1963: L’Uomo dagli Occhi a Raggi X

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Regia – Roger Corman

“There are great darknesses. Farther than time itself. And beyond the darkness… a light that glows, changes… and in the center of the universe… the eye that sees us all”

Roger Corman è una leggenda vivente: 399 film da produttore, 56 da regista, una quantità impressionante di talenti in ogni settore del mestiere cinematografico che a lui devono il loro esordio e, spesso, la loro carriera. Qualche nome? Peter Bogdanovich, Jack Nicholson, Martin Scorsese, Joe Dante, Francis Ford Coppola, Jonathan Demme e tanti, tanti altri tra attori, registi, sceneggiatori e tecnici di tutti i tipi che hanno poi segnato, in un modo o nell’altro, la storia del cinema americano di serie A. L’autobiografia di Corman, “Come ho fatto cento film a Hollywood senza perdere un dollaro“, è una delle letture più divertenti ed entusiasmanti sul cinema che mi sia mai capitato di affrontare. Non solo per l’ironia con cui Corman descrive il suo modo di lavorare, quel non prendersi sul serio, quell’essere consapevole di operare sul confine sottilissimo tra arte e spazzatura, ma anche perché si tratta di un libro molto istruttivo: ti fa capire come il glorioso cinema indipendente americano sia nato tra mostroni di gommapiuma, castelli infestati, motociclisti incazzati neri, donne in prigione e, per l’appunto, raggi x.

Molto prolifico come produttore e sceneggiatore, in qualità di regista, Corman passa alla storia soprattutto per quelli che venivano chiamati Poe-film (la definizione è di King, nel suo saggio Danse Macabre): Il Pozzo e il Pendolo, I Vivi e i Morti, I Racconti del Terrore, La Maschera della Morte Rossa e molti altri titoli che prendevano spunto dai racconti di Edgar Allan Poe, portandone sullo schermo le atmosfere morbose, con un gusto barocco che divenne un vero e proprio marchio di fabbrica. La presenza di Vincent Price in quasi tutte queste produzioni, l’uso a volte delle stesse scenografie per più film, che potevano anche essere girati contemporaneamente per risparmiare fondi, dava alle produzioni cormaniane una patina riconoscibilissima, uno stile inconfondibile, destinato a lasciare il segno e a fare scuola per il cinema gotico moderno. Eppure, Corman era un professionista eclettico, in grado di spaziare in quasi tutti i generi, dal gangster movie (La Legge del Mitra, Il Massacro del giorno di San Valentino), al film di guerra (Il Barone Rosso, Assalto della Fanteria di Montagna), fino a sconfinare addirittura in un discorso quasi autoriale, come nel bellissimo L’odio esplode a Dallas.
E ovviamente, film di mostri e film di fantascienza, quasi sempre a tinte horror. Oggi, per la nostra piccola storia del genere, ci occupiamo di un prodotto molto particolare e non tanto conosciuto, almeno non da noi.

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L’Uomo dagli Occhi a Raggi X è il classico film che si muove a metà strada tra la serie B senza pretese, con elementi messi lì apposta per solleticare un pubblico che chiedeva violenza e donnine discinte, e ambizioni un po’ più elevate, dovute soprattutto a una sceneggiatura scritta con intelligenza da Robert Dillon  e Ray Russel. La storia è quella del professor Xavier (Ray Milland), un  chirurgo e ricercatore che sperimenta su se stesso delle gocce di sua invenzione, in grado di ampliare lo spettro della vista umana, fino a vedere attraverso gli oggetti. Come sempre accade in questi casi, l’esperimento sfugge al suo controllo e il nostro protagonista si ritrova a vedere cose che sarebbe meglio rimanessero nascoste.

Molto distante dalla solita figura di mad doctor, Xavier non è mosso da desiderio di potere o di dominio sulla realtà, ma da semplice curiosità e voglia di sfruttare il suo dono per diagnosticare e curare malattie all’epoca impossibili da scorgere. C’è certamente la tendenza tipica degli scienziati di certo cinema americano a volersi sostituire a Dio, ma Xavier paga sulla propria pelle i suoi errori, cadendo in una solitudine sempre più estrema, in una dimensione di orrore che diventa quasi impossibile da comunicare al prossimo. In questo senso è significativo un dialogo con un suo amico oculista, in cui Xavier afferma con chiarezza di non voler utilizzare come cavia nessuno se non se stesso. E quando il suo collega gli propone di sperimentare le gocce miracolose su un criminale in carcere, Xavier rifiuta categoricamente.
Il protagonista non soffre di deliri di onnipotenza, è lucidissimo e non perde mai il controllo, se non nei minuti finali, quando la sua vista lo abbandona quasi del tutto e il siero gli permette di poter sbirciare al di là di quel fragile tessuto che ci si ostina a chiamare reale.

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L’Uomo dagli Occhi a Raggi X è il primo film a colori di Corman. Per la realizzazione delle soggettive a raggi x di Xavier si ricorse a vari trucchi ottici e a qualche accorgimento in moviola. Per creare l’effetto del vedere attraverso gli edifici, fu necessario filmare la costruzione dei palazzi, e poi inserirla nel film montata al contrario. Sebbene possa apparire dozzinale a uno spettatore odierno, ancora oggi l’universo sempre più allucinato in cui Xavier sprofonda, ha un forte impatto, non tanto per la sua resa sullo schermo, quanto per gli interrogativi inquietanti che solleva sull’atto stesso del vedere, su quello che viene celato ai nostri occhi e si nasconde dietro la patina di normalità che siamo abituati a riconoscere come unica dimensione possibile. Se si andasse oltre, cosa troveremmo? Qualcosa di cattivo, ci suggerisce Corman, qualcosa che ci guarda a sua volta. Qualcosa che risiede in quella luce accecante che rende la vita impossibile a Xavier e che se ne nutre. E si torna così sempre a Lovecraft (scusate, ma è un’ossessione personale e ai matti come me si deve dar ragione) e all’idea di vari livelli di realtà e di oscure forme divine acquattate negli angoli più remoti dell’universo. E pronte a saltarci addosso, a distruggerci e a farci impazzire.

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E la follia è forse l’unica via d’uscita possibile per il professor Xavier, che conclude la sua parabola mistica proprio in una chiesa. Un finale in cui Corman dimostra di non essere solo un cialtrone geniale, ma anche un regista in grado di porre le fondamenta per i codici tipici del genere, girando una sequenza da manuale del fanta-horror. Pochi minuti che si interrompono bruscamente su un fermo immagine indimenticabile e che contengono, da soli, riflessioni, provocazioni e angosce che sarebbero stati affrontati in seguito da decine e decine di autori.
Sempre in Danse Macabre, Stephen King spende moltissime pagine parlando di questo film, lo fa sicuramente meglio di quanto non lo abbia fatto io, quindi lascio a lui la parola, per concludere il post. L’Uomo dagli Occhi a Raggi X è un grande esempio di opera di fantascienza che sconfina nei territori dell’orrore cosmico più puro e incontaminato. Vale la pena di recuperarlo, passando sopra a tante ingenuità e difetti intrinseci del modo di produrre rapidamente e contenendo i costi della factory cormaniana. Ma è un’esperienza che rimane impressa, è un viaggio che vale la pena di affrontare:

“Gli Antichi Dei, disse Lovecraft, sono là fuori, il loro unico desiderio è quello di tornare, ed esistono flussi di potere a loro accessibili, intima Lovecraft, così potenti da far impazzire un uomo normale che avesse il coraggio di guardarne la fonte, forze così potenti che una galassia intera non potrebbe uguagliarne la millesima parte. Credo sia una di queste fonti di potere che Ray Milland comincia a intravedere mentre la sua vista continua a svilupparsi a un ritmo inesorabile”

“E questi” aggiunge King ” Sono solo i primi passi in quel profondo lago di comune esperienza umana e di terrori che è il mito”.

Niente male per uno che afferma con orgoglio di aver fatto 100 film a Hollywood senza perdere neanche un dollaro.

22 commenti

  1. moretta1987 · · Rispondi

    Ammetto che questo è uno dei film di Corman che non ho visto e ne ho solo letto l’ottima recensione di King in Danse Macabre,ma sai che ti dico?Basta continuare a rimandare e me lo recupero stasera. P.S. ma è vera la voce che cancellarono le ultime battute di Milland dal finale,quel (SPOILER) “Lo vedo ancora!2 che secondo alcuni pronuncerebbe dopo essersi accecato?

    1. Allora, la storia di quella battuta è complessa: Corman afferma di non averla mai girata, ma di averne semplicemente discusso con gli sceneggiatori.
      Da lì è partita la leggenda di quel “Lo vedo ancora!!”.

  2. L’Uomo dagli Occhia Raggi X è lovecraftiano, io credo, soprattutto nel suo svelare l’orrore attraverso la scienza e non le arti mistiche. È il desiderio di conoscenza, di più, l’ambizione a migliorare le vite dei propri simili attraverso l’esplorazione delle possibilità offerte dalla scienza, che spalanca l’abisso della follia.
    Che è poi ciò che rende tanto moderna e attuale l’opera del Gentiluomo di Providence, e opere come queste, a cinquant’anni dalla loro prima uscita nelle sale.
    Ed il povero Ray Milland, se ben ricordo, si beccò pure la congiuntivite per via delle lenti a contatto…
    Grande post!

    1. Grazie!!!
      Infatti è molto particolare e moderna la figura di Xavier. Non è lo scienziato pazzo nel comune senso del termine, è un personaggio con molte sfaccettature. Certo c’è l’arroganza, l’ambizione e tutte quelle componenti tipiche e, credo, imprescindibili in una mente così curiosa. Ma c’è anche un sincero interesse per le sorti dell’umanità e per la scoperta fine a se stessa e la sperimentazione, oltre i limiti consentiti all’essere umano.
      Mi hanno sempre affascinato personaggi così costruiti, anche se subiscono punizioni atroci, io credo abbiano sempre ragione 😉

      1. Infatti è un tipo di personaggio che ha uno spessore maggiore rispetto al semplice “mad scientist” che – purtroppo – viene utilizzato di solito.
        Perché è in fondo coerente con la realtà – la ricerca scientifica implica delle responsabilità e dei rischi, e non necessariamente ciò che scopriamo deve piacerci.
        Corman (così come Lovecraft) è spesso molto più sofisticato di quanto non si pensi.
        Beh, ok… a parte la scena del carrello elevatore in Carnosaur 😀

  3. Il clan dei Baker da piccolo mi terrorizzava,pura violenza umana e di clan.Poi la città dei mostri, e tanti altri.Obbligatorio e doveroso amare e sostenere Corman. Alla fine la differenza è fra chi la FA LA DIFFERENZA,al di là dei generi o del fatto che sia film d’autore-quello che preferisco- o meno!

    1. Ma Corman non ha mai affermato di poter fare la differenza…lui è una specie di pazzo un po’ buffone e con un fiuto per gli affari pazzesco.
      Ah sì, è anche un grandissimo uomo di cinema…

      1. no,lo dico io in nome suo,sai che noi critici occhialuti parliamo sempre anche e sopratutto per gli altri.Dico che un film di Corman è riconoscibilissimo,non è solo un film girato in modo professionale,ha una forza e potenza insomma ci sono tanti che fan film a basso costo e nuotano nella mediocrità,lui fa classici a basso costo,questa è la differenza
        Vedi a formarsi con Morandini cosa ti porta a scrivere! ^_^

  4. Cavoli , lo devo recuperare pure io ! Mi sa che seguirò l’esempio di mio fratello… (La biografia di Corman la tengo orgogliosamente sullo scaffale di casa !)

    1. La biografia di Corman è da far studiare nelle scuole 😀

  5. Da quando ho scoperto questo film su un paio di Whishlist, cercavo una recensione.
    Grazie, lo recupererò 😀

    1. Recupera, recupera! Non te ne pentirai, te lo assicuro! 😀

  6. Oooh, ammetto che questa rubrica mi mancava un sacco… 😀

    Il film non lo conosco, ma del resto i dieci horror per decennio esiste proprio per diffondere, no? Segno subito in lista. 😀

    Ciao,
    Gianluca

    1. E per il decennio successivo, arriva una superchicca. Se riesco a rivederla in settimana. E sarà anche difficile scriverci qualcosa sopra…
      mumble mumble!

  7. Lo lessi anch’io circa dieci anni fa “Come fare 100 film a Hollywood senza rimetterci un dollaro” non me lo ricordi moltissimo, ma le sensazioni si’ sono quelle che descrivi tu. Poco piu’ di due mesi fa ho rivisto sempre di Corman e con Milland, “Sepolto vivo”. Anch’esso e’ fotograficamente bellissimo, i colori stupendi, le scenografie gothic american di Daniel Haller che poi curo’ quelle splendide del ciclo “poeiano” di cui parlavi…E Milland era bravissimo come sempre fu negli anni ’40 e ’50, un secondo interprete di fiducia per Corman, dopo Price. Figura interessante quella di Milland appassionato di horror e fantascienza, anche per i pochi film diretti. Tra cui uno dei primissimi post-apocalittici/atomici statunitensi. “Il Giorno dopo la fine del mondo”( Panic in Year Zero) (1962).

    1. Vero, Sepolto Vivo è un altro di quei film che andrebbe riesumato dall’oblio.
      Sulla carriera di MIlland come regista sono piuttosto a digiuno. Dovrei recuperare qualcosa, al più presto.

      1. Napoleone Wilson · · Rispondi

        Quel che è più impressionante Lucia ci avrai fatto caso, è che il film ha cinquant’anni ho giù di lì-mi riferisco a “L’Uomo dagli occhi a raggi X”, ma sembra fatto almeno -almeno-cinque anni dopo nel ’68 de “La Notte dei morti viventi” di Romero e del new-horror. piuttosto che risentire dell’horror classico di Corman stesso nel ciclo “poeiano” con Price e altri suoi film gotici come “Sepolto vivo”,o di Terence Fisher ecc. “L’Uomo dagli occhi a raggi X” è un film sorprendentemente moderno. Ne ho la vhs vecchissima da nolo della Domovideo e il dvd della Sinister, fin da quando lo vidi da ragazzino la prima volta mi colpì moltissimo, è un film dall’enorme stile.

  8. Giuseppe · · Rispondi

    Post assai degno di nota per un titolo che ho visto e rivisto (meritatamente) parecchie volte…sicuramente un Corman in piena forma, capace di creare un crescendo drammatico (pur con una piccola parentesi piacevole riguardante gli effetti iniziali del siero 😉 ) che conduce senza scampo l’eccellente “good doctor” -suo malgrado- caratterizzato da Milland a un finale che mantiene immutata la sua tragica efficacia ancora oggi, e, se interpretato plausibilmente secondo l’ottica lovecraftiana, è ancor più raggelante (del resto già quando vidi il film la primissima volta, pur avendo all’epoca una conoscenza superficiale del solitario di Providence, mi diede comunque un senso di -neanche tanto- sottile inquietudine l’immaginare cosa avrebbe potuto vedere Xavier oltre le barriere della luce)…

    1. Molto divertente, tra le altre cose, la scena in cui Xavier si rende conto di poter vedere attraverso i vestiti, con seguente siparietto tra lui e la dottoressa. 😀
      Il finale, l’ho detto, è da manuale per la sua perfezione.
      Si vocifera l’ennesimo remake…

  9. e allora lo metto nel come si chiama il doppio spettacolo che fanno nei cinema americano,double feature..mah
    Insomma questo e l’episodio di Brad Anderson da Master of horror,quello del tizio con il super udito:Rumori e Tenebra.L’hai visto?Per me è bellissimo e associabile a questo film di Corman,una variazione sulla maledizione di un Potere anche non cercato nel secondo caso,un ribaltare il sogno degli uomini di aver super poteri come il calzamagliato svulazzante Superman.Ecco,li consiglierei in coppia. ^_^

    http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.com

  10. Acid Burn · · Rispondi

    A me la scena finale ha subito ricordato l’Occhio di Sauron :-O
    Infatti mi chiedevo se il regista potesse aver letto il SdA che doveva essere uscito da pochissimi anni.

    Il film lo conoscevo come film di fantascienza, vederlo in una classifica horror mi ha lasciato perplesso, anche se in effetti leggendo i commenti sulla parte finale posso capire alcune motivazioni.

    1. Acid Burn · · Rispondi

      Un gran film, poco da dire, ma la trama dopo la fuga dall’ospedale è tirata per i capelli, prima il dottore cerca di vivacchiare, e figurarsi se non aveva idee su come sfruttare le sue capacità ma deve dirglielo l’impresario, e si fa coinvolgere a fare il dottore, poi all’improvviso punta al colpo grosso nei Casinò, come se aspettasse la ragazza per fare i soldi… mahh !! Inoltre i fatti avvengono in un tempo lungo, oltre un mese, quindi il tempo per ragionarci sopra c’era. E se doveva scappare dalla Polizia non sarebbe andato molto più lontano ? Non mi pare molto credibile tutto ciò.

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