti così 😉

    1. Grazie Alex!
      E’un onore sapere che mi leggi e apprezzi…e sì, ce ne metterò parecchie di ossessioni, che mi diverto di più così 😀

  2. Ok, sono solo di passaggio… tornerò. ^^

    1. Cap! *___*

  3. Letto, e devo dire che questo testo non merita affatto di essere catalogato come “cazzate”! È bello, scritto molto evocativamente e si fa leggere che è una bellezza. 🙂

    Attendo la prossima puntata!

    Ciao,
    Gianluca

    1. Grazie Gianluca!
      Mi interessa davvero tanto il giudizio di voi basisti!
      Sono felice che vi stia piacendo!

  4. Malinconico e poetico…bella scrittura 🙂

  5. Quell'”agevolare” è proprio brutto. Stai facendo narrativa, non scrivendo un manuale tecnico 😉

    Se è una prima cosa, però, sei ampiamente perdonata.

    1. Meno male che sei buono e incline al perdono 🙂

    2. Grazie per il magnanimo gesto

  6. Come sai, io ho già avuto il piacere…
    Ero anche tentato di parlarne nel blog, ma poi ho pensato fosse meglio di no. Adesso che hai aperto le porte… be’, che devo dire?

    Complimenti, mi sembra il minimo!
    Vai e spacca! 😉

    1. Grazie Paolo!
      speriamo di divertirci!!! 😉

    2. Ah, e comunque, se vuoi, puoi parlarne sul tuo blog…ho aperto le porte, come vedi 😉

      1. Allora mi sa che lo farò… 😉

  7. entropia2.0 · · Rispondi

    Non faccio mistero di amare disperatamente il modo in cui scrivi (sì, ho usato un avverbio in “mente”, e allora?), di adorare le tue ossessioni per come riesci a rendermici partecipe (oddio, come suona male “rendermici”, e allora?). Ero in crisi d’astinenza dai tuoi scritti, adesso questa crisi si è leggermemte quietata (dunque, in questa frase c’è una ripetizione, un altro avverbio in “mente” e quel “quietata” che è troppo aulico per il contesto): aspetto con ansia la prossima puntata (frase fatta).
    Lucia, mi perdoni per questo obrobrio di commento?
    ❤ Alessandro

    1. Certo che ti perdono. So essere saggia e piena di bontà quando voglio ❤
      Grazie Ale…
      è un piacere, davvero.

  8. Io ho una paura fottuta degli abissi marini, ma quando ne scrivi tu mi affascinano da morire (anche se continuo a farmela sotto), e poi mi piace la tua prosa evocativa e intimista, crea immagini partendo da un monologo interiore. Insomma, riesci a showare tellando. Mi hai incuriosito anche riguardo questa Guerra del Mare, quindi seguirò fedelmente la blog novel. Complimenti! 😀

    1. Io showo poco e tello tanto e per questo sarò impiccata sulla pubblica piazza 😀 😀 😀
      Sono contenta che ti piaccia e ti abbia incuriosito ad andare avanti.
      Speriamo bene, Giordano… ❤

      1. I Talebani del manuale non vinceranno, sono solo chiacchiere e distintivo. 😀 ♥

  9. Questo racconto era perfetto per Hydropunk! Brava e se questo è una prima prova, direi che ci sei! Vediamo il resto, Quando lo pubblichi, ogni settimana?

    1. In realtà l’idea nasceva proprio per un racconto per Hydropunk, ma purtroppo ero in un periodo di lavoro estremo e non ho fatto in tempo a consegnarlo. L’ho un po’ampliato, spostato avanti storicamente ed eccolo qua.
      Adesso devo capire io per prima come continuare 😀
      Grazie per il supporto!
      sì, cercherò di pubblicarlo a scadenze settimanali. Ogni domenica a partire da oggi.

    1. Grazie Cristiano!!!

  10. Helldorado · · Rispondi

    Brava, e tu che non volevi… 🙂

    1. Grazie 😀
      ero un po’intimidita…
      ma con il vostro incoraggiamento, andrò avanti come un buldozzer U__U

      1. Helldorado · · Rispondi

        Daje!

  11. come ti ho scritto in privato sono felicissimo del tuo ritorno.Mi piace quella malinconia diffusa che per me è imprescendibile,fondamentale,in qualsiasi storia
    E poi mi hai dato l’idea per prendere una storia che da tre anni e passa giaceva in archivio e di usarla come blog novel,pratica che mi sa userò spesso e volentieri eh.

    http://ilvillaggiodeibruttiricordi.blogspot.com

    Attendo la prossima puntata e scrivi,scrivi,che ne abbiam bisogno ok!^_^

  12. Per favore togli il tag “cazzate”. Per essere un esordio non è niente male, c’è bisogno solo di in minimo aggiustamento sul linguaggio in alcune frasi. Hai messo parecchia carne al fuoco e ci sarà da divertirsi per capire dove vuoi portare questa storia. “Lui” finirà per avere un fan club. 🙂

    1. Sarà tolto, promesso!
      😉
      E “Lui”, essendo una murena gigante, deve avere un fan club! Tutte le murene giganti dovrebbero averne uno!
      Grazie Angelo…

  13. Giuseppe · · Rispondi

    Bello, un affresco di oceanico futuro pieno di malinconico mistero…c’è poco da dire, ormai Sara e Lui hanno fatto presa su di me! Ragion per cui li (e ti) accompagnerò regolarmente ogni domenica 😀
    P.S. Alla via così, signora dei mari 😉

    1. Grazie Giuseppe!
      Felice che tu abbia apprezzato.
      Alla prossima puntata!
      😉

  14. Premesse interessanti e misteri da svelare, scritti con maestria in un tono malinconico ricco di fascino. Aspetto la continuazione.

    1. Grazie!
      E allora ti aspetto la prossima domenica per la seconda puntata!
      😉

  15. LordDunsany · · Rispondi

    Non è scorrevolissimo, andrebbe “allisciato” per la “massa” (non so se in futuro vorrai farne una pubblicazione), comunque chi ti legge normalmente non potrà che apprezzare il tuo modo avvolgente di scrivere! 😉
    Mi sbaglierò, l’ho trovato triste e delicato, pare l’incipit di un cartone di H.Miyazaki! 😀 Alla prossima.. 🙂

  16. Ci credi che sto cominciando a recuperare? Io no! Ma intanto la prima puntata di questa blog novel l’ho letta, ed è già tanto 😉
    Che dire? Già si prefigura come straziante e questo mi piace non poco. Il mare c’è e, quindi, c’e l’essenziale. E poi trovo molto bella la descrizione di questo personaggio anziano. Immagino che nel seguito ne racconterai la giovinezza ma l’idea di una donna anziana come protagonista, in realtà, mi piace molto.

    1. Ma che bello rivederti da queste parti! 🙂
      Sì, ho pensato di prendere l’arco della vita di una persona e cercare di svilupparlo tutto attraverso le varie “puntate”, facendo un po’ di salti temporali e divertendomi a incasinare la situazione 😀
      Speriamo di riuscirci, perché sta diventando sempre più difficile.
      Grazie del commento ❤

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