2002: Dog Soldiers

Regia – Neil Marshall

We are now up against live, hostile targets. So, if Little Red Riding Hood should show up with a bazooka and a bad attitude, I expect you to chin the bitch

Torniamo a parlare di Neil Marshall su questo blog (e a proposito, c’è uno speciale in cantiere da mesi) e inseriamolo nella variegata galleria di film che, per un motivo o per l’altro, tendo a considerare pietre miliari del genere. Oggi ci occupiamo del suo esordio dietro la macchina da presa. “Is a siege or a soldier movie with werewolves, not a werewolf movie with soldiers. The primary element is making the soldiers authentic – then we can add fantasy on top of that reality”. Così si esprime il mio amico e compagno di sbronze Neil a proposito di Dog Soldiers, un film che è per prima cosa la storia di un gruppo di soldati assediato dentro a una fattoria sperduta nei boschi scozzesi. Il fatto che ad assediarli siano delle creature mitiche come i licantropi, è accidentale. Potrebbero essere gli indiani, gli alieni, i tifosi delle juve o gli zombi. E non cambierebbe niente. Questo è il motivo per cui Dog Soldiers funziona così bene. Marshall sa che i lupi mannari, al cinema, non fanno poi tutta questa paura, che appena li mostri hai perso la battaglia con la sospensione dell’incredulità e puoi solo tornartene a casa con un cucciolo tenerosissimo da sfamare. Abbiamo già affrontato l’argomento in passato e abbiamo citato di sfuggita proprio Dog Soldiers come esempio di quanto il licantropo, non appena visto nella sua interezza su uno schermo, perda gran parte del suo fascino. Che siano pupazzoni pelosi, o CGI di ultima generazione, i lupacchiotti non sono in grado di spaventare nessuno. 

Al contrario, se ne prendi un esercito intero, li fai intravedere a stento mentre corrono tra gli alberi e ti attaccano all’improvviso da dietro un cespuglio, se li inserisci in un contesto di guerriglia e di lotta per la sopravvivenza che si fa ogni ora più spietata, se li fai diventare il Nemico invisibile e difficilissimo da sconfiggere di un film di guerra coi controcoglioni, ecco che hai aggirato gran parte del problema e il pubblico ti perdona nel momento in cui sei finalmente obbligato a mostrare i licantropi a tutto schermo, perché è troppo occupato a seguire le gesta del mucchio selvaggio di soldati messi in scena da quel furbacchione adorabile di Neil. Neil che della vita aveva già capito tutto nel 2002, quando ancora si cianciava di teen horror con gli assassini mascherati.

Che cosa fa Neil per esordire in un ambito colonizzato interamente da adolescenti inseguiti da killer? Sceglie protagonisti adulti, con facce poco raccomandabili, li sbatte in una piccola fattoria in mezzo alle Highlands e li fa crepare uno a uno mentre lottano, sparano, perdono gli intestini e si fanno rattoppare le ferite col mastice. Si circonda di un gruppo di attori destinati a diventare presenze fisse in quasi tutte le sue opere (Liam Cunningham , Darren Morfitt, il grandissimo Sean Pertwee), scrive, dirige e monta il suo film assumendo il controllo totale del progetto, fa di testa sua, come sempre, fregandosene delle tendenze dell’horror contemporaneo e tira fuori un prodotto che mescola la furia splatter di Raimi con le atmosfere del miglior Carpenter, quello degli assedi western e dei personaggi tutti d’un pezzo e figli di puttana senza speranze.

Per girare Dog Soldiers, Marshall non si ispira soltanto ai due grandissimi nomi citati più sopra. Se le sequenze nei boschi rimandano a Predator (le soggettive dei lupi, gli attacchi rapidi e fulminei), il regista ha ben presente anche Cameron e il suo Aliens (il sequel più bello che ci sia) e non a caso fa uscire i licantropi dalle fottute pareti. Per non parlare della citazione quasi aperta a Lo Squalo di Spielberg, quando il sergente Wells racconta la storia agghiacciante di un tatuaggio alla sua squadra raccolta intorno al fuoco. E qui, chi dice che Marshall è carente dal punto di vista delle sceneggiature dovrebbe ascoltare  quel monologo e poi tacere pieno di vergogna per i prossimi duemila anni. Ma a parte tutta questa serie di rimandi, più o meno evidenti e  tipici di un’opera prima di genere, in Dog Soldiers è già visibile la fortissima personalità del regista che tre anni dopo avrebbe girato l’horror più importante del decennio scorso. E che nessuno mi rompa i coglioni su questo.

