Cloud Atlas

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Regia – Lana Wachowski, Andy Wachowski, Tom Tykwer (2012)

Iniziare il nuovo anno cinematografico con un grande film è un avvenimento piacevole, soprattutto se si considera quanto poco affidamento io abbia sempre fatto sui due fratellini Wachowski. Per quanto riguarda il terzo regista a capo di quest’opera colossale, Tom Tykwer, non avevo elementi a sufficienza per prevedere cosa avrebbe combinato alle prese con una storia di così ampio respiro, anche se ho amato ogni fotogramma del suo Lola Corre.

Dovete sapere che Cloud Atlas è un film di produzione tedesca, tratto da un romanzo inglese, L’Atlante delle Nuvole, di David Mitchell, e diretto da due registi americani e uno tedesco. E no, non è una barzelletta. Si tratta del più grosso investimento della storia del cinema in Germania. Cento milioni di dollari di budget e quattro mesi di riprese in giro per il mondo. Un’impresa di un certo rilievo, quindi, che ha rischiato più volte di essere interrotta per mancanza di fondi e che è stata finanziata anche dal governo tedesco. Il film viene proiettato per la prima volta a Toronto, nel settembre del 2012 e riceve 10 minuti di applausi. 

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Cloud Atlas non è facile da definire. Si tratta sicuramente di un prodotto di fantascienza, anche se non classica. È più che altro un gigantesco affresco che si muove tra varie epoche, mostrandoci le connessioni intime tra diversi personaggi e l’influenza che le loro scelte esercitano nel corso del secoli, anche quelle all’apparenza più insignificanti. È un film che parla di amore, coraggio, rivoluzioni, schiavitù e presa di coscienza. È anche un grandissimo spettacolo per gli occhi, estremamente ambizioso sia da un punto di vista estetico che contenutistico. Forse qualcuno potrà storcere il naso, per la vastità di temi compressi in quasi tre ore di film, forse a qualcuno potrà non piacere l’assenza di spiegazioni, o la mancanza di una vera e propria trama che unisca e dia coerenza alle sei storie narrate. Altri ancora si lamenteranno per un eccesso di buonismo, per una tendenza a commuovere ed emozionare parlando soprattutto di sentimenti, senza vergognarsene. E poi sì, ci saranno anche i soliti che se ne usciranno dicendo che Cloud Atlas non è fantascienza perché non ci sono le astronavi.

Voi non dategli retta. Cloud Atlas è un’epopea sull’umanità, in grado di toccare argomenti importanti e universali con una potenza emotiva che solo la grande epica possiede. Cloud Atlas è un film che fa sentire lo spettatore meno sperduto e meno solo, che gli dice che il suo dolore è anche quello di altri milioni di persone, che esiste un qualcosa che ci lega tutti, che “dall’utero alla tomba”, le nostre vite non appartengono solo a noi, che un singolo atto di gentilezza perpetrato nel 1849 è come un’onda anomala che può avere ripercussioni in un futuro post – apocalittico che si situa centinaia e centinaia di anni dopo.
A volte comportarsi nel modo giusto porta dritti alla morte, altre ha conseguenze impreviste che trascendono la nostra stessa natura di esseri destinati a finire.

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E il concetto di trascendenza è un’ombra che si allunga per tutta la durata del film, una spiritualità che però non ha nulla a che vedere con Dio, o una qualsiasi forma di religione. Si tratta, più che altro, di una persistenza di sentimenti che si muovono e agiscono al di là dei limiti del singolo individuo, un perpetuarsi della speranza e della volontà attraverso i secoli, una tendenza collettiva a volere di più, a superare le convenzioni e a scardinare l’ordine prestabilito delle cose, imposto dall’alto e spacciato come naturale. Che si tratti di schiavi nell’America dell’800, di omosessuali negli anni ’30, di anziani reclusi in un ospizio nel 2012, o di cloni sfruttati nel 2144, arriverà sempre il momento in cui qualcuno sceglierà di ribellarsi e dimostrare che no, non esiste nessun ordine naturale, che si può e si deve cambiare e che, nonostante la discriminazione, l’oppressione, la violenza e infine, l’apocalisse stessa, il nucleo centrale dell’umanità, quel qualcosa che ci lega tutti e ci rende specchi gli uni degli altri, resiste e sopravvive. Sempre.

