V/H/S

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Regia – David Bruckner, Ti West, Glenn McQuaid, Joe Swanberg, Radio Silence, Adam Wingard (2012)

Un film prodotto da Bloody-Disgusting che dopo le ottime prove come distributore, fa il grande salto, assolda un pugno di registi di sicuro talento, e si lancia sul terreno accidentato del mockumentary, con la pretesa, neanche troppo velata, di dire la parola definitiva su questo sottogenere, stabilendone stile e linguaggio una volta per tutte, portando all’esasperazione tutti i pregi e i difetti del tipico found footage, sfruttandone ogni possibile meccanismo narrativo ed estetico e conferendo all’operazione anche una patina autoriale e indipendente, dati i nomi coinvolti nella faccenda. Di Ti West abbiamo parlato su questo blog fino alla nausea. David Bruckner ha diretto quell’opera molto interessante, anche se non del tutto riuscita, di The Signal. Glenn McQuaid, oltre a far parte della Factory di Fessenden, è il regista di un vero e proprio gioiellino chiamato I Sell the Dead. Adam Wingard è una bellissima promessa per il futuro del genere. Aspetto con ansia di poter mettere le mani sul suo You’re Next. Joe Swamberg è più noto per la sua carriera di attore, anche se dietro la macchina da presa, è già responsabile di una quindicina tra lungo e cortometraggi. Per quanto riguarda Radio Silence, dietro questo nome si nasconde un collettivo di quattro filmmakers attivi da anni nel circuito indipendente. Insomma, quelli di BD non hanno chiamato il primo Adam Green che passava da quelle parti. Hanno selezionato con attenzione i personaggi a cui far dirigere quello che suona più come un esperimento autocelebrativo che come un film vero e proprio, a partire dal richiamo nostalgico del titolo.

Un falso documentario che però si rifà, come struttura, ai classiconi a episodi degli anni ’80. C’è quindi una cornice, da cui si sviluppano i vari segmenti, uniti tra loro in maniera alquanto pretestuosa, giusto per inserire le storielle singole in un unico contesto. E per aggiungere minutaggio, suppongo, sebbene il film duri la bellezza di due ore. Due ore di shacky cam da nausea neanche si fosse sul ponte di una nave in mezzo a una tempesta. Ma almeno in quel caso ci sarebbe qualche bella onda da ammirare. Nel caso di V/H/S invece (e lo dico con profondo rammarico, ché mi aspettavo ben altro), il nulla più assoluto.

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Forse non sono la persona più adatta a giudicare V/H/S. Tutti conoscono la mia avversione per il genere a cui appartiene, il fastidio che mi procura la simulazione della ripresa amatoriale e l’odio feroce per la pretesa di riportare fedelmente la realtà, senza filtri. Oltre a detestare l’abuso del facile spavento che impera in questa tipologia di film. La cosa peggiore però, è la noia, dovuta al fatto che il cinema nasce apposta per raccontare la vita tagliando le parti inutili. Il mockumentary, per sua stessa natura, abbonda di parti inutili, che di solito costituiscono il 90% della narrazione. In V/H/S tutto questo è esasperato e portato all’ennesima potenza, essendo il film nato apposta per dire l’ultima parola sul genere. Ovvio quindi che ne sfrutti fino allo sfinimento ogni stereotipo e ogni tratto distintivo. Il che non sarebbe neanche un male. C’è a chi piace. Il problema è che nessuno degli episodi, e tanto meno la cornice, ha un motivo di interesse che riesca ad andare oltre la semplice curiosità nel voler capire fino a dove ogni regista ha deciso di spingersi per rendere la visione più indigesta e difficoltosa possibile. Per metterla giù semplice, si sono tutti dimenticati di scriverli, i vari segmenti, prima di correre sul set e di fare a gara a chi è più bravo ad azzerare qualsiasi forma di estetica, in favore di un’imitazione assoluta dello stile: video diario delle mie vacanze all’inferno che metterò su youtube e con cui ammorberò ogni malcapitato conoscente sulla faccia della terra.