Frenesia nelle scene d’azione, tensione quasi insostenibile, violenza che esplode brutale, senza risparmiare nessun dettaglio, sangue e frattaglie elargite con generosità estrema, sparatorie, mazzate, brutte morti di personaggi a cui ci si affeziona facilmente. In Dog Soldiers c’è tutto questo. E soprattutto, c’è quell’elemento che mi ha fatto adottare Neil Marshall dalla prima volta in cui ho posato gli occhi su un suo film: amore e rispetto per il genere, uniti a una totale mancanza di presunzione nell’affrontarlo. Per girare Dog Soldiers, Marshall sceglie di non avvalersi di CGI se non in pochissimi casi. Tutte le mutilazioni, gli squartamenti, i pezzi di corpi umani disseminati per i boschi, gli stessi licantropi, sono effetti speciali realizzati dal vero.  Perché, secondo il nostro caro amico e compagno di sbronze Neil, il pubblico, già nel 2002, era saturo e stanco della computer grafica, e c’era la necessità di un film che tornasse a mostrare trippe e frattaglie in maniera artigianale. Ditemi voi come si fa a non volere bene a uno così. Che oltretutto chiama uno dei suoi personaggi Bruce Campbell.

Perché inserire Dog Soldiers in questa mini storia dell’horror? Forse non è il film in sé ad avere un’importanza capitale. Ma sicuramente segna l’inizio della carriera di quello che considero l’unico possibile erede di Carpenter. Se continua a lavorare infischiandosene di tutto e se non viene condizionato da quelli che lo hanno dato per morto e sepolto dopo The Descent. Se continua ad affrontare tutto lo spettro del cinema di genere con fierezza e divertimento e non si fa risucchiare da nessuna marchetta hollywoodiana. Ma già il fatto che all’epoca abbia scelto di non dirigere il sequel di The Descent per dedicarsi invece a Doomsday, mi fa capire che non lo perderemo mai.

Neil è al momento a lavoro su due progetti, uno cinematografico e l’altro televisivo. Il primo, The Last Voyage of Demeter, si occupa della ciurma della nave che portò la bara con Dracula in Inghilterra. Il secondo, Black Sails, parla di pirati. E che pirati, addirittura Capitan Flint dieci anni prima degli eventi narrati da Stevenson ne L’Isola del Tesoro. Marshall e due storie ambientate in mare. Io ho già la bava alla bocca.

Neil, ti amo. Sappilo.

33 commenti

  1. per me è un film notevolissimo, il classico film fatto con zero soldi e miliardi di idee. Marshall ha un altarino dedicato sul mio ramo d’albero…vedo che sei tornata più in forze che mai. Mi fa moltissimo piacere! Ciao Lucia!

    1. Grazie!
      Ne approfitto perché c’è il ponte, prima di tornare in gattabuia 😀
      ma almeno un altro post prima di lunedì ci scappa!

  2. Di Marshall ho visto solo il meraviglioso “The Descent” che continuo a considerare uno dei migliori horror degli ultimi 20 anni.Sai cheinvece Dog Soldier non l’ho mai visto?Mi sa che urge un recupero.

    1. Sì, urge perché in un certo senso precede e introduce le dinamiche di The Descent.
      E’ meno bello, perché le opere prime hanno sempre qualche difettuccio sparso, ma garantisce un’ora e mezza di divertimento, lupacchiotti affamati e frattaglie a volontà!

  3. Preferisco questo a The Descent tutti i giorni della settimana.
    Anche perché in questo recita il figlio di Dr Who… 😀
    Ottimo post su un ottimo piccolo film.