Cloud Atlas si muove attraverso tutta questa serie di tematiche senza un briciolo di retorica, addirittura con leggerezza. Tre ore che passano in un lampo, e che forse non sono neanche sufficienti a sfruttare appieno lo scenario e lo spessore di storie e personaggi. Ma non importa, sta a noi arricchire, aggiungere, interpretare e capire. I Wachowski e Tykwer (autore anche delle musiche) si limitano a fornirci una mappa (un atlante, appunto) e noi dobbiamo studiarla, perché non arriverà nessuno a spiegarci quello che abbiamo appena visto. Un’opera enorme, colossale, come dicevamo all’inizio. Un film che ci vuole un grande coraggio a proporre oggi. L’azione è infatti pochissima, limitata ad alcune scene di grande impatto visivo. Non aspettatevi combattimenti alla Matrix, o mossettine a ralenty. Non c’è frenesia, in Cloud Atlas. Piuttosto riflessione e non da supermarket del fantastico, come nei lavori precedenti dei Wachowski. È un film che va metabolizzato e, possibilmente, rivisto per coglierne appieno ogni sfumatura. E rivederlo potrebbe non bastare.

Cloud Atlas

Impressionante il lavoro del cast, impegnato in doppi e tripli ruoli, con in testa un Tom Hanks davvero sorprendente, chiamato a interpretare personaggi molto diversi da quelli a cui è abituato di solito. Ma anche Hugo Weaving che si trasforma come il camaleonte che è per offrirci svariate incarnazioni del male, o uno Hugh Grant irriconoscibile e viscido come pochi. C’è da dire che quando però appare Jim Broadbent si mangia tutti gli altri con una facilità impressionante, sia nel ruolo di un irascibile compositore, che in quello di un pavido editore inglese. Vederlo duettare con un Tom Hanks versione scrittore gangster dà vita a una delle scene più divertenti e spiazzanti di tutto il film.

Anche il trucco è molto efficace, sia nell’invecchiare che nel cambiare razza ai vari attori coinvolti. Quello che però è davvero sconvolgente, è come ogni segmento sia narrato e girato con uno stile proprio, riconoscibile, che lo distingue dagli altri e lo rende un piccolo film a sé stante. Davanti a un tale sfoggio di personalità e di capacità di scrittura e regia, io non posso fare altro che inchinarmi, chiedere perdono ai Wachowski per tutte le volte in cui li ho chiamati wacosi e ringraziarli per avermi fatto passare tre ore di pura emozione, per aver regalato al cinema questa perla anomala e di struggente bellezza. Si può amare alla follia o disprezzare, ma un film come Cloud Atlas non è un’esperienza che si fa tutti i giorni. È unico e irripetibile. Con tutte le sue imperfezioni (perché ne ha) è quanto di più vicino a un’opera d’arte io abbia mai visto negli ultimi anni.

52 commenti

  1. le nostre vite non appartengono solo a noi,

    concordo con questa frase, non concordo invece che non esista un ordine naturale delle cose,è molto più complesso.Sicuramente tu non nasci schiavo,non nasci povero perchè lo hai voluto tu o peggio ancora Dio,che non esiste quindi che decide.Esiste nella natura che ci circonda però.
    Detto questo,mi sa che siamo sul bilico,o mi piace o lo disprezzo totalmente, i tre registi non li sopporto anche se il crucco dopo il pleonastico e orribile Lola Corre,ha fatto un film non quello orribile con Ribisi,ma l’altro..qualcosa con il guerriero nel titolo che era vedibile.
    Temo l’americanata,almeno leggendo la tua recensione alla fine ho compreso quella roba lì, e un discorso fuorviante di dirittismo e ribellismo che è anti storico e inacettabile per me.Però,dai..non si sa mai,magari mi ricredo come spesso mi è capitato.
    Smaltito l’alcol e i bagordi,sai che alla tua età dovresti limitare le trasgressioni !Ciao e buon inizio anno!

    1. Infatti io non parlo dell’ordine della natura, parlo di quello che attraverso i secoli è stato sempre imposto dall’alto come ordine naturale, mentre invece era un’invenzione tutta umana.
      Io termini come dirittismo, ribellismo, e tutta quella roba che finisce in ismo tendo a cancellarli dal mio vocabolario, perché suonano malissimo.
      Io mentre vedevo Cloud Atlas, pensavo piuttosto a una spinta, tutta umana, al cambiamento.

      1. condivido con la prima parte. Le classi dominanti usando spesso i ciarlatani che hanno amici immaginari e inferni da distribuire hanno costruito ordini naturali fasulli,che tendono a mantenere gli uomini schiavi.
        Il resto,no per me gli ismi ci sono e son fondamentali. Giusto per non lasciarsi illudere da una visione tipo coro della coca cola su questioni importanti,questo è il mio modestissimo- no,modesto un cazzo- è il mio pensiero in riguardo non capisco cosa significhi spinta umana al cambiamento se non disciplinata in strutture partitiche e rivoluzionaria…Maddo già il primo dell’anno scasso le palle,pardon! Sarò più buono e sopportabile le prossime volte,giuro!
        Dai,va…appena esce vedo chi viene al cinema con me,ma mi sa che mi perderò ifilm dei due anderson e anche questo,va lasciamo stare….Ciao!

        1. No no no.
          La spinta è del tutto individuale e sfugge a qualsiasi controllo o disciplina che sono anche quelle parolacce.
          Credo che disprezzerai questo film con tutto te stesso. Non andarlo a vedere 😀

          1. eh mi sa ,seguo il tuo saggio consiglio !

  2. Devo ammettere di essere profondamente diffidente nei confronti di questo film, leggere questa tua recensione mi risolleva non poco dal momento che questo potrebbe essere il film del 2013 per quanto riguarda la SF.

    1. Guarda, ero diffidente anche io. Da un lato il trailer da 5 minuti mi aveva conquistata, dall’altro ero consapevole che fosse un film ad alto rischio. E invece mi sono dovuta ricredere.
      Anche il più feroce detrattore di Cloud Atlas dovrebbe ammettere che si tratta di un qualcosa di unico nel panorama SF odierno.
      Almeno una tale ambizione va premiata.

  3. Sono rimasto senza parole, a vederlo.
    Se riuscirò, lo recensirò sabato…ma non so se una sola visione del film sia abbastanza ^^
    Il vecchio George è fantastica, come cose, cosi come è divertentissima la scena con il volo del critico.
    Liberatorio, no? xD

    1. Ah, il volo del critico…che cosa meravigliosa 😀
      tanto liberatoria.
      Sì, ti lascia abbastanza interdetto. Infatti oggi me lo rivedo!

  4. Già lo aspettavo al varco, ora sento ancora di più l’hype! 😀

    1. E precipitati a vederlo appena esce, mi raccomando!!
      😀

      1. Ho visto e sono d’accordissimo con la tua recensione. Veramente un film stupendo, coraggioso e ricco di contenuti.
        E da rivedere per gustarlo al meglio, di sicuro. 🙂

        Ciao,
        Gianluca

  5. A costo di ripetermi e di annoiare, raccomando il romanzo dal quale il film è tratto, così come raccomando praticamente qualsiasi cosa abbia scritto David Mitchell (che oltretutto è un inglese che sta in Giappone – per accrescere il tono da barzelletta della premessa).
    Anch’io come Angelo provavo una certa apprensione per il risultato finale – e questo post mi tranquillizza.

    1. Ho appena ordinato il romanzo su Amazon e dovrebbe arrivarmi a giorni.
      Non so se la trasposizione sia stata fedele e se i concetti espressi nel film siano gli stessi del libro.
      Ma credo sia stato fatto un lavoro enorme, da tutti i punti di vista.
      Poi magari non ti piace, o lo trovi riduttivo e semplicistico rispetto al libro. Il che può essere benissimo.
      Ma credo che sia stato fatto uno sforzo considerevole di adattamento.
      E sono curiosa di sapere cosa ne pensi.

  6. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Quasi capolavoro.Ancor più nelle sue imperfezioni. Hai letto il mio post precedente in cui ne accennavo/parlavo no? Come mai con una persona cioè tu che è in grado di apprezzare un film così anche impegnativo e certamente non facile e per molti versi desueto, litighiamo quasi sempre?

    1. Perché (vivaddio) siamo diversi. Ed entrambi molto fermi sulle nostre convinzioni.
      Ma non è necessariamente un male.
      E comunque sì, quasi capolavoro, proprio perché difettoso e quindi estremamente umano.

  7. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Ma te hai una buona versione che so un screenerrip magari sottot, almeno in spagnolo, se ce l’hai mandamela perchè come ti dissi l’ho dovuto vedere in un orribile cam scuro e fuori quadro con l’audio rimbombante quasi inascoltabile e senza sottotit. Ciònonostante per quel 40% che ho compreso è un film di estremo fascino e particolarità. Come hai scritto te e dissi anch’io già solo da premiare per il suo coraggio e ambizione sfrenata, anche stupendamente anacronistico in un periodo così di progetti “poveri” e banalmente prevedibili.

    1. Io ho trovato addirittura il blu ray!Gli screener non li guardo mai perché mi è impossibile giudicare il comparto tecnico.
      E credo che comunque lo vorrò rivedere in sala, perché su grande schermo dovrebbe raddoppiare l’impatto emotivo

  8. Napoleone Wilson · · Rispondi

    Dimmi dove ti posso inviare la mail che se puoi me lo mandi in Jumbomail. Il Bluray? E non è neppure ancora uscito in R1.

    1. Contattami via mail…

  9. Lucy, felice di essermi ricreduto. 😉

    1. Che non capita spesso, neanche a me, devo ammetterlo, ma quando succede è bellissimo.
      E che Cinema…

  10. Helldorado · · Rispondi

    Mi è piaciuto molto, davvero. Dopo la prima mezz’ora ero così felicemente frastornato da non voler perdere nemmeno un fotogramma. Un’opera davvero pregevole e non facile per certi versi, ma densa di buon Cinema.
    Grazie Lucy 😉

    1. Sì, non facile perché lascia moltissimo alla libera interpretazione, ma emotivamente molto coinvolgente e densa di significati.
      Felicissima che ti sia piaciuto!

  11. se puoi,mi dici come è The Hobbit?L’hai visto?

    1. Moltissimo. Anche lì ci sono detrattori e appassionati. Io l’ho trovato un fantasy estremamente piacevole e commovente, ma non credo potrebbe piacerti più di tanto. Ti stuferesti al minuto 13

      1. si,vabbè ho visto la trilogia e che dire:alcune cose mi son piaciute altre meno,ma ultimamente mi sto moderatamente appassionando ai fantasy,però stile Trono di Spade e comunque sto rivalutando un po’ il genere,con calma eh

        1. Sì, ma è un tipo di fantasy molto distante da Game of Thrones, che secondo me ha solo l’etichetta di fantasy perché è tutt’altro.
          E anche con Il Signore degli Anelli ha poco a che vedere.

  12. Ecco, se avevo curiosità a vedere questo film…ora non vedo l’ora di andare al cinema!!!

    1. E vacci perché è un fimone della madonna.
      E non piacerà affatto a tutti, vedrai…

      1. Che non piaerà a tutti non ho il minimo dubbio! 😉

      2. Voglio il dvd. Adesso e rivedermelo, ora!

        1. Opera d’arte e basta!

  13. Non ci sono le astronavi!? 😉
    Da trailer e rumors vari si era capito che era un filmone. Stasera, se Internet vuole, dovrei gustarmelo con calma.
    E io invece sai che i vacoschi, tranne i due seguiti di matrix, li ho sempre considerati dei geniacci? Non dirmi che non hai sbavato con il bullet time di trinity! 🙂

    1. No, no, io non ho mai sbavato per i ralenty di Trinity perché, e mi sa che da qualche parte con grande sprezzo del pericolo, l’ho già detto, io detesto Matrix dal profondo del cuore 😀
      E poi, dopo aver diretto Speed Race…ecco, pensavo che fossero definitivamente morti entrambi.
      Invece ti tirano fuori questa roba qui che ti lascia a bocca aperta. Bravi loro! Complimenti!

  14. Napoleone Wilson · · Rispondi

    O.k., comunque i Wachowski dai, -a me sono piaciuti e molto anche “Matrix Reloaded” e “Revolution”-, a parte tutti i limiti da ridicola “filosofia dei cioccolatini” su cui si può essere d’accordo, visivamente sono sempre stati strabilianti. (Certo, “Speed Racer” è abbastanza indifendibile, però se solo pensi a “V for Vengeance” e “Ninja Assassin” che recano e molto il loro imprimatur)…

    1. A me è piaciuto moltissimo V per Vendetta. E credevo di essere una delle poche ad averlo apprezzato…però non sono una fan della trilogia di Matrix, proprio non riesco in nessun modo a farmelo piacere.
      Ma credo sia un problema tutto mio.

      1. scusate se mi intrometto,ma Lucia..non sei sola anche a me MATRIX non piace per niente .

  15. Napoleone Wilson · · Rispondi

    P.S: Ti ho mandato un mpvt su Fessebukk..

  16. Non pensavo che potesse scatenare simili emozioni e parole – è un film che sinceramente non mi incuriosiva molto, ma adesso è in cima alla lista delle visioni, tipo adesso.

    1. Guarda, a me ha fatto impazzire. Siamo di fronte a un lavoro unico, che magari avrà un sacco di gente pronta a smerdarlo, ma che non può in nessun modo passare inosservato.
      E poi è cinema, soprattutto questo. Cinema all’ennesima potenza.

  17. gargaros · · Rispondi

    Hype in crescendo dopo questa recenzion appassionata. A me il primo Matrix, dopotutto, è piaciuto e piace ancora. Secondo me i Wacosi sanno fare il loro mestiere… tranne quando hanno delle scadenze da rispettare! Infatti, rivordo che gli altri matrix sono stati scritti di fretta e di furia per sfruttare il successo del primo…

    1. Ma i Wacosi tecnicamente ci sanno fare. A me per esempio il loro Bound non era dispiaciuto affatto. Poi vabbè, sono saltati sul carrozzone di Matrix e per poco non ne sono rimasti invischiati, rischiando di non uscirne più.
      Qui fanno una cosa completamente diversa e, sempre a mio modesto parere, creano un’opera d’arte intensa e indimenticabile.

  18. Bellissima recensione che ho letto d’un fiato pur leggendola con attenzione, parola dopo parola. In questo tuo post si vede veramente la passione per il Cinema, l’amore per la Storia (intesa come Racconto). Mi piacerebbe molto andare al cinema, almeno una volta, con te. Dai, mettiamoci d’accordo, che una volta riusciamo a combinare 🙂
    P.S.1 Il film lo aspetto in sala
    P.S.2 Dai, Viga, smettila di fare il palloso e il fondamentalista: bisogna andare a vedere le cose, prima di giudicarle, altrimenti sputi solo sentenze e pregiudizi, come un prete bigotto qualsiasi, suvvìa…

  19. Post Scriptum Ulteriore: sto visionando un “John Dies at the End” in ottima definizione: notevolissimo, te lo consiglio molto. Poi ne scriverò sicuramente. A presto 🙂

    1. Napoleone Wilson · · Rispondi

      Splendido “John Dies at the End” visto ieri sera, Coscarelli l’ho messo sempre fra i più grandi come Carpenter e Romero fin dal 1979 quando uscì in Italia “Phantasm/Fantasmi”. Poco prolifico ma dall’inventiva e dallo stile unico e riconoscibilissimo. Questo ultimo poi, al pari di “Bubba Ho-Tep” è davvero originale e mai stucchevole o velleitario, il primo film visto del 2013, ne sono convinto resterà anche uno dei migliori. Lucia, ieri ho anche appena finito di rivedere dopo sette anni dall’edizione in dvd, “L’Impero del sole” in Blu-ray nella splendida edizione per il 25° anniversario con book fotografico e dvd di “Warner at War” commentato dallo stesso Spielberg. Assieme a “Full Metal Jacket” uno dei due migliori film del 1987. Per me, è sempre stato il film capolavoro massimo di Spielberg, dalle sequenze di tale commozione e struggente drammaticità senza mai essere melenso, che è difficile eguagliare, non so se sei d’accordo che è il suo film migliore in assoluto.

  20. Meno male che non somiglia a Matrix. Proviamo a vederlo…

  21. Giuseppe · · Rispondi

    Film colossale, recensione colossale 😉 E un vero appassionato di science fiction -con l’infinità di strade che il genere permette di intraprendere- sa bene quanto questa non sia fatta di sole astronavi ma di molto, molto altro…comunque devo dire di essere contento di questa ripresa in grande stile dei Wachowski (Speed Racer non esiste, non è mai stato girato 😀 , è solo un mio ricordo traumatico…spero), che secondo me con la Matrix-trilogia non avevano affatto esaurito le potenzialità fantascientifiche, e le loro conoscenze scifi -relativi anime compresi, come ti dissi tempo fa- per me erano già ben verificabili proprio in Animatrix, prodotto che considero validissimo di per sè indipendentemente dal franchise al quale è ovviamente e giustamente legato. V per Vendetta, poi, non aveva fatto altro che riconfermare questa mia opinione…mica facile trarre dal fumetto originale una sceneggiatura che non ne tradisse lo spirito, ma loro ci erano riusciti eccome. E a quanto hai scritto sono riusciti anche a fare il passo successivo che aspettavo da tempo, e che andrà per forza a aggiungersi alla titanica lista dei tuoi cineconsigli 😉

  22. LordDunsany · · Rispondi

    Volevo scrivere solo dopo averlo visionato (e letto il tuo commento, appassionato come sempre quando gradisci qualcosa 🙂 ). Visivamente è un bel giocattolone, non opera d’arte, quella lo è “I colori della passione”, ma gradevolissimo. Però, c’è un però.. Troppa troppa roba gettata nel calderone e troppi “ricatti” emotivi sparati in faccia allo spettatore! 😀 Non m’ha convinto del tutto, m’è sembrato un filino “pasticciato”, “confuso” e soprattutto m’è parsa la brutta copia (non so, me l’ha ricordato, forse per i balzi temporali) del magnifico “Mr. Nobody” 😉

    PS: “Lola corre” non si tocca, mittico!! 😉

    1. Ricattatorio, dici?
      Io non ci ho visto nessun ricatto nei confronti dello spettatore, non nel senso di voler suscitare la sua pietà a tutti i costi. Sì, certo, è un film che mira a commuoverti, ma non in maniera manipolatoria. Narra una storia talmente ampia e talmente forte, che la commozione, o l’empatia nei confronti dei personaggi, sono dovute.

      1. LordDunsany · · Rispondi

        No, non “pietà”, ma si cerca di far empatizzare emotivamente lo spettatore, soprattutto nel blocco finale, col destino di Sonmi, con l’amore bianco/nero, con l’amore omosessuale, ecc. Non so, sarà un problema mio, ma questi elementi, in un film del genere li avrei lasciati da parte, c’eran talmente tante altre cose da sviluppare! 😀 Tra l’altro avrebbero potuto eliminare una/due delle 6 storie per ampliare le altre. Tu quale hai prefetito (ammesso ve ne sia una?). Io direi quella a Nuova Seul anche se nei motivi di fondo ricorda tanto “La fuga di Logan” 🙂

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