Un gruppo di teppisti riprende le proprie avventure con una telecamerina. Quello che sembra essere il capo comunica agli altri che ha trovato un lavoro: rubare un nastro da una casa. Nessuno conosce il contenuto di quel nastro. Ma pare che questo semplice furtarello frutterà loro un mucchio di soldi. Ed eccoli, sempre armati di telecamera, entrare nottetempo in una sinistra magione il cui unico abitante è il cadavere di un vecchio stecchito su una poltrona, davanti a una serie di schermi collegati a un videoregistratore. Mentre alcuni dei teppisti si allontanano alla ricerca del nastro misterioso, uno di loro rimane nella stanza del morto e preme play, dando inizio al primo episodio.

Amateur Night, diretto da David Bruckner fa partire il progetto V/H/S nel peggiore dei modi possibili: solita storia dei soliti giovini americani alle prese con la solita uscita serale a sbronzarsi come cammelli e alla ricerca di fanciulle disponibili. Uno di loro indossa degli occhiali dotati di telecamera e quindi riprende tutto, dalla preparazione nell’appartamento, a base di rutti e volgarità assortite, al rimorchio nel locale, dove riescono a portarsi in macchina un paio di ragazze, fino a quando una delle ragazze non si trasforma in un mostro assetato di sangue e zannuto che li fa secchi uno a uno. Ovviamente, si prende una cotta per lo sfigato con occhiali della compagnia. E via di sbadigli.

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Second Honeymoon è firmato di Ti West. Da un punto di vista narrativo è, non a caso, il meno peggio del quintetto. Una coppietta parte per le vacanze, si fa predire il futuro per gioco da una macchinetta di un parco dei divertimenti e, una notte, un misterioso individuo si introduce nella loro camera d’albergo e li guarda dormire. A parte un finale a sorpresa di qualche interesse, niente altro da segnalare. West è svogliato, disattento, sembra quasi partecipare al progetto senza un minimo di passione, tanto per fare presenza. E sospetto fortemente che il found footage non sia proprio il genere che gli appartiene, lui che è prima di tutto un elegante virtuoso della macchina da presa. Mette quasi tristezza vederlo alle prese con telecamerina, luci di merda e patina amatoriale.
Con Tuesday The 17th, a opera (e davvero, c’è da sbattere la testa contro il muro) di Glenn McQuaid, V/H/S tocca il suo punto più basso. Se non fosse l’episodio ispiratore della bellissima locandina a inizio post, non andrebbe neanche menzionato, perché non solo non ha né trama né struttura, ma è anche quello in cui l’effetto “adesso vomito la colazione di tre giorni fa” è così ostentato da risultare finto. Sì, lo sappiamo che è tutto voluto, tutto studiato nei minimi dettagli, che siete tutti registi con le palle e che vi state solo divertendo. Ma perché dovete torturare noi che guardiamo? Cosa abbiamo fatto di male? Forse Tuesday The 17th si lascia ricordare per essere il più splatter del mucchio, ma della declinazione in salsa filmato ritrovato del misterioso assassino nel bosco che perseguita giovani e insopportabili rampolli in gita, sinceramente ne avrei fatto volentieri a meno. E prima che qualcuno mi rompa le scatole con parole come parodia consapevole, destrutturazione, ardita metafora del mockumentary stesso che si ritorce contro i suoi creatori, fermo la cosa sul nascere con una spernacchiata.