    1. Anche tu un fan di Sean?
      Che poi Neil lo fa sempre morire malissimo, povero 😀

      1. È un solido caratterista, e poi ero già fan del padre.
        Lo ricordo in un orrido film chiamato “Blue Juice” (in cui fa il fidanzato di Catherine Zeta-Jones).
        E poi naturalmente in Mutant Chronicles (con Ron Perlman e John Malcovich, tutti e tre sprecati in maniera criminale).

  4. thriller87 · · Rispondi

    Brava ! Sin da quando ne avevo letto nel lontano 2002 di questo film sapevo già una cosa : che l’avrei amato ! Ed infatti la visione del film non mi deluse… (A parte un amico a cui prestai il Dvd e ne parlò malissimo. Ma era uno di quelli che avevano stroncato Doomsday tanto per dare un’idea.)

    1. Un giorno Neil verrà considerato il più grande regista di genere del secolo. E noi potremmo dire che l’avevamo detto! 😀

  5. Ora,siamo chiari:IO HO UNA PAURA FOTTUTA DEI LUPI MANNARI,ok?Altro che :ma a chi fan paura?Sempre meno dei tifosi della Juve o dell’idea di difesa di Zeman.
    Il film in questione è citato pure da Ken Loach nella sua opera un mondo libero o una roba simile.La storia di una tizia che crea un’agenzia di lavoro interinale,vabbè a un certo punto guarda un film in tv e le immagini son quelle del film del grande Neil.
    Non mi ha mai deluso il buon Marshall,è un grande artigiano che mette idee proprie senza presunzione,esattamente come l’ottimo Viganò con i suoi magnifici post apocalittici..ehehe,mi vanto da solo!
    Ha uno stile secco,preciso,ti fa sentire addosso il sangue,il fango e poi crea personaggi che seppure legati allo stereotipo sono abbastanza umani da amare.In tutti i film succede questo.
    Il soldato che si rifiuta di sparare al cane,le battute sulla partita inghilterra -germania,la tensione che esplode nella fattoria.

    Marshall va amato come obbligo e dovere morale ed etico,cazzarola se pensi che poi ha diretto uno dietro l’altro The Descent e Doomsday,bè vince alla grande contro l’altro nome di punta del cinema inglese:Edgar Wright,che con il suo film americano ha toppato un po’.
    Ti frego sul tempo,pubblico a breve un ATTO D’AMORE per Marshall sul mio blog,tiè!

    ps: fammi il piacere la prossima volta che scrivi aliens è il miglior seguito,avvisami eh…che son debole di salute eh!

    1. Non dico che non facciano concettualmente paura, dico solo che quando sei costretto a mostrarli, si smoscia l’entusiasmo.
      E mi ricordo il film di Loach in cui viene citato Dog Soldiers. Al cinema feci un salto sulla sedia. Ero l’unica ad aver riconosciuto la citazione 😀
      Aliens è il più bel sequel della storia dei sequel.
      punto.

      1. punto,a capo:no!Caso chiuso!^_^

        Vedi che pure un comunistaccio che sbaglia-perchè trockjista-ama i film de paura ?E per forza:Marshal è un grande autore popolare e noi santifichiamo il suo nome tutti i giorni.
        The descent e doomsday fanno parte delle nostre vite,che diamine!

        ps:visto che ho postato sulla tua bacheca di facebook,il mio speciale su Marshall,ti ho battuto sul tempo!^_^ scherzo.
        Saranno anni belli questi:torna Neil,torna il trio wright-pegg-frost e torna pure il mio Lars!!!!!!!!!

  6. Un film che adoro, non c’è dubbio.
    L’unica pellicola decente sui licantropi da molti (troppi!) anni a questa parte.

    1. Perché affronta la cosa da un punto di vista molto diverso rispetto alle solite dinamiche morso-trasformazione-uccisione.
      E perché ci sono i fottuti soldati 😀

  7. Con Dog Soldiers stiamo parlando di uno di quei film che hanno rilanciato il british horror, la bravura di Marshal (una delle tante) sta anche nel saper scegliere gli attori.
    Da sempre questo film è uno dei miei preferiti, anche per la presenza di Sean Pertwee, il figlio di Jon uno dei migliori Doctor Who di tutti i tempi,che tanto per cambiare viene fatto morire da Marshal in questo film.
    Si può tranquillamente dire che Sean Pertwee è un po il Kenny di South Park dei film di Marshal. 🙂

  8. Andrea Scatena · · Rispondi

    Bellissimo! Lo vidi appena uscì il DVD a noleggio. Mi piace mi piace e mi piace!!!

  9. Io invece lo trovo stucchevole. E, forse colpa del doppiaggio, persino ridicolo in un paio di punti. Ebbene sì. Ma per un commento più articolato dovrei rivederlo. Proprio per questo film non ho questa altissima opinione di Marshall, tralasciando il regolamento di conti tra amazzoni nelle grotte… ^^’
    Ricordo però che questa opinione si formò a una seconda o terza visione. ^^

  10. Giuseppe · · Rispondi

    E te la meriti una pausa dalla gattabuia, per la miseria!! 😀
    Tornando a noi direi proprio che Marshall lo vedo così…viscerale -letteralmente- con grande inventiva e affetto per il cinema di genere, onesto, va dritto al sodo colpendo duro senza scadere nel banale (prova ne è anche l’intelligente citazionismo mai fuori contesto, come ad esempio qui e in Doomsday) nè tantomeno nella “crudeltà” gratuita, che nelle sue mani al contrario è perfettamente funzionale alla trama nonchè scevra da ogni volgarità…a questa stregua splatter, cinismo, violenza, azione e quant’altro non si possono nemmeno definire in eccesso nei suoi film (come non c’è difetto nel caratterizzare i personaggi, umani o meno), perchè sono nell’esatta misura che permette loro di funzionare come si deve. E cazzo se funzionano.
    Per quanto riguarda i suoi lupacchiotti è passato un bel po’ da quando li ho visti all’opera, penso che ci ridarò un altra occhiata a breve giusto per soffrire di nuovo con il povero Pertwee 😉

    1. Ovviamente, mi scuso per il ritardo mostruoso con cui rispondo ai commenti, ma son giornatine…
      Io punto tutti i miei averi su Neil come unico vero alfiere del cinema di di genere contemporaneo, non contaminato da niente altro. E ne sono così convinta che a breve ci scriverò uno specialone chilometrico sopra 😀

  11. Nella mia personale classifica werewolf viene subito dopo Un lupo mannaro americano a Londra.Si nota che Marshall è cresciuto a pane e Aliens.

    1. Ed è stato un ottimo nutrimento 😀

  12. Helldorado · · Rispondi

    Questo me lo devo recuperare al più presto! 🙂

    1. E ti divertirai tantissimo!!

  13. Two Tribes..ma dove si trova?In che film ha messo questa canzone.Mi piacevano abbastanza i Frankie Goes Hollywood da bambino.No,dico vogliamo parlare della bellezza assoluta di

  14. 😛 …..
    A volte non mi guardo un film per non rovinarmi i tuoi commenti…. Mgh!

    1. Ammmoreeee!!! 😀
      e quel tigrotto così puccioso?

      1. Non posso fare a meno dei felini pucciosi, è più forte di me. ❤

  15. Uuu, bellissimo, è l’essenza del film di genere, in sé ha tutte le caratteristiche – sviluppate alla perfezione – che un horror deve possedere. E’ anche dei miei must, tra i film che ho più rivisto in assoluto, una di quelle cose che non ti annoia mai ma continua a divertirti esponenzialmente, forse anche di più di The Descent. 🙂

    1. Sì, in quanto a divertimento puro dog soldiers batte persino the descent. anche se lo sai che io preferisco doomsday…

  16. Un film onesto, che lascia zero spazio ai voli pindarici e ti tiene inchiodato sulla poltrona per tutto il tempo. Non chiedo di più a un horror, mai.

    1. Verissimo. Marshall è sempre onestissimo nel mettere in scena le sue carneficine. Per questo lo amo così tanto.

  17. Alberto · · Rispondi

    Bello, anche se un po’ ripetitivo prima dei venti minuti finali, tenuto conto che nel genere microcosmo assediato, per me l’esempio massimo di stringatezza / tensione è Distretto 13. Peraltro a me i licantropi fatti in casa sono piaciuti molto. Ottimo senza riserve invece, e assai inquietante Triangle (grazie a questo blog mi sto facendo una cultura sul meglio horror del decennio scorso).

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