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Le cose vanno un pochino meglio con The Sick Thing That Happened to Emily When She Was Younger, di Joe Swamberg, se non altro perché offre la piccola novità di narrare una storia usando soltanto la web cam di una video chat e perché si nota uno sforzo maggiore in sede di scrittura. Inoltre è l’unico segmento a generare un senso di reali inquietudine e paura e regala anche un paio di momenti davvero fastidiosi, mostrando un orrore fisico e psicologico che, per una volta tanto, è accresciuto dall’estremo realismo delle riprese. E finalmente, la nausea vi verrà per un motivo concreto.
Si giunge così, con palpebra calata e mal d’auto, all’episodio finale, il tape 56 che il gruppo di ladruncoli doveva rubare. Non sapremo mai quale fosse il motivo per cui questo vhs doveva essere trafugato, anche perché non si capisce cosa ci sia di così importante nelle riprese di una festa di Halloween che va a finire malissimo. Ma vabbé, in sede di sceneggiatura si saranno dimenticati anche di dare un senso al tutto. Adam Wingard, responsabile di questo ultimo episodio, è uno che con macchina rigorosamente a mano ci gira interi film. Mai che riesca a tener fermo l’operatore mezza volta. Se ci sono in campo due che parlano e basta, lui deve ballonzolare, altrimenti non è contento. Ma è talmente bravo da non far avvertire il fastidio. Basta guardare il suo A Horrible Way to Die per rendersene conto. Il problema è, come sempre, la scrittura. E non c’entra la brevità (dovuta) di ogni segmento. Non è per mancanza di tempo che i raccontini (e la cornice) risultano così scialbi e privi di interesse, è per la sciatteria con cui è stato confezionato il tutto, pensando fossero sufficienti un paio di nomi altisonanti e lo strombazzare a destra e sinistra che si stava ridefinendo un genere.

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Ridefinire un genere, un genere già vecchio prima ancora di nascere come il mockumentary, non è cosa semplice, soprattutto se nel farlo si perde del tutto di vista il racconto.
Resta il fatto che V/H/S è un prodotto di una certa importanza, che segna l’esordio di una nuova realtà indipendente, quella di Bloody-Disgusting, da tenere d’occhio per il futuro. Da sito internet, a distributore in sale selezionate, a produttori, i ragazzi di BD ne hanno fatta di strada, ed è sempre bello assistere alla nascita di un progetto portato avanti da appassionati per appassionati. Può essere un’arma a doppio taglio, certo, ma io spero che in futuro porti a grandi cose.

25 commenti

  1. LordDunsany · · Rispondi

    Avevo letto a riguardo cose pessime ed il tuo puntuale commento ne è la tombale conferma 😀 Come te aborro questo genere di “cinema” e quella telecamera ballerina che mi da il voltastomaco. Spero che sia veramente la parola fine su questo genere e di non veder più circolare nessuna pellicola “traballosa”!! Vedrò di visionarlo senza alcuna aspettativa 😉 Uff, 23 agosto del prossimo anno per “You’re next”, ancora tantissimo da aspettare…

    1. Davvero nulla fino ad agosto per you’re next!? che brutta notizia che mi dai, Lord, ma brutta brutta brutta 😦

  2. Non riusciva ad interessarmi molto come prodotto. La tua recensione mi conferma che non ho perso nulla…

    1. No, non hai perso proprio nulla e credimi, lo dico con profonda delusione…

  3. a me complessivamente non è dispiaciuto . sarà che forse non ho la stessa tua avversione per il genere. L’episodio con la web cam per me è stato notevole!

    1. Sì, episodio con la webcam è quello che riserva qualche piccola sorpresa estetica. Per quanto riguarda gli altri, bò, Ti West a parte che scrive sempre sopra la media, mi hanno annoiato tantissimo.
      Però è vero, il mockumentary e io non andiamo d’accordo 😉

  4. Giuseppe · · Rispondi

    E’ vero, BD ha dimostrato quanto una passione condivisa -ripeto, condivisa- possa farti arrivare lontano. Spero solo che i ragazzi non vogliano insistere granchè sul mockumentary (ormai le palle sono stracolme), fosse pure col nobile motivo di ridefinirlo, perchè da indipendenti possono certo fare molto meglio…ad esempio lasciando West libero di muoversi nel modo che gli è più congeniale, senza doversi piegare alle esigenze di un genere che non gli appartiene.

    1. No, Giuseppe, io credo che abbiano solo cominciato col mockumentary perché è il filone che permette di contenere al massimo i costi 😉
      Credo che in futuro faranno anche altro e spero lo facciano bene

      1. Già, i dannatissimi dollars 😉

  5. Napoleone Wilson · · Rispondi

    E’ un peccato se davvero Wingard nè West sono riusciti a realizzare qualcosa come loro solito che colpisca sotto la cintura. Comunque, almeno, anche se utilizzano la telecamerina traballante da mal di mare, che non piace troppo neanche a me tolti i primi due “Rec”, sono sempre più professionali e dal miglior risultato estetico, dei coetanei registi dde “ggenere” italiani come Infascelli, Zampaglione, o i Manetti Bros. Si parla tanto di come il cinema contemporaneo si sia “evoluto” stilisticamente, tecnicamente, narrativamente, ecc., Che oggi non è possibile credere e poter cercare di riproporre quel cinema se non rinnovandolo e contestualizzandolo come appunto sono molto bravi i registi britannici di nuova generazione alla Marshall, Wheatley, ecc., nella rielaborazione di atmosfere, narrazioni e peculiarietà del loro cinema di genere degli anni ’60 e ’70.
    Ma il problema dell’inesistenza del “genere” in Italia rispetto ad una produzione anglosassone o americana come questa , nelle sue possibili rielaborazioni è proprio questo, e qui andando purtroppo un pò troppo fuori topic e ricollegandomi a quello di “Dracula 3D”, che i “giovani” registi qui da noi è più che dubitabile che anche avendo i 7 dicasi 7 milioni di euro dati ad Argento affinchè pagasse i tanti conti della figlia o solamente sperperati allegramente, pur nel caso venissero dati ai Manetti o ad altri si avrebbero risultati migliori, avendo essi ampiamente dimostrato di non sapere nè potere fare di meglio, tant’è che quindi sono sicuro che anche un prodotto mediocre come questo “V/H/S” rispetto ad abituali standard di questi registi sembrerà un prodotto di alta professionalità, e non una roba questa sì da “vomito di tre colazioni fa” come per gli strombazzatissimi da certa stampa “nuovi capolavori del cinema di genere italiano” e infatti usciti in 3-4 città per 2-3 giorni a luglio”Paura 3D”(eh sì, Argento non è stato il primo) e “L’Arrivo di Wang” con gli effetti in CGI fatti con il programmino della Apple per l-phone. Tant’è che oggi il paradosso è diventato questo, ma rovesciato, vedendo un film di Argento si può dire che è così brutto e visivamente piatto, sciatto, dalla recitazione sgangherata-tutte cose che all’estero non fanno-, che sembra quasi un film dei Manetti. E non penso che neppure in V/H/S mai, me neppure in nessun altro film di genere europeo -cerco di vederli tutti, e non sono doppiati al massimo sottotit- ho mai visto protagoniste tali “muse” come la Argento di serie B, Elisabetta Rochetti, che soltanto mostrandosi e aprendo bocca, se non in un porno di Bandinelli, affosserebbero qualsiasi film.

    1. LordDunsany · · Rispondi

      Dici cose giustissime Napoleone, ma permettimi, “Paura 3D” (si, in quei 2-3 gg che era nei cinema sono riuscito a visionarlo 😀 ) per i primi 2/3 a me è parso un prodotto dignitoso, non m’è sembrato quella letamata assoluta che dici tu..
      Meglio un “Paura 3D” o uno “Shadow”, che una di quelle “cose” con telecamera epilettica 😉 Concordo sull’imbarazzante Wang.. (l’unico Wang che apprezzo è Wang Yu 😀 )

      1. Napoleone Wilson · · Rispondi

        Wang Yu anch’io!

    2. bandinelli però è un grandissimo regista il ken loach a luci rosse eh!

    3. No, ma infatti in confronto a un Dracula 3d a caso, ecco…V/H/S è un capolavoro. Basta solo guardare la recitazione per rendersene conto. Qualsiasi cosa è meglio di Dracula 3d. UN calcio in faccia è meglio di Dracula 3d.
      Anche io cerco di vedere quasi tutte le novità europee che arrivano qui per vie traverse in ambito horror, o fantastico in generale, e il più delle volte rimango davvero colpita dalla bravura di questi giovani registi che, anche con budget risicati, creano cose che neanche più l’horror americano riesce a proporre.

  6. quindi..Donna Zannuta all’occhialuto sempre piaciuta,bè effettivamente bisogna esserlo per apprezzare dei tipi mostruosi -nel senso positivo- come noi.
    Ma sai una cosa?Il mockumentary è giusto si sappia ha origini nel 69 con il bellissimo esordio,ma anche difficilissimo da seguire,di David Cronenberg:Stereo.Poi,di buono per me c’è Blair Witch project.Non mi interessa perchè effettivamente o mi giri un film dei dardenne e allora è una figata altrimenti gradirei la sospensione della realtà in contesto reale .
    Ne farò a meno.Poi non conosco il sito e quindi,bè ma magari è meglio essere li capoccioni belli belli belli in modo assurdo di internet,piuttosto che mettersi in testa di produrre cinema

    Ti West,ma non sarà che ..Nel senso:già con cabin fever 3 avevi da ridire,ora anche con questo.Non ci sarebbe nulla di male ,ha fatto due bellissimi film.Io ho visto solo lo splendido House of devil,visione pessima per via del file non al meglio,ma davvero grandissimo film.A me pare che sia così.
    Indipendenti o no?Non vuol dire niente per me.Rimango dell’idea che un buon horror,per come lo intendo io da neofita novello del genere,meglio che abbia un buon budget a disposizione.Non sopporto i mostri di gomma e altre amenità.Nondimeno è vero che per alcuni sottogeneri basti davvero poco.Blair Witch a me fa tanta tanta tanta paura ,(in modo assurdo,of course),insomma dipende .La merda è democratica e la trovi da per tutto

    http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com

    ad esempio Nolan:genio assoluto nel mondo indipendente e ancora di più nel maistream d’autore eh.Ca -pi-sci-lo! ❤

    1. Era Cabin Fever 2 e non avevo da ridire su di lui che è il mio protetto, ma sul fatto che la produzione lo avesse esautorato a montaggio non ultimato.
      Lui non sbaglia, semmai lo fanno gli altri che lavorano con lui ❤
      L'horror si può muovere anche, e soprattutto, in ambiti di budget medio-bassi. In settimana parlo di un gioiellino costato appena 70.000 dollari e ricorda che The Descent fu girato con tre milioni e mezzo.

      1. hai ragione,ma il mio animo spielberghiano e da studio esce tutto quando parlo di cinema fantastico.Sarà che il pippistrello di gomma che attacca la mano di paolo malco in quella villa accanto al cimitero,mi ha devastato…

  7. Io, perfettamente agli antipodi, adoro il mocku, se costruito con maniera. In questo caso gli episodi si lasciano guardare volentieri e qualche saltino sulla sedia me l’hanno pure fatto fare! Io non l’ho trovato malaccio. Ho preferito di gran lunga Lake Mungo e l’ultimo The Bay.
    Ultimamente molti produttori stanno cercando di mettere la parola “genere” sopra il mockumentary che è la cosa che mi sta facendo venire i brividi.
    Lasciamo a Peli quello che è di Peli e proviamo a sfruttare il ff per quello che ci può dare, dico io 😉

    1. Ma io quando ne vedo uno interessante, lo riconosco: The Tunnel, lo stesso The Bay, massì va’, anche Lake Mungo, ma fino a un certo punto 😀
      Io credo che Peli abbia rovinato il filone in maniera definitiva. PA è la morte di qualsiasi ambizione artistica.
      A questo punto, sì, ben venga persino V/H/S

  8. Helldorado · · Rispondi

    Genere che odio anche io, ho fatto un’eccezione per REC (sempre su tuo consiglio)… 🙂

    1. Rec è un altro pianeta 😀 😀

  9. Lo ammetto, ho iniziato a vederlo nonostante l’odio per il genere perchè c’era West alla regia di uno degli episodi. Ho mollato causa nausea persistente dopo il primo segmento (veramente terribile). Evidentemente ho fatto la scelta migliore.

    1. Io sono andata avanti indefessa e sprezzante del pericolo. Ma tu sei stata molto più saggia di me 😀

  10. Concordo su tutto, una merda assoluta che ahimè avevo atteso allo spasimo. Salvo giusto l’episodio conclusivo, che con le sue mani che spuntano dai muri e la sua rapidità mi ha fatto proprio piacere, ma il resto davvero, davvero inguardabile.

    1. Io stavo mollando all’episodio nel bosco. POi non so perché non l’ho piantata lì e ho proseguito, forse per la curiosità riguardante soprattutto la cornice, che neanche viene risolta come Cthulhu comanda!